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straniere. Prepara quindi un’alternativa e negli anni
ottanta tira fuori dall’ombra delle ambasciate, dove
aveva vissuto una vita misteriosa e sospesa, il marchio Cohiba.
In un primo momento lo scopo sembra limitato a proteggere
l’orgoglio nazionale, inserendo un sigaro tutto cubano
nella fascia più alta. Già nel 1983 i Cohiba,
a parità di vitola, appaiono come i sigari più
cari nei listini. In Spagna, ad esempio, per una scatola di
N.1 di Davidoff si spendevano in quell’anno 23.500 Ptas,
mentre per una di Lanceros ne occorrevano 26.000. Come ho
detto, sembra che la presenza di questo campione di costi
fosse inizialmente limitata alla volontà di alzare
la bandiera cubana più in alto di quella svizzera ed
inglese, ma in realtà Davidoff vendeva alla grande,
mentre i Cohiba, con un vitolario ridotto, restavano nelle
vetrine. Inizia allora una seconda fase nella filosofia Cohiba.
Per lanciarla contro l’avversario occorre ampliarne
il fronte d’impatto e si aggiungono quindi alla linea
un robusto ed una julieta. I nuovi Cohiba sono buonissimi
e ben presentati, un centro perfetto. Non verrà però
mai detto come per fattura e confezionamento essi ricalcassero
lo stile che era stato concepito dalle menti
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Kiew e lo riporteranno al posto che gli compete, ma sinora
l’atteggiamento che ho potuto riscontrare all’Avana
è quello che ci si potrebbe aspettare dichiarandosi
ammiratori di Mengele a Gerusalemme. Guardando però
anche solo ciò che è visibile a tutti e quanto
i più vecchi fumatori potranno ricordare, molte scelte
della prima Cohiba, sia attinenti alla qualità che
al modo di parlare al pubblico, sono riprese dalle intuizioni
del grande vecchio:
1) Preferenza per i sigari a cannone parallelo, tutti a sezione
rotonda.
2) Grande attenzione alla omogeneità nel colore della
capa.
3) Abolizione di ogni leziosità barocca, sostituita
da un’essenzialità tutta continentale. Ci si
concedono raffinatezze di stampo più “moderno”
negli anelli e nelle confezioni, semplicissime e tutte in
cabinet o in scatola piatta con legno a vista. L’unica
differenza è nella vernice. Le scatole dei Davidoff
e Dunhill furono sempre matte, mentre quelle dei Cohiba saranno
lucide.
4) Anche nei cabinet di Cohiba i sigari indossano l’anello
come avevano voluto i marchi europei, mentre in questo tipo
di confezione tutta la tradizione cubana li rifiutava. |