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“Eccolo,
eccolo”. La sagoma inconfondibile del Rex , con i due maestosi baffi
bianchi a prua prendeva corpo rapidamente nell'azzurra foschia estiva
al largo dell'isola 'd' Ischia. Puntava dritto verso Napoli e avrebbe
sfiorato la boa di Marechiaro. L'emozione di sentire il sordo fremito
della grossa nave, il tempo di esclamare «Madonna, quanto è
grande" e il Rex, solo con l'abbrivo, sarebbe ben presto caduto preda
dei sei, sette rimorchiatori dal lungo fumaiolo nero che lo stavano. Aspettando
all'ingresso del porto.
Tutto questo capitava ogni venti giorni sempre alla stessa ora della mattinata,
tra le undici e mezzogiorno e per noi ragazzi era un giorno speciale,
il giorno delle onde del Rex. Avevamo passato la nostra infanzia a Marechiaro
e quando ci trasferimmo in città io e le mie. sorelle ogni giorno
per tutta l'estate ritornavamo sugli scogli a fare il bagno nell'unico
mare che ci sembrava degno di tale nome. Conil tram numero venti arrivavamo
a Torre Ranieri e poi giù di corsa attraverso il Casale e la discesa
di Marechiaro fino alla Gajola dove un'antica amicizia ci consentiva di
accedere alla proprietà privata. Raggiungevamo a nuoto i due scogli
che sono a levante della Gajola - allora molto più grandi, il mare
adesso li ha quasi completamente consumati - e su quello più grande
trascorrevamo tutta la giornata. .
Passavano davanti a Marechiaro molte belle navi e noi le cono¬scevamo
tutte: il Conte di Savoia con la.bella poppa a incrociatore, il Saturnia,
il Vulcania, il Conte Biancamano e sempre più spesso qualche agile
cacciatorpediniere che era la nostra nave da guerra preferita, e il grande
Rex, con la poppa tonda e alta sull'acqua. Le onde che sollevavano queste
navi erano ben poca cosa rispetto a quelle del Rex quando arrivava a Napoli.
Invece il giorno dopo, nel primo pomeriggio, la stessa nave passava davanti
a Marechiaro non ancora lanciata e le onde per noi non erano buone. Quando
era ormai prossima alla boa della Gajola, i più grandi di noi,
scelta, la posizione migliore, aspettavamo in piedi la prima onda e i
più pic¬coli gridando si raggruppavano tutti in cima allo scoglio,
al sicuro. I più coraggiosi di loro avrebbero allungato la gamba
per farsi ba¬gnare appena dalle onde di quella grande nave nera.
Il Rex, come sempre, ci avrebbe inviato sei onde, per la nostra gioia,
il nostro divertimento. La prima, quella col baffo che si stac¬cava
dalla prua, era un cavallone enorme e appena oltrepassava la
boa cominciava ad arricciarsi e a rompersi sopra la secca della Cavallara,
e poi sempre più grossa e cattiva per il basso fondale s'innalzava¬
sul Carusiello e ormai tutta un frangente si rovesciava con inaudita violenza
sugli scogli della Gajola. Neanche il tempodi respirare e arrivavano tutte
le altre. Affioravano allora chiane e scogli che noi vedevamo sempre a
molti metri sott'acqua e per un tempo che ci sembrava lunghissimo il mar.
era tutto un ribollire di onde e di schiuma.
Tuffarsi in continuazione e risalire sullo scoglio senza farsi trascinare
dalla risacca con il pericolo di sbattere sugli scogli pieni di ricci
e denti di cane era il nostro grande divertimento. Urla di gioia e di
finta paura facevano a gara con il frastuono del mare. Poi pian piano
il mare si acquetava e il grande merletto spumeg¬giante via.via si
allontanava da noi per correre lungo la costa, alla Finestrella, e via
via alla Pischera, a Portiglione, a Villa Malatesta, e poi sempre più
lontano verso Villa Maisto, Pietra Salata, Villa Rosebery. L'emozione
durava fino al tramonto e le botte e i lividi che avevamo, come sempre,
rimediati ci sembravano tante deco¬razioni.
Ogni tanto veniva a nuoto sul nostro scoglio una splendida ragaz¬za
figlia di un pescatore che abitava alla Gajola. Nel giorno del Rex non
mancava mai. Alta, bruna, con gli occhi grandi e neri, i lunghi capelli
sciolti sulle spalle sembrava una sirena. Aveva un bel costume nero, che
il sole e il mare avevano scolorato fino a farlo sembrare viola. Si chiamava
Pupetta. Aveva l’irresistibile fa¬scino del frutto precocemente
maturo. Le mie sorelle e le amiche mal sopportavano quella intrusione
e, come sempre avviene tra ragazze, si sforzavano di trovarle qualche
difetto. Ma non era possibile, Pupetta era bellissima. Dal punto più
alto dello scoglio, che io non avevo il coraggio. di affrontare, fissava
per qualche secondo la superficie del mare e subito dopo, con un perfetto
volo d'angelo, si tuffava nell'acqua cristallina. Lo spruzzo che alzava
sembrava un fiore. Dopo due o tre tuffi il fratello Stranillo la chiamava
da terra e lei, silenziosa e sorridente, lasciava lo scoglio e nuotando
leggera scompariva dietro il muraglione della Gajola. A giugno del '40
scoppiò la guerra, il Rex non passò mai più e Pupetta,
appena un anno dopo, mori di tifo.
Pippo Dalla Vecchia
Segnalato
da: Giancarlo Maresca |
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