Florilegio Stampa
   

Le onde del Rex
di Pippo dalla Vecchia

 
    Da Il Mattino dell’8 Aprile 1987
 
   

“Eccolo, eccolo”. La sagoma inconfondibile del Rex , con i due maestosi baffi bianchi a prua prendeva corpo rapidamente nell'azzurra foschia estiva al largo dell'isola 'd' Ischia. Puntava dritto verso Napoli e avrebbe sfiorato la boa di Marechiaro. L'emozione di sentire il sordo fremito della grossa nave, il tempo di esclamare «Madonna, quanto è grande" e il Rex, solo con l'abbrivo, sarebbe ben presto caduto preda dei sei, sette rimorchiatori dal lungo fumaiolo nero che lo stavano. Aspettando all'ingresso del porto.
Tutto questo capitava ogni venti giorni sempre alla stessa ora della mattinata, tra le undici e mezzogiorno e per noi ragazzi era un giorno speciale, il giorno delle onde del Rex. Avevamo passato la nostra infanzia a Marechiaro e quando ci trasferimmo in città io e le mie. sorelle ogni giorno per tutta l'estate ritornavamo sugli scogli a fare il bagno nell'unico mare che ci sembrava degno di tale nome. Conil tram numero venti arrivavamo a Torre Ranieri e poi giù di corsa attraverso il Casale e la discesa di Marechiaro fino alla Gajola dove un'antica amicizia ci consentiva di accedere alla proprietà privata. Raggiungevamo a nuoto i due scogli che sono a levante della Gajola - allora molto più grandi, il mare adesso li ha quasi completamente consumati - e su quello più grande trascorrevamo tutta la giornata. .
Passavano davanti a Marechiaro molte belle navi e noi le cono¬scevamo tutte: il Conte di Savoia con la.bella poppa a incrociatore, il Saturnia, il Vulcania, il Conte Biancamano e sempre più spesso qualche agile cacciatorpediniere che era la nostra nave da guerra preferita, e il grande Rex, con la poppa tonda e alta sull'acqua. Le onde che sollevavano queste navi erano ben poca cosa rispetto a quelle del Rex quando arrivava a Napoli. Invece il giorno dopo, nel primo pomeriggio, la stessa nave passava davanti a Marechiaro non ancora lanciata e le onde per noi non erano buone. Quando era ormai prossima alla boa della Gajola, i più grandi di noi, scelta, la posizione migliore, aspettavamo in piedi la prima onda e i più pic¬coli gridando si raggruppavano tutti in cima allo scoglio, al sicuro. I più coraggiosi di loro avrebbero allungato la gamba per farsi ba¬gnare appena dalle onde di quella grande nave nera.
Il Rex, come sempre, ci avrebbe inviato sei onde, per la nostra gioia, il nostro divertimento. La prima, quella col baffo che si stac¬cava dalla prua, era un cavallone enorme e appena oltrepassava la
boa cominciava ad arricciarsi e a rompersi sopra la secca della Cavallara, e poi sempre più grossa e cattiva per il basso fondale s'innalzava¬ sul Carusiello e ormai tutta un frangente si rovesciava con inaudita violenza sugli scogli della Gajola. Neanche il tempodi respirare e arrivavano tutte le altre. Affioravano allora chiane e scogli che noi vedevamo sempre a molti metri sott'acqua e per un tempo che ci sembrava lunghissimo il mar. era tutto un ribollire di onde e di schiuma.
Tuffarsi in continuazione e risalire sullo scoglio senza farsi trascinare dalla risacca con il pericolo di sbattere sugli scogli pieni di ricci e denti di cane era il nostro grande divertimento. Urla di gioia e di finta paura facevano a gara con il frastuono del mare. Poi pian piano il mare si acquetava e il grande merletto spumeg¬giante via.via si allontanava da noi per correre lungo la costa, alla Finestrella, e via via alla Pischera, a Portiglione, a Villa Malatesta, e poi sempre più lontano verso Villa Maisto, Pietra Salata, Villa Rosebery. L'emozione durava fino al tramonto e le botte e i lividi che avevamo, come sempre, rimediati ci sembravano tante deco¬razioni.
Ogni tanto veniva a nuoto sul nostro scoglio una splendida ragaz¬za figlia di un pescatore che abitava alla Gajola. Nel giorno del Rex non mancava mai. Alta, bruna, con gli occhi grandi e neri, i lunghi capelli sciolti sulle spalle sembrava una sirena. Aveva un bel costume nero, che il sole e il mare avevano scolorato fino a farlo sembrare viola. Si chiamava Pupetta. Aveva l’irresistibile fa¬scino del frutto precocemente maturo. Le mie sorelle e le amiche mal sopportavano quella intrusione e, come sempre avviene tra ragazze, si sforzavano di trovarle qualche difetto. Ma non era possibile, Pupetta era bellissima. Dal punto più alto dello scoglio, che io non avevo il coraggio. di affrontare, fissava per qualche secondo la superficie del mare e subito dopo, con un perfetto volo d'angelo, si tuffava nell'acqua cristallina. Lo spruzzo che alzava sembrava un fiore. Dopo due o tre tuffi il fratello Stranillo la chiamava da terra e lei, silenziosa e sorridente, lasciava lo scoglio e nuotando leggera scompariva dietro il muraglione della Gajola. A giugno del '40 scoppiò la guerra, il Rex non passò mai più e Pupetta, appena un anno dopo, mori di tifo.

Pippo Dalla Vecchia

Segnalato da: Giancarlo Maresca
 
 

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