Cubatabaco, ovvero la nascita di Cohiba.
In questo periodo due punti di riferimento e quindi due epoche si sovrappongono e convivono. Mentre Davidoff e Dunhill continuano a produrre, nasce Cubatabaco, organismo statale cui è affidato ogni settore del sigaro e quindi la responsabilità della qualità e della stessa identità del prodotto. Ad un certo punto a Cubatabaco l’idea di quei supersigari dovette cominciare ad apparire troppo appetitosa per lasciarla in mani

commerciali europee. Le presenze straniere ora cominciano ad apparire un intralcio ed inizia con esse un braccio di ferro che porta nel 1989 al ritiro di Dunhill e nel 1991 a quello di Davidoff. Cuba non riconoscerà mai il magistero di Davidoff ed anzi considererà uno sfruttatore ed un traditore colui che fu un genio innovatore.
Sono certo che la storia e le ricerche che si potranno condurre quando gli animi saranno più sereni, daranno ragione al mercante di

straniere. Prepara quindi un’alternativa e negli anni ottanta tira fuori dall’ombra delle ambasciate, dove aveva vissuto una vita misteriosa e sospesa, il marchio Cohiba. In un primo momento lo scopo sembra limitato a proteggere l’orgoglio nazionale, inserendo un sigaro tutto cubano nella fascia più alta. Già nel 1983 i Cohiba, a parità di vitola, appaiono come i sigari più cari nei listini. In Spagna, ad esempio, per una scatola di N.1 di Davidoff si spendevano in quell’anno 23.500 Ptas, mentre per una di Lanceros ne occorrevano 26.000. Come ho detto, sembra che la presenza di questo campione di costi fosse inizialmente limitata alla volontà di alzare la bandiera cubana più in alto di quella svizzera ed inglese, ma in realtà Davidoff vendeva alla grande, mentre i Cohiba, con un vitolario ridotto, restavano nelle vetrine. Inizia allora una seconda fase nella filosofia Cohiba. Per lanciarla contro l’avversario occorre ampliarne il fronte d’impatto e si aggiungono quindi alla linea un robusto ed una julieta. I nuovi Cohiba sono buonissimi e ben presentati, un centro perfetto. Non verrà però mai detto come per fattura e confezionamento essi ricalcassero lo stile che era stato concepito dalle menti

 

Kiew e lo riporteranno al posto che gli compete, ma sinora l’atteggiamento che ho potuto riscontrare all’Avana è quello che ci si potrebbe aspettare dichiarandosi ammiratori di Mengele a Gerusalemme. Guardando però anche solo ciò che è visibile a tutti e quanto i più vecchi fumatori potranno ricordare, molte scelte della prima Cohiba, sia attinenti alla qualità che al modo di parlare al pubblico, sono riprese dalle intuizioni del grande vecchio:
1) Preferenza per i sigari a cannone parallelo, tutti a sezione rotonda.
2) Grande attenzione alla omogeneità nel colore della capa.
3) Abolizione di ogni leziosità barocca, sostituita da un’essenzialità tutta continentale. Ci si concedono raffinatezze di stampo più “moderno” negli anelli e nelle confezioni, semplicissime e tutte in cabinet o in scatola piatta con legno a vista. L’unica differenza è nella vernice. Le scatole dei Davidoff e Dunhill furono sempre matte, mentre quelle dei Cohiba saranno lucide.
4) Anche nei cabinet di Cohiba i sigari indossano l’anello come avevano voluto i marchi europei, mentre in questo tipo di confezione tutta la tradizione cubana li rifiutava.

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