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Mestiere scomparso : la rammendatrice
di Lorenzo Sartorio dalla Gazzetta di Parma di Luned́ 15 Novembre 2004

 
    Negli anni in cui trionfa l'usa e getta è quanto mai piacevole ricordare antichi mestieri nati per l'esigenza ed il piacere di conservare. La rammendatrice faceva tutto questo in un epoca che utilizzava le cose fino alla loro morte fisica e non mentale. Oggi quest'ultima è divenuta la prima causa di decesso in ogni guardaroba.

"Mestiere scomparso : la rammendatrice"
Scomparso nel nulla tra la fitta nebbia dei ricordi. La rammendatrice era una donna abile nel cucito, ma soprattutto molto paziente, alla quale venivano portati abiti o camicie che, per i pi ù svariati motivi, si strappavano. Meglio ancora, a causa di un maledetto chiodo, di una sporgenza o di chissà quale altra diavoleria rischiavano di essere inutilizzati. Recita un saggio adagio " meglio il buco della toppa" che, per simile sia al tessuto, è pur sempre riconoscibile, quindi, ci voleva il.. miracolo. E, quel " miracolo", si chiamava appunto rammendatrice. Solitamente anziana, la donna lavorava di fino con ago e filo al punto di restaurare perfettamente quel dannato " sette" in un pantalone o nel gomito di una giacca. E siccome le rammendatrici brave ( ma brave per davvero) non erano molte, le poche in attività, erano letteralmente prese d'assalto e le loro abitazioni traboccavano di abiti danneggiati. La rammendatrice, sempre e comunque accanto alla finestra per fruire di pi ù luce e alla sera accanto alla lampada, consumava occhi e pazienza nel rattoppare quel buco o quello strappo che avevano « ferito » un abito nuovo. Ed era un vero guaio in quanto, una volta, il vestito nuovo rappresentava un lusso; infatti veniva « spianato » per Natale, Pasqua ed in occasione di matrimoni e funerali.
Acquistarne un altro, nemmeno a parlarne, quindi si doveva in tutti i modi sperare nel miracolo laico delle rammendatrici a volte chiamate a risolvere casi disperati. Le case, un tempo, non è che fossero spaziose e razionalmente divise come le attuali : notte, giorno, servizi, angolo cottura, spazi bimbi ecc. La gente viveva in un paio di stanze, il servizio igienico era sul ballatoio delle scale o nella corte e tutto si concentrava nella cucinona che fungeva anche da sala, soggiorno e, al bisogno ( dotata di un paio di brande), da stanza da letto se la famiglia era numerosa. La rammendatrice, quindi, lavorava nella grossa cucina alternando i suoi intrecci di filo alla cura delle pentole che borbottavano sulla stufa o sul camino. Quindi non era raro, quando si andava a ritirare l'abito perfettamente rammendato, che lo stesso « profumasse » intensamente di soffritto o di stracotto. Se per i pantaloni dei bambini e dei ragazzi il lavoro, anche se svolto con precisione e cura non era sopraffino, per gli abiti degli uomini e delle donne, l'attenzione della rammendatrice si intensificava, non solo per l'importanza del capo, ma anche per chi lo avrebbe indossato che, data l'età, era auspicabile usasse maggior cura nel portarlo. Un lavoro paziente, dunque, ma anche lungo e pesante che impegnava la rammendatrice non solo di giorno, ma fino a notte inoltrata. Ed era proprio di notte che quelle due manine svelte ed esperte lavoravano meglio alla luce di una fioca lampada in quanto non distolte da altre occupazioni pesanti come il cucinare, il lavare, il riassettare la casa. Accanto alla finestra mentre riparava gli strappi, la rammendatrice era a diretto contatto con il suo mondo. Un mondo piccolo fatto , a volte, di un fettina di cielo, di tante tegole, comignoli e abbaini se abitava ai piani alti, oppure di un tappetino d'orto se la casa era a piano terra. E da quella postazione la donna, mentre lavorava, scrutava il tempo e l'avvicendarsi delle stagioni. D'inverno annotava, per prima, il magico tramutarsi dell'acqua in neve e il fiabesco calare della nebbia. Invece in estate cercava di sfruttare l'ultimo raggio di sole che illuminava il suo lavoro mentre non era raro che, da quella finestrella aperta sul mondo, scorgesse l'avvicinarsi di un temporale quando il cielo si oscurava e il « buz d'la jacma » non prometteva nulla di buono. Oggi, nell'era dell'usa e getta, anche la rammendatrice è scomparsa. E' solo presente nella memoria di quanti hanno potuto apprezzare il suo lavoro, mentre giorno e notte era intenta a rammendare calzoni e speranze.
 
 

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