INCONTRO CON L'UOMO DI PAGLIA
[ di Olga Berluti ]
Una donna dolcissima, un marito perfetto. E il loro giardino, un Eden in cui alloggia un ospite specialista nel dare la patina d'antico ai vestiti del padrone di casa: lo spaventapasseri
 
Siamo alla fine degli anni 60. Nonostante il fermento che prelude al maggio 1968, le donne continuano a ricoprire un ruolo tradizionale. Alla boutique, Papa Berluti serve in priorità gli habitué. Io resto assegnata al piano di sotto. Solo eccezionalmente mi autorizza ad accedere al negozio, magico luogo d’incontro. In quelle occasioni sono lieta di occuparmi degli sconosciuti, dei curiosi e dei nuovi cienti. Tutti mi portano gli effluvi del mondo, poiché sino a quel momento ho vissuto nei libri, con una deliziosa innocenza. Il numero 26 di rue Marbeuf è un mondo maschile. Gli uomini entrano da soli, senza mogli né famiglia. Un pomeriggio, una Signora elegante spinge la porta a vetri. Nessuna donna aveva osato farlo prima. Pettinata da Alexandre e vestita con un sobrio tailleur Nina Ricci, indossa una collana di fini diamanti e scarpe su misura. Si esprime chiaramente: «Vorrei degli stivali per mio marito, con chiusura lampo e pelliccia all’interno».
«E' preferibile che venga suo marito!» consiglia Papà Berluti. «So quale forma dare alle calzature», replica con gentilezza. Papà Berluti si eclissa direttamente verso il piano inferiore. Da sola con la sconosciuta, sono catturata dalla verità intensa del suo sguardo. L’iride verde scuro le conferisce un’interiorità profonda.
Continua imperturbabile: «Mio marito parte per la Russia per un po’ di tempo. Desidero che i suoi piedi stiano al caldo. La pelliccia degli stivali deve essere naturale. La suola deve essere rivestita di gomma antiscivolo». Con fare meticoloso, affina i particolari dell’ordine: «Voglio un 44. Il nero deve essere naturale, non caricato di tintura.
  L’apertura non deve assolutamente disturbare il pantalone nel camminare». Parlando, Ia cliente disegna gli stivali dei suoi sogni con una precisione assoluta. Scendo in laboratorio, dove si è rifugiato Papà Berluti. «E roba da pazzi!», commenta. «E' impossibile accettare quest’ordine». Risalgo in negozio, dove la cliente si è accomodata. Come se avesse percepito le nostre esitazioni, annuncia: «Capisco che la mia richiesta vi sembri inconsueta. Non siete abituati a questo tipo di acquisti. Salderè tutto oggi stesso. Comunque vada, gli stivali andranno bene». Sull’assegno, firma «Madame Léah Orion».
I giorni passano. Questo nome così mitico suscita in me numerose fantasticherie. Lo reinvento in base ai miei stati d’animo: Lena Rions, Oriane Léhon, Leone Irah, ecc. Seguo con un’attenzione particolare il lavoro degli operai, i quali, in laboratorio, trattano gli stivali sagomati come semplici caizature. «Non dimentichiamo che il pantalone deve scivolare perfettamente all’interno», ricordo loro. Un mese più tardi, Madame Orion torna. Esamina accuratamente ii risultato. Gli «stivali russi», una meraviglia, sono foderati d’agnello naturale delicatamente rasato. Il nero inatteso si sfuma qui in arancione, lì in marrone leggermente violaceo. «Perfetto!», concorda. Papà Berluti si è completamente disinteressato di questa vendita inverosimile. Si stupisce appena della telefonata elogiativa della cliente: «Desidero ringrazianvi per la squisita fattura degli stivall che ho ordinato. Mio marito è attualmente in viaggio in Russia e in Ucraina. Gli stanno a pennello».
 
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