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Florilegio
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Il segreto del Vero Signore |
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IL SEGRETO DEL VERO SIGNORE Sepolto
il vero signore nella forma dovuta, i parenti, dopo un tempo conveniente,
faranno uno spoglio delle sue carte. Può darsi che allora spunti,
dal fondo di qualche cassetto, oltre al testamento vero e proprio, anche
qualche documento più riservato, in cui il defunto parli della
sua vita, e faccia delle confidenze cui non si è mai lasciato andare
da vivo. CAPITOLO
I Nel 1765, il 12 Marzo, io uscii dalle tenebre per fare la mia comparsa alla luce. Mi si misurò, mi si pesò, mi si battezzò. Nacqui senza saper perché, e i miei parenti ringraziarono il cielo senza sapere di che cosa. CAPITOLO
II Mi furono insegnate cose di ogni specie e lingue di ogni specie. A forza di essere impudente e ciarlatano, qualche volta passai per sapiente. La mia testa è diventata una biblioteca di volumi scompagnati, di cui io solo ho la chiave. CAPITOLO
III Fui tormentato dai maestri, dai sarti che mi facevano gli abiti stretti, dalle donne, dall'ambizione, dall'amor proprio, dai rimpianti inutili, dai sovrani e dai ricordi. CAPITOLO
IV Sono
stato privato di tre grandi gioie della specie umana: del furto, della
golosità e della vanità. A trent'anni, ho rinunziato alla danza; a quaranta, a piacere al bel sesso; a cinquanta, all'opinione pubblica; a sessanta, a pensare; e sono diventato un vero saggio o egoista, il che è sinonimo. CAPITOLO
VI Sono stato testardo come una mula, capriccioso come una donna civetta, gaio come un bambino, pigro come una marmotta, attivo come Bonaparte; e tutto a volontà. CAPITOLO
VII Non avendo mai potuto rendermi padrone della mia fisionomia, finii per lasciare briglia sciolta alla mia lingua, e presi la brutta abitudine di pensare ad alta voce. Ciò mi procurò qualche gioia, e molti nemici. CAPITOLO
VIII Sono stato molto sensibile alle amicizie, e alle confidenze, e, se fossi nato all'età dell'oro, avrei potuto essere assolutamente un brav'uomo. CAPITOLO
IX Non sono stato mai implicato in nessuna trattativa per dare marito o moglie alla gente; non ho mai raccomandato nè cuoco nè medico; per conseguenza non ho attentato alla vita di nessuno. CAPITOLO
X Ho amato le società ristrette, le passeggiate nei boschi. Avevo una venerazione involontaria per il sole, il cui tramonto mi attristava spesso. Tra i colori ho preferito il blu; tra i cibi, il beuf au naturel; tra le bevande, l'acqua fresca; tra gli spettacoli, le commedie o le farse; negli uomini e nelle donne, le fisionomie aperte ed espressive. I gobbi dei due sessi ebbero per me un fascino, che non ho mai potuto definire. CAPITOLO
XI Ebbi dell'antipatia per gli sciocchi e per i maleducati, per le donne intriganti che recitano la commedia della virtù; del disgusto per l'affettazione della pietà, per gli uomini tinti e le donne truccate; dell'avversione per i sorci, i liquori, la metafisica e il rabarbaro; del terrore per la giustizia e i cani arrabbiati. CAPITOLO
XII Attendo la morte senza timore, come senza impazienza. la mia vita è stata un cattivo melodramma con grande messa in scena, in cui ho fatto la parte di eroe, di tiranno, di amoroso, di padre nobile; mai quella di lacché. CAPITOLO
XIII Qui è
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