STORIA
DI UN FUMATORE
 

Ho cominciato seriamente con il Puro a far tempo dal lontanissimo autunno 1975, quando, reduce da un terribile incidente di auto, ho passato un lunghissimo periodo della mia vita in «stallo forzato». E c’era una compassionevole «fata turchina» che aveva la bontà di approvvigionarmi, rischiando il passaggio della frontiera dalla Vicina Confederazione. La Caritatevole si riforniva a Lugano, dal mitico Lucio Leoni, il quale, qualche volta, credo abbia portato lui medesimo la merce a Milano. La qualità delle forniture era dunque ineccepibile, e posso dire di essere stato «svezzato» (o, se vuoi, «avvezziat'e», come direbbero nella nobilissima Partenope) con roba di sicura massima qualità. I miei Mentori furono Monsieur Davidoff, di cui ricordo con occhio umido gli Chateaux, i Dom Perignon (e anche qualche 80° Anniversaire), reves perdues! Ma anche talvolta Mister Dunhill. E ci furono anche le varie squadre Polacche o Ungheresi dei tornei di Bridge, che portavano anche caviale «strinato» per le pessime condizioni in cui aveva viaggiato e Partagas di varie Vitole (ho particolare memoria del formato Britanica, quello col «piede» rastremato), fatti a macchina, ma tutto sommato, e al paragone dei «corsi attuali», spesso ineccepibili e tutti da gustare.
Anche in Spagna si trovavano sigari ineccepibili, e il più delle volte di livello analogo a quelli elvetici. Ho ricordo della marca Sancho Panza e dei Churchill di Romeo&Julieta, compagni di memorabili passeggiate serotine per Madrid e Barcelona. Gratuiti ricordi di un passato mitizzato a ogni costo? In buona fede, credo di escludere questa interpretazione; anzi, la contesto recisamente!
Pasqua 1999: a Barcelona, vado a dare un’occhiata a un noto estanco (dove sempre, in passato, mi ero approvvigionato con soddisfazione). Seleziono una decina di scatole e acquisto due scatole di Lusitania di Partagas e una di Monte A, marcate ancora con il NIVELACUSO. Parevano belle, e sono ancora li abbandonate con rancore: infumabili perché «non tirano», e quei pochi che tirano, nonostante la ormai intervenuta iperstagionatura, non sanno di nulla!
Maggio 2001. Sono ancora a Barcelona con amici, fumatori di sigari «saltuari», che mi chiedono di accompagnarli perché vorrebbero acquistare dei Robustos. Ho aperto dieci o 12 scatole di Robustos Cohiba, le ho scartate tutte e ho consigliato i miei di desistere. Qualcuno motu proprio ha acquistato qualche Dominicano, per la «fuma» di quella vacanzella, ma non metto lingua su tali scelte.
Habana, festival 2000, Tienda di una nota fabbrica. Per incarico di un amico milanese, chiedo un cabinet da 50 di Churchill’s San Louis Rey. Mi fanno vedere una prima scatola: inguardabile. Capita l’antifona, faccio valere le mie credenziali di Platinum Card del Cigair Club, e immediatamente il «vice» della Tienda entra nel Waicking «vetrato», si mette a «scavare» e, dopo questa azione da «Trifulau», torna fuori con un altro Cabinet: me desima scatola, medesima marca, ma la similitudine si ferma qui!

 

Quanto i primi erano scialbi, opachi e senza profumo, tanto i secondi mostravano fieri una capa madura, rilucente, setosa e grassa! Che acuto profumo vegetale di gran tabacco appena fermentato! Ho persino meditato di tenerli per me, tanto erano attraenti; ma poi la fedeltà all’amico e al mandato che mi aveva affidato prevalsero. Glieli consegnai. Con rimpianto. Ho acquistato, presso Gerard a Ginevra, dei sigari «commerciali» (nel senso che non appartenevano a rarità comunemente introvabili), e non mi sono mai pentito nemmeno per un solo esemplare! La maison Gerard è talmente snob che, se i Puros a suo dire non sono ancora pronti per essere fumati e, quindi, hanno ancora bisogno di stagionatura nelle loro «caves», non te li vendono; neanche se ti metti a piangere. Ottima qualita anche da Leoni, indiscutibile. Solo da lui ritengo di poter ricomprare i Lusitania. Ogni tanto gli capita anche di avere i rarissimi Partagas 109. Meraviglie! In Italia la situazione e accettabile; tutto dipende da come i rivenditori tengono i loro sigari (e questo vale anche per i nostri Toscani, soprattutto quelli fatti a mano che, se tenuti in condizioni di umidità accettabili, sono a mio sommesso avviso dei gran sigari, soprattutto da tarda mattinata, e gli unici possibili sigari «da passeggio»). Altre esperienze di acquisti non ritengo di volerne fare: non mi interessano né gli Avana venduti ad Andorra, né quelli provenienti da Gibilterra. Ora, io mi chiedo: perché dagli importatori diretti elvetici, che hanno prezzi elevati, trovi sempre sigari ineccepibili e ancora abbastanza simili alle tipologie del passato, mentre, se vai in Spagna o dove i Puros costano meno, trovi solo delusioni? Il fatto è che nella Vuelta Abajo di grandissimi tabacchi se ne fanno ancora e ritengo anche che queste produzioni strepitose quando arrivano alle fabbriche (e anche qui bisogna dire che essendosi perduta la coesione fra prodotto e marca - ormai si tratta solo di marchi di commercio e non più di marchi di fabbrica - tutte le fabbriche producono tutti i sigari) non vengono né mischiate con quelle provenienti, che so, da Oricnte, ne affidate a torcedores inesperti, anzi. Ritengo che questi prodotti eccellenti o eccellentissimi restino ben individuati e separati. L’unico rischio che potrai correre è quello che un Churchill S. Luis Rey comprato da Gerard assomigli in maniera impressionante a un Don Alejandro acquistato da Leoni. Sarebbe un rischio minimale e, tutto sommato, accettabile; anche se comporta che oggi non sia più possibile avere il proprio Robusto prediletto o la propria julieta alla qual sola dichiarare il proprio eterno e fedele amore! Anche le classifiche a punti mi fanno sorridere: stelle «paramichelin», virgole con decimali, asterischi, e... chi più ne ha più ne metta, sono solo esternazioni narcisistiche e autoreferenziali. Perché, se poi vuoi andare a provare, non saprai mai se il Puro che hai acquistato (dove, poi?) sia uguale a quelli testati dal Comitato di degustazione. Navigare a vista, quindi, facendosi al meno aprire le scatole prima di acquistarle, fervidamente sperando nell’aiuto della Dea bendata!

Fulvio Foti