Dovrei forse lamentarmi di lavorare? Non ci penso nemmeno. D’inverno sono al calduccio e d’estate, quando l’aria è surriscaldata dai ferri, beh, c’è l’aria condizionata. In sartoria circolano praticamente solo uomini di gusto, persone che amano il bello, insomma gente per bene e tra esse persone di alto rango, che un normale impiegato non incontra in una vita. Il contatto con questa umanità selezionata è stimolante, ma anche gratificante. Avverto infatti che non solo io come persona singola, ma tutta la nostra categoria è tenuta nella massima considerazione. Pur stando ciascuno al suo posto, è normale in sartoria raggiungere un elevato livello di confidenza, visto che la nostra specialissima posizione in qualche modo la favorisce e la richiede. Infatti noi sarti vediamo normalmente i nostri clienti in mutande, forse più spesso di Ad ogni stagione invio un paio di abiti ad un cliente di Boston che non vedo da alcuni anni. Continua a ringraziarmi e a dichiararsi più che soddisfatto. Il problema sorge solo con un cambio di corporatura significativo. Certamente, la procedura migliore è quella tradizionale, con due o tre prove, ma non sempre sarebbero tutte necessarie. Consiglio invece vivamente di ritirare i capi in sartoria. La consegna rappresenta una sorta di ultima prova. In questa occasione si può procedere alla correzione di imperfezioni che si notano solo ad abito chiuso, ovvero dare qualche pizzicatina che migliori, come con un’ultima pennellata, la linea del capo”. Chiedo infine al Maestro di dirmi cosa vede dal suo balcone sul mondo, cosa accade in sartoria, cosa cambia e cosa resta immutato. “Nella sartoria il classico domina incontrastato e in questo regno della
quanto accada ad alcuni medici coi loro pazienti”. Dicevamo dell’importanza della sartoria abruzzese e lo stesso Marinucci ne ha citato due illustri esempi. In effetti, a parte il fenomeno napoletano, quello che intendiamo come stile italiano della sartoria è venuto in gran parte dall’Abruzzo. Abruzzese fu Nazareno Fonticoli (1906-1981), fondatore della sartoria Brioni e come tale ambasciatore dell’estetica italiana nel mondo. Abruzzese Domenico Caraceni (1880-1940), a tutti noto per i suoi meriti, patriarca di una dinastia ancora attiva e creatore di quel paradigma stilistico universalmente apprezzato che miscelò la densità britannica con la morbidezza mediterranea. Contando il conterraneo Ciro Giuliano e altri come Porfirio, Nobili, Pallini e lo stesso Donatelli, fu un manipolo di talenti abruzzesi che cominciò a far breccia nel monopolio inglese e, attirandovi la clientela del gran mondo, fece prima di Roma e poi di Milano altrettante capitali del grande vestire maschile. Come dice Guido Vergani nel suo “Sarti d’Abruzzo” (Edizioni Skira), già con D’Annunzio aveva cominciato a spirare una brezza di patriottismo estetico. Sorta in Abruzzo col Vate, si sarebbe diffusa in tutto il paese per diventare una tempesta. A questo si aggiunga l’inconcepibile quantità di sartorie, a volte decine in paesi di mille anime, che furono a lungo una miniera dai cui recessi spuntava di tanto in tanto qualche pietra particolarmente preziosa e brillante. Quasi tutti i Maestri abruzzesi hanno fatto fortuna lontano dal loro paese, ma non così Marinucci. “Sono restato a Chieti, ma in realtà lavoro per clienti di tutte le città d’Italia e spedisco anche all’estero. Il mondo si è fatto piccolo e la gente viaggia molto di più. Per i clienti che non possono venire in sartoria ogni volta per le prove, realizzo dei modelli che mi permettono di consegnare anche a distanza un abito perfetto.   tradizione e della precisione basta cambiare pochissimo perché cambi tutto. E’ quindi questione di punti di vista. Da lontano sembra di vedere sempre gli stessi capi, ma da vicino si scorgono le grandi differenze che i tempi portano con loro. Stiamo vivendo una lunga stagione di successo per il tre bottoni, una giacca che in genere il cliente ama sentirsi addosso. Quando lo si allaccia, un due bottoni può restare più lontano dal corpo, mentre il tre bottoni da il meglio di se quando vi si accosta. A parte le esigenze estetiche, non è nemmeno vero che una giacca sia tanto più comoda quanto più è larga. Ho riscontrato da poco un massiccio ritorno al cappotto e quest’anno ne ho cuciti molti, anche per i giovani. Tutti mi chiedono la manica a giro e non solo con i classicissimi tre o sei bottoni. Anche con collo e tasche ad impermeabile, sembra che i clienti si siano passati la voce e specificano di non volere la manica raglan. Pur con qualche guizzo di novità, i modelli restano sostanzialmente gli stessi, mentre continua la grande rivoluzione nei tessuti. Evidentemente la selezione delle lane e le tecnologie tessili sono in continuo progresso e non solo occorre affinare le tecniche per la lavorazione di tipologie sempre nuove, ma anche essere aggiornati per offrire prodotti che siano soddisfacenti alla mano, all’occhio, ma anche nei risultati tecnici. Tra gli inglesi, Holland & Sherry mi sembra estremamente affidabile. Il suo immenso campionario può rispondere a qualsiasi esigenza e offre ad ogni stagione qualcosa di stimolante. Gli italiani sanno coniugare fantasia e rigore, tradizione e innovazione in maniera affascinante. Io utilizzo i prodotti di grandi case come Zegna, Loro Piana e Vitale Barberis Canonico, ma ultimamente ho avuto risultati eccellenti dai raffinatissimi tessuti della Fintes, un prodotto di nicchia meno noto, ma di straordinaria qualità”.
 
PIO MARINUCCI HA MOSSO I PRIMI PASSI CON AGO E FILO ALL'ETA'
DI 14 ANNI NEL SUO PAESE IN ABRUZZO, GIA' PATRIA DI IMPORTANTI SARTI.
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