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Il Manuale di Eleganza Maschile di Tatiana Tolstoi ha i difetti della letteratura sul mondo maschile affidata ad una donna. Questo si fa, questo no. Insomma una tendenza legislatrice che in genere realizza un disegno contrario a quello della vera eleganza, che pur tutto sapendo ha tutto assimilato sino al punto di dimenticarlo. E così il singolo fa molto spesso ciò che non dovrebbe fare la società, ovvero la massa. A parte le sezioni normative, Il Manuale è però una lettura piacevole ed istruttiva, ricca di invenzione e di memoria. In questo brano la legge che l’Autrice sottopone al lettore non proviene da lei stessa, ma da un personaggio terzo. Un piccolo capolavoro che illumina lo straordinario mondo del vestire col fuoco della passione, della tradizione, del rispetto. ![]() LO STILE E L'UOMO A vedere Guy, si pensa a quelle grandi case alle quali ogni generazione ha aggiunto un'ala, sopraelevato una parte di tetto, fatto sporgere un balcone, demolito la bella scalinata che cadeva a pezzi per sostituirla con qualche modesta branca di scalini di cemento che fanno a pugni con resti di balaustre in pietra che conducono al giardino. C'e persino un garage mezzo nascosto da un sipario d'alberi sopra il quale sporge la torretta coperta d'ardesia che permette di individuare la casa a chilometri di distanza, ingombrante ricordo di un antenato del secolo appassionato di Walter Scott dedicatosi a trasformare in castello scozzese il suo alloggio costruito un secolo prima. Qualcuno, nessuno sa dire chi, ha avuto la felice idea di lasciar ricoprire il tutto dall'edera, un immenso frassino ha steso i rami verso il tetto e all'improvviso quella strampalata miscellanea di stili architettonici ha assunto un carattere, un calore che tutti le invidiano. Guy per molto tempo si e vergognato di se. E’ pittore, e il suo modo di esprimersi, leggermente venato di intellettualismo, contrasterebbe col personaggio uscitoda una vecchia famiglia francese molto attaccata alle tradizioni se non fosse riuscito, come quella vecchia casa eteroclita, a fondere il tutto in un crogiolo personale e a ottenerne un modo d'essere unico. Ma se Guy non si ama, se ha vissuto un'adolescenza dolorosa, se si e sentito isolato era perché non riusciva a sopportare il suo fisico. No, non la testa bizzarra coi capelli sale e pepe, lunghi e cespugliosi dei quali taglia a caso una ciocca ogni volta che fa il bagno. No, con la sua faccia e in pace. Quello che di sé detesta, è la figura lunga e dinoccolata. E’ alto un metro e novantacinque e il fatto, per lui, e grottesco. Non importa se le sue ragioni di infelicità siano vere o immaginarie: le ha vissute, l'hanno fatto veramente soffrire proprio come gli abitanti di quella casa, credo, hanno sofferto di quella torretta coperta d'ardesia che non riuscivano a nascondere e che non immaginavano avrebbe fatto l'orgoglio dei loro discendenti. A quindici anni, quando già superava di due teste tutti i compagni di collegio, dovette arrendersi all'evidenza: la chirurgia era impotente a ridurgli la statura, doveva abituarsi all'idea che per tutta la vita avrebbe avuto quell'aspetto da don Chisciotte. Prese dunque una decisione che avrebbe impegnato tutto il suo futuro di uomo elegante, fornendogli nello stesso tempo i germi di uno stile che sarebbe apparso diversi decenni dopo: decise di insistere sulla sua altezza al punta tale da farla paradossalmente dimenticare. E di attirare tutti gli occhi su di se aprendo i bauli di famiglia dove erano riposti gli abiti del nonno, che aveva avuto più o meno la sua statura e aveva trascorso molto tempo dai migliori sarti. Non e difficile credere che a quindici anni, coi colletti duri e i doppiopetto del nonno, abbia fatto una certa sensazione e nemmeno che qualcuno, come lui stesso confessa, lo prendesse per l'amministratore del collegio. Dopo una simile partenza nella vita, non perse l'abitudine di attirare l'attenzione su di sé. In Spagna, dove aveva cominciato il suo mestiere in seguito a una borsa di studio, la sua giovinezza assomiglia terribilmente a quella di tutti gli uomini eleganti: tutto quello che guadagna lo spende dal sarto, dal calzolaio o dal camiciaio, assaporando deliziato il balletto delle prove, la sorveglianza minuziosa della confezione, 1'inseguimento allo specchio del minimo difetto, spiando poi negli occhi degli altri quella luce particolare che manifesta 1'impressione che le sue tenute producevano una luce senza la quale credeva di non poter esistere. Dall'età di vent'anni, Guy sta male se i revers della giacca sono troppo larghi, se la sciancratura e troppo accentuata, se il risvolto dei pantaloni e troppo stretto, va in visibilio davanti ai campioni di flanella, di fil-a-fil e di alpaca. Ha perduto l'affettazione dell'adolescente stra-addobbato coi suoi colli duri, ma si e trasformato in un vero maniaco. Gli sforzi che compie per ottenere la perfezione nell'abbigliamento non passano inosservati e Guy intuisce di non aver ancora raggiunto il suo giusto stile: i suoi completi sono ancora irrigiditi dalla mancanza d'uso, lui si muove male quando li indossa anche se lo aiutano a dimenticare quella silhouette che tanto detesta. La vecchia casa e stata dotata di una grande vetrata che sa di nuovo e che non rende spontaneo l' andare a sedersi nel salotto con le finestre che danno sulle balaustre del giardino. Non assomiglia pili a niente quella baracca, pensano alcuni di quelli che la abitano. Coi completi a giacca tutti nuovi, Guy non fa più pensare alla sua famiglia e al suo modo di vivere, ma non per questa assomiglia a un artista. E’ abbigliato come un banchiere. Il che, in verità, denota una certa fiducia nel suo talento e nella sua immaginazione: è raro trovare chi a vent'anni non esibisce il proprio stato d'artista. Il resto lo si immagina. Proprio come la vecchia casa è diventata affascinante quando i suoi abitanti hanno cercato di smettere di tentare di migliorarla e hanno lasciato che il tempo aggiungesse la sua patina e l'edera l'invadesse, Guy è diventato veramente elegante quando ha smesso di cercare di esserlo. Ha una certa debolezza di gola e non fa mai it meno dei foulard. Non gli piacciono gli ombrelli e non lo si vede senza un cappello di tweed un po' sformato. Gli piace sentirsi a suo agio e indossa calzoni di velluto con le vecchie giacche di tweed che si era fatto confezionare in Spagna e che ora gli stanno addosso come una seconda pelle. Acquista ormai solo le camicie su misura, accontentandosi di utilizzare il vecchio guardaroba con la disinvoltura che contrassegna la vera eleganza. Gli abitanti della vecchia costruzione non amavano la loro casa. Ora, 1'adorano. L'eleganza nel vestire la si conserva persino in Egitto e non lo si può negare guardando Victor, al quale si darebbero facilmente vent'anni di meno. Non molto tempo prima era stato ricoverato in ospedale al Cairo, come mi aveva raccontato uno dei suoi conoscenti quando non avevo ancora incontrato lui in persona, e gli amici lo avevano giudicato abbastanza anziano e abbastanza male in arnese da aspettarsi di dovergli dire addio. Uno di loro socchiude la porta della camera e si avvicina con molta attenzione al capezzale. Starà dormendo, Victor, oppure è in coma, si domanda l'amico, ma lo rassicura immediatamente un occhio che si apre, poi l'altro. Dopo qualche frazione di secondo, con gran sollievo dell'amico, Victor lo riconosce. «Raouf, dice, promettimi una cosa ... " Che non si prometterebbe in simili circostanze? L'amico si china su Victor e, poiché immagino che gli sia difficile parlare, lo vedo piuttosto prendere a mo' di risposta la mano del malato e sforzarsi di sorridere per raccogliere il suo testamento spirituale. Distrutto dalla malattia, Victor tarda a consegnare il messaggio. Chiederà forse che l' amico si prenda cura di una persona cara? Che prosegua un' opera da lui intrapresa? Gli parlerà della vita, dell' amore, di Dio? "Raouf, promettimi di non portare più scarpe nere con un blazer.". ![]() II povero Raouf, mi spiegò lo stesso Victor qualche mese dopo, è tanto gentile ma non sa vestirsi. Un blazer è una tenuta sportiva, come si fa a portarlo con delle scarpe da città? Mi confermò cosi quanto tutti avevano supposto quando la storia si era diffusa dal Cairo a Parigi, a Londra e a Roma: parlando a Raouf in quel modo pensava veramente di affidargli le sue ultime parole. Non mettere scarpe nere col blazer costituiva il suo messaggio, un gesto dall'aldilà verso l'amico al quale voleva bene. Il modo migliore per conoscere la vita di questo proprietario di blazer a cavallo delle convenzioni rimane ancora quello di dare un'occhiata al suo guardaroba. Ai suoi guardaroba, poiché ne possiede due, il primo al Cairo, il secondo a Londra dove risiede per una parte dell'anno perché sua moglie è Inglese. Dire che ha tanti abiti è rimanere al di sotto della realtà. Victor ama in modo appassionato vestirsi, ha passato tutta la vita alla ricerca della perfezione, conosce l'opera dei più grandi sarti del mondo al punto che, ora che i suoi mezzi non sono più quelli di un tempo, è stato in grado di formare dei piccoli artigiani del Cairo e di portarli al livello dei grandi di Savile Row. Nei suoi armadi risaltano subito il kaki e il beige delle sahariane: caccia in India, safari in Kenya, e ancora la caccia più crudele e fastosa di cui abbia sentito parlare, una caccia al cinghiale che si pratica in Egitto. Le povere bestie erano state catturate in Ungheria e spedite per via aerea per essere liberate nel torrido paese d'Egitto, con gran gioia del principe Youssouf Kamal, un gran signore orientale del quale Victor condivideva le stravaganze. Una delle particolarità del guardaroba di Victor, che contiene tutto quel che deve in fatto di giacche di tweed, calzoni di whipcord, abiti a uno e due petti, è un mantello confezionato in occasione di una caccia all'oca selvatica in Ungheria. La bunda è tagliata come un dolman, ma in pelle di montone. Victor non caccia più l'oca selvatica e per portare il suo bunda si accontenta degli sport invernali in occasione dei quali va con un pullover dal collo alto e rivoltato, pantaloni di velluto e grosse scarpe con la suola di para, e mi chiedo se gli sciatori con le tute di nylon multicolori che lo incrociano senza magari notarlo si rendono conto che si tratta di un personaggio dallo stile unico, un melange di magnificenza orientale e di rigore britannico.![]() ![]() Tutto un mondo, questa stambouline aperta, un mondo passato. Come i capricci di un principe Youssouf Kamal. Era una stambouline aperta quella che portava con un colletto inamidato e un papillon bianco, o più semplicemente uno smoking, quella sera che cenò allo Yacht Club prima di partire per l'Europa? Luise la ricorda come la serata più commovente della sua vita: il grande yacht del principe era ancorato non molto distante e, finita la cena, delle motovedette vennero a prendere gli ospiti per condurli a bordo. Sullo yacht un'orchestra suonava e tutti danzarono mentre la nave si allontanava lentamente nella notte, aureolata da mille riflessi scintillanti, sulle acque tenebrose del mare. Accordi di valzer, luci nella notte, uno yacht e la sua festa che navigano verso l'Europa, la grandezza inclassificabile di un principe Youssouf Kamal era tutto ciò che Victor aveva voluto legare al suo amico chiedendogli di non portare più scarpe nere con un blazer. |
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