“Il pane si bagnava e ci si aggiungeva un po’ di
zucchero. Quando c’era, si accompagnava col formaggino.
Nei giorni speciali, come il compleanno e l’onomastico,
la mamma ci metteva del cioccolato da spalmare e qualche caramella.
Quanto desideravo la mortadella! Mi veniva in mente al solo
vedere una carta oleata. Lei mi domanda dell’ago e della
pezza e non so che dirle. Mi piaceva saperli con me e forse
erano dei giocattoli, in tempi in cui i bambini non ne avevano.
Erano comunque il mio destino”. Difficile aggiungere un
sottotitolo a questo piccolo film. Galatinese di nascita, Luigi
Rollo ha cominciato a lavorare a sette anni ed ora ne ha sessanta.
“Quando lavoro mi sento un leone”, mi dice. Si è
mosso solo per un perfezionamento nel taglio a Roma, ma ha sempre
preferito restare nel suo paese. Alcuni pugliesi sono in questo
momento tra le colonne portanti delle più celebrate sartorie
milanesi e romane, ma Rollo è riuscito a far grande anche
un laboratorio molto lontano dai grandi centri. Il suo segreto
è nell’organizzazione del lavoro e la sua forza
in una collaborazione competente e numerosa “Ho la fortuna
di avere ben nove lavoranti, tutti bravissimi, grazie ai quali
posso impostare il lavoro con la certezza del risultato e una
buona velocità nell’esecuzione. Anche i clienti
che hanno molti vestiti, appena ordinano un abito vogliono vederselo
addosso al più presto. E’ un po’ come quando
si porta a sviluppare una foto: nessuno ama aspettare. La diffusa
esigenza di accorciare i tempi sta modificando la circolazione
delle merci, delle informazioni e soprattutto l’offerta
di servizi in tutti i settori. Ho puntato molto sulla possibilità
di soddisfare questa necessità e penso di aver raggiunto
buoni risultati. Tutto il lavoro avviene all’interno,
in modo che non ci siano perdite di tempo nel far andare avanti
e indietro parti semilavorate. Se il cliente non ha un fisico
che richieda più prove, ne faccio una sola.
E’ anche questione di tecnica. Chi è disposto o
chi chiede più prove sia il benvenuto, ma posso dire
che spesso la seconda prova è superflua e comporta solo
un ritardo per il committente.
Nell’abito non cambia niente, perché il procedimento
di lavorazione resta lo stesso, però si evita di fermarsi
e così è possibile ottimizzare le sequenze.
Un abito richiede qualche decina di ore di lavoro, ma mi |
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La puntualità inoltre dimostra rispetto, alimenta la
fiducia e mi faccio un vanto di non mancare mai ad un appuntamento
per una prova o per la consegna definitiva. Per quanto riguarda
lo stile, il cliente va messo in condizioni di sentirsi a
proprio agio, seguendo con un occhio la sua volontà
e con l’altro quello che succede a livello di gusto.
In questo momento c’è un ritorno alle linee degli
anni settanta, ai due bottoni o al bottone unico ed il sarto
deve tenerlo presente. Bisogna evitare di ingessare con capi
un po’ rigidi un cliente che aspetta solo che gli si
suggerisca un abito più attuale. Se mi chiedono una
giacca un po’ lunga per la cerimonia o un collo alla
coreana, non storco affatto il naso. Naturalmente, a parte
la contenuta influenza delle tendenze, ogni sartoria ha uno
stile stabile ed io mi riferisco a quello napoletano: costruzione
morbida, manica importante e spalla naturale. Non va trascurato
nemmeno il fattore prezzo, che qui al mezzogiorno è
anzi di particolare importanza. Le cose buone le capiscono
e le vogliono tutti, ma Lei sa quanto me che sotto una certa
latitudine è difficile far accettare costi elevati.
Io li abbatto in modo significativo lavorando sempre al giusto
regime e servendomi solo da pochi fornitori, così da
avere la massima qualità al miglior prezzo. Uso in
massima parte tessuti italiani, ma solo quelli delle case
più importanti, che non deludono mai: Ermenegildo Zegna,
Loro Piana, Vitale Barberis Canonico e, per le esigenze speciali,
il Tolosa Park della Fintes, un super 180’S che da risultati
stupefacenti. E’ importante inoltre utilizzare i migliori
interni e rifinire con foderami naturali, traspiranti, insomma
ancora una volta i migliori. Nella sartoria non è più
tempo di risparmiare sulla qualità e bisogna darsi
da fare per poterlo fare con la quantità. Poiché
ho la struttura per sostenerla, punto molto su una domanda
diffusa. Offro anche il servizio a domicilio, per favorire
ulteriormente la clientela che non vuole o non può
spostarsi. Il mio asso nella manica è poi il settore
femminile, che mi da grandi soddisfazioni. Le svelo un segreto:
le donne sono difficili da servire, ma se sono rigorose nelle
richieste lo sono anche al momento di pagare. L’uomo
ritarda frequentemente dicendo che ha un mese difficile, un
imprevisto, mentre la sua stessa signora paga il giusto senza
discutere, ringrazia, saluta e, quasi sempre, ritorna”.
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