Si possono coltivare i piaceri della vita quando sì è ospiti su di una barca ? Fumare scordatevelo. Vi fanno togliere le scarpe per paura che roviniate il ponte figurarsi se vi fanno accendere un sigaro (a proposito non ditelo al Prof. Sirchia che se no si scorda di non essere più ministro e ci vieta a tutti le scarpe anche in città). Bere è già più facile anche se molti armatori tendono a conoscere il segreto di qualche cocktail atroce che propinano a tutti gli ospiti (“Non hai mai provato il mio Bikini Blaster ? Lo faccio con tre parti di acquaragia, due di curacao, l’acqua delle cozze …”). Mangiare è meglio lasciarlo perdere. Se vi va bene c’è la focaccia comprata all’alba alla panetteria del porto che, dopo cinque ore di umidità, è diventata croccante e saporita come un costume da bagno fradicio; se vi va male ci sono gli spaghetti scotti allo scoglio con il vino bianco caldo (il frigorifero è rotto e quindi i frutti di mare sono “fragranti”).
Naturalmente se la barca è vostra potrete fare quello che volete o meglio quello che vostra moglie vi permetterà di
 

fare. Se avete comperato una barca piccola, potrete passare delle serate invernali indimenticabili seduti nella rimessa di casa vostra con un bel sigaro e un alcolico, ben installati al ponte di comando e facendo rumori marinari con la bocca, un po’ come i bambini quando fanno brumm brumm con le macchinine. Se invece siete un plutocrate che si è tolto lo sfizio di comperarsi un barcone, potete restare ormeggiati in porto e farvi proibire di bere, mangiare, fumare dal severissimo capitano norvegese a cui pagate uno stipendio da calciatore di serie A.
In conclusione ? Restate a terra. Trovatevi un bel bar sulla marina, possibilmente privo di foto di Hemingway con un pesce morto, e godetevi lo spettacolo dei milionari veri e presunti che cercano da tre ore di districare l’ancora, guadagnandosi in una sola mattina l’accesso perenne al girone dei bestemmiatori.
Non ordinate il cocktail della casa, il Bikini Blaster è sempre in agguato.

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