con l’assetto imprenditoriale che una sartoria moderna deve necessariamente assumere. Il ruolo della Camera è allora quello di far prendere coscienza ai Soci di queste necessità ed alla Pubblica Amministrazione delle sue responsabilità in un’evoluzione che potrebbe dare a molti non un posto, ma una posizione. Un artigiano, anche se non è un Maestro finito, è per lo Stato un problema risolto per sempre. Chi sa fare qualcosa mangerà un giorno cipolle ed un altro caviale, ma non teme certo la fame. Quanti non sanno fare nulla, coloro che dipendono da una situazione assistenziale o da piccoli privilegi, quelli sì che vanno a manifestare, a chiedere, ad agitare le piazze.
facendo per l’internazionalizzazione?
Riteniamo che il nostro primo partner naturale sia la sartoria inglese, alla cui tradizione dobbiamo moltissimo. Sono stato alcuni giorni a Londra ed ho visitato alcune delle principali sartorie. Vivono i nostri stessi problemi, aggravati da una crescita verticale degli affitti. La loro strategia è sempre stata basata su costi più alti sia per loro che per il cliente, ma la pressione delle griffe nelle strade del centro diventa sempre più difficile a contrastarsi. Presto avremo dei Soci a Savile Row, il che permetterà uno scambio fecondo. Sinceramente, ho visto cose che mi sono molto piaciute, ricche di classe e di sapore. Le sartorie inglesi seguono ciascuna un’impostazione caratteristica, inattaccabile
Presidente, già si sente parlare di una sfilata in Ottobre. Che può dirci in proposito?
Beh, innanzitutto che speriamo ci sia anche Lei, magari come relatore. Insieme alla parte spettacolare vogliamo infatti proporre un incontro tra i sarti, la stampa e soprattutto gli appassionati. La sfilata si terrà alle 19 del 20 Ottobre prossimo in Roma, agli Orti Sallustiani. La sartoria ritorna in passerella per riprendersi il proprio ruolo di guida stilistica e lo fa con un programma organico. Quello che presenteremo è infatti un intero guardaroba maschile, composto da settanta capi assortiti in modo da coprire ogni occasione e tutti, ovviamente, realizzati da maestri della Camera. Il nuovo marketing del lusso propone a raffica oggetti che dovrebbero essere esclusivi, ma poi si vedono dappertutto e cambiano ad ogni stagione. L’industria della confezione, per farsi bella, sostiene di essere “sartoriale”. In tal modo, lei stessa riconosce al lavoro artigiano una supremazia a tutto campo. La cosa è così evidente che per affermarla non abbiamo bisogno di slogan e lustrini. La sartoria non si propone come veicolo del lusso, ma della qualità durevole e gratificante, di una tradizione vissuta da ciascuno a suo modo, eppure rispettata nei suoi principi. Il grande gusto, quello degli uomini abituati ad esercitarlo in ogni loro azione, non è alla ricerca della cosa più bella e più costosa, ma di quella più adatta a se stessi. La vera esclusività non è nel prezzo o nel marchio che lo renda individuabile, ma nella personalizzazione come risultato naturale, basato su una cultura che riunisca senso del classico, dell’attualità e dell’individualità. Questi tre termini descrivono l’alta sartoria e l’alta moda. Tutto ciò che non li rispetta rimane fuori da questo ambito e dovrebbe assumere altri nomi. A proposito di alta moda, saranno presentati anche capi femminili, lavorati in sartoria. Io stesso ho in mia figlia Alessandra una stilista che da anni gestisce il settore femminile. Alta moda significa idee, consapevolezza stilistica, capacità di realizzare figurini personali, ma alla fine occorre anche una lavorazione all’altezza del compito. Anche fuori da occasioni speciali, una signora con un tailleur su misura apparirà veramente tale. Forse la donna ha in generale un po’ perso il gusto di far durare i propri abiti, di viverli, ma quelle con una sensibilità più educata conoscono bene il piacere di ritrovare nell’armadio qualche capo che ogni anno sembra stare sempre meglio. La passerella non è una novità per noi. In passato, era dal confronto tra le sartorie che nascevano le proposte E si rivelava il nuovo. Questa leadership non l’abbiamo mai persa e così andiamo a riprendercela con la massima semplicità. Ricollegandoci a quanto detto prima, una nuova visibilità ci interessa non tanto per raggiungere una domanda che già supera l’offerta, quanto per mostrare la verità su questo mondo che è nella sua piena maturità. I giovani devono sapere che la via dell’ago e del filo porta molto, molto lontano ed è a portata di mano.

Il nome stesso della Camera, così come la visione che Lei ci offre, parla di prospettive di livello europeo. Cosa State
  da qualsiasi influenza. C’è quella che realizza un certo tipo di giacca con un solo bottone, quella che ne applica due e chi ne mette tre, indipendentemente da ogni tendenza. La linea è in generale affiancata, con una vita alta e segnata che in movimento genera un effetto di spezzatura assai interessante. Nel doppiopetto appaiono un po’ rigidi, ma la ricchezza delle fogge sportive è un serbatoio ancora inesauribile. Non parliamo della cerimonia, la cui ricchezza si poteva conservare tale solo in una città che da molti secoli ospita una corte. Mi ha colpito, anche se non sorpreso, vedere quanto siano tenuti in considerazione i tessuti italiani. Possiamo dire che quel leggero privilegio che qui sul Tevere si attribuisce alle stoffe Made in England trovi il perfetto reciproco Lì sul Tamigi, dove quelle italiane vengono considerate il massimo della raffinatezza. Ho visto le stesse tirelle di Loro Piana e Fintes che, con Carnet ed altre grandi case italiane, uso per soddisfare le più sofisticate esigenze dei miei clienti. In una sartoria che recava il “by appoyntment” del Principe del Galles ho constatato che la casa reale usava tessuti del nostro Vitale Barberis Canonico. Pur con questa comunione di materiali, di problemi, ma certo anche di scopi e soluzioni, tra i nostri due mondi è mancato storicamente un dialogo. Sembra, da quel che vedo, che la colpa fosse anche nostra. Sono stato accolto molto bene ed i nostri programmi hanno destato lo stesso interesse suscitato in Italia. I nostri maestri erano forse più restii a muoversi, ma le cose sono cambiate e la Camera ne è ben cosciente. Molti di noi hanno figli che stanno entrando nel settore ed il loro futuro non potrà ignorare che il mondo si fa sempre più veloce e collegato.

A questo punto domando a Marco Gallo come la vede e cosa si aspetta lui.
Ho frequentato per cinque anni l’Armando Diaz e mi sono diplomato operatore moda. Ma agli studi stilistici ho voluto abbinare la pratica costruttiva e così sono entrato nell’attività di mio padre, diventandone il più devoto apprendista. Proprio perché tutto e tutti si orientano verso la somministrazione di servizi, le attività creative sono destinate ad assumere un significato sempre più importante. Ma i primi ad accorgersene saranno le fasce più attente e quindi più colte. Probabilmente i sarti, i camiciai, i calzolai del futuro, non verranno dalle province, ma da grandi centri e posizioni sociali abbastanza elevate. Già oggi, almeno in alcuni settori, un artigiano equivale economicamente ad un professionista. Appena sarà perfezionato il riconoscimento sociale, anche il figlio dell’avvocato valuterà una sua eventuale inclinazione alla sartoria. Io sono partito molto avvantaggiato, ma non sono attratto solo dal successo materiale.
Conosco così bene questa attività che ne posso apprezzare per esperienza diretta quei benefici collaterali fatti di soddisfazioni, di amicizie selezionate, di possibilità di stare con la famiglia, di una vita indipendente in cui il sarto non ascolta, non obbedisce, non interpreta e non realizza altro che se stesso.
 
LUIGI GALLO, FOTOGRAFATO CON IL FIGLIO MARCO (IN ALTO), CHE SI AUTODEFINISCE "IL PIU' DEVOTO
APPRENDISTA DI MIO PADRE". LA CAMERA EUROPEA DELL'ALTA SARTORIA HA SEDE IN VIA FLAVIA 112/1A,
A ROMA (TELEFONO 06.47823528; FORNITORI UFFICIALI FINTES E CARNET).
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