Florilegio Stampa
   

I Tre stadi del vino sensibile al terroir

 
    di Davide Paolini
da "Il Sole 24 Ore" del 14 Marzo 2004
 
    Non avrai altro Bio all'infuori di. Ormai siamo in presenza di una nuova divinità, con i suoi comandamenti e i suoi profeti, il mondo del vino non fa eccezione. Il biodinamico è il nuovo che avanza sulle teorie di Rudolf Steiner, portate avanti dal produttore francese Nicolas Joly de "la Colée de Serrant", ma non è questa la sola "religione" che sta diffondendosi, perché un altro profeta, il giapponese, Masonobu Fukuoka ( autore di Agricoltura secondo natura), comincia ad avere un manipolo di adepti. Al di là di ogni giudizio finale sui vini, critico o positivo, questi sussulti sono da applaudire: la terra, il terroir, la vite, tornano in primo piano, con modelli culturali che sottintendono una filosofia di vita, mentre le pratiche di cantine diventano comprimarie.
Per usare una metafora: dagli stilisti (wine maker), il pallino torna ai produttori di materia prima (viticoltori) che hanno bandito la chimica. La mappa dei movimenti non è tuttora chiara, anche se ci sono già dei riferimenti. I seguaci di Fukuoka, come Alessandro Sgaravatti del Castello di Lispida, di cui fa parte anche Francesco Battuello, dell'azienda Le Torrette di Terzo d'Acqui (nella sua originale etichetta di Barbera Vigne vecchie, disegnata da Paola Marchesi si legge: non allevato in barrique) non praticano né drenaggi né sbancamenti nei vigneti, non ricorrono ad alcun trattamento ma praticano solo una salvaguardia dell'equilibrio naturale e/o della catena alimentare, non usano concime se non nei primi due anni di vita del vitigno.
Sgaravatti ricorre alla vinificazione in grandi contenitori in terracotta (dolia) sepolti, per il suo bianco Amphora, riproponendo un vino arcaico. Il guru di questo metodo è Josko Gravner, produttore di grandissimi vini, come Breg, molto vicino alle idee "agricole" di Fukuoka, ma, al di sopra degli schieramenti.
N. Joly con un gruppo di produttori francesi (tra cui il noto alsaziano O. Humbrecht) ha dato vita a un movimento "renaissance des Aoc" (Doc) basato sulla carta di qualità a tre stadi che portano il gusto del vino a dipendere dall'impronta del terroir e del microclima. Il primo stadio (sine qua non) prevede: esclusione totale dei diserbanti; apporto di concimi organici; esclusione dei concimi chimici; utilizzazione di prodotti naturali contro le malattie di lieviti indigeni del vitigno; interdizione dei lieviti Ogm e nessuna pianta di vite geneticamente modificata. Il secondo stadio impone: vendemmie manuali, no agli enzimi o batteri o prodotti di chimica di sintesi, no alla crioestrazione e a processi di concentrazione, ritorno a una selezione massale esente di cloni.. Il terzo stadio prevede: no alla acidificazione, disacidificazione o aggiunta di zucchero; no al collage, no alla filtrazione sterile eccetera.
Al seguito di Joly, affabulatore come pochi (l'ho seguito a Rimini durante un seminario, organizzato da Bepi Mongiardino), poco tollerante alle obiezioni, così come si confà a un guru, in Italia è nato un "gruppo Vini Veri" di alcuni piccoli vignaioli, produttori di vini d'eccellenza: Angiolino Maule, Stanislao Radikon, Fabrizio Nicolaini, Giampiero Bea. Last but non least, Luca Gargano, il fantasioso patron della Velier ha messo a punto un manifesto della Triple A (agricoltori, artigiani, artisti) che impone un decalogo di principi cui sottostare per alcuni versi vicino alla Carta di qualità francese. E anche un raduno di circa 80 produttori europei a Villa Fiorita di Monicello di Fara Sarego (Vi).
Forse varrebbe la pena anche di citare Edoardo Valentini, Soldera, Giovanni Conterno che, in silenzio, sono stati antesignani del nuovo (o forse antico) che avanza. Era scritto che di fronte a vini sempre più omologati al gusto internazionale, ottenuti con tecniche agronomiche ed enologiche che uccidono l'impronta del vitigno, l'apporto del territorio e la personalità del produttore, ci fosse prima o poi una rivolta. E questa non poteva che arrivare dalla vecchia Europa. Certo questi vini d'altri tempi non sono facili, rotondi, vellutati: il loro sarà un mercato difficile, accidentato, minato dal nuovo mondo vinicolo, ma terzo mondo per il gusto.
Sine qua non.
Segnalato da: Giorgio Pasino
 
 

Home , Visitatori , Atti , Libro dei Fornitori , Eventi , Rassegna Stampa , Florilegio , Registrazione ,
Intenti dell'Ordine , Gola , Azione , Donne , Arte , Gioco , Fumo , Abbigliamento , Tauromachia , La Nona Porta