Florilegio Stampa
   

Il segreto del Vero Signore

 
   


   Di questo libro posseggo la prima edizione, del 1952, ma ve ne sono state altre successive. Nell'edizione in mio possesso, l'autore si firma con lo pseudonimo di Willy Farnese, ma nelle edizioni successive mi sembra che abbia utilizzato il proprio nome autentico. Il libro esamina tutte le normali casistiche umane alla luce del buon gusto e della buona educazione. Il disegno che ne viene fuori è di una tale organicità che nessuno, dopo averlo letto, può più dubitare della natura universale di questi princìpi. Giustificato alla luce del buon senso e della psicologia umana, meravigliosamente intuita dove non profondamente analizzata, il gusto rivela di non essere un'opinione. Questo teorema, che è anche alla base dell'atteggiamento estetico della nostra associazione, è stato dimostrato in molti modi . Qui Giovanni Ansaldo trova uno dei più eleganti.
Egli supera se stesso in molti punti, tra cui il paragrafo finale dell'opera. Si tratta a sua volta di una citazione, ma di quelle la cui raffinatezza vale quanto una decorazione.

IL SEGRETO DEL VERO SIGNORE

   Sepolto il vero signore nella forma dovuta, i parenti, dopo un tempo conveniente, faranno uno spoglio delle sue carte. Può darsi che allora spunti, dal fondo di qualche cassetto, oltre al testamento vero e proprio, anche qualche documento più riservato, in cui il defunto parli della sua vita, e faccia delle confidenze cui non si è mai lasciato andare da vivo.
Diamo qui un esempio illustre di questo genere di composizione: le Mie memorie o il mio Io al naturale scritto in dieci minuti, del conte Rostopchine, quello che incendiò Mosca dinanzi a Napoleone e di cui abbiamo già fatto cenno, un vero signore un pò bizzarro, il cui nome aristocratico dev'essere onorato,crediamo, anche nella Russia di oggi, perché, in quanto a feroce risolutezza nel resistere all'invasore, fu un maestro.
Ecco dunque lo scritterello del più famoso incendiario dei tempi moderni:

CAPITOLO I
La mia nascita

   Nel 1765, il 12 Marzo, io uscii dalle tenebre per fare la mia comparsa alla luce. Mi si misurò, mi si pesò, mi si battezzò. Nacqui senza saper perché, e i miei parenti ringraziarono il cielo senza sapere di che cosa.

CAPITOLO II
La mia educazione

   Mi furono insegnate cose di ogni specie e lingue di ogni specie. A forza di essere impudente e ciarlatano, qualche volta passai per sapiente. La mia testa è diventata una biblioteca di volumi scompagnati, di cui io solo ho la chiave.

CAPITOLO III
Le mie sofferenze

   Fui tormentato dai maestri, dai sarti che mi facevano gli abiti stretti, dalle donne, dall'ambizione, dall'amor proprio, dai rimpianti inutili, dai sovrani e dai ricordi.

CAPITOLO IV
Privazioni

   Sono stato privato di tre grandi gioie della specie umana: del furto, della golosità e della vanità.

CAPITOLO V
Epoche memorabili

    A trent'anni, ho rinunziato alla danza; a quaranta, a piacere al bel sesso; a cinquanta, all'opinione pubblica; a sessanta, a pensare; e sono diventato un vero saggio o egoista, il che è sinonimo.

CAPITOLO VI
Ritratto morale

   Sono stato testardo come una mula, capriccioso come una donna civetta, gaio come un bambino, pigro come una marmotta, attivo come Bonaparte; e tutto a volontà.

CAPITOLO VII
Risoluzione importante

   Non avendo mai potuto rendermi padrone della mia fisionomia, finii per lasciare briglia sciolta alla mia lingua, e presi la brutta abitudine di pensare ad alta voce. Ciò mi procurò qualche gioia, e molti nemici.

CAPITOLO VIII
Ciò che fui e ciò che avrei potuto essere

   Sono stato molto sensibile alle amicizie, e alle confidenze, e, se fossi nato all'età dell'oro, avrei potuto essere assolutamente un brav'uomo.

CAPITOLO IX
Princìpi rispettabili

   Non sono stato mai implicato in nessuna trattativa per dare marito o moglie alla gente; non ho mai raccomandato nè cuoco nè medico; per conseguenza non ho attentato alla vita di nessuno.

CAPITOLO X
I miei gusti

   Ho amato le società ristrette, le passeggiate nei boschi. Avevo una venerazione involontaria per il sole, il cui tramonto mi attristava spesso. Tra i colori ho preferito il blu; tra i cibi, il beuf au naturel; tra le bevande, l'acqua fresca; tra gli spettacoli, le commedie o le farse; negli uomini e nelle donne, le fisionomie aperte ed espressive. I gobbi dei due sessi ebbero per me un fascino, che non ho mai potuto definire.

CAPITOLO XI
Le mie avversioni

   Ebbi dell'antipatia per gli sciocchi e per i maleducati, per le donne intriganti che recitano la commedia della virtù; del disgusto per l'affettazione della pietà, per gli uomini tinti e le donne truccate; dell'avversione per i sorci, i liquori, la metafisica e il rabarbaro; del terrore per la giustizia e i cani arrabbiati.

CAPITOLO XII
Analisi della mia vita

    Attendo la morte senza timore, come senza impazienza. la mia vita è stata un cattivo melodramma con grande messa in scena, in cui ho fatto la parte di eroe, di tiranno, di amoroso, di padre nobile; mai quella di lacché.

CAPITOLO XIII
Il mio epitaffio

Qui è stato posato
Perché se ne stia riposato
Col suo cuore spossato
Col suo corpo logorato
Un vecchio diavolaccio trapassato:
Signore e signori, fermarsi è tempo sprecato.


 
 

Home , Visitatori , Atti , Libro dei Fornitori , Eventi , Rassegna Stampa , Florilegio , Registrazione ,
Intenti dell'Ordine , Gola , Azione , Donne , Arte , Gioco , Fumo , Abbigliamento , Tauromachia , La Nona Porta