Io
non possiedo uno scafandro da palombaro. Non frequento le profondità
degli abissi marini e quindi non ne ho mai sentita la necessità.
Seguendo lo stesso principio non mi sono mai comperato un acceleratore
di neutroni, un clavicembalo o un ghiacciaio in Alaska. Ci sono
tante cose che non possiedo, oltre che per un elementare motivo
economico, per la semplice ragione che non saprei cosa farmene.
Questa mia granitica certezza è stata recentemente incriminata
in tema di automobili.
Mi è successo una volta, venti anni fa, di ritrovarmi
impantanato in un campo. Essendosi trattato di un incidente
isolato, ho ritenuto che la mia “normale” station
wagon fosse assolutamente adeguata al mio tipo di guida. Del
resto ho fatto una volta in vita mia una TAC, così come
mi è successo una sola volta di andare sulle montagne
russe, ma non per questo ho mai pensato di diventare proprietario
delle attrezzature necessarie. Però, guardando il parco
automobilistico italiano, cominciano a venirmi dei dubbi. A
occhio mi sembra che la metà delle vetture circolanti
siano fuoristrada a trazione integrale. Ne deduco di conseguenza
che in Italia esiste un grande movimento di guida in condizioni
difficili da cui io sono escluso. Forse vengono organizzate
gare obbligatorie di guida cross-country per categorie professionali
diverse dalla mia o esiste un vincolo di acquisto di una jeep
imposto dall’amministrazione fiscale. Oppure, esistono
percorsi alternativi che io clamorosamente ignoro : che so,
una mulattiera impervia che permette di raggiungere via Mascagni
da via Carducci tagliando tutto il centro di Milano e la cerchia
dei Navigli.
Qualche mese fa ho visto un bel filmone western in cui un indiano
Navajo consegnava al figlio il patrimonio di conoscenze storiche
che gli avrebbero permesso di sopravvivere : il segreto del
fuoco, della fabbricazione delle armi, delle migrazioni dei
bisonti e via dicendo.
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In preda a un forte senso di responsabilità paterna (e,
a dir la verità, a tre negroni e una bella bottiglia
di Merlot) ho pensato di compiere anch’io il mio dovere
e di trasmettere a mio figlio le regole indispensabili di comportamento
nella vita. Quindi gli ho messo una mano sulla spalla (anche
per stabilizzarmi) e con voce carica di affetto e di esperienza
gli ho detto : “Primo, non mettere mai una giacca
blu con le scarpe marroni;
secondo, non ordinare mai la specialità della casa in
un ristorante;
terzo, non dire mai a una donna che non ti piace la sua pettinatura
e,
ultimo, ma più importante, se incontri una macchina targata
XX (sopprimo la provincia perché ho già abbastanza
nemici) guidata da uno con il cappello in testa, buttati fuori
strada o contro il muro perché rischi di meno”.
Con il passare dei mesi, mi sono accorto che l’ultima
regola è ormai datata. L’uomo con il cappello ha
cessato di essere il nemico pubblico numero uno e il suo posto
è stato ormai preso dalla casalinga che va a prendere
i bambini a scuola con un mostro a trazione integrale di cinque
litri di cilindrata.
Tra l’altro sono normalmente donnini di cinquanta chili
con scarpetta con il tacco che guidano un mezzo che metterebbe
in difficoltà un carrista veterano della guerra d’Africa.
Comunque state tranquilli. Quando sarò il vostro dittatore
illuminato (e mancano ormai poche settimane) risolverò
il problema con uno dei miei primi editti : la guida dei veicoli
fuoristrada sarà consentita esclusivamente ai cittadini
i cui figli siano iscritti in scuole situate nelle risaie del
vercellese. L’unica eccezione sarà per mia moglie,
ma del resto vorrete concedermi qualche privilegio come tiranno
(se no cosa lo faccio a fare ?) |