Florilegio Stampa
   

Mondello giorno e notte

 
   

   In questa spiaggia, magistralmente descritta da un Billitteri incline ai ricordi, si riconosceranno in molti. E non solo meridionali.
Antonio Nesi

   Mondello dei ricchi e dei poveri. Un po' Copacabana, un po' lido del Carabiniere. Mondello dei fighetti col Riva, Mondello dei poveracci con la camera d'aria trasformata in gommone, delle ville liberty, degli amori estivi, della mafia, dei ricci, del pane e panelle, Mondello dei cortili, della Sirenetta, Mondello del giorno e della notte: un segmento di DNA palermitano lungo dall'Antico Chiosco al Baretto.
Forse c'e' chi, palermitano, non e' mai entrato alla Cattedrale o chi non ha mai varcato la soglia del municipio. Forse c'e' chi non sa neanche da che parte sta la Villa Giulia. Ma sono piu' che certo che non c'e' palermitano di eta' superiore ai dodici mesi, che non abbia mai messo piede a Mondello. Eppure la piccola spiaggia del Golfo non era certo l'unica meta possibile per il bagnante. Tutta la costa orientale, dalla Taverna del Tiro a Fondachello, era piena di lidi: i bagni Virzi, i Bagni Italia per citare i piu' famosi. Ma Mondello e' sempre stata un'altra cosa ed e' un altro luogo sul quale i palermitani esercitano una sorta di "riservato dominio" sentimentale: guai a toccarglielo.
Intanto a Mondello si doveva arrivare e per farlo bisognava percorrere la Favorita. Parco di nobili origini poi a lungo inselvatichito tranne per le due strade che l'attraversano nei due sensi di marcia. La Favorita serviva (e serve) a tante cose: per andare a Mondello, appunto. Ma anche per fare una "provata" in moto o in auto, o per fare una "schiniata" in uno degli innumerevoli anfratti poi espropriati prima dalle pulle, poi dai vigili urbani.
A lungo dominio incontrastato di coppiette senza garconierre se non la Cinquecento L primo modello coi sedili ribaltabili. Ma dominio anche dei "muommi", dei guardoni. Ma guardoni e basta. Il massimo che poteva succedere è che trovavi una faccia incollata al finestrino.
Ispirarono "remake" di vecchi pezzi come "Money Money" dei Mamas&Papas diventata "Minni vaiu a Favorita, zum, zum-zum; Mi va fazzu sta mummiata, zum, zum-zum". E come disse u Duca ri Salaparuta, doppu acchianata c'e' a scinnuta. Ed ecco la Discesa di Valdesi (che importa il vero nome toponomastico?) che in pochi nanosecondi (dipenda da cosa avete sotto il sedere) vi porta alla Rotonda di Valdesi.
Qualcuno ricordera' ancora la Sirenetta che aveva una vera rotonda sul mare (altro che Fred Buongusto). La Sirenetta era spartana. La rotonda era circondata da un muretto basso, c'era il Juke Box, tavolini ai margini e al centro si ballava. Ma chi ballava? I vitelloni dell'epoca, quasi tutti maschi in attesa delle poche prede libere, seduti a centellinare whisky da bassa forza in divisa. L'occhio liquido, la Nazionale a bruciare da sola nel portacenere di latta con la pubblicita' della Cinzano. Poi finivano le monete da cinquanta lire per far cantare Bruno Martino e Jula De Palma, si risaliva sulle Cinquecento e, se si superava indenni la Curva della Morte all'altezza di piazzale Ercole, si faceva tutta una tirata fino ai Leoni. Ma alla Sirenetta si fermavano solo i vitelloni tristi, quelli che volevano darsi un tono e si aspettavano che dalle capanne della Italo-belga spuntasse Sartre a braccetto con Edith Piaff. Insomma, gli Esistenzialisti dei Quattro Incoronati.
I vitelloni piu' veraci proseguivano per Mondello paese e invariabilmente finivano davanti alle bancarelle del polpo bollito, delle cozze e dei ricci. Che arte la tagliata del polpo. Usciva fuori dalla pentola come un fiore purpureo, con la testa che pareva il sole in mezzo ai pianeti. Almeno nel caso dei "maiolini". Poi ci sono i polpi di scoglio che hanno la testa grande e i tentacoli piccoli. Il primo colpo di coltello era da ghigliottina. Poi il gesto classico: la voltata di fianco del poliparo, l'intacca sotto la testa mozzata per fare spruzzare il liquido bollente. Poi la testa veniva messa da parte e il resto tagliato a pezzetti. Prima si mangiavano i tentacoli, poi la testa veniva spaccata a meta', liberata dalla "ventra" piena di sabbia e ulteriormente spezzettata. Le migliori erano quelle proprio nere. Ma anche quelle marrone non erano male. Adesso una testa piena e' una rarita'. Sappiate infatti che nei polpi congelati l'interno della testa deve essere rimosso perche' non "tiene". Cosi' quando vedete un polpo con la testa piena vuol dire che e' fresco.
Le cozze venivano consumate bollite. Anzi, un tempo anche crude (buonissime) ma i rischi del colera fecero estinguere l'abitudine. Poca acqua nella pentola anzi, quasi niente. Cosi' le cozze "scoppiano". Non si mangiano quelle che restano chiuse: vuol dire che erano gia' morte prima di finire in pentola. Ultimo atto una manciata di pepe nero.
Poi il piatto. I ricci: unita' di misura la dozzina. Cucchiaino? No, dico, scherziamo? Per mangiarli si usa la punta della lingua capace di risucchiare i "filari" di uova senza inghiottire pure le alghe amare. Ma tradizione vuole che, rinunciando a cucchiaino e lingua, come strumento da asporto si usasse la mafalda. Un palermitano mediamente affamato stabilisce una perfetta equivalenza tra una mafalda e una dozzina di ricci. Venivano serviti nei tavoloni di legno adiacenti alle bancarelle del polpo. Sistemati dentro ceste di vimini inclinate e decorate di alghe. L'addetto indossava un guanto di gomma nella mano sinistra e brandiva un coltellino nella destra. Quelli bravi tagliavano un riccio in due con un solo colpo senza romperlo e senza mozzarsi le dita. Poi un gesti brusco del polso per sgocciolare acqua e alghe. Un'arte anche quella.
Sull'altro lato della piazza una "ringhiera" gastronomica di tutto rispetto: un panificio sempre aperto con abbondante produzione di pane tradizionale ma soprattutto di ogni sorta di pizza a taglio e di sfincione, un minuscolo (e,dicono, ormai stramiliardario) panellaro, una bettola per birra e vino.
Ora ci sono pure creperie, pub e paninerie. e non ci sono piu' le bancarelle del polpo. Con la balzana idea di restituire Mondello ai palermitani (ma perche', prima di chi era?) hanno tolto tutto, hanno finanziato i polipari che hanno aperto ristoranti dove per mangiare un piatto di pasta alle vongole devi fare un mutuo. Senza parlare dei ricci che ormai hanno prezzi parigini che uno dice, no grazie, mi porti solo lo champagne cosi' sparagno.
Un gelato all'Antico chiosco era la meta finale. Tavolini, un cameriere che e' andato in pensione solo l'anno scorso ma che, nei quaranta precedenti, ha sicuramente servito spongati e pezzi duri a tutta, dico tutta, Palermo. Accanto all'Antico chiosco c'e' la concorrenza di Renato che pero' e' fratello dell'Antico. Ma pare che il rapporto tra i fratelli sia, e' il caso di dire, gelato. Per fortuna c'e' posto per tutti e due che sono bravi ed e' difficile stabilire chi faccia il gelato migliore. Ma su questo si puo' aprire un dibattito.
Oltre c'e' la Torre e poi Capo Gallo. Non ci sarebbero le notti estive palermitane senza Capo Gallo. Il sole, forse, si rifiuterebbe di tramontare senza sapere di poter andare a dormire dietro il faro dove finisce la Strada degli Amanti. Quelli col culo di cuoio, pero', visto che da quelle parti le zanzare non perdonano. Li' si incanta perfino il piu' prosaico degli stalloni. Forse e' il luogo di Palermo dove sono stati promessi piu' amori eterni. Il panorama induce e il Grande Notaio della promessa e' uno spazio aperto dove le stelle del cielo si raddoppiano nello specchio nero del mare. Questa e' la Mondello della notte. Ma ce n'e' un'altra non meno affascinante: quella del giorno.
Non e' questo il luogo per fare la storia di Mondello, per parlare degli anni di inizio secolo (scorso, naturalmente), delle bagnanti con i mutandoni e l'ombrellino parasole. A quel tempo Mondello era poco piu' che una palude dove i bagni di mare erano piu' una medicina che un divertimento, roba da colonia estiva per bambini bisognosi di iodio.
Il boom comincia negli anni Cinquanta e la spiaggia diventa un grande Lido. Viene quasi subito ingabbiata e praticamente lottizzata nel senso che la Societa' Italo-Belga la suddivide in cortili che sono poi cio' che della spiaggia rimane una volta montate le capanne. Ma non c'e' ambientalismo che tenga: i palermitani adorano le capanne e poterne affittare una per tutta la stagione e' da sempre uno "status symbol" potentissimo. La vita di cortile e' come la vita di condominio. Ci sono i servizi comuni, i vicini, le mangiate, le giocate a carte. Le generazioni passano dai cortili come passano nei quartieri e nelle borgate. Le capanne sono costruzioni magiche capaci di contenere quantita' inimmaginabili di roba, come il gonnellino di Eta Beta: "sgraio", tavolini pieghevoli, costumi, asciugamani, accappatoi, pinne maschere, salvagenti, materassino, pompa per gonfiare tutto il gonfiabile, borsa termica (ah, il Progresso!), specchietto e pettinino, milioni di chiodi per appendere gli abiti e per provocarsi le annuali ferite lacero contuse suturabili presso i due pronto soccorso, quello di Valdesi e quello dello Stabilimento, pretesto aureo del cronista che li inseriva nel suo "giro di nera" estivo facendoci scappare pure un bagnetto-lampo.
Nella capanna si andava verso le dieci del mattino e gia' trovavi nel cortile i salutisti. Signori di mezza eta' che a giugno, quando iniziava la stagione, pareva fossero rimasti li' dall'anno precedente tanto erano abbronzati e incartapecoriti. E gia': il sole del mattino, i raggi obliqui, fanno meno male e abbronzano di piu'. Sara' vero? Ma verso le dieci iniziava la vera giornata. Intanto faceva il suo primo giro uno dei personaggi piu' straordinari e longevi della storia recente di Palermo. Non so come si chiamasse, ma era quello che, con una enorme borsa a tracolla, cantava una nenia che e' rimasta nelle orecchie di almeno quattro generazioni di palermitani: "Accattativi a ciambella, ma che bellu u sfincionello, arancine troppo bello". L'incerta sintassi nulla toglieva alla musicalita' dell'abbanniata che svegliava i sensi dei bambini gia' pronti per la prima ciambella fritta e zuccherata o per la prima millefoglie dopo il primo bagno. A stretto giro passava il signor "aranciata, birra, acqua minerale" (ancora non c'era il nipote "fanta, birra coooca"). La razza del "coccobello" non ha subito, invece, stravolgimenti.
I bambini giocavano, le mamme cortigliavano e "si scendevano" le assenti. Tanto il giorno dopo, magari le assenti erano presenti e si levavano la pietra dalla scarpa. Sole, bagni, una busta di latte (quelle a forma di piramide di cartone), una passata di Ambra Solare, un mangiadischi con Cuore o In ginocchio da te. Sotto i piloni dello Stabilimento i giovanotti insegnavano a nuotare alle fanciulle. Un’occasione per mettere le mani dove non si dovrebbe, ma mai proverbio fu piu' vero: o bere o affogare. A ora di pranzo arrivava il capofamiglia dal lavoro: pasta col forno, passito, pruni di cuore, sbergie e pesca di montagna. Sonnellino sotto l'ombrellone con asciugamani bagnato sulle gambe per non ustionarsi e per evitare lo "squaramento delle 'ncinagghi", micidiale prodotto della salsedine. Dopo avere diffidato i bambini che chiedono ogni tre minuti e mezzo se possono tornare in acqua, finalmente arrivano le ore 16 e i deliziosi pargoletti possono andare ad annegarsi e le signore "armano" il tavolo da gioco. Ed e' subito canasta&cortiglio. Scale e tris aiutano a sciorinare i pettegolezzi piu' velenosi, le saghe piu' sfortunate e scabrose. Si tira fino alle sei, comincia il rito del ritorno: rimettere un'intera casa dentro la capanna, fare chiamare i bambini al microfono dallo Zio Pippo del Centro Radio (chi da piccolo non si e' mai perduto sulla spiaggia a Mondello chieda la cittadinanza di Rovereto), rimettere a posto i remi del pattino rosso del Salvataggio, divelti dai ragazzini (I piranha del Golfo). Ultimo atto: la "stuiata" dei piedi prima di mettere le scarpe. Tutti seduti sul muretto delle docce a strofinare i piedi. Ma non c'e' speranza: vi porterete dietro sempre una mezza chilata di sabbia parte della quale finira' inesorabilmente a letto a combattere e vincere contro il vostro sonno.
La giornata non cambia nei "Lidi con le stellette": quello dell'Esercito, quello dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco, della Finanza. C'e' solo un po' meno ressa. Ressa dalla quale, ormai, non si salvano neanche i club una volta esclusivi. Il Lauria e la Vela, primi fra tutti.. Poi L'Albaria e il Clubino del mare (e il Telimar all'Addaura). Forse l'unico fazzoletto di spiaggia con ancora un accettabile rapporto bagnante per metroquadro e' quella riservata ai clienti del Palace Hotel, misteriosa e invalicabile, quella dove noi bambini sbirciavamo per la leggenda delle bagnanti "forestiere" con le minne di fuori. Alle nove di sera spiaggia deserta ma per poco. Perche' di sera i cortili si rianimano. Tornano i figli, gli adolescenti, quelli che fregano la chiave della capanna alla mamma. Lo avete mai fatto in piedi? E' bellissimo.

 
 

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