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Maestri
dell'ago e del filo
Specializzato in abiti talari, Michele Ombroso spiega le loro differenze in base al colore e alla
costruzione
secondo la gerarchia e l'ordine di appartenenza. Per l'abbigliamento laico, invece...
[ DI GIANCARLO MARESCA - FOTO DI GIORGIO DE CAMILLIS ] |
| In un breve secolo e mezzo di unità, non ancora abituata ad una sola capitale, la sovranità dell’Italia dei dialetti e dei piatti regionali restava diffusa tra tante città. La cultura popolare, sede del sentimento nazionale, esprimeva questa indecisione tributando la stessa attenzione ad ogni luogo e direzione. Pensiamo ai caratteri a fortissima localizzazione interpretati da Ugo Tognazzi o Walter Chiari, alle vigilie di Natale con Eduardo De Filippo, al lungo successo di Gilberto Govi, alla parabola di Benigni, che prima dell’internazionalizzazione poteva mostrare con tanto orgoglio la nascita toscana. Nella televisione di oggi tutti i presentatori, tutti gli attori di fiction, tutti i comici da prima serata, non fanno battute se non in romanesco. Scommetto una pizza che anche nei film di Natale, dove per una sorta di par |
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conti ogni volta che vi si passa. Avverto il peso di una certa solennità, perché il maestro da cui sto andando serve anche il Santo Padre. Tutti lo sanno, ma non direttamente da lui. Anzi, i suoi colleghi mi hanno sconsigliato di fare domande sull’ argomento, perché non ne parlerebbe mai. Si tratta di un grande specialista degli abiti talari, il maestro Michele Ombroso. Nato in Calabria e trasferitosi a Roma già nel 1956, si formò lavorando per atelier importanti come quelli di Caraceni, Litrico, Duetti. “Come ero contento di lavorare a Roma! Gli stimoli erano continui e in quegli anni si viveva nel nostro ambiente una tensione particolare. Da un lato si avvicendavano importanti clienti, con esigenze sorprendenti quali potevano essere quella della mondanità, dello spettacolo e della politica in anni in cui |
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condicio nazionalpopolare resisteva la presenza lombarda, da quest’anno le parolacce saranno tutte di una sola marca. Questo riconoscimento della leadership romana attraverso la sua lingua non nasce certo da una legge dello Stato e non può nemmeno riferirsi a quei motivi economici cui si attribuisce l’origine di ogni cosa umana. Forse non è definitivo e certamente non è tanto importante, ma nella sua meticolosa quotidianità il fenomeno è così evidente da essere impossibile a ignorarsi. Ci penso, perché le visite che MONSIEUR rende ai maestri della camera Europea dell’Alta sartoria mi portano ancora una volta a Roma. Questo mese siamo in Via Paolo VI, praticamente lungo il colonnato del Bernini.
Luoghi in cui la Chiesa ha costruito la fede con la pietra ed il cui fascino si rinnova e si complica ad ogni conclave, ad ogni Codice da Vinci, ad ogni Anno Santo, ma in fin dei |
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negli stessi locali, negli stessi palazzi e nelle stesse strade si passava dal formalismo più meticoloso all’avanguardia più rivoluzionaria. Dall’altro spiccavano le grandi personalità di sarti dotatissimi, sia dal punto di vista umano che professionale”. Ombroso mi riceve nell’immensa struttura di Euroclero, un negozio per ecclesiastici su quattro piani. Al secondo vi è la sartoria, dove il maestro svolge anche l’attività per i clienti laici. Quando gli chiedo come si sia ritrovato specialista di un settore così particolare, resta piuttosto abbottonato e si limita a rispondermi: “Conobbi una persona che mi introdusse alla clientela ecclesiastica”. Incalzo con qualche domanda più generica e gli chiedo qualcosa sulla vanità dei suoi clienti “speciali”. “Sono pur sempre degli uomini e come tali amano le cose belle. Il clergyman è un abito come gli altri, anche se il gilet è più frequente che nella domanda laica. |
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IL MAESTRO MICHELE OMBROSO (IN ALTO) ESERCITA IL SUO MESTIERE A ROMA, IN VIA PAOLO VI 31
(TELEFONO: 06.6869148, 06.68801722), IN PRATICA LUNGO IL COLONNATO DEL BERNINI, NELLA
SARTORIA
AL SECONDO PIANO ALL'INTERNO DI EUROCLERO, NEGOZIO PER ECCLESIASTICI.
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