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"Amava Napoli, per i marinai era 'O Masto" |
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La prima telefonata di ieri mattina è stata di Carlo Rolandi. La
voce non era la solita. «Carlo, che ti è successo?».
«Pippo, una brutta notizia. Stanotte è morto Straulino».
Ha attaccato, senza darmi il tempo di rispondere. La commozione lo aveva
sopraffatto. Ho dato subito disposizione a Salvatore, il nostro capo marinaio,
di mettere a mezz'asta il guidone del Circolo e così per tre giorni
consecutivi, onoranza questa riservata soltanto ai soci fondatori del club.
Ho anche aggiunto: «Ove mai qualcuno dovesse domandare il perché
di questo eccezionale riguardo e avesse dato segni di dissenso puoi dire
da parte mia a costui che si vergogni, profondamente». Non è facile, specialmente per me che sono stato soltanto un grintoso routinier, raccontare un monumento, un mito della vela mondiale. Scrissi di lui e per lui sul Mattino nel 1986 in occasione dei mondiali Star di Capri un pezzo che si intitolava «I numeri di Straulino». All'epoca eravamo già molto amici e dopo lo diventammo ancora di più. Scrivere di lui, proprio in occasione di un campionato del mondo della classe Star, fu per me un vero e proprio atto d'amore nei confronti di un marinaio, di un timoniere e di un uomo assolutamente straordinario. Con la vela napoletana Straulino ha sempre avuto un feeling particolare. Assisteva divertito alle battute, agli scherzi e anche ai dispetti con cui i timonieri napoletani, parlo dei grandi e cioè di Roberto Ciappa, Mario Rivelli, Lucrino Monaco, Carlo Rolandi, Renato e Nino Cosentino, Mario Farina, Ubaldo Fondi, Angelo Marino, avevano la sana abitudine di arricchire il loro rapporto umano e sportivo. Per i marinai napoletani Tino Straulino era «'O masto» e basta. Il rispetto e l'ammirazione per l'uomo venivano proprio da parte di persone che mai avrebbero riconosciuto nel loro «mestiere» una qualsiasi supremazia altrui. Michele dei Canottieri Napoli, «Piscione» della Marina Militare e «Bicchiere» del Circolo Italia lo adoravano. Non perdonò mai al napoletano Pasquale De Conciliis, designatore unico delle Olimpiadi del 1936, di avergli preferito il concittadino Riccardo Fondi. La scusa fu la giovane età: ventidue anni. Le Olimpiadi di Kiel del 1936, state a sentire a me, Straulino le avrebbe certamente vinte. E sapete perché? Perché da quelle Olimpiadi in avanti e fino allo scoppio della guerra, Straulino con lo Star della Marina Militare non perse una regata. L'uomo era difficile, molto difficile, non aveva capacità didattica ed i pochissimi che avevano il privilegio di regatare con lui dovevano indovinare sempre il suo pensiero e sopportarne improperie profuse a piene mani. Sono stato l'unico che poteva prenderlo in giro e accusarlo in pubblico di malefatte mai commesse, di furti con raggiro, di circonvenzioni di incapace perpetrate in danno di avversari sempre più capaci e più bravi di lui. Mi faceva parlare e mi guardava sorridendo, e annuendo tentava di far capire a tutti presenti che era proprio così. Ho avuto la fortuna di avere organizzato due feste in onore di Tino Straulino. Una a Massa Lubrense negli anni '70 e una, bellissima, al Savoia con Giancarlo Bracale allora presidente del Panathlon, e questa per i suoi ottant'anni. Il dieci ottobre scorso Straulino aveva compiuto novant'anni ed in una intervista al Corriere della Sera aveva lasciato trasparire che il traguardo finale lo considerava ormai prossimo. Avevamo in programma di festeggiare qui al Savoia il suo novantesimo compleanno. Pochi giorni fa Rolandi gli aveva parlato di questa intenzione mia e sua ed il vecchio timoniere non aveva risposto. Ancora una volta, prima di ogni altro, aveva capito che il vento, il suo vento, stava per finire. |
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