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| cominciò
a parlarne era un problema del futuro ed ormai è
il maggior cruccio del presente. Il lavoro artigianale
ha guadagnato una piena dignità economica e sociale,
ma questo fenomeno non è ancora ben percepito dai
giovani. Favorire la piccola impresa artigiana potrebbe
essere importante, in quanto è oggi capace di generare
molto lavoro diretto ed indotto. Sembra però che
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Nel
mio lavoro cerco di ottenere quello che promettono gli
slogan delle moderne automobili: un comodo volume interno
col minimo ingombro esterno. Tradotto in termini sartoriali,
ciò significa una giacca composta e sagomata, ma
allo stesso tempo comoda ed abitabile. Chi la indossa
non deve sentirla come un peso o un ingombro, né
aver mai ansia di toglierla, anche dopo una giornata di
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governi
non la pensino allo stesso modo e così trascurano questo
settore, quando non lo penalizzano. Tocca a noi rimboccarsi
le maniche e trovare le soluzioni, ma il singolo riesce a fare
ben poco. A lungo ho cercato apprendisti e lavoranti senza alcun
successo e quando ho provato a pubblicare degli annunci, l’unico
a rispondermi fu un rumeno. La sera prima di cominciare, mi
chiamò la moglie per annunciare che suo marito trovava
il lavoro, le normali otto ore per cinque giorni alla settimana,
troppo pesante come orario. Insieme ad un altro paio di sartorie
romane ho contattato i consolati e le ambasciate di molti paesi,
ma senza alcun risultato. Un fatto è certo: la domanda
è forte e sembra aumentare ancora, ma per soddisfarla
occorre trovare nuovi aghi e nuove forbici. Anche se in Giappone
hanno aperto molte sartorie, il loro prodotto non è ancora
paragonabile a quello italiano. Coloro che vogliono distinguersi
chiedono allora i nostri abiti, ma se si vuole seguire la clientela
locale bisogna rifiutare molte commesse dall’estero, anche
molto interessanti. Siamo giunti a pensare di creare privatamente
una struttura comune che funga da centro di formazione e laboratorio,
ma ora questo progetto verrà fatto proprio dalla Camera
Europea e speriamo che, su un circuito più grande, contando
sull’attenzione degli organismi comunitari, si trovino
quelle soluzioni che a livello nazionale sembrano impossibili.
Intanto posso contare sull’aiuto di mio figlio Marco,
che collabora attivamente in sartoria ed è il mio braccio
destro”.
“Cosa può dirmi della Sua formazione, della Sua
impostazione, della Sua clientela”?
“Forse la persona che mi ha influenzato più di
ogni altra nel modo di pensare è stato Valentino, col
quale ho collaborato per oltre quindici anni. Nel suo lavoro
la cura più meticolosa si manifestava in modo così
naturale da apparire improvvisazione.
Non ci sono altre parole: è un genio. Andavo nei suoi
uffici in Via Gregoriana e nei primi tempi, intorno al 1967,
lui stesso disegnava e decideva ogni cosa. Dopo qualche anno
cominciò a delegare molte creazioni ad uno staff, sulle
cui proposte interveniva però continuamente e sino all’ultimo
momento. Io preparavo i capi maschili per le sue sfilate e ne
ho sempre ammirato l’occhio micidiale, supportato da notevoli
competenze tecniche.
Mi ha lasciato una mente aperta alle nuove scoperte, opportuno
contrappeso per equilibrare un mestiere antico che non deve
diventare ripetitivo. Io resto un sarto convinto e contento
e, se tutti i giovani sognano di fare gli stilisti, trovo che
siano il contatto coi materiali, il diretto potere creativo
dell’artigiano, ad offrire le più grandi soddisfazioni.
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lavoro.
Curo molto la meccanica dei capi, pensandoli in movimento più
che nella posa statica. Anche quando è sbottonata, una
bella giacca deve restare ben accostata al corpo. Per giungere
a questi risultati ho sviluppato alcune misure diverse da quelle
tradizionali e lavoro molto sui modelli. Ogni cliente ha il
suo, sul quale sono segnati appunti anche sui differenti accorgimenti
da usare sin dal taglio delle tele, nella posizione e dimensione
delle riprese al giro e al petto. Anche nelle migliori lavorazioni
su taglia modificata, le forme di petto sono ottenute con presse
e quindi sempre uguali, mentre nella giacca veramente artigianale
si tiene conto dei volumi individuali, irripetibili per ciascuno.
Quanto alla clientela, ne abbiamo di ogni tipo, regione e nazionalità.
I romani sono molto esigenti. Alcune famiglie si servono in
sartoria da generazioni e sanno bene quello che vogliono. Anche
i napoletani sono impegnativi e spesso hanno buone conoscenze
non solo dello stile, ma anche della costruzione dei capi. Con
clienti come questi si termina col parlare alla prima persona
plurale, dicendo: -<< Abbiamo fatto un bel lavoro>>.
Americani e giapponesi, sempre più numerosi e sempre
più consapevoli, stanno attentissimi e imparano in fretta
a capire cosa, come e dove guardare”.
Al giovane Marco domando: “Mi sembra che la gran voglia
di vendere stia dando a questa domanda di artigianalità
delle risposte un po’ confuse, se non capziose. Lei che
ne pensa”?
“Già da qualche tempo a Roma, come forse in altre
città, circolano imbonitori che vendono a domicilio abiti
a prezzi competitivi, dichiarandoli artigianali. Visitano gli
studi professionali, mostrando i tessuti e proponendo capi che
sarebbero il meglio del su-misura. Ho visto il prodotto e si
tratta di capi realizzati con metodi e materiali piuttosto economici,
lontani per qualità sia dalla buona confezione che dalla
fascia alta del su-ordinazione, cioè quella lavorazione
su taglia modificata che oggi ha interpreti di assoluto valore.
I termini su-misura, artigianale, sartoriale, vengono usati
in modo promiscuo e molti cadono in questa ambiguità.
Noi ci teniamo a mostrare come venga realizzato un nostro capo
e non di rado americani o giapponesi, comprendendo improvvisamente
la differenza con altri prodotti vantati come vette dell’artigianato,
esclamano: - Ma qui si lavora veramente a mano! - La clientela
non dovrebbe essere indotta a confondere la lavorazione di tipo
industriale con quella squisitamente artigianale. La prima non
ha nulla che non vada, anzi è un grande patrimonio nazionale,
ma non mi piace vederla indossare le vesti della seconda”. |
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«UN
SARTO DEVE DOMINARE TUTTE LE FASI PRODUTTIVE. SOLO COSI'
POTRA'
DIRIGERLE E TRAMANDARNE I METODI», DICE FRANCO SAGRIPANTI. |
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