1) L’Età delle Origini, da Colombo al 1799.
Cuba è una colonia spagnola. Il tabacco in generale attraversa alti e bassi nella considerazione laica e religiosa della nostra Europa, che prima della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti (1776) era in pratica il mondo. Sia le affermazioni che le proibizioni contribuiscono alla sua fama. Come bene di importazione, in una civiltà con trasporti molto lenti e dispendiosi, il costo del tabacco cubano resta piuttosto elevato, il che lo colloca tra i beni esclusivi. Il sigaro diviene uno status symbol ante-litteram e questa vena aristocratica, affermatasi in epoche remote e sempre rimasta viva, sarà molto importante nel prosieguo. Il tabacco cubano veniva per la quasi totalità esportato in foglie e lavorato fuori dall’isola, ma nel 1799 il Re consente l’installazione all’Avana della prima manifattura industriale, inaugurando di fatto una nuova epoca.

come Che Guevara, di attori come Groucho Marx o di statisti come Churchill, il sigaro cubano si fa conoscere ed apprezzare. Affonda sempre più le radici nell’immaginazione popolare, ma come prodotto di eccellenza, destinato ad un’elite. In realtà l’automazione già consente di avere anche una fascia più economica, ma a livello d’immagine tutto è puntato verso l’alto. L’uomo che fuma Avana, qualunque Avana, è pensato e a sua volta si pensa in tenuta da sera, in un salotto elegante. Molti personaggi e moltissimi che aspirano ad esserlo, fanno realizzare scatole o produzioni personalizzate. Questa infinita gamma di nomi, di modelli, di invenzioni, è la celebrazione di un felice matrimonio tra il naturale individualismo del fumatore e un prodotto che, pur diventato industriale, sa parlare a tutti in pubblico ed a ciascuno in privato. L’inestimabile patrimonio di mistero e magia che circonda questo prodotto si crea


2) L’Età dei Miti. Dal 1800 al 1902.

La produzione e l’esportazione del tabaco torcido diventano un buon affare, che attira capitali dalla madrepatria e non solo. Nascono i grandi marchi, alcuni dei quali destinati a durare sino ai giorni nostri e chissà quanto ancora. Anche a Cuba è epoca di industrializzazione. In un primo momento si diffondono a centinaia sia fabbriche che chinchales, piccole manifatture familiari, poi inesorabilmente si sviluppano quelli che oggi chiameremmo i “poli”, cioè gruppi con grande potere economico, che gestiscono i marchi con una politica unitaria e acquistano le piccole iniziative che non hanno soffocato. Nel 1902 viene inaugurata “La Corona”, simbolo di quest’epoca di titani. Fu e resta ancor oggi la più grande e produttiva fabbrica di sigari al mondo.

3) L’Età dell’Oro. Dal 1903 al 1958.
Sulle labbra di magnati come Rotschild e di rivoluzionari

 

lungo le generazioni a cavallo delle due guerre, ansiose di futuro e cariche di fede. Esso va ancora inventariato e molte parti di esso potrebbero essere rivalutate. Non solo quindi per averci dato i grandi sigari precastristi, ma per essere la fucina dell’immagine stessa dell’Avana, questi decenni vanno tenuti presente in modo particolare. Nell’immagine del sigaro si inserisce però anche un problema col quale essa dovrà fare a lungo i conti: la frequentazione assidua, seppur involontaria, di cattive compagnie.
Lo stereotipo del mafioso turberà la perfetta allure del fumatore di sigaro sino agli anni novanta, quando un’attività culturale di livello internazionale scagionerà il sigaro da questo reato senza dolo.

4) L’Età del Leader. Dal 1959 ad oggi.
Il primo Gennaio 1959 Castro entra all’Avana. Di quella notte ho ascoltato racconti di prima mano, visto che mio padre si trovava proprio lì.

 
IN ALTO, UN DISEGNO CHE RAPPRESENTA L'USO DEL TABACCO IN AMERICA DA PARTE DEGLI INDIOS, UNA NOVITA' CHE
SORPRESE COLOMBO, POICHE' NON AVEVA EQUIVALENTI NEL VECCHIO MONDO. SOTTO, UNA DELLE VISTAS, LE IMMAGINI
CHE SI TROVANO SULLE SCATOLE DEI SIGARI, IL CUI TEMA, IN QUESTO CASO, RAFFIGURA LA SCOPERTA DELL'AMERICA.
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