Florilegio Stampa
    Da "Paolo il caldo"
di Vitaliano Brancati
 
   

Riconosco l'ingiustizia dello sfruttamento dell'uomo, il mio voto è per chi la cancella, ma le eterne sensazioni dell'amore, della cattiva o della buona salute, dell'ozio, del dubbio, della vita non più vissuta ma contemplata, queste divinità che hanno trascorso luminose le oscure lotte dei secoli, non mi rassegno a perderle nemmeno per un minuto. I politici di oggi, come tutti i politici dei tempi di rivoluzione, vogliono sfogare la loro invidia contro il divino, costretta a celarsi nei tempi normali. In nome della giustizia, essi vogliono entrare nella nostra intimità, quali poliziotti a cui un mandato di cattura dà inaspettatamente, nel cuore della notte, il diritto di entrare nel castello davanti al quale sono passati migliaia di altre notti, guardando alle finestre illuminate di rosa come alle porte di un cielo irraggiungibile da qualunque mezzo umano. Dopo aver fatto omaggio a talune innovazioni sociali, e averle accettate e aiutate, bisogna rafforzare il proprio egotismo, dare ai propri diritti la durezza del diamante, e nella società, che espropriato le ville, gli yachts e i castelli, far squillare milioni di io con la potenza di corni di Orlando. Assordiamo le orecchie di questi capipopolo che, dopo aver santamente procurato gli ospedali e le scuole a tutti, marciano come diavoli verso la filosofia, la religione e la poesia; assordiamoli, stordiamoli, facciamoli rinculare.
    Il sociale nell'arte è come l'acqua sul fuoco, e in tutta la vita intima, si deve al sociale, a questa ossificazione politico-amministrativa dell'amore per gli altri, se oggi parecchie persone sono grette, aride, capaci di uccidere e di fare la spia.

 
 

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