Maestri dell'ago e del filo
Mario Caraceni lavora nel laboratorio fondato dal padre fin dal primo giorno, cioè dal 1946.
Ecco che cosa pensa dell'oggi, del ieri e del domani di un mestiere che ama come nessun'altra cosa
Una sartoria di livello internazionale si riconosce subito, perché vi si vedono lavorare nello stesso momento lini e cappotti, frac e giacche a quadri. Tutte le stagioni, tutti i gusti e tutte le esigenze sono contemporaneamente rappresentate. La celebre sartoria di Via Fatebenefratelli ha nel massimo grado questa particolare atmosfera, conferita da una clientela su cui non tramonta mai il sole. Inoltre, i grandi appassionati che frequentano questi luoghi sono soliti ordinare anche fuori stagione. Quella che oggi è una riconosciuta istituzione venne fondata nel 1946 da Agostino Caraceni, che tutti chiamavano Augusto. Il figlio Mario vi lavora sin dal primo giorno e quindi si avvia, l’anno prossimo, a celebrare i sessanta anni di attività suoi e del laboratorio, sempre allo stesso indirizzo. mettendo a punto la Camera Europea dell’Alta Sartoria, di cui è Presidente Onorario. “Sin dall’inizio ho riconosciuto la validità della Camera e vi ho aderito tra i primi. Gli scopi sono chiari e chiaro è il metodo: individuare i problemi comuni ed offrire soluzioni pensate dall’interno, da chi è abituato a confrontarcisi tutti i giorni. Vogliamo inoltre dare alla sartoria una voce non solo corale, ma poliglotta. In questo senso, credo che il prossimo anno sarà dedicato alla realizzazione di quel contesto internazionale previsto dallo Statuto. Come già sa, stiamo facendo del nostro meglio per organizzare a Roma una scuola artigianale di alto profilo, collegata a prestigiosi laboratori. Una particolare attenzione didattica sarà prestata ai disabili che abbiano l’uso delle mani, per i quali il nostro mestiere può offrire
La direzione è passata nelle mani della figlia Rita Maria e del genero, Carlo Andreacchio, ma sapere che il grande patriarca è sempre lì ci è di conforto. Ho anche una bella notizia, fresca di giornata e alquanto corroborante per quanti amino la sartoria. Il giovane Massimiliano, figlio di Carlo, ha deciso di proseguire la tradizione di famiglia.
In altri casi ho visto figli di sarti piazzarsi direttamente al posto di manager, a gestire il lavoro di altri, ma qui la musica è diversa. Il nonno lo ha immediatamente seduto tra gli apprendisti. “Il ragazzo è motivato. Ma se vuole avere un grande futuro, se vuole stare un passo avanti agli altri, deve comprendere tutto del nostro mestiere e saper tagliare e cucire in proprio, cominciando dalla gavetta”.
Avevo già visitato parecchio tempo fa la sartoria A. Caraceni e a distanza di anni l’ho trovata esattamente com’era, in ogni dettaglio. Austera, ma cordiale. Severa con se stessa, ma entusiasta con l’ospite.
Anche solo trattenendosi un paio d’ore, vi si vedono uomini di tutte le taglie, fisiche e sociali, ma la ditta produce e fornisce su misura anche la cortesia, perché ciascuno si senta a proprio agio.
Mario Caraceni comincia a parlarmi delle iniziative che sta
  collocazioni importanti per numero e qualità. Ma non basta. A Febbraio presenteremo alla stampa un guardaroba di quaranta capi realizzati dai nostri Soci. Il tutto sarà organizzato in modo da formare un complesso organico e completo, una proposta che rappresenti una foto di famiglia del grande gusto. E’ tempo che la sartoria si riappropri del suo ruolo di guida stilistica, almeno nei confronti dell’uomo cui piace vestire da uomo. Il campo del classico ha trovato molti falsi profeti che hanno cercato di imporgli una velocità eccessiva e altrettanti faraoni che hanno cercato di chiuderlo nei loro sarcofagi. Tradizione però non è stasi, ma il respiro solenne di un’evoluzione che non va in affanno, perché si muove con misura. La ricerca è necessaria non per trovare novità fini a se stesse, come quelle facilmente proposte per anni dagli stilisti in cerca di stupori da passerella, ma per esplorare i limiti sempre mutevoli di quel concetto di sobrietà virile che resta fermo come valore, eppure cambia nelle forme e nel contenuto”. Il Maestro ed io parliamo ancora a lungo.
Parliamo della sartoria inglese, della sua importanza storica e della sua crisi. Parliamo del ruolo del cliente, dei mutamenti nel gusto e nei tessuti.
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