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Listintiva
gioia che ci proviene dal palato, sommata ad una naturale propensione
alla ricerca ed alla classificazione, il tutto moltiplicato da una
possibilità ed una voglia sempre più estesa di accedere a consumi
costosi, ha sviluppato intorno all'enologia ed alla gastronomia interi
universi. Come nel bar di Guerre Stellari vi si muovono organismi
semplici e complessi, di tutte le razze e religioni: giornalisti,
associazioni, guide, riviste, libri, critici, sommelier, gourmet,
commercianti, produttori, importatori, esperti di alimentazione, dietologi,
ristoratori, consorzi, etc. Una babilonia di lingue che, a volo d'uccello,
può essere compresa tra due estremi: i Crapuloni ed i Sapienti. Alla
prima schiera appartengono coloro che in qualunque occasione, a qualunque
livello reale o presunto si situi la raffinatezza del piatto e/o del
locale, terminano il pranzo con sguardi di sufficienza, profferendo
la fatidica frase: "Sì, ma vuoi mettere con l'abbacchio della sora
Lella?" . Critica a suo modo ineccepibile e cui pertanto è inutile
replicare. Hanno ragione. Nel secondo esercito militano coloro che
scompongono ogni cosa in particelle, cominciano dai paragoni con le
tradizioni indoeuropee e terminano con una pagella più o meno ricca
di cappelli, forchette, bicchieri, ananassi o altri simboletti. Il
procedimento è scientifico ed a suo modo ineccepibile. Inutile ogni
commento: anche loro hanno ragione.
Noi
Guardiani per statuto e per vocazione siamo attenti a riconoscere
la parte umana dell'Uomo, composta da inclinazioni e meccanismi che
nascono e vivono con lui e da quella gerarchia di sistemi esterni,
creati dalla storia e dall'ambiente, che chiamiamo Civiltà, Cultura,
Educazione, o con altri infiniti nomi. L'Uomo infatti, come singolo
e come specie, inesorabilmente si evolve. Incrementa e modifica il
proprio bagaglio di partenza, apportando mutamenti alle facoltà ed
al modo di percepire gli altri, sé stesso ed il mondo dei fenomeni.
Moltissimi evitano di approfondire la reale natura dell'Uomo, preferendo
immaginarlo come vorrebbero che fosse, piuttosto che come realmente
è. Se ci guardassimo in faccia quando l'ennesimo immigrato-da-chissà-dove
ci piazza la sua spugna sui vetri, se ricordassimo cosa abbiamo pensato
di fare al tipo sul motorino che ci ha tagliato la strada, se guardassimo
bene, ma con l'intenzione di comprenderlo, il fenomeno della violenza
negli stadi, non staremmo tanto a giocare agli antirazzisti ed ai
pacifisti nati. Questi nobili intenti sono frutto di quel Super-Noi
collettivo che ci permette di convivere e credere in un futuro sempre
migliore. Non ha senso illudersi di essere già oggi quello che si
aspira a diventare domani: in realtà nasciamo con una biologia che
è indietro di molte generazioni rispetto alle nostre migliori intenzioni.
E' nostro dovere conoscere e riconoscere la prima, se vogliamo veramente
perseguire le seconde.
Questi nobili intenti sono frutto di quel Super-Noi collettivo che
ci permette di convivere e credere in un futuro sempre migliore. Non
ha senso illudersi di essere già oggi quello che si aspira
a diventare domani: in realtà nasciamo con una biologia che
è indietro di molte generazioni rispetto alle nostre migliori
intenzioni. E nostro dovere conoscere e riconoscere la prima,
se vogliamo veramente perseguire le seconde.
Orbene,
vediamo a quali conclusioni si giunge applicando a gastronomia ed
enologia questa mentalità umanistica. Tutti gli uomini nascono con
il gusto per il cibo ed in linea astratta sono attirati allo stesso
modo dal sapore e dalla qualità. Con gli anni, però, si sviluppa in
ciascuno quello che Luca Gargano ebbe a definire come meglio non si
potrebbe: il Palato Mentale. Questa locuzione definisce l'azione della
gratificazione culturale su quella meramente gustativa, l'influenza
dell'immaginazione sulla gola. Per fare un esempio, ad un salmone
scozzese selvaggio pescato all'amo e affumicato con tecniche tradizionali
attribuiamo una superiorità gerarchica su prodotti simili. Possiamo
trovare soddisfazione nella provenienza geografica, nel tipo di coltivazione,
nel confezionamento personalizzato, insomma in una quantità infinita
di fattori esterni alle caratteristiche squisitamente organolettiche
del cibo. A prescindere dalla percezione di una sua reale superiorità,
il nostro Palato Mentale resterà eccitato dalla soddisfazione di partecipare
di un prodotto noto a pochi e consumato da pochissimi. Potremmo dire
che l'appagamento culturale, in questo caso il sentimento del privilegio,
ci induca a secernere il potentissimo ormone della Vanità, alla base
di gran parte delle umane soddisfazioni. A sua volta esso agisce stimolando
un godimento di origine cerebrale che, a chi non abbia ben compreso
il trucco, appare come direttamente sensoriale. Non sappiamo se esista
veramente l'ormone della Vanità, ma, qualora non fosse già noto e
classificato, noi Guardiani ci permettiamo di sollecitare la ricerca
medica in tal senso.
Il
Piacere che viviamo a tavola, anche se apparentemente univoco, ha
quindi origini composite. E' solo in parte fisiologico, mentre per
una percentuale variabile ed a volte dominante, è squisitamente intellettuale.
E' fondamentale accettare serenamente questo dato, come gli altri
che descrivano il reale funzionamento della nostra mente e del nostro
corpo, cercando di trarne le debite conseguenze. Sapendo di poter
contare su questo doppio ordine di stimoli, si potrà passare con disinvoltura
e senza sensi di colpa dalla sponda dei Crapuloni a quella dei Sapienti,
passando per le sfumature intermedie e per le strade parallele che
nemmeno incrociano queste zone, come quella che reca alla piccola
fortezza dei veri Raffinati.
Quanto
allo studio ed alla critica gastronomica ed enologica, vogliamo in
conclusione sottolineare un punto fermo del nostro modo di intendere
il Cosmo. Gli oggetti del gusto, da una valigia ad un patè, non possono
essere valutati con un procedimento che parta dal particolare per
giungere al generale. Scomporre la visione d'insieme fotogramma per
fotogramma ha senso solo come gioco o come studio di un codice per
trasmettere singoli dati, ma nel farlo occorre sapere che la valutazione
complessiva potrà differire dalla somma di tutti i dettagli. Un leone
marino, da fermo, non lascia nemmeno supporre la grazia di cui è capace
nel nuoto. Così un vino va valutato in un sol colpo, bevendolo: è
buono, è eccezionale, è una purga. Non si può partire direttamente
dalla valutazione dei suoli, delle rese, passare all'esame del colore
e del profumo, descrivere e valutare i minimi stimoli al palato ed
al naso, credendo che si possano tirare fuori delle somme attendibili
dalle votazioni date alle singole componenti del prodotto La differenza
tra il primo ed il secondo procedimento è la stessa che passa tra
due persone in un prato, di cui il primo grida: "un fagiano, ma è
meraviglioso!", mentre il secondo annota: "gallinaceo selvatico di
medie dimensioni" e per sicurezza gli appioppa un anellino alla zampa.
Un vino od un piatto rivelano immediatamente al vero amatore tutta
la loro classe o i loro trucchi. Solo dopo, non per il gusto di togliere
le ali ad una farfalla, ma per comprenderla, egli potrà andare con
lo specillo a sezionarne fin l'ultimo tessuto. |