Maestri dell'ago e del filo
Seguire il corpo e non la moda: la filosofia di Augusto Lemmi, classe 1930, non fa una grinza.
In attività a Perugia da oltre mezzo secolo, spiega perchè la vera sartoria non rischia l'estinzione.
L’Umbria è una cava di cultura e natura che, nonostante una posizione centrale, viene sfruttata entro limiti che non ne prosciugano le ricchissime vene, che si mantengono attive e feconde. L’arte ed il paesaggio appaiono ben conservati al punto che, tornando, si ha quasi paura a parlarne. Come se avessimo scoperto qualcosa di così delicato che è meglio tenerlo riservato. Perugia è una città che ispira tranquillità, ma tranquilla non è affatto. Non se con questo termine pensiamo a qualcosa di sonnacchioso e statico. Di giorno e di notte è animata da un numero sorprendente di locali ed eventi, tra cui la celebre kermesse di jazz che, per l’importanza di livello internazionale, sono costretto ad ammirare e citare pur detestando in modo irreversibile questo tipo di musica. Le città universitarie In secondo luogo, deve tutelare e alimentare nel pubblico la consapevolezza della differenza profonda tra il prodotto artigianale e quello industriale, visto che quest’ultimo si presenta spesso e volentieri con documenti falsi. Quelli di Augusto Lemmi, classe 1930, Cavaliere del Lavoro, sono quanto mai in ordine: ha settantaquattro anni e lavora da quando ne aveva diciotto, sempre a Perugia. Quando era ospitata nei vasti locali di Corso Vannucci, riccamente affrescati, la sua era a detta di molti la più bella sartoria d’Italia. Ma Lemmi, come altri colleghi, ha scelto di scendere a livello strada. Il fenomeno, che abbiamo toccato già altre volte, è indicativo di un cambio epocale nel rapporto tra sarto e cliente, tra le vecchie e le nuove esigenze. Ecco cosa ne pensa il Maestro: “I motivi che mantenevano le sartorie negli appartamenti
hanno qualcosa di speciale. L’età media, che altrove inesorabilmente si eleva, vi è mantenuta bassa dal gran numero di studenti. A Perugia, poi, l’Università per Stranieri vivifica il tessuto sociale con un sapore cosmopolita. Fondata esattamente ottanta anni fa, prima in Italia per fedeltà degli studenti dopo il primo anno di corso, quest’istituzione è un’efficace ambasciatrice del nostro paese e di quelle sue virtù di cui non diciamo quasi mai e forse proprio per questo conserviamo. Questa è la mia decima visita consecutiva a sarti della Camera Europea dell’Alta Sartoria. Approfittando dell’atmosfera particolarmente rilassata di Perugia tutta, ma della bottega di Augusto Lemmi in particolare, mi trattengo a lungo a parlare col Maestro degli scopi generali dell’Associazione. La Camera nasce una dozzina di anni fa, ma è negli ultimi anni che si è fatta particolarmente attiva. Cerca da un lato di fare da cerniera tra passato e futuro, dall’altro di elevare una composta ed autorevole tribuna ad un mondo che vuole parlare a bassa voce, ma non stare zitto. Non è il momento di tacere, per due fondamentali motivi.
Innanzitutto la sartoria ha dei problemi di ricambio e di mano d’opera che, per essere risolti, vanno affrontati in prima persona e con sistemi radicalmente diversi da quei soliti pannicelli caldi, da corsi presto istituiti e presto abbandonati che non riescono a guadagnare nessun giovane a questa nobile attività.
  sono svaniti, dissolti. Il cliente si tratteneva a lungo, ma non voleva essere visto. La vanità maschile è sempre esistita, ma se ne è potuto parlare solo in tempi recenti. Inoltre, una volta all’uomo non faceva piacere che si sapesse qualcosa di se, delle proprie abitudini, del modo come spendeva il denaro.
Ma questo tipo di riservatezza oggi non esiste più o è limitata ai personaggi pubblici, che spesso non vogliono far conoscere quale sartoria abbiano scelto.Gran parte del futuro della sartoria non è nel rifuggire il commercio o nel porsi concettualmente e fisicamente distanti da esso. Purché la coscienza dei valori e dei ruoli reciproci sia chiara, l’artigiano e l’imprenditore possono viaggiare insieme o riunirsi in una stessa persona.
All’estero sono in aumento i negozi che vogliono completare la loro offerta con un prodotto su misura. Ciò alimenta ulteriormente la richiesta del nostro lavoro e posso dirLe, egregio avvocato, che sto valutando l’offerta di un importante magazzino americano che richiede la presenza mia o del mio assistente una volta al mese, per servire i clienti che non si accontentano del pronto. Del resto, si tratta di una razza che non si estinguerà mai, come non si estinguono il gusto e la voglia di distinguersi.Dico queste cose non per vantarmi, ma perché chi pensa al proprio futuro sappia delle infinite opportunità che offrono il nostro mestiere e tutti quelli collegati.
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