Personalmente
detesto fare gli acquisti. Mi piace andare al mercato a comperare
il cibo o passare a visitare un fornitore di fiducia ma un centro
commerciale il sabato pomeriggio è la mia idea personale
dell’ordalia o della Cayenna se preferite. Il peggio in
assoluto è rappresentato dai negozi più ambiziosi
di abbigliamento maschile. Fortunatamente non ci devo andare
quasi mai : le calze e le mutande me le comperano la mamma,
la fidanzata o la moglie (un barometro della situazione sentimentale)
e possiedo abbastanza camicie, abiti e scarpe da vestire un
paio di generazioni di de Sury.
Recentemente mi sono trovato lontano da casa e ho avuto un incidente
sfortunato con una zuppa che mi ha obbligato a correre al negozio
di abbigliamento maschile di “lusso “ locale. Non
entro nel merito della qualità della merce in vendita
su cui non faccio testo. Ho un sarto che mi fa esattamente gli
stessi abiti da 25 anni e ancora oggi siamo in disaccordo su
di alcuni dettagli. No, quello di cui voglio parlare è
il servizio. Vengo accolto da un giovanotto “elegante”
con venti anni meno di me : camicia con quattro bottoni sul
colletto che copriva quasi i lobi delle orecchie, cravatta di
dimensioni adeguate a rivestire la vasta area creata dal colletto
suddetto (il nodo da solo avrebbe riempito un bel tumbler),
pantaloni neri tipo calzamaglia per fare risaltare ancora di
più le zattere che portava ai piedi. Due oggetti indescrivibili
ma non privi di fascino nel loro abominio, non mi dispiacerebbe
regalarne un paio al Museo dell’Uomo come monito per le
future generazioni.
Comunque passi, siamo in una democrazia e quest’uomo ha
il diritto di abbigliarsi come meglio crede.
Sollecitato dalla mia richiesta, il commesso inizia a propormi
capi fantasiosi che declino con fermezza. |
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“Mi
servono solo una giacca blu e una camicia bianca, le più
semplici e ortodosse che avete.” Ho fatto il primo errore.
Per il mio interlocutore l’ortodossia e esclusivamente
un credo religioso e quindi mi rifila (chissà perché)
una giacca stile Presidente Mao-Tse-Tung. Chiarito l’equivoco,
mi chiede la taglia. Non la conosco, rispondo io. Secondo errore.
Esprime biasimo e stupore e procede a misurarmi. Trova alla
fine due soluzioni al mio problema. “Io prenderei
questo” affermazione che mi fa apoditticamente propendere
per l’altro- “Perché la fa sembrare più
slanciato e giovanile”:
Slanciato e giovanile a chi ?
Sono un professore universitario di quasi cinquant’anni
con due famiglie da mantenere, un mutuo ipotecario che sembra
il deficit dell’INPS e uno stile di vita che mi rende
tecnicamente già morto agli occhi della classe medica.
Mi faceva orrore sembrare giovanile quando ero giovane, figurarsi
adesso. Non sono un ragazzino in jeans aderenti che sogna di
assomigliare ai divi della televisione o del cinema. Sono un
signore di mezza età che aspira ad essere un gentiluomo
- un boulevardier come Wodehouse definiva Bertie Wooster o Monty
Bodkin- che vuole solo continuare a deteriorarsi con un minimo
di grazia ed eleganza. Quindi rivendico con veemenza il mio
diritto a preferire i miei modelli a quelli prevalenti.
Tronco la discussione con il commesso zelante, effettuo l’acquisto
e mi cambio. Corro alla mia riunione. Al termine due dei partecipanti
mi prendono da parte e mi dicono “Ma come siamo eleganti
oggi!” In preda alla disperazione capisco che il sistema
ha vinto. Devo arrendermi : domani prenderò un appuntamento
per la liposuzione e il trapianto dei capelli. |