Florilegio Stampa
   

Memorie di una città che non c'è più

 
    L'ora delle botteghe è scoccata. Schiacciate dal peso del nuovo, dagli
affitti insostenibili, dagli orchi che stabiliscono le regole

 
   
Nel pieno di un vortice di cambiamento, la storia di Milano si sgretola, si scompone e rinasce dalle sue rovine, come una fenice. Cambia facciata come un serpente cambia la pelle: i suoi monumenti «vivi», i locali e i negozi storici spariscono, il centro subisce la desertificazione e si trasforma in un'immensa vetrina. Spariscono le vecchie salumerie, le pollerie, le botteghe, fagocitate dalle vetrine divoratrici di maxicentri commerciali, asettici negozi di scarpe e maestosi show room. Insieme con i vecchi mestieri e le drogherie di un tempo, se ne va uno stile, che ha ceduto alle lusinghe dei signori della moda e si è volatilizzato sotto il peso degli affitti insostenibili. Si arrendono i negozianti, quelle famiglie dinastiche che hanno fatto la storia del commercio meneghino.
Alzano bandiera bianca e abbassano la saracinesca, alla meno peggio si trasferiscono altrove, lasciando, se va bene, una targa in memoria di una vita spesa dietro il bancone. E le vie non si affollano più della gente che va a fare la spesa di tutti i giorni, non c'è tempo nemmeno per la nostalgia, i ricordi sono spazzati via dalle griffe dei negozi di abbigliamento, dalle gioiellerie, le boutique, le profumerie. Le vie, quelle che un tempo si percorrevano con la borsa della spesa, diventano tentacoli replicanti di via della Spiga.
E' chiuso il Panificio Ferrara, in via Santa Marta 8, fondato nel 1828. I lavori di restauro autorizzati dalla sovrintendenza non hanno tenuto conto dell'esistenza di un centro commerciale storico: è scomparsa la vetrina, l'insegna e l'intera struttura. Non c'è più il negozio di liquori Provera, in corso Magenta 7, era stato aperto nel 1927 all'interno dei locali di un'osteria ottocentesca . E così pure E.E. Ercolessi, il celebre negozio di penne del 1921, in corso Vittorio Emanuele 15. Ha dato l'addio con una lettera di cordoglio pubblicata a tutta pagina sul «Corriere della Sera» il 15 giugno 2002. Qui anche Gabriele D'Annunzio aveva acquistato le sue penne. Ora rimane solo il negozio in corso Magenta 25 (tel. 02/86452444). Chiusa la pasticceria Marchesi (1824), la drogheria Soana (1947), l'oreficeria Falliva Panizzi (1950), la Merceria Cagliani e Croci, in via Torino 46, che risaliva al 1898. Non rimane nulla nemmeno della Valigeria Milanese, in via Mercato 6. Né la Ferramenta Caimi (largo La Foppa 2), del 1906, che aveva ancora gli scaffali con i cassettini in legno e il nome del contenuto scritto a mano. Sfratti eccellenti, quelli che hanno polverizzato il Saint Andrew's e il Barello, l'Haas, il Brigatti, in corso Venezia dal 1884, Ghidoli di piazza Fontana, che aveva servito persino la casa Savoia e lo scià di Persia, e Galtrucco la firma-immagine di Milano, sostituita dal marchio Benetton. La riforma delle licenze per il commercio ha abolito le categorie merceologiche specifiche. Così sono sparite le pollerie, come la Draghi, in via Tadino 9, tutta piastrelle, polli e uova, chiusa nel 1997. Fino agli anni Sessanta esistevano altre tre pollerie, tutte hanno subìto la stessa sorte.
Le norme sulle persistenze storiche sono latitanti a Milano, il risultato è lo stato di incuria in cui si trovano gli edifici commerciali d'epoca, come l'ex-calzolaio, in via Anfiteatro 9, aperto nel 1878, l'ex-gioielleria in Largo la Foppa 6 o l'ex-panificio delle Colonne.

di Muriel Prandato
 
 

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