Florilegio Stampa
   

In mare solo uomini, please
Come nei pił austeri club britannici al circolo Savoia le signore non sono ammesse
di Fernanda Roggero dalla Gazzetta da "Il Sole-24 Ore" di domenica 5 giugno 2005

 
    Mezzani o ziti? "L'importante è che sia pasta liscia, spezzata a mano. Da un maccherone si fanno cinque pezzi". Si capisce subito che Pippo Dalla Vecchia non scherza quando dice che va in barca "a cucinare". Il presidente del più antico yacht club italiano dopo quello di Genova, il Savoia di Napoli, quando sale a bordo del suo "Pilgrim", un 14 metri dei cantieri Carlini di Viareggio, sostiene di occuparsi "solamente di alta gastronomia". E si infervora discutendo con un'amica napoletana sulla corretta cottura della "genovese", la salsa alle cipolle cara ai partenopei quasi quanto il mitico ragù di Eduardo De Filippo.
Settantacinque anni fra tre giorni, due matrimoni e un ultimo figlio di sei anni, Dalla Vecchia vende pneumatici, un'attività di famiglia dai primi Novecento. Più volte campione italiano di vela, il padre-padrone del Savoia ha costruito il circolo a sua immagine. "Costruito" è il termine esatto. "L'abbiamo ristrutturato da capo a piedi - racconta - e da dieci anni ad agosto passo le vacanze qui dentro per seguire i lavori". Un pezzetto ogni anno: prima le cucine, poi gli spogliatoi, i pavimenti, la veranda trasformata in ristorante, i salotti con i divani tardo impero acquistati ad uno ad uno dagli amici antiquari. Per riportare il Savoia agli antichi splendori.
Un po' di storia. Il Circolo canottieri Savoia nasce con il nome Sebezia il 15 luglio 1893 per opera di undici "fuoriusciti" dell'Italia, il club storico di Napoli. L'Italia, che tuttora ha sede accanto al Savoia, con britannico fair play accetta la scissione e concede in dote una barca, il Nautilus, un vecchio quattro jole a sedile fisso. L'anno successivo un brutto incidente provoca la morte di quattro soci sbalzati in mare dal Nautilus durante un raid remiero Napoli-Capri. La canottieri, profondamente colpita dalla tragedia, è sull'orlo dello scioglimento e si appella alla casa regnante che concede il proprio patrocinio: da quel momento il circolo verrà conosciuto come il "Savoia". La maglia bianco-celeste, divenuta bianco-nera in ricordo degli amici scomparsi, cambia nuovamente colori e il nero lascia posto al blu savoia. Da allora in avanti la storia del circolo è solo sportiva e costellata di vittorie in Italia e all'estero sia nella vela che nel canottaggio. Ma gli anni Ottanta segnano un lento declino che viene arrestato solo con l'arrivo di Pippo Dalla Vecchia.
Inizia l'era Dalla Vecchia. "Mi hanno chiamato nel '91 - racconta il presidente - io ero al circolo Italia, proprio qui accanto.". Il Savoia era allo sbando. L'età media dei soci 70-75 anni, le sale monopolizzate da anziane signore: interi pomeriggi dedicati alla canasta. "Ho accettato l'incarico solo per il mio insopprimibile spirito agonistico - spiega - mettendo subito in chiaro che non avrei accettato eccessi di democrazia".
Prima di tutto sono sparite le vecchie signore. "Mi avevano preso subito da parte, lamentandosi delle sedie danneggiate che rovinavano le calze, indicando tavolini traballanti e mazzi di carte poco scorrevoli. Chiamavano i camerieri battendo le mani: cose da non credere, sembrava di essere in un circolo di Calcutta sotto il dominio britannico": Eliminate le polverose accanite della canasta il presidente ha cominciato a dettare le regole. Al circolo non si entra con il telefonino acceso e la sera si mangia in giacca e cravatta anche se ci sono 40 gradi. Nessun privilegio di anzianità: tutti i soci, maschi, godono degli stessi diritti. Queste sale arredate con il gusto classico di una vecchia dimora borghese, riparate dal frastuoni di via Caracciolo, pochi metri più sopra, sono una radicata e consapevole roccaforte del maschilismo sportivo d'antan. Le signore non sono ammesse come socie e possono sedersi a tavola solo se accompagnate.
Alcune di loro, obiettiamo, avrebbero titolo più di certi soci incapaci di distinguere una randa da un tendalino per il sole. "Eppure qui funziona così - sentenzia il presidente - questa è la regola, gli uomini hanno bisogno di regole, anche se in certi casi possono apparire medievali".
Il cuore sportivo. Niente è più lontano da Pippo Dalla Vecchia del coté mondano di certi circoli nautici. Il suo rimpianto, anzi, è che molti soci siano "sportivi di complemento". Non si nasconde che per alcuni far parte del circolo è quasi un dovere sociale, una faccenda di status. Preferisce parlare dei "ragazzi", i 60-70 giovani grazie ai quali il Savoia è ai vertici europei della vela. Giovani per i quali non esistono distinzioni di censo, legati dalla democrazia dello sport. L'unico divieto, assoluto, è per piercing e tatuaggi.
La ruvida benevolenza con cui li apostrofa ("insegniamo loro a diventare uomini") lascia trasparire un'assoluta predilezione per quella che considera "la parte migliore del circolo". Anche se molti di questi ragazzi, quasi tutti probabilmente, non potranno mai diventare soci. C'è un giorno all'anno però in cui tutti entrano nelle sale del circolo senza restrizioni: il 4 dicembre, la grande festa degli ex, a cui è invitato chiunque abbia partecipato almeno a una regata con i colori del club. Arrivano da tutta Europa, il pizzaiolo di Monaco di Baviera, il medico di Lione, l'operaio di Dusseldorf. Non manca mai Giuseppe Spinelli da Milano, classe 1915, piccolo campione negli anni Venti.
Le regole d'ingresso. Oggi il Savoia ha circa 900 soci, una settantina dei quali, i più fortunati, possiedono un posto barca in darsena (la lista d'attesa conta almeno cento nomi). Tassa d'ammissione 2mila euro - contenuta, se si considera che l'Aniene di Roma ne chiede 20mila - quota annuale 1.200 euro. Per aderire al circolo occorre essere presentati da almeno due soci fondatori; con il via libera dell'assemblea si diventa socio ordinario e dopo dieci anni si può aspirare ad entrare tra i "fondatori". Nell'elenco dei soci compaiono naturalmente tutti i bei nomi della Napoli che conta. Parlamentari come Antonio Martuscello, Salvatore Lauro e Antonio Iervolino e politici locali come il neo assessore alle Attività produttive Andrea Cozzolino. Imprenditori a volontà, dall'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato al presidente dell'Unione Industriali di Napoli Gianni Lettieri, con un folto stuolo di armatori, guidati da Vincenzo Onorato.
Il sogno nel cassetto. Se non fosse il patron del Savoia quale circolo piacerebbe a Dalla Vecchia? "Ne ho girato tanti, in tutto il mondo, ma quello che amerei presiedere non esiste ancora. E sarebbe qui a Napoli. Un circolo della vela sulla spiaggia di Coroglio, a Bagnoli, dedicato ai veri appassionati. Un club con una quota annuale da non più di 250 euro, senza ristorante, bar o salotti ma con barche messe a disposizione dalla Federazione italiana vela. "Sono cinque anni che presento il mio progetto a destra e a manca e finora non ho ottenuto risultati, ma non dispero. La vela non è uno sport elitario: è ora che tutti lo capiscano".
 
 

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