Florilegio Stampa
   

EXTRA PARTY - Come organizzare una festa di successo(senza l'eccesso)

 
   

  Vorrei porre all'attenzione del Cavalleresco Ordine un articolo di Davide Burchiellaro e Antonella Piperno uscito su PanoramaWeb il 23-08-2002. Vi saluto con la speranza, un giorno, di poter far parte del vostro Ordine... Anche se, data la mia giovane età, dovrà passarne più di uno.
Con Stima
Giordano Iovine


   Non strafare con gli inviti. Vestire a misura di anagrafe. Offrire i cibi locali e solo champagne. Dopo le esagerazioni degli ultimi mesi si ritorna alla misura. Promemoria per anfitrioni chic.

  Ora che la bottiglia numero 205/1000 di champagne Cristal Mathusalem da 6 litri, valore 16 mila euro, giace vuota e inutile nel retrobottega del Billionaire di Porto Cervo; ora che i tappeti, i cuscini persiani, le tende leopardate e gli abiti zebrati, scollati, trasparenti sono finiti in lavanderia o restituiti agli stilisti; ora che i gruppi d'animazione Pummarola sound, Rumba de mar, Anema e core o Paraguayos ripongono mandolini e tamburelli; bene, ora è forse il momento di dire, senza moralismi, che la tournée festaiola dell'estate 2002 è stata decisamente eccessiva.
   Che, se l'orgia di immagini posate o fintorubate rimarrà impressa negli annali dei giornali di gossip, di certo non è stata un esempio di stile e glamour. Quest'anno più degli altri anni, a quanto pare, visto che il dibattito sulla via del ritorno a casa sembra imperniato su un'unica domanda-tormentone: «È possibile uscire dal tunnel della festa a uso mediatico, dagli eccessi cafoneschi che appaiono inevitabili anche ai party organizzati con le migliori intenzioni?». Tra i primi a chiederselo, un principe, Carlo Giovanelli, di solito indulgente. Sebbene infatti vada orgoglioso di aver vinto la zucchina d'oro alla festa del barone GianAlberto d'Ecclesia Farace a Porto Rafael, Giovanelli tuona: «L'estate è momento di liberazione dai tabù» dice. «Ma qualche paletto bisogna pur metterlo». A cominciare dalla selezione dei personaggi.
   Lotta dura all'imbucato. «C'è un problema serio» spiega il principe; «bisogna pattugliare le discese a mare più che gli ingressi alle ville, perché il cafone da festa oggi arriva in barca». Boat people di clandestini vanziniani sarebbero dunque la causa prima della degenerazione. Più attenzione, però, il nobile raccomanda anche negli inviti: «Se è tollerabile l'eccesso dei personaggi tv, perché fanno status, è imperdonabile lo sconosciuto senza stile». Il dito sembra puntato sulla categoria «neoplayboy» rappresentata dal pomatato Rossano Rubicondo, uomo del Nomentano e giovane accompagnatore di Ivana Trump, già noto alle cronache per aver picchiato una ex fidanzata. Drastico il giudizio di chi l'ha avvistato alla festa di Cristina Ferrari organizzata da Tiziana Rocca a Liscia di Vacca: «L'unico neo di un bel party». Più rigido sul problema selezione il massmediologo Klaus Davi: «La volgarità degli ospiti dipende dalla loro voglia di uscire sui giornali» spiega «è quello che distingue una festa dove c'è il potere e una festa-vetrina». La ricetta del massmediologo: «Non invitare i personaggi tv, essenziale la presenza di uno storico, uno tipo Lucio Villari. No a giornalisti, almeno che non siano Lucia Annunziata o Giuliano Ferrara».
   Stop all'ombelico selvaggio. Diventa difficile seguire Davi quando passa a dare le sue regole di look: «Io consiglio agli uomini sempre la giacca e la cravatta, anche in barca». Solleva un coro di proteste: «A un fisico prestante, uomo o donna, in un party marinaro è sempre perdonato tutto, anche un torso nudo o una supertrasparenza» ritiene Giovanelli. Mario d'Urso sembra il più equilibrato e dice che «un pantalone blu e una camicia bianca al mare possono bastare». Alla festa di Anna La Rosa, direttore dei servizi parlamentari della Rai che a luglio ha festeggiato il suo onomastico a Poltu Quato, le scollature e gli ombelichi in vista sono sembrati a tutti davvero eccessivi: «Parliamone, di questo problema dell'ombelico» esordisce Roberto D'Agostino, fustigatore numero uno delle feste «è brutto che il trash giovanile si trasferisca sulle pancette di chi non è più una ragazzina. Se ormai accettiamo anche l'ostentazione della chirurgia plastica, per l'ombelico si consiglia un passo indietro». Ma per l'ideatore del sito gossip Dagospia ci sono urgenze più importanti da affrontare: «Le signore devono piantarla di farsi la messa in piega prima di ogni festa, suvvia, siamo al mare».
   Gastronauti e dilettanti. «Un'altra bizza da bloccare tra i mondani in festa sono le paturnie gastronomiche» continua D'Agostino. «Si sentono tutti dei Veronelli o dei Vissani, spaccano la mozzarella in quattro, impazziscono per il vino rosso caldo anche con 40 gradi e 99 per cento d'umidità». Le regole del catering buono e giusto in effetti sono cambiate: si salva lo champagne («Mai sottomarche» sentenzia Giovanelli), non si salva affatto il caviale e soprattutto il sushi: «È decisamente cafone mangiato in Costa» sostiene Davi. «Corretta è sempre e solo la cucina locale, con l'eccezione delle barche straniere; su uno yacht arabo va bene anche il cous cous» puntualizza Giovanelli.
   Inviti fucsia. Il più inflessibile in merito alla moda dell'invito sbracato è ancora Davi: «Deve tornare a essere più semplice, scritto a mano, senza spirito». Più importante ancora è che non si creino disastri con le risposte. Imperdonabile che non si sappia se si cenerà seduti (in quel caso non si dovrebbe essere più di una dozzina) o in piedi.
   Mammutones & Pummarola. Un esempio di come si possa esagerare nell'omaggio alla regione ospitante pare averlo dato ancora Anna La Rosa: mammutones e gruppi folk hanno affollato la sua festa. Ma anche chi ha assoldato le animazioni troppo chiassose non ha fatto una bella figura. Apice del trash alla festa di Porto Rafael, dove, fasciati da magliette con la scritta «Saranno Pietosi» i Rumba de mar hanno fatto ballare, cantare, sudare e alla fine spogliare, gli ospiti.
   E qui, davvero, chi predica un ritorno alla sobrietà proponendo animazione di arpe e musica da sottofondo, forse dovrebbe mettersi il cuore in pace. O fare come Gianni Boncompagni, che, sul suo biglietto da visita ha fatto scrivere: «Non frequento Cortina, la Sardegna e la discoteca Gilda».

 
 

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