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Nobile Sir Lancillotto,

varco la soglia del Vostro ricco maniero dopo la lettura appassionata delle tante parole che avete voluto dedicare ai Cavalieri ed ai visitatori di queste sale.
Vengo a chiederVi un Vostro eccellente parere riguardo ad un argomento che già in altre occasioni avete avuto modo di affrontare: inviti e dress code per serate in casa.

Il prossimo mese festeggerò il mio primo quarto di secolo e, come ogni anno, inviterò circa trenta persone, fra amici e relative accompagnatrici, per un dopo-cena con qualche dolce e qualche bottiglia di vino e spumante. Coglierò l’occasione per invitare un po’ di amici che non vedo da tempo e per sottolineare l’importanza del trovarci, finalmente, tutti insieme avevo pensato di dare un tocco di solennità immaginando una serata in cravatta nera.
Nulla di pretenzioso, Messere. Vorrei solo ridare allo smoking quello che era il suo destino principale: accompagnare il gentiluomo in serate non di gala, ma sufficientemente importanti da tenere a sottolineare la preziosità del ritrovarsi fra amici e del dedicarsi vicendevolmente tempo ed attenzioni.

Le mie perplessità nascono dalla poca confidenza che, purtroppo, molti hanno con l’abito da sera, più o meno formale. A conti fatti, circa la metà degli invitati possiede per certo uno smoking.
Qui il mio quesito: è un numero sufficiente per formulare un invito in cravatta nera?
O è solo il numero sufficiente per far sentire a disagio sia chi indosserà lo smoking, sia chi parteciperà in abito scuro?

Ho avuto modo di vedere sul sito Andrews & Pygott (http://andrewsandpygott.wordpress.com/ ), che approfondisce il mondo dell’abito da cerimonia da giorno, le riproduzioni degli inviti alle nozze reali del Regno Unito (http://andrewsandpygott.wordpress.com/2011/02/20/are-you-going/ ).
Per le prossime nozze del Principe William, all’ombra del sigillo reale, il Lord Ciambellano indica data, luogo ed orario in cui si terrà lo sposalizio di Sua Altezza Reale. Nell’angolo inferiore destro tiene a specificare: “Dress: Uniform, Morning Coat or Lounge Suit”.
Volendo ritenere affidabili, o quantomeno non distanti dalla realtà, queste riproduzioni, l’apertura a quello che noi definiamo “abito scuro” non è un’innovazione democratica della Corona per stare al passo col terzo millennio: per il matrimonio del Principe Carlo con Lady Diana del 1981 il Lord Ciambellano concedeva la stessa opzione e, tornando indietro nel tempo, lo stesso avveniva per il matrimonio dell’erede al trono Elisabetta col nostro amato Principe Filippo.
Secondo l’articolo bisognerebbe risalire fino al matrimonio di Alberto con Elisabetta, futura Queen Mum, del 1923 perché, non solo fosse escluso il “lounge suit”, ma anche il “morning coat”, lasciando spazio solo per uniformi e “Court Dress”.

Torniamo a noi.
Non sono la Regina del Regno Unito, non mi avvalgo dei preziosi servigi del Lord Ciambellano e non pretendo un matrimonio di Stato con i paggetti in abito di corte. Si tratta di una semplice serata fra amici.

Qual è, secondo il Vostro immenso sapere, la soluzione migliore?
Indicare insieme, in chiusura dell’invito: “cravatta nera, abito scuro”?
Oppure rinunciare all’invito in smoking e limitare l’indicazione all’abito scuro?
Debbo vedere la metà dei miei ospiti in smoking come un gesto di scortesia nei confronti di chi non si sentirà a proprio agio, perché troppo o troppo poco vestito, o piuttosto come una conquista per un gruppo di giovani che potrà dare ispirazione ad altri che, magari per il prossimo anno, si muniranno di questa potente corazza?

Intuisco che la Vostra scelta cadrebbe su una terza opzione: non indicare nulla sull’invito. Purtroppo, coi tempi che corrono, anche “bravi ragazzi” e “persone di buona famiglia” sono perduti nella scelta della tenuta adatta per ogni genere di occasione. Quindi temo di dovere escludere questa terza via e concedere loro una piccola lanterna nella nebbia.

Qui mi fermo e chiedo di poter bere alla Vostra fonte, porgendoVi i miei più rispettosi ossequi ad alzando il calice alla Vostra salute.

Luca Abbate
Luca Abbate
18-04-2011,09:40
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Messer Luca
benarrivato. Non lasciatevi impressionare dalla turba di gente variopinta che vi circonda; essi sono i miei servi che vengono incontro a voi per accogliervi e per governare il vostro destriero nelle stalle di Camelot. Accettate che essi vi aiutino a liberarvi dell’elmo e dell’usbergo di nero ferro che indossate. Vi prego vestite pure la bianca tunica che vi porgono ed accomodatevi qui, su questa panca vicino al fuoco ove arde la sacra fiamma. Se vi fa piacere il suo calore, accostatevi pure, non abbiate preoccupazione nel vederla così vivida, essa illumina, non brucia.
Perdonate i miei servitori e, segnatamente, il loro abbigliamento. Essi son brava gente; ma fan sempre una gran confusione, si veston con la prima cosa che capita. Si lancerebbero nella pugna indossando tunica e leggeri calzari ove questi fossero riposti innanzi alle armature.
Servi, servacci, masnada di briganti buoni a nulla cosa state lì a pavoneggiarvi? Andate immantinente ad indossare le vostre livree, offrite i vassoi con i sigari al nostro gradito ospite e portate delle coppe ricolme di buon vino speziato. Cortese messer Luca non conosco i vostri gusti in fatto di sigari: nel contenitore posto sul vassoio alla vostra destra vi sono vari tipi di cubani, in quello posto sul vassoio alla vostra sinistra i miei amati toscani, scegliete quel che gradite.
Accendiamo, quindi, i nostri sigari, caro ospite, e lasciamo che il fumo, che si sprigiona dalla lenta combustione del tabacco, salga verso l’alto, dopo aver pervaso la grande sala con il suo virile aroma. Vedete, amico mio, il colore della cenere è grigio chiaro, la sua consistenza è compatta; ciò significa che essi son dei buoni sigari. Facciamo si che la cenere non cada subito; il suo spessore renderà ancor più lenta la combustione, la fumata sarà, così, ancor più gradevole.
Or dunque, veniamo al quesito sul quale m’invitate a riflettere: se, in occasione d’un ricevimento per una festa di compleanno, sia più o meno opportuno indicare sull’invito il tipo di abbigliamento da indossarsi.
Osservo, con sincero piacere, che conoscete bene il mio modo di pensare e, quindi, avete dedotto da solo quale sarebbe stato il comportamento che vi avrei suggerito. Le vostre notazioni immediatamente successive, però, mi privano di proporvelo. Dovremo, pertanto, trovare un’altra possibilità. Personalmente preferisco, per quel che mi è possibile, non derogare da certe abitudini che trovo comode, per me, e non oltraggiose per gli altri. Questo non per capotica ostinazione; ma perché credo che la vita che ci è stata donata debba essere improntata a rispettare quella che io chiamo legge d’Armonia, ove i comportamenti siano sempre assonanti e mai dissonanti. L’abbigliamento è una delle manifestazioni di noi con cui, oltre a soddisfare il bisogno primario del riparo dalle intemperie, interagiamo con i nostri simili. Ogni nostro modo di comportarci è una forma di linguaggio con cui, continuamente, forniamo indicazioni agli altri. Quando le informazioni non sono conformi a quel che dovrebbero essere si creano, ovviamente, quelle dissonanze, piccole o grandi che siano, di cui abbiamo parlato prima e che sono un ostacolo nell’armonico divenire cosmico.
Orbene, se istruzione sull’abito opportuno dev’essere indicata sui biglietti d’invito, istruzione sia. Se provvederete a farli stampare, cosa che, personalmente, non prediligo, vergate, comunque a mano, verso il basso, a guisa di un’aggiunta postuma, buttata lì quasi per caso; onde precisare, sol per maggior scrupolo, un comportamento che si reputa ovvio.
Indicare l’alternativa “cravatta nera od abito scuro” mi sembrerebbe veramente troppo; opterei, viceversa, per una laconica indicazione “abito scuro”; nella consapevolezza che chi ha uno smoking dovrebbe sapere in quali occasioni indossarlo e chi non lo ha saprà, comunque, ove ve ne fosse mai stato bisogno, che potrà intervenire serenamente alla vostra festa indossando anche tale capo.
Se vorrete, cortese ospite, di poi al dì del ricevimento, narratemi quel che successe.
Leviamo, dunque, anche se prematuramente, le nostre coppe verso l’alto in un brindisi al trascorso vostro primo quarto di secolo ed a tutti quelli che verranno in futuro e che vi vedranno trionfatore nei vostri traguardi e realizzato nei vostri desideri.
Il fumo dei nostri sigari, che lentamente s’innalza in spirali di preziosi aromi verso le alte volte di questa sala, possa accompagnare questi nostri voti nel mentre ascoltiamo, prima che voi intraprendiate il cammino del ritorno, di Ludwing van Beethoven, la nona sinfonia.
I miei servi la stanno intonando; orsù, messer Luca, uniamoci a loro anche noi cantando in vostro onore:
“O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.
Gioia! Gioia!
Gioia, bella scintilla divina,
figlia dell´Elisio,
noi entriamo ebbri e frementi,
celeste, nel tuo tempio.
Il tuo fascino riunisce
ciò che la moda separò
ogni uomo s´affratella
dove la tua ala soave freme.
L´uomo a cui la sorte benevola,
concesse il dono di un amico,
chi ha ottenuto una donna leggiadra,
unisca il suo giubilo al nostro!

La voluttà fu concessa al verme,
e il cherubino sta davanti a Dio!
Lieti, come i suoi astri volano
attraverso la volta splendida del cielo,
percorrete, fratelli, la vostra strada,
gioiosi, come un eroe verso la vittoria.

… “
Caro amico spero di rincontrarvi quanto prima, qui a Camelot, per bere, fumare e conversare insieme.
Abbiate il segno della mia cavalleresca alta considerazione e della mia amicizia.
In Camelot, io, Lancillotto del Lago, figlio di re Ban di Benwick, questo scrissi in risposta a messer Luca Abbate, cortese visitatore di queste mura.








Lancillottodel Lago
04-05-2011,14:54
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