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| Il
sarto deve però avere costantemente un occhio aperto
anche verso l’esterno della sua bottega. L’impresa
ha un obiettivo preciso, ma indeterminato, che chiama
mercato. Noi serviamo ogni singolo come tale e chiamiamo
il nostro clientela, ma certe regole del meccanismo restano
le stesse. Occorre comunicare per farsi conoscere, ma
innanzitutto conoscere il mondo in cui il cliente si muove.
Solo così è possibile comprendere cosa desidera
e assecondarlo, anticiparlo, fare in modo che trovi quello
che cerca. Un artigiano dotato del più grande talento,
ma che si emargini restando troppo arroccato dietro il
suo banco, resta una freccia priva dell’arco che
la scagli lontano. La mobilità delle persone e
delle informazioni ci permette di raggiungere e servire
persone lontane dal laboratorio, ma questa risorsa va
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mantenere
un rigore nella tecnica, ma riconoscere gli influssi fondamentali
di ogni periodo e rendersene interprete. E’ pericoloso
agire come se i gusti non cambiassero mai, perché
così non è. Sono convinto che il futuro
della sartoria risieda nella flessibilità estetica
di un’offerta resa inimitabile dalla precisione
artigiana. Un abito su misura si distingue comunque, non
ha bisogno di ripetere un cliché. La vera sartoria
resta istintivamente nei limiti, sa esprimere l’attualità
citandola in modo sofisticato, senza cadere in certi eccessi
caricaturali o nelle fogge destinate a durare una sola
stagione. Ma può anche precorrere i tempi, essere
essa stessa laboratorio del nuovo, come nei primi anni
sessanta, quando era la sartoria ad amministrare e dosare
le novità dalle passerelle di |
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| gestita
con professionalità. Inoltre, una volta si lavorava con
spese molto basse, mentre oggi una bottega che non investa su
se stessa, proprio come fa un imprenditore, non solo non può
crescere, ma rischia l’estinzione. Un’attività
commerciale si abbina in modo sempre più naturale a quella
artigianale. Il cliente avvertirà che la stessa cura
posta nella lavorazione regge la selezione dei prodotti pronti.
Bisogna mantenere una chiara distinzione tra l’abito industriale
e quello artigianale, ma anche chi preferisce il primo troverà
la sicurezza di una competenza assoluta nella tecnica e nello
stile, che attraverso il piccolo aggiusto conferiranno un tocco
personale. La sartoria resta però l’asse portante
della struttura, la radice profonda che le da vitalità
e stabilità. Credo in un sarto imprenditore, non in un
imprenditore sarto che finisca per essere imprenditore e basta”.
Poiché ha accennato allo stile, chiedo al maestro Donati
di chiarire quale sia la sua posizione in merito. “L’impostazione
del mio lavoro è assolutamente artigianale, ma prediligo
una costruzione leggera, disinvolta. L’abito non è
un gadget qualsiasi, ma una forma di linguaggio ed un veicolo
di formidabili soddisfazioni. Mi piace che esso non si limiti
a suggerire uno stato sociale, ma trasmetta a chi lo guardi
il piacere di un fenomeno estetico e a chi lo indossi il gusto
inesauribile di vestire, il privilegio di essere se stesso.
Lo stile non si adegua però solo alle persone, ma anche
ai tempi. Non sono il tipo di sarto che resta ancorato ad una
linea e la impone per tutta la vita, facendo sempre la stessa
giacca e gli stessi pantaloni. Ritengo che la sartoria debba |
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Sanremo”.
Al maestro chiedo infine un parere sul rapporto tra lavorazione
e materiali. “Non si parla mai abbastanza dei tessuti.
Un cliente che sa cosa vuole, che ha già un marchio di
fiducia, è già un cliente potenzialmente soddisfatto.
In un abito, il tessuto occupa una parte importante sia nel
costo che nel risultato. Le grandi case offrono campionari di
altissimo contenuto qualitativo e guardano con attenzione alla
sartoria, considerata un banco di prova, una cassa di risonanza,
un fiore all’occhiello. Ognuna ha le sue specialità
ed il sarto deve sapersi muovere tra tutte le novità,
per poter rispondere al cliente informato o indirizzare quello
indeciso. Sto ottenendo risultati eccellenti con i pettinati
di peso medio e leggero della Carnet, difficilmente superabili.
La Carnet è una casa ai vertici da tanti anni, ma attualmente
mi sembra in una forma particolarmente smagliante. Molto bene
i gessati di Zegna, con lane superlative. Preziosi gli effetti
e la vestibilità dei super 180’S di Fintes, nobilissime
le fantasie di Holland & Sherry, campione nel miscelare
il vecchio e il nuovo. In tempi in cui si è un po’
ecceduto con lo scuro in tutte le ore, ho suggerito sempre con
successo certi cotoni di Loro Piana, proposti in una cartella
colori entusiasmante. Parlo molto col cliente, per cercare di
capire quello che vuole e accorgermi se è diverso da
quello che chiede.
Nel vestire è molto importante l’aspetto ludico,
che comincia nella distensione di una chiacchierata e continua
per anni, nella soddisfazione di indossare qualcosa che ci fa
sentire bene”. |
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“E' PERICOLOSO AGIRE COME SE I GUSTI NON CAMBIASSERO,
PERCHE' COSÌ NON È”,
DICE CARLO DONATI (NELLA FOTO IN ALTO). |
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