|
|
|
| Le
mie non sono solo parole, aggiunge. Mio figlio Vittorio,
che già faceva il ragioniere, ha lasciato lo studio
commerciale per fare il camiciaio ed oggi è pienamente
soddisfatto. Ha una splendida attività in cui confeziona
su misura e vende il pronto. Le due cose non sono mai
andate d’accordo come in questo momento, ma è
sempre l’attività artigianale il nerbo di
quella commerciale e non viceversa. Stesso discorso per
mia figlia Antonella. |
 |
La
qualità si deve esprimere anche nel servizio”.
Nonostante lavori da sempre nella stessa città,
Augusto Lemmi vanta una clientela internazionale piuttosto
importante e numerosa. Gli chiedo in particolare qualcosa
della sua clientela britannica. “La sartoria inglese
vive una crisi profonda e molti clienti non ne sono soddisfatti.
Quando giungono in Italia avvertono subito la manualità,
la competenza solida e antica delle nostre botteghe. |
|
|
Laureatasi con lode in architettura, ha deciso di non esprimere
il suo gusto con pietra e cemento, ma con la seta. Ora anch’essa
ha un negozio suo, dove vende camiceria e realizza cravatte
uniche, a misura del cliente. La sartoria italiana è
molto viva ed è un patrimonio che tutti ci invidiano.
Il lavoro non ci manca, eppure bisogna continuamente far sapere
chi siamo, dove siamo, cosa facciamo. Per usare dei termini
moderni, diciamo che la comunicazione occupa un posto importante
nelle scelte di un laboratorio. Il mestiere, inteso come esperienza
e conoscenza dei suoi fondamenti, resta la parte fondamentale,
ma essa fidelizza la clientela, non ne crea di nuova in un mondo
così competitivo. Da quando ho cominciato, oltre mezzo
secolo fa, la sartoria è cambiata molto. All’epoca
lavoravamo molto anche per giovani e giovanissimi e in questo
settore le cose erano di molto facilitate. Per loro si cuciva
tutto con gran rimessi e qualche centimetro in più dovunque,
dalla vita alle maniche. Bisogna dire che la perizia del sarto
non era completamente stimolata. Ci andavano tutti, ma nella
maggior parte dei casi ciò che chiedevano non era tanto
un bel vestito, quanto un vestito che durasse a lungo. Oggi,
invece, serviamo una clientela dalle esigenze stilistiche molto
marcate. Anche il cliente che sembra non sapere cosa voglia,
in realtà ha in mente dei riferimenti precisi e resta
inesorabilmente deluso se non trova ciò che magari non
era cosciente di cercare. Chi viene in sartoria non vuole solo
qualcosa di diverso, ma qualcosa in più di ciò
che può trovare altrove. Qualcosa che è nel contenuto,
più che nella forma. Il prodotto veramente su misura,
consentendo di scegliere materiali e modelli, consente di aderire
a se stessi ed apre la strada all’originalità autentica,
all’unicità. La confezione non manca di progredire,
offrendo prodotti di buona qualità ed esteticamente validi.
L’artigianato non deve combatterla sul suo terreno, anzi
non deve combatterla affatto, ma saper trovare formule adeguate
ai tempi per proporre ciò che resta immutato: il piacere
duraturo e sottile di essere arbitri del proprio stile. In questo
momento è la confezione che insegue il su misura, cercando
di raggiungerlo o di spacciarsi per tale. Non dobbiamo proprio
noi sarti commettere l’errore di sentirci indietro e correre
con ago e filo dietro a presse e laser. L’abito di sartoria
resta tagliato, cucito e stirato di volta in volta, pezzo per
pezzo e capo per capo. Nonostante ciò, l’organizzazione
resta importante. Io ho molti e validi collaboratori e anche
se molti sono piuttosto avanti con gli anni, tra essi spicca
un giovane maestro, Antonio Ciampi. Sono orgoglioso di aver
potuto creare una struttura che non solo potrà proseguire
la mia modesta opera, ma grazie alla quale posso garantire la
consegna entro quindici giorni, purché il cliente rispetti
gli appuntamenti. |
|
Gli inglesi, meno abituati ad un contatto diretto con l’artigiano,
sono tra quelli che si fidano maggiormente del sarto ed anzi
amano farsi consigliare. Il cliente italiano possiede una buona
consapevolezza di quello che vuole, ma talvolta vorrebbe riprodurre
tipologie che ha visto nelle vetrine o nelle pubblicità
degli stilisti di grido. Personalmente non amo uscire dalle
fogge tradizionali e seguo, seppur con gli aggiornamenti che
le varie epoche portano automaticamente con esse, alcuni principi
di massima. Il tre bottoni mi piace che sia un vero tre bottoni.
Se un sarto sa tagliare e lavorare la giacca, anche il bavero
più corto che esso comporta avrà grazia e la sua
maggiore accollatura non sortirà l’effetto di una
scatola di conserva, ma il giusto tocco abillé. Per le
figure più formate, è comunque consigliabile il
due bottoni”. Come sempre, pongo una domanda sui tessuti
che ama. “Proprio perché sono fondamentalmente
un tradizionalista, mi piace immettere l’inventiva attraverso
i materiali. E la fantasia maggiore, nel campo tessile, è
espressa dalle aziende italiane. Anche agli inglesi non ho difficoltà
a proporre i nostri migliori campionari, che offrono ad ogni
stagione i prodotti più adeguati e anzi sono sempre in
anticipo sui tempi. Le mie preferenze vanno alla Carnet, Ermenegildo
Zegna, Loro Piana, Tallia di Delfino. La superba leggerezza
di questi tessuti non deve ingannare quanto a qualità
e durata.
Quello che conta è la pienezza del tessuto, cioè
la compattezza data sul telaio, nonché la perfezione
nel finissaggio, in cui le manifatture italiane sono al vertice.
È inoltre importante sapere che la leggerezza non facilita
affatto il lavoro del sarto. Si può dire che sia esattamente
il contrario, in quanto è più facile che con la
stiratura appaiano un rimesso o la punteggiatura degli interni”.
“Scelta illimitata dei tessuti, personalizzazione delle
fogge, costruzione a misura. La differenza tra sartoria e confezione
è in definitiva quella tra un pranzo a la carte ed uno
a menu fisso”? Domando. “Qualcosa del genere. Inoltre,
restando in questa metafora, il cliente ha a disposizione molti
ristoranti,ciascuno con una cucina diversa. La sartoria umbra,
ad esempio, risente delle influenze di quella abruzzese e di
quella romana.
Unisce ad una solenne semplicità la meticolosa lavorazione,
la perfezione formale. Il risultato è una giacca precisa,
che aderisce al corpo e lo migliora, restando perfettamente
comoda. Un abito di sartoria non mostra la sua bellezza nella
staticità, appeso ad una stampella o fermo davanti allo
specchio. Si esprime nel movimento, aiutando e sottolineando
la scioltezza della persona.
Ma ciascuna è diversa da ogni altra, nelle misure e nella
postura, ed è proprio lì che la sartoria piazza
il colpo vincente. Noi seguiamo il corpo, non la moda”.
|
| |
SOPRA, AUGUSTO LEMMI (A SINISTRA) IN COMPAGNIA DI ANTONIO CIAMPI,
IL SUO "BRACCIO DESTRO".
COMPONENTE DELLA CAMERA EUROPEA DELL'ALTA SARTORIA (VIA FLAVIA112,
INTERNO 1/A ROMA; TEL. 06.42020477),
HA IL LABORATORIO IN VIA MASI 8, A PERUGIA (TEL. 075.572416). |
|
|
|
|
|