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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 2
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Gessati
Commenti:


Fino a poco tempo fa, il nostro sito non disponeva di questi spazi di dialogo. Interventi e domande sugli argomenti di interesse cavalleresco, che oggi Vi esortiamo a proporre da queste Lavagne in calce alle Porte, erano inviate all'indirizzo dell'Ordine, che evadeva privatamente la corrispondenza. Per inaugurare la Lavgna dell'Abbigliamento, trascrivo qui di seguito una risposta al nostro Fondatore avv. Stefano Pellegrino. Dovendo egli comparire sull'altare come testimone ad un matrimonio, chiedeva assistenza per la scelta della tenuta più idonea. Nonostante la sua propensione per un gessato, insistetti perché si facesse confezionare un completo in tinta unita, e alla fine presiedetti personalmente alla scelta del tessuto. Naturalmente, trattandosi di un rampollo di vecchia famiglia napoletana, l'abito veniva confezionato dal sarto di fiducia. In senso assoluto, il gessato gli avrebbe donato moltissimo, eppure qualcosa mi suggeriva che fosse inadatto alla necessità specifica, e cioè ad un'occasione in cui era tenuto a figurare tra i personaggi di quella messa in scena matrimoniale, dove i ruoli sono ben precisi. In una città tradizionale come Napoli, qualunque volo di fantasia rischia di venire punito da una sensazione di inadeguatezza difficilmente superabile. Chi scrive lo fa per esperienza personale, ancora ricordando l'angoscia procuratagli in gioventù dall'aver partecipato con una scarpa color vinaccia al matrimonio di un professionista napoletano cui tutti, oltre cento gentiluomini, erano intervenuti con le scarpe rigorosamente nere. In un'altra occasione (ero molto giovane, e testimone dello sposo) il padre della sposa mi rimproverò per interposta persona perché, seduto su una sedia sull'altare, avevo accavallato le gambe. Il mio nome veniva cancellato per sempre da quella casa. Anche se non si è trattato di una grave perdita, ciò sia di monito a quanti prendano alla leggera una cerimonia matrimoniale. Dopo l'evento, Stefano mi ringraziava con una lettera quasi sorpresa, soddisfatto del risultato di questa soluzione coraggiosamente banale e conscio di aver seguito la strada giusta. Ora che abbiamo uno spazio specifico, ricopio a beneficio di tutti i frequentatori del sito, Soci e Vsitatori, la risposta che allora gli diedi.
"Stefano carissimo,
dal tono della Tua ultima immagino che ti sarai chiesto il perché una tinta unita sia più adatta di una fantasia, fosse anche un gessato, a sostenere un ruolo ad una cerimonia. Vediamo se posso essere d' aiuto a svelare l' arcano. Nulla accade senza un perché. Ciò in quanto (noi avvocati lo sappiamo benissimo) una giustificazione ad un qualsiasi evento la si può fornire prima che accada, ma anche dopo. Non c' è scampo alla nostra attitudine a spiegare, e l' eventuale evaso alle sbarre della ragione viene immancabilmente raggiunto dai segugi dell' immaginazione. Così possiamo certamente dare una risposta anche a questo interrogativo, a prima vista insondabile.
1 - In una cerimonia, attirare l' attenzione è sempre una forma - più o meno percettibile - di maleducazione. Qualsiasi iniziativa idonea ad attirare l'attenzione al di fuori del centro focale è una forma di cattiva educazione. Rubare la scena è un furto non sanzionato giuridicamente, ma può esserlo socialmente.
2 - A prescindere dalla norma generale, vi è quella speciale applicabile alle individualità particolari. Le leggi del gusto trovano molte eccezioni, quando incontrano uno stile forte e personale. Chi è abituato a vestire in gessato, potrà farlo tranquillamente anche al matrimonio dell'amico, ma chi al contrario non ne abbia altri in guardaroba dovrà evitare di utilizzare quell'occasione per vedere che effetto che fa. Alcuni pittori sono usi preparare le tele, dandogli fondi o vernici personalizzate. Per conseguire brillanti risultati con sistemi non convenzionali è però necessario il dominio della tecnica ed uno stile riconoscibile. Allo stesso modo, chi vuole esprimersi con il codice dell' abbigliamento potrà utilizzare tele preparate (leggi fantasie) dove gli altri usano il fondo naturale. Inutile dire come gli artisti virtuosi siano in numero minore degli onesti artigiani. I secondi che vogliano scimmiottare i primi finiscono spesso per varcare i due confini più pericolosi dell' arte: quello col cattivo gusto, o peggio, quello col ridicolo.
Il Gran Maestro."

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Nome: Marco Clerici
Data:
Cod. di rif: 3
E-mail: dwxcle@tin.it
Oggetto: Il "bombarozzo"
Commenti:
Gent. Gran Maestro,
potrebbe soddisfare questa mia curiosità circa quanto scritto su Monsieur di Marzo nel Suo splendido articolo: " che cosa si intende per collo col bombarozzo" ?
Grazie, La saluto cordialmente.
C.M.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 4
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Teoria e storia del "bombarozzo"
Commenti:
Egregio signor Clerici,
eccoci all'argomento a Lei caro. Da lunga pezza faccio confezionare molte delle mie camicie a Roma, presso il laboratorio della signora Sabatini, in Via Flaminia n. 111. Questa gentilissima artigiana vanta al suo attivo una dote rarissima nella categoria delle camiciaie: non è isterica. Al contrario, è sempre disponibile alle innovazioni e a rispondere a quelle esigenze particolari che fanno parte dell'inevitabile bagaglio di tic dell'Uomo abituato a farsi confezionare ogni capo sulla misura non solo del corpo, ma dello spirito. Trovandomi a Roma, insieme all'impeccabile nostro Primo Guardiano marchese Salvatore Parisi, coautore di questo nomignolo, abbiamo affidato alla storia col nome romanesco di "bombarozzo" la finitura in rilievo del collo e dei polsi. Potrà vedere l'immagine del divino marchese ritratta in copertina dell'evento "Scegliere gli Avana", nella galleria di Eventi pubblicata nel nostro sito. Il dettaglio in oggetto conferisce al collo una particolare carnosità, che distacca la camicia da tutte le altre. Tecnicamente, si tratta di una finitura rovesciata, applicabile con successo solo a tessuti rigorosamente non trasparenti. Il rimesso interno al bordo impunturato, sempre presente nei colli lavorati a mano, non viene rivolto verso il basso, ma verso l'alto. Nei polsi, occorre invece farlo appositamente, rivoltando un piccolissimo lembo di tessuto perché si determini un leggerissimo rilievo. Questo dettaglio è la croce delle stiratrici, e cagiona una durata del capo molto inferiore, in quanto il ferro consuma gli spigoli molto più facilmente. Pertanto, occorre acquistare qualche decina di centimetri in più, prevedendo che lungo la vita della camicia si applicheranno un nuovo collo e nuovi polsi almeno un paio di volte.
A presto.
Il Gran Maestro

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Nome: Enrico Marangoni
Data:
Cod. di rif: 5
E-mail: enrico10aa@yahoo.it
Oggetto: Un pò di luce.
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,
questa mia per chiederLe di aiutarmi ad ampliare il mio bagaglio culturale sull'Eleganza.
A dir la verità al momento trattasi di un piccolo
beauty-case se solo si avvicinasse al Suo vittoriano baule, comunque asola dopo asola, cerchero' di renderlo quanto piu' grande e fornito di ogni nozione.
Una Sua informazione pero' mi ha scombussolato. Se ne rende conto? Bastano poche righe ed ecco che trovo tutto sottosopra. Mi riferisco alla sua affermazione su Class, argomento camicie e i colori da sfoggiare per due diversi tipi di appuntamenti. Nel primo fa sapere che per un incontro galante con una signora, indosserebbe una camicia azzurra; bianca invece per un appuntamento professionale. Appena ho letto questo ho dovuto pigiare il tasto rewind piu' volte per rileggere e magari accorgermi di essere affetto da un raro caso di daltonismo dislessico. Invece tutto rimaneva tale. Ora il mio
esangue dubbio, scarnificato da mille mie supposizioni e ricerche, mi chiede di rivolgermi direttamente alla fonte per conoscere il perchè di tale scelta. Nella mia forma mentis, al rendez-vous con il gentil sesso avrei optato per una casta, dannunziana, silenziosa camicia bianca, mentre di azzurro invincibile e guascone mi sarei armato per un appuntamento professionale. Anticipo che non ho preso le sue parole come dogma, ma solo come basilari regole per il buon gentleman.
RingraziandoLa per la Sua pazienza di fronte a tale arabeschi mentali, La saluto sartorialmente.
Enrico
Suo devoto apprendista-attaccabottoni



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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 6
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Il sublime del subliminale
Commenti:
Carissimo,
nelle occasioni professionali ci giova un clima di fiducia, che a sua volta è favorito dalla stabilità e dalla trasparenza. Niente meglio del bianco simboleggia queste qualità. Anche le donne, forse proprio per farsi meglio credere, si fanno sposare con questo colore. Onestà, equilibrio, assenza voluta di colore che sottintende ferma rinuncia agli eccessi. Questo vuol dire un colletto candido, meglio se circondato da grigi e blu senza aree di colore, destinate ad attirare l'attenzione in modo particolare. Ovviamente tra uno squallido promotore finanziario ed un uomo di successo ricco di personalità c'è qualche millimetro meglio distribuito, un dettaglio che parla ai pochi, un gesto che qualifica il tutto. L'abbigliamento maschile è dopotutto un linguaggio raffinato e sottile, le cui altezze sono praticabili e interpretabili solo dagli esegeti più abili e consumati.
Il celeste è il colore del cielo e del mare, infinito definito. Su di esso la tavolozza dei colori, necessario complemento, articola un verso più romantico. La creatività, negli affari spesso utile strumento quanto dannosa premessa, è un'aspettativa legittima in amore. Di qui l'opportunità dell'azzurro nelle occasioni galanti. Io ovviamente dico quello che sento, e che la mia esperienza mi insegna. Altre sensibilità ed altri vissuti potranno giungere a diverse conseguenze. Purché le spieghino meglio di me, sono disposto ad ascoltarle e a farmi convincere.
Tenga sempre d'occhio il notro sito, che cresce inesorabilmente e continuamente.
Cavallerescamente La saluto e La rimando alla prossima occasione.
Il Gran Maestro

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Nome: Enrico Marangoni
Data:
Cod. di rif: 7
E-mail: enrico10aa@yahoo.it
Oggetto: Camicia e camisella
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,
Non ho nessuna pretesa di conservare in uno scrigno segreto i preziosi consigli che mi regala con tanta generosità. Come sono utili al sottoscritto, cosi' lo possono essere per altri innamorati del ben vestire, e dato che una delle Nove Porte, è dedicata a questo argomento, logica è la conseguenza che il riversarsi di tali temi non fa altro che arricchire la stanza.
Non mi ricordo la fonte, ma proprio oggi, forse in qualche quotidiano, la mia attenzione è stata catturata da un sito che ha l'ardire di portare in rete la cerusica preparazione di un'opera d'arte quale la camicia: www.camisella.it. Personalmente non l'ho ancora visitato, ma dato che mi sembra che i titolari siano della nobile Napoli, lo passo a Lei, nell'ipotesi che abbia qualche conoscenza in merito.
Da buon scettico, non penso che l'idea di creare on line una camicia, sia illuminante. Il fascino di recarsi di persona in un atelier è ineguagliabile: il chiaccherio ovattato dei tessuti, la frenesia dei bottoni, il sapore del gesso, non puo' appiattirsi dentro uno schermo. Anyway, aspetto Sua recensione in proposito, quando e se ne avrà interesse.
Ringraziamenti e saluti dal Suo ladro di tempo e di nozioni,
enrico


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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 8
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sito sulla camicia
Commenti:
Egregio scudiero, instancabile ricercatore,
seppur partecipando del Suo stesso scetticismo, ho voluto visitare il sito che ha segnalato nel Suo ultimo intervento. Devo solo correggere l'indirizzo che mi ha fornito: la pagina si apre digitando www.cammisella.it con due emme e non con una. Ad un napoletano non c'è voluto molto a capire dov'era l'errore.
Il sito è molto garbato, e si sforza di dare la sensazione di avere dei contenuti. In realtà, trattandosi di una pagina commerciale, ogni discorso resta in superficie. La grafica e l'impostazione sono però curati,tecnicamente ed esteticamente ineccepibili. La scelta della camicia è impostata in modo pratico e divertente, ma manca una descrizione di cose importanti: i tessuti, prima di tutto, o gli interni dei colli. I prezzi mi sembrano equi in raporto ad una qualità che, visto il biglietto da visita comunque incoraggiante, non si ha motivo di dubitare che sia di ottimo livello.
Resta anche a me la perplessità che La animava. La scelta in rete può essere un rimedio per chi, già conoscendo la ditta, il prodotto e i materiali utilizzati, vuole risparmiare tempo. Il problema è che l'Uomo di Gusto, per diventare e restare tale, deve concedersi proprio quest'estremo lusso: tempo per se stesso.
Certo di rileggerLa presto, su questa lavagna o altrove, cavallerescamente La saluto.
Il G.M.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 9
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Della cravatta.
Commenti:
Dal disordinato archivio della corrispondenza magistrale traggo la lettera che in calce ricopio e incollo. E'la replica a una mail di un giovane Socio, uno dei pochi che non abbia mai incontrato di persona. Per motivi di riservatezza manterrò il suo anonimato, così potrò dirvi che si tratta di una persona sraordinariamente sensibile. Sono oltre tre anni che intratteniamo un rapporto epistolare, e da poco meno di due anni il suo nome si è aggiunto al nostro Libro Soci. Poiché la sua attività lo mantiene quasi sempre lontano dal nostro paese, non ha mai partecipato a nostri eventi. Il suo è quindi il più tipico esempio di Cavaliere solitario, ma la freuqenza dei suoi interventi lo rende veramente partecipe del nostro spirito.
In questa occasione, mi diceva della spiacevole sensazione che aveva riportato nell'osservare un uomo che indossava una cravatta la cui gamba era più corta della gambetta. La sua mail è andata perduta, ma resta questa risposta, datata 16 novembre 2000. La appunto su questa lavagna, il cui scopo è appunto quello di rendere pubblica, come in un forum permanente, la corrispondenza sui vari temi ed oggetti di interesse cavalleresco.
"
Quello che l' ha infastidita non era certo la lunghezza della gamba rispetto alla gambetta. Chiariamo una cosa: nell' aspetto di un Uomo quello che conta è l' immagine complessiva. Essa è infatti responsabile della valutazione immediata, quella che più conta, e che può poi essere scomposta nei dettagli. A questo punto, molti particolari che possono essere penalizzanti per uno, diventeranno un punto di forza per altri.
Esistono certo delle abiezioni assolute, ma non annovererei tra queste la lunghezza della cravatta, che ha un ampio margine di libertà. Quando il pantalone è a vita piuttosto bassa,in linea di massima è bene che la cravatta sfiori appena la cintura. Diversamente, è concesso uno sforamento di alcuni centimetri che equilibra la figura. Anche questa non è una regola assoluta, perché bisogna tenere in conto la larghezza della base e del nodo, il taglio della giacca e tanti altri parametri che influiscono sull' Armonia. Molto spesso una lunghezza ardimentosa in un senso o nell' altro può ottenere un effetto espressivo che in sé non è sgradevole, se compiutamente sviluppato nell' immagine complessiva.
Il personaggio della Sua vicenda aveva certamente fuori posto ben altro che la cravatta, altrimenti Lei non l' avrebbe trovato così grottesco.
Capisco che in un momento di stizza Lei abbia voluto trovare appiglio in un esempio fisicamente misurabile per colpire il nemico con maggior forza, ma mi permetto di consigliarLe di non scendere facilmente in questi dettagli con la plebe, perché essa è facile a convincersi che esistano delle formule. Questi discorsi vanno fatto solo con gente del Suo rango, che ne comprenda la natura e soprattutto i presupposti.
Non voglio usare parole grosse come "Eleganza", nome divino che va sussurrato solo tra gli incensi della vera fede. Parlerò quindi di Aspetto. Bene, essere artefici del proprio aspetto è cosa che coinvolge insieme l'esercizio sofisticato del sapere e della sensibilità. Molti dettagli hanno un aspetto tecnico/scientifico, come il modo di annodare la cravatta. Saperla portare è questione di sensibilità. Essa deve essere piuttosto nuova, ben intonata, deve evitare ogni disegno che non sia pura geometria. Fiori di prato, personaggi dei fumetti, selle equestri, olandesine o pipe sono quello che chiamo perversione autolesionista. Inammissibili. La cravatta è lunga abbastanza per drappeggiare, ma quando l' uomo si siede non deve superare la parte media dell' inguine. Se arriva quasi alla sedia, o la tocca, ecco di nuovo l' abiezione.
Un consiglio del G.M.: pettini di tanto in tanto la Sua cravatta con le mani, facendola scorrere sotto il pollice e sopra le altre dita della sinistra: questo gesto può indirizzare lampi significativi al Suo interlocutore sull' affermazione del Suo pensiero e sul tempo che Le sta facendo perdere. A questo serve la cravatta. Molti la portano, pochi sanno come si suona.
Spiacente di non aver potuto rispondere con maggior certezza al quesito che mi poneva, cionondimeno cavallerescamente La saluta il Suo incrollabile
Gran Maestro "

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Nome: Franco Forni
Data:
Cod. di rif: 10
E-mail: GONFAL@TIN.IT
Oggetto: ASSIMETRIE DELL'INFORMAZIONE
Commenti:
A proposito di articoli d'abbigliamento,un tempo di uso comune ed ora introvabili, mi viene da riportare la teoria delle "assimetrie dell'informazione" messa a punto dal prof. George Ackelof dell'Università di California che ha vinto l'ultimo premio Nobel per l'economia.
In breve la teoria recita:"se un acquirente non può giudicare le reali condizioni di un determinato oggetto che non conosce a fondo semplicemente guardandolo,allora il prezzo del mercato rifletterà la qualità media degli oggetti in vendita.
I venditori che sanno di avere oggetti analoghi migliori della media li toglieranno dal mercato, in quanto non sono in grado di trovare compratori in grado di capirne il vero valore.
Ne risulta che qualità e prezzo di quegli specifici oggetti scenderanno sempre di più, fino al collasso del mercato"
E' quello che purtroppo è accaduto e accadrà sempre di più se coloro che ancora conservano la memoria storica di queste conoscenze non riusciranno a trasmettere,ai compratori il "senso della ricerca",ed ai venditori la missione di "educare" il cliente.
Non a caso gli artigiani-massime i sarti-molto più di tanti libri o corsi dedicati,sono grandi educatori e vengono chiamati Maestri.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 11
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Moda, Eleganza e Stile, con postille sul Fascino
Commenti:
L'Eleganza è insieme Tecnica ed Arte: ad un uomo occorrono almeno quindici anni per apprendere tutto ciò che c'è da sapere e altrettanti per dimenticarlo. Nella prima fase conta la disciplina, nella seconda il talento. Quando la sapienza è divenuta naturalezza, la crisalide dell'Uomo ben vestito si è trasformata nella rara farfalla dell'Uomo Elegante. Questi, dopo aver tutto cercato e poi consegnato all'oblio, ritorna se stesso. Si dice spesso che l'Eleganza sia quella che non si nota. In questa sentenza che si spara a casaccio al solo scopo di consigliare un eterno grigio scuro, risiede una verità nascosta. Per renderla evidente, va così riformulata: L'Eleganza è tale quando ciò che si nota non è l'abito, ma l'Uomo.
La Moda è un criterio di selezione deputato a terzi. Un sistema di omologazione basato sulla convinzione infantile di essere i primi ad aver messo la tal cosa, l'unico a possederla in originale o - questa è bella perché gabba anche quelli che si sentono furbi - quello che l'ha pagata meno. Il risultato è che a una discoteca o in un ristorante "alla moda" tutti, ad uno sguardo oggettivo esterno, risultano evidentemente vestiti allo stesso modo. Soggettivamente, invece, ciascuno è certo di essere originale.
Lo Stile è il codice segreto dell'Eleganza. Quando questa si esprime, attraverso un Uomo o una Donna, la sua evidenza è quasi divina. Eppure è impossibile comprenderla o descriverla, perché agisce appunto attraverso un linguaggio cifrato intrasmissibile e proprio di ciascun individuo. Come abbiamo visto L'Eleganza presuppone un apprendimento, a volte maturato individualmente a volte dalla famiglia. Lo Stile invece non si acquisisce se non da se stessi. Può essere affinato, ma non trasmesso. Con l'età, l'Uomo ha la possibilità - invero da pochi messa a frutto - di comprendere chi sia, come senta e cosa voglia veramente, al di là delle imposizioni sociali. Quando attraverso questa comprensione delle proprie debolezze le si trasforma in forza e viceversa, lo Stile giunge alla sua più alta eloquenza e diviene Fascino o Carisma.
Coltivare il proprio Stile, vestire alla Moda o accedere al supremo raggiungimento dell'Eleganza presuppongono un utilizzo più o meno cosciente, più o meno abile, più o meno lecito della Vanità. Perdoniamo una volta per sempre a tutti ed a noi stessi questo innocuo sistema di autogratificazione, ma nel farlo dobbiamo sapere che esso è fonte di un piacere che non si trasmette. L'Uomo alla Moda segue la corrente per prevenire le critiche e affermarsi, l'Uomo elegante è ammirato, solo l'Uomo di fascino è seguìto. Il Fascino e la sua forma più autorevole, il Carisma, sono automatismi che influenzano gli altri e possono rendere memorabili e convincenti al di là di ogni palese difetto. Ad un'attenta analisi, che li isoli da altre componenti del carattere, esse non rivelano nemmeno in minima misura l'ingrediente dell'autocompiacimento. Essi non appartengono a chi usi una maschera, ma a chi è in grado di offrire una potente, immediata rappresentazione della propria storia ad ogni semplice stretta di mano. Sono attributo di chi sa essere se stesso, di quanti abbiano raggiunto una serena consapevolezza delle proprie debolezze e della propria forza. In questo contano molto gli anni vissuti e la riflessione, perché conoscersi è cosa così difficile da essere raggiunta da pochi e comunque sempre in età matura . Per giungere a questo stadio occorre una sincera comprensione della diversità delle cose, degli uomini e delle situazioni, laddove tale diversità viene sempre più affermata in teoria e negata in pratica nel nostro sistema globalizzato.



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Nome: Francesco de Martino
Data:
Cod. di rif: 12
E-mail: dr.demarf@tiscali.it
Oggetto: La Tauromachia
Commenti:
Venerabile Gran Maestro e Cavalieri tutti,
perdonate l'intrusione nell'augusto vostro spazio di me picciola cosa e di certo non degna di rivolgermi a sì grande consesso. Vi prego vieppiù di perdonare l'ardire mio di scrivere queste righe, quasi non pago del tedio già causatoVi. Poche righe in merito all'oggetto del messaggio, la Tauromachia, per confessare che prima di inoltrarmi nell'analisi che se ne trova sul vostro sito, ne avevo un'opinione alquanto negativa e, dirollo francamente, spregiativa. Riflessioni che bene si trovano riportate e confutate in rete hanno rapidamente determinato una valutazione ispirata al carattere di inutile crudeltà e di barbara esecuzione.
Mi ha quindi molto colpito la risposta trovata sul sito a queste posizioni e nell'apprezzarla ho dovuto riconoscere la limitatezza della critica aprioristica e di bella facciata che è tipica della mia precedente posizione. Al di là della validità classica della tauromachia, che anche l'arte cretese-micenea ci ha tramandato, mi ha colpito l'affermazione che è la presenza della Morte a rendere seria, grave e sensata quella che altrimenti sarebbe, anche a parere di Voi Cavalieri (se ho ben capito), null'altro che una crudele pagliacciata. Lo scontro che la Tauromachia realizza e concretizza mi si presenta quindi sotto una luce nuova e trova radici in quello che forse viene ancor prima e poi trascende l'umana ragione: prima l'istinto, la lotta per la sopravvivenza e poi la ricerca di un senso superiore dell'esistenza che vada al di là del sopravvivere per raggiungere e conquistare un vivere di livello superiore, per coscienza ed intelletto. Non so se mi posso permettere di confessarvi che è mia sommessa opinione che la vera Tauromachia ai miei occhi non può essere che quella uno contro uno, così come era intesa nell'antichità! Ma di questo spero di avere il piacere di parlare una prossima volta.
In conclusione, Vi ringrazio di aver aperto la mia mente ad una riflessione così lontana, che si è mutata in arricchimento e rispetto per qualche cosa che evidentemente criticavo perchè non comprendevo pienamente. Spero di avere altre opportunità del genere attraverso il Vostro sito.
Ringraziando per l'attenzione dedicatami, Vi porgo i più sentiti saluti.
Francesco dem Martino

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Nome: Marco Clerici
Data:
Cod. di rif: 13
E-mail: dwxcle@tin.it
Oggetto: Conferme !
Commenti:
Egregio Gran Maestro, Stimatissimi Cavalieri,
è ormai parecchio tempo che rientro tra i simpatizzanti del Vostro sodalizio. Molto probabilmente Vi chiederete per quale motivo non sia ancora un Vostro socio.
Considerando il Vostro sodalizio, cosa estrememante seria ed importante, prima di aderirvi vorrei assicurarmi della profondità dei miei "sentimenti" verso quei "valori" che Voi stessi perseguite con così intensa partecipazione.
penso ormai di essere "moralmente" uno dei vostri, prova di ciò l'ho avuta poschi giorni fa mentro ero in coda allo sportello della segreteria dell'Università.
Il motivo di questa mia è proprio quello di parteciparVi le mie sensazioni.
Nell'attesa del mio turno, non ho potuto non ascoltare il discorso di due ragazze che si trovavano alle mie spalle.
queste due studentesse criticavano, con titoli ed appellativi che Voi tutti potete ben immaginare, il comportamento di un docente in sede d'esame.
Non bastasse il fatto che ragazze, nonchè studentesse universitarie, si esprimano con termini non certo consoni alla "grazia" che il gentil sesso incarna; a peggiorar le cose era il tema oggetto di discussione. Al docente in questione veniva aspramente contestata la sua disapprovazione circa l'abbigliamento indossato da alcuni studenti e studentesse in sede d'esame. Più che di abiti indossati sarebbe opportuno parlare di abiti non indossati. Infatti dalle descrizioni fatte, l'uno era in pantaloncini corti e l'altra in pantaloncini attillati e cortissimi; idonei per il lungomare di Rimini o per le selezioni delle Veline, ma non certo idonei per un esame universitario.
Di primo acchito l'impulso era quello di intervenire e di mostrare la mia disapprovazione su quanto loro affermavano. La ragione jha prevalso. E' inutile tentare di raddrizzare chi non sente e non vede se non quello che indicano le mode stagionali.
Docente, Università, Esame: son situazioni ed occasioni che richiedono "rispetto". Rispetto che si rivolge in primis verso noi stessi.
L'abito non fa il monaco, ma risalta solo l'apparenza. La vera differenza è nel comportamento.
Viene da pensare che questi ragazzi alla fin fine non hanno sbagliato ad abbigliarsi in quel modo. Il loro abbigliamento non avrebbe di certo trovato nessun riscontro e nessun supporto nel loro atteggiamento.
Gentleman lo si è dentro.
Scusandomi per la forzata intrusione nelle sale del Vostro ospitale castello, porgo a tutto il corpo sociale ed a Lei Gran Maestro i più cordiali saluti.
Marco Clerici

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 14
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: L'abito ed il monaco
Commenti:
Gentilissimo signor Clerici,
con immenso piacere sono chiaato a commentare il Suo opportuno intervento su questa Lavagna. Al di là di una semplicità apparente, il Suo racconto introduce un argomento di importanza planetaria. Partiamo dall'abbigliamento: come linguaggio esso non si esprime solo sul piano estetico, ma anche su quello sociale e culturale. Facciamo un piccolo esempio. Come socio del Reale Yacht Club Canottieri Savoia, istituzione che entrerà il 15 Luglio prossimo nel centodecimo anno di ininterrotta attività, dall'ora del the in poi all'interno della sede sociale sono obbligato a portare la giacca e la cravatta. Fortunatamente il Savoia ammette come soci solo i maschi, altrimenti la straordinaria apertura mentale di ragazze come quelle di cui ci racconta avrebbe liberato prima il Savoia dall'obbligo della giacca, poi il mondo dal Savoia e infine, non è escluso, gli uomini dal fastidio del mondo. Per menti così approssimative una regola corrisponde sempre ad una vessazione. Comprendere l'aspetto costruttivo delle norme di comportamento richiede una mentalità civile. La distruzione sistematica di ogni codice mira, consciamente o inconsciamente, all'abbattimento del vivere civile. A prescindere dal piacere estetico che si ricava dall'indossare e/o dal vedere un abito di qualità ben abbinato, a prescindere dalla simbologia di una tenuta formale e quindi dal problema della priorità di nascita dell'uovo e della gallina o dell'abito e del monaco, ad un matrimonio o ad un esame si partecipa aderendo coscientemente ad una storia della quale, se si vuole far parte, è necessario riconoscere le norme. Non dubito che le signorine dedite alla fila in sgreteria, se divenute di colpo affermate accademiche, avrebbero apprezzato e richiesto un certo tono agli esaminandi. Di questo passo, altrimenti, sarebbe giusto accettare di sostenere l'esame in romanesco o in pugliese. Dedotta l'inutilità dei linguaggi non verbali, perché non liberalizzare quelli verbali? Si intravvede molto bene a questo punto il limite cui tende questa formula: l'abbattimento di quelle gerarchie di valori sui quali via via sono stati fondati gli Stati nazionali e le loro costituzioni, le letterature e le imprese, l'arte e la solidarietà umana.
Continui ad indossare la Sua giacca e si troverà, al momento dello scontro finale, dalla parte giusta della barricata.
Con l'affetto di un Suo vecchio corrispondente.
Il Gran Maestro

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Nome: Franco Forni
Data:
Cod. di rif: 15
E-mail: gonfal@tin.it
Oggetto: Virtù della scarpa lucida e della camicia bianca
Commenti:

Non ho mai posseduto un paio di scarpe che non mi fosse stato fatto su misura eccettuato qualche paio di splendide Lotus "penny loafter": A quei tempi, e mi riferisco ai primi anni sessanta, non appena arrivavi in collegio in Inghilterra era quasi d'obbligo averne un paio. E poi erano belle, pesanti, e indistruttibili. Ci infilavo dentro un penny vero e dovevamo domarle; avevo solo sedici anni.
Poi, frequentando ciabattini, ex calzolai, fabbriche - dai Magli ai Romagnoli, tutti miei amci - ho capito: la scarpa deve essere pesante, avere i lacci, essere foderata e, soprattutto, ben manutenuta. Sono divento grande.
Sono andato a scuola da loro: di alcune cose ho fatto tesoro, di altre no, perchè è proprio vero che se uno è ciabattino e lo rimane c'è un motivo.
Allora mi muovevo spesso tra Roma e Milano: mi sono servito presso l'ultimo lucidascarpe in via Belsiana ed ho fatto scorta - parlo di venticinque anni fa - della mitica cera Griffith. Il sabato, a Bologna, prima dell'aperitivo in centro, trascorrevo un paio d'ore a pulire qualche paio di scarpe come Dio comanda.
Vorrei segnalare a Soci e Visitatori un negozio di Milano che importa per tutta l'Italia le cere della Avel, secondo me in assoluto le migliori in commercio:
F.lli Santovito s.nc. dal 1938 - Corso di Porta Vigentina, 38 20122 Milano - tel. 02 58314951.
Qui la scarpa è cultura. Fateci una visita, citando uno di Bologna che fa parte di un gruppo di amatori. Potrebbe divenire un fornitore del C.O.

Altro argomento: la camicia bianca.
Leggendo l'intervento del Gran Maestro sulla camicia nella presente Porta dell'Abbigliamento sono rimasto francamente un po' deluso.
L'ho trovato troppo blando e accondiscendente verso la camicia azzurra verso la quale, pur possedendone alcune, ho molte riserve:
1° E' un capo troppo facile e si presta a troppe mediazioni: un gentiluomo deve conoscere le regole e, solo conoscendole, - fra l'altro anche parole tue - può ad esse trasgredire. La camicia azzurra spesso è il "refugium peccatorum" di chi non vuole o, più spesso non sa o può osare. Come lo splendido blazer. Andiamo avanti.
2° Ritengo che la camicia bianca costituisca un fulgido segno dell'affermazione maschile, perché costituisce un netto distinguo dai colori intermedi prediletti dalle donne che vogliono vestire i mariti.
3° Dà sempre un senso di pulito, non può venire portata due volte di seguito e tradisce la scarsa cura dedicata alla persona se non viene cambiata spesso. Io no, ma mio padre che venne ritratto in completo grigio fumo di Londra con tanto di pochette sulla cabinovia del Cristallo, ne cambiava tre al giorno. Ti rammento quel delizioso volumetto di Domenico Rea, che ricorda il momento in cui ordinò camicie azzurre ed il suo camiciaio gli chiese se doveva emigare? Ebbene noi non emigriamo. Ancora una volta un mastro sartore si è rivelato censore di facili costumi. Bravo.
4° L'abbigliamento sta toccando il suo punto più basso, e alcuni di Noi rappresentano al momento la memoria storica. Ricordate la teoria di Akeloff (citata più avanti - n.d.G.M.)? Certamente si. Ebbene con il vino sono riusciti ad invertire la tendenza, con il cibo ci stanno provando (con il servizio in sala invece no, in Italia siamo ai minimi),così il Gran Maestro dovrebbe diventare, spero meno corrotto, ma altrettanto combattivo e geniale, il Veronelli dell'abbigliamento, ma senza camicie azzurre per carità.

Franco Forni


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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 16
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Il futuro della Sartoria
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro e Cavalieri tutti,

come mia prima apparizione su questa nobile lavagna, vorrei sollevare un problema che, come già ho avuto modo di sottolineare con il Grande Maestro, mi sta particolarmente a cuore : il futuro della finissima e irrinunciabile "arte sartoria".
Come noi tutti sappiamo la sua sopravvivenza è messa a durissima prova da tanti fattori, che non sto qui ad elencare. Certo è che di questo passo tra qualche lustro dovremo cedere all'esecrando "su misura" industriale. Tanto basta da non dormire alla notte !
Io sono piuttosto giovane, avendo sulle mie spalle quasi trent'anni. Il mio sarto, a che se ne dice il più giovane dell'Emilia, mia terra di nascita e residenza, ha cinquant'anni : nella sua bottega non ha ne figli ne aiutanti che possano proseguire questa affascinante quanto sublime tradizione.
Il problema è comune e drammatico.
Forse solo nella città di Napoli, a che mi è dato sapere, qualche discendente di un grande maestro ha deciso di seguirne il percorso. Parlo del grande Gennaro Solito con il figlio Luigi, di Renato Ciardi ed i suoi figli e di pochi altri.
E' cosa troppo importante la Sartoria per un uomo da vederla finire offuscata da l'orribile scritta "su misura" di un qualunque negozio. Proprio in un momento come questo in cui il ritorno all'antica tradizione del vestire su misura sembra così attuale e ricercato.

I miei più cavallereschi saluti.

Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 17
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Su misura e su ordinazione
Commenti:
Gentilissimo signor Villa,
mi compiaccio non poco nel sapere che Lei vesta su misura. Non si stupisca di vedere dal Suo sarto anche clienti molto giovani. Da quando un Dio vendicatore ha cominciato a falciare gli stilisti, la domanda di abbigliamento su ordinazione è molto aumentata. La morte violenta di Versace, Gucci, Trussardi, è il simbolo della fine di un ciclo. Solo pochissimi anni fa si vedevano persone di ceto e cultura elevate indossare giacche firmate in modo appariscente. Credo che oggi un dirgente o un avvocato, ma anche un ciclista o un calciatore, preferirebbero scomparire piuttosto che farsi vedere con un abito dai bottoni griffati. Ovviamente la creazione di una nuova domanda ha attirato molti tra imbonitori, cialtroni e truffatori. In tantissimi spacciano come su-misura capi che al più potrebbero essere definiti su-ordinazione. I Kiton, gli Attolini e altri, hanno utilizzato per definirsi la parola "sartoriale", facendo così credere che il loro sia un prodotto di sartoria. Questo non è vero. Il loro è un ottimo prodotto, ma avendo caratteristiche industriali non va confuso o fatto volutamente confondere con quello di un laboratorio artigianale.
Vedo che è un assiduo frequentatore di MONSIEUR e appassionato di sigari. In considerazione di queste Sue qualità, La informo che anche Andrea Grignaffini, direttore di Torpedo e nostro Socio, è un suo concittadino.

Cavallereschi saluti.


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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 18
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Sartoria
Commenti:
Egregio Gran Maestro,
non posso che sottolineare il mio più completo assenso per le sue precise e giustissime parole.
La moda degli stilisti si trova ad un bivio. Purtroppo vedo ultimamente molte griffes "scimmiottare", in maniera grottesca e ridicola per un vero intenditore, il ritorno ad una moda etica e virile, proponendo anch'essi l'ormai immancabile servizio "su misura". Dio ce ne salvi... ( a tal proposito se proprio dovessi salvare qualcuno del volgare mondo della moda salverei Giorgio Armani, a suo modo e in quel mondo un monsieur). Per non parlare dell'onnipresente parola "sartoriale" o "stile Napoli" presente in ogni vetrina di boutiques maschili. Che affronto ! Una tradizione così antica ed una così nobile arte oltraggiata in questo modo.
Sono perfettamente concorde con Lei a riguardo dei vari Kiton ,Attolini, Borrelli etc. Per un mio peccato di gioventù anni or sono (vista ai giorni odierni ritengo comunque questa mia esperienza importante al fine della mia crescita), prima di conoscere la finissima e sublime aria di Sartoria, acquistai un blazer di Sartoria Partenopea, un nome come tanti altri che sfrutta il momento e annebbia il gusto. Bene, assieme ad una giacca di Kiton di un suo cliente, ci siamo divertiti, io con il mio sarto, ad "aprirla" completamente : che differenze macroscopiche tra una giacca tagliata in sartoria e le due di confezione ! Dove la ci sono solo punti dati a mano, meticolose e lunghissime rifiniture, materiali per gli interni della migliore qualità, maniacale perfezione ed una esecuzione commuovente, qui ci sono molte "macchinate", materiali che non si vedono approssimativi, imperfezioni e imprecisioni industriali evidentissime.
Mi permetto di continuare a rubarle prezioso tempo nel farLe notare che i vari Kiton, Borrelli & C. stanno inesorabilmente diventando le nuove griffes. Un week-end del mese di Luglio del corrente anno mi trovavo in quel di Forte dei Marmi, facendo così lo spiacevole incontro con la nuova boutique Borrelli (un nome che ho sempre stimato). Nel suo interno veniva venduto di tutto, dalle famose camicie alle cinture passando da scarpe, pantaloni, polo e quant'altro. Tra un po sostituiranno i vari Prada, Gucci, Versace nella continua corsa per l'apertura di negozi. Ma non si fregiano di una artigianalità incontaminata ?!
Leggo con grandissimo piacere gli articoli del parmigianissimo Andrea Grignaffini, sia su Monsieur che su Torpedo e sulla locale Gazzetta di Parma in cui spesso, con la sua solita competenza, si occupa di vino e gourmandises.
RingraziandoLa per la sua infinita cortesia, Le auguro i miei più cavallereschi e cordiali saluti.

Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 19
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: De sartoribus
Commenti:
Egregio signor Villa,
il suo generoso salvataggio di Giorgio Armani trova certo giustificazione nella qualità del personaggio. In quest'ottica andrebbero però salvati senz'altro anche Ciro Paone (Kiton), Borrelli e Attolini, come uomini e soprattutto come imprenditori tutti degni della massima considerazione. Noi però dobbiamo sapere che il nemico si nasconde sempre molto vicino e sotto apparenze suadenti. L'azione di queste ditte ha avuto una fase meritoria nel rilanciare una linea più sobria e virile, lontana dalle ispirazioni deliranti dello stilismo. Oggi però, per acquisire nuove fette di mercato in Italia e soprattutto all'estero, confondono il pubblico presentando come "sartoriale" un prodotto che non ha nulla di artigianale. Chiariamo che in questi capi, almeno nelle linee più prestigiose, l'intervento manuale è vasto. Questo non fa venir meno il carattere industriale del prodotto. Valgono infatti due considerazioni:
1 - Un oggetto è artigianale quando esce da una bottega artigiana, cioè da mani che compiono o almeno controllano l'intero processo di produzione. Dalle assi al mobile, dalla sbarra di ferro alla cancellata, dal taglio di stoffa alla giacca. In uno stabilimento come quello della Sartoria Partenopea, di Kiton o altri, il lavoro è completamente parcellizzato. Per un'esatta definizione in termini di economia aziendale, a questo punto non conta che le varie fasi siano condotte a mano o a macchina. Anche un sigaro avana di alta gamma è confezionato totalmente a mano, ma nessuno si è mai sognato di definirlo per questo un prodotto artigianale. Gli stabilimenti produttivi inalberano da un secolo e mezzo il nome di "Fabrica de tabacos torcido". Non taller, quindi, ma fabrica.
2 - Riferendosi specificamente all'abbigliamento, un capospalla può definirsi artigianale e "confezionato su misura" quando viene prodotto su cartoni specifici del cliente e non su taglia. Inoltre l'intervento decisivo è quello del ferro da stiro, che dona ai punti chiave della giacca i suoi volumi. Queste fasi vengono sostituite in fabbrica da un mangano che con una semplice pressione gonfia le forme di petto, ma lo fa su una sagoma uguale per tutti. Inoltre in sartoria le fodere vengono applicate pezzo per pezzo, mentre nelle confezioni spacciate per "sartoriali" vengono cucite tutte insieme alla fine. In definitiva, possiamo dire che il sarto lavora con ferro ed ago, la fabbrica con computer e mangano.
Come mai troviamo così poco lino e cotone nelle collezioni industriali? Come mai si lavora quasi solo lana e comunque stoffa con armatura a batavia (saglie, spacciate sotto vari nomi di fantasia, tra cui l'esecranda Tasmania), tralasciando le tele? Ciò accade perché queste tipologie richiedono un maggiore intervento umano per domarne il nervo ribelle. In questi casi la morbidezza dei tessuti non serve ad altro che a mascherare la rigidità della costruzione, incatenata da cuciture meccaniche e da interni troppo strutturati.
L'azione oscurantista della confezione sotto mentite spoglie priva i deboli artigiani del futuro, rubando loro da una parte i clienti e dall'altra i lavoranti, attirati da una posizione previdenziale più sicura. Il discorso a questo punto si fa complesso e non si può ridurre ad una petizione di principio o ad un'esaltazione acritica del passato e della tradizione. Occorrerebbe una presa di coscienza bilaterale, della categoria dei sarti da un lato e delle istituzioni dall'altro, per indirizzare in molte mani e molte botteghe la ricchezza determinata dall'apertura di mercati forti come America e Giappone. Solo in tal modo si potrebbe salvare l'arte sutoria, che oggi è al di sotto di quel livello di riproducibilità che zoologicamente conosciamo come soglia di estinzione. Solo una concatenzaione tra un museo della sartoria napoletana, una scuola ad esso collegata e un marchio sostenuto da un disciplinare di produzione e diffuso da un consorzio risponderebbe a quest'esigenza. In verità ne ho in mente il progetto in ogni minimo dettaglio, ma non so se mi dedicherò mai a quest'altra lotta contro i mulini a vento. Sono molto abile nel convincere gli uomini, ma dubito che i politici appartengano alla categoria.
Cavallerescamente
Il Gran Maestro

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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 20
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Futuro
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,
Le sue affermazioni mi trovano nuovamente in completo accordo. Inoltre le Sue preziose considerazioni sono un interessantissimo, quanto doveroso, trattato che tutti coloro che aspirano al bel abbigliarsi dovrebbero conoscere e tenere a mente.
Non volevo essere frainteso nella mia precedente lettera riguardo le critiche mosse dal sottoscritto ai Ciro Paone, Borrelli e Attolini. Ben vengano imprenditori e uomini capaci di centrare un successo mondiale di questa portata con un prodotto di qualità. Rimango solo un po deluso che una antica azienda come la Luigi Borrelli, famosa in tutto il mondo per le sue camicie, si metta a produrre, o ancora peggio dare in licenza la produzione, scarpe, costumi da bagno, abiti etc.
Trovo molto azzeccato il Suo passaggio sull'esecranda Tasmania. Un tessuto che i sarti non amano ( almeno il mio ed il suo collega di bottega ) e chi conosce o ha l'occasione di provare, toccare, "accarezzare" la drapperia inglese, rifiuta al pari di un vino col sentore di tappo.
La sua idea di un progetto che garantisca il futuro dell'arte sartoria mi ha colpito molto. E' un problema che sento molto da vicino, volendo la speranza di poter continuare a vestire su misura tutta la vita ed amando profondamente questo antichissimo e nobile mestiere. Io La conosco poco, pertanto non mi permetterei mai di darLe un consiglio, ma l'idea che mi ha illustrato è veramente qualcosa da non lasciare in un cassetto. Ho grande stima di Lei e a volte, le azioni più ardite, più difficili, sono quelle a cui vale la pena dare credito e seguito.
Insieme ai miei più Cavallereschi saluti, Le auguro un buon fine settimana.
Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 21
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: tasmania & Co.
Commenti:
Egregio signor Villa,
non si senta minimamente frainteso. La mia replica non voleva essere polemica, ma solo puntualizzare che la validità di un'impresa e/o degli uomini va valutata a livello di risultati economici, ma la loro azione va considerata anche sul piano degli effetti sull'ecologia del pianeta-gusto. In questo mondo sono tante e tali le specie in via di estinzione da richiedere la massima vigilanza da parte di chi sia dotato di un certo discernimento.
Quanto alla Tasmania, si tratta di un esempio dello strapotere mediatico. Per anni il cliente meno competente si è sentito gratificato dall'utilizzo di un tessuto poco confortevole, ancor meno durevole e assolutamente inadatto alla moderna attività di viaggi e giornate fuori casa. L'antiestetico groppo di pieghe al cavallo dei pantaloni dopo un paio d'ore d'aereo o di auto sembravano invisibili, ma sembra che oggi sia già tutto rientrato. La spiegazione di questo sproporzionato successo va anche ricercata nel suadente effetto dei finissaggi estremi di questo tipo di tessuti, che al momento dell'acquisto li rende convincenti. Il suo preciso richiamo ai tessuti inglesi sposta l'attenzione su un mondo di mani asciutte, filati ritorti, lane poco brillanti, destinate a vestire e non a restare appese nel guardaroba come cimeli. Avrà notato che nel nostro ciclo dei Laboratori d'Eleganza (vedi pagina Eventi), quando si è trattato di affrontare il mondo della drapperia abbiamo discusso solo di Tessuti Inglesi.
Mi compiaccio per il Suo intervento sulla Lavagna dell'Abbigliamento. Apprezzando il Suo stile espositivo, Le suggerisco di intervenire anche nei Taccuini di Viaggio, descrivendoci magari una Sua giornata in sartoria, se possibile con una foto (ne può allegare una, non di peso elevato).
Cavallerescamente arrisentirci su questa lavagna.
Il Gran Maestro

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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 22
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Sartoria & Calzolai
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,

la Sua attenzione per i miei interventi all'interno della Lavagna dell'Abbigliamento mi lusinga alquanto.
Essendo il problema della sopravvivenza dell'antico e nobile mestiere di sarto da me molto sentito, mi sono sentito in dovere di esprimere le mie preoccupazioni per il futuro di questo mondo. Sopratutto dopo aver letto la Sua acuta lettera contenente un progetto di "salvaguardia della specie". Da che mi è dato sapere in Inghilterra, paese come l'Italia di grandissima tradizione sartoria, hanno già superato questo problema, trasformando le botteghe in attività imprenditoriali che, pur mantenendo le tradizioni di assoluta qualità e artigianalità, attraggono addetti sia nazionali che extracomunitari ( la presenza di indiani è notevole ), garantendo così uno stabile e roseo futuro.
Cosa sicura è che non mancherò di far seguito al Suo invito nei Taccuini di Viaggio cercando di rifuggire il più possibile da esaltazioni, cosa che mi capita di sovente quando parlo dell'universo fatto di stoffe, forbici, ago e filo.
Proprio ieri sera ho letto il Suo articolo "Talk Shop" sull'ultimo Monsieur : uno racconto interessantissimo, condito da una sottile ironia che fa scorrere via le pagine con una piacevolezza rara.
Per rimanere in tema di scarpe, oltre che un grande amante delle scarpe inglesi ( pur riconoscendo che non raggiungono vertici assoluti come altri grandi maestri calzolai britannici, ho una predilizione per le scarpe Tricker's ) sono un amante di Silvano Lattanzi, di cui posseggo due paia di scarpe : uno su misura ed uno acquistato pronto. Secondo il mio modestissimo parere uno dei migliori artigiani del bel paese.
Nell'attesa di una Sua sempre graditissima risposta, Cavallereschi saluti.
Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 23
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sarti e sartorie
Commenti:
Egregio signor Villa,
l'organismo sartoriale di tipo britannico è più longevo per costituzione. Non è questione di lingua o di luogo, ma di organizzazione. A Londra esistono sartorie, a Napoli (in Italia) sarti, botteghe. La differenza sta nel fatto che una sartoria è retta da un imprenditore, una bottega da un artigiano. Il primo è un uomo di capitali ed investe nel futuro dell'azienda, il secondo acquista appartamenti, per sua formazione culturale pensa alla stabilità economica propria e dei figli, ma inesorabilmente mantiene l'azienda sempre ad un livello minimo. Così a Savile Row esistono molti marchi secolari, mentre a Napoli nomi brillantissimi come De Nicola, Gallo, Schiraldi, Blasi, pur avendo dominato il loro tempo, non hanno lasciato eredi. A Roma, a Firenze, a Milano è stato lo stesso. Il prodotto di bottega è spesso superiore, ma quello di sartoria è presentato meglio ed è più gratificante in termini di qualità apparente. Un imprenditore è più pronto e più flessibile di un artigiano, più capace di adeguarsi ai clienti, più abile a procurarsi nuovi mercati. Per questo motivo la struttura più duratura è quella, da Lei stesso definita imprenditoriale, formata da un capo che sa governare la cassa e da una squadra che sa usare l'ago. Il primo deve però essere anche stilista, comunicatore. E' il caso di Rubinacci, l'unica vera sartoria d'Italia, non a caso un nome oggi presente anche a Milano, a Tokio e tra meno di un mese a Roma. Non si può dire che la giacca di Rubinacci sia superiore a quella di Solito, ma il mestiere e la storia di Mariano fanno in modo che da molti essa venga percepita in tal modo. Alla morte di Vincenzo Rubinacci non vi sono stati scossoni nel passaggio a Mariano, ed anch'egli troverà nei figli eredi veramente formati, che sapranno gestire l'azienda nella direzione più consona. Il nome di Gennaro Solito, nonostante Luigi possa in qualche modo proseguire l'attività paterna, è destinato alla sua morte a decadere. Attenzione, non sto facendo valutazioni qualitative, ma pratiche. Occorre comprendere i meccanismi forti per sapere cosa sia fatto per durare e cosa no. Un pappagallo campa settant'anni ed un canarino sette, ma nulla dall'esterno lo farebbe supporre. Nelle nostre italiche voliere, non vedrà però nascere nuovi pappagalli e questo per due motivi:
1 - Al sarto è preclusa ogni possibilità di divenire imprenditore. Glielo impediscono la sua formazione schiva, la dedizione al lavoro che gli sottrae tempo per le relazioni pubbliche, l'inesorabile spinta ad acquistare la casa alla figlia piuttosto che locare uno spazio in centro.
2 - All'imprenditore non è facile mettere su una sartoria ex novo. E' un mestiere difficile e si possono trovare alternative più facili per impiegare denaro. La soluzione di cui Le parlavo, di un marchio di tipo imprenditoriale gestito con criterio cosortile e sostenuto da Enti Pubblici, è praticabile perché la struttura imprenditoriale nascerebbe con l'intervento della P.A. Il progetto funzionerebbe solo se la Presidenza del consorzio fosse affidata ad un competente di queste cose, ma non ad un politico nè ancor meno ad un sarto, il che sinceramente è molto difficile. E' per questo motivo che sono restio a parlarne con chi di dovere.
Lei mi ha di gran lunga battuto. Ho posseduto il mio primo paio su misura a trentasei anni. Si trattava di quel paio che si vede anche nell'ultimo numero della rivista, quando si parla del Club MONSIEUR a Pitti.
Cavallereschi saluti
Il Gran Maestro

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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 24
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Ancora sul futuro
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,
la Sua lettera mi ha riportato esattamente ad un anno fa, giorno in cui con una "folle" decisione, decisi di varcare le soglie dello show-room del maestro Lattanzi a Milano, in via Montenapoleone. Mi prese l'appuntamento un amico, che conosceva il Sig. Lattanzi e che mi permise di assicurarmi uno speciale trattamento. Scelsi una scarpa decisamente particolare ed extravagante : una derby in pebody di vitello inglese anticato della serie arancio, con una originalissima allacciatura da antico stivale da equitazione. Un capolavoro.
Come ho già avuto modo di scrivere ho una grande passione per le Tricker's che trovo insuperabili nella linea Country e 1829. Un mio fortunato conoscente ha avuto modo di farsi fare un paio di Kensington su misura in Jermyn Street : una delle più belle scarpe che abbia mai avuto modo di tenere in mano.
Ho trovato molto interessante il Suo speculare confronto sartoria inglese - sartoria italiana. Le rinnovo i miei complimenti per la Sua grande conoscenza in materia. Come epilogo di un così importante discorso sento l'urgenza di una domanda, in virtù della Sua grandissima competenza. Ebbene quale sarà il futuro da qui a qualche decennio della sartoria e delle tante botteghe di sarti in Italia ? Durante i miei studi universitari scientifici ho avuto modo di apprendere e, successivamente comprovare, che niente si crea e niente si distrugge; tutto si trasforma...
Cavallereschi saluti in questa piovosa giornata e ancora grazie per Le sue graditissime risposte.
Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 25
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Futuro della sartoria
Commenti:

Egregio signor Villa,
quanto alla domanda sul futuro della sartoria, credo che esso si possa così riassumere:
1 - La sartoria non morirà finché l'uomo vestirà in giacca. Non sappiamo quanto ancora potrà durare questo capo, che dura da cento anni e negli ultimi settanta è restato praticamente inalterato. Forse un giorno non lontano si verificherà una rivoluzione come quella nelle calzature, che in pochissimi anni - a parte una nicchia di tradizione - si sono completamente trasformate.
2 - Considerando come presupposto che la giacca continui ad essere il capo formale per eccellenza, la sartoria va incontro ad una radicale modificazione.
3 - Modificazione nelle dimensioni. A meno di lavorare a nero, le piccolissime sartorie, con un maestro interno e lavoranti solo esterni o al massimo un aiutante, non potranno superare la crisi che avverrà tra quattro anni, quando secondo i miei calcoli rientrerà questo momento di vacche particolarmente grasse. Saranno sempre più necessari ampi spazi espositivi e di accoglienza.
4 - Modificazione nei sistemi di lavorazione. Addio tele dei colli e baveri punteggiate a mano. Addio crini naturali, vergolino alle asole. Molte di queste cose sono già un ricordo in molte città, ma tra cinque anni saranno estinte dapperutto, se non a Napoli. La mia città, quella che oggi veste il mondo, resterà quindici anni indietro agli altri.
5 - Modificazioni tecniche. La modellistica si avvicinerà leggermente a quella della confezione. In particolare verrà favorito un giro manica più ampio e una modellatura più rigida della spalla.
6 - Modificazione nelle persone. L'artigiano non proverrà più dalla bottega, ma avrà un'istruzione media superiore. non si formerà a partire dagli otto-dieci anni, ma da diciotto in poi. Sarà spinto verso la sartoria dalle possibilità di guadagno e pertanto svilupperà più facilmente una mentalità imprenditoriale. La mancanza di una mortificazione in gioventù, la tara di quasi tutti i sarti odierni, permetterà a questa nuova categoria di portare la testa più alta e di comprendere meglio il cliente. Quello che si perderà in pura tecnica non lo si recupererà più, ma forse il cliente troverà maggiore attenzione. Questo "sarto colto" comprenderà - dopo secoli - che quando il cliente gli chiede di applicare una determinata fodera o un taschino così e cosà, quella è la prima cosa che deve fare, fosse anche l'unica che faccia bene. I maestri odierni non capiscono certi vezzi e li trascurano o addirittura li avversano, da un lato orgogliosi della propria arte e dall'altro convinti che il cliente si conquisti solo con una giacca che vesta bene.
7 - Modifica nei clienti. Con un processo alimentato da questa nuova categoria di sarti che verrà, più aperti alle innovazioni e capaci di sfruttare le debolezze e le esigenze del cliente, la sartoria diverrà il circolo di coloro che esigono personalizzazione, più che la palestra di chi si eserciti nell'eleganza.
C'est tout.
Cavallerescamente.
Il Gran Maestro

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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 26
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: E noi che faremo?
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,

il suo completo e preciso intervento, non lo nego, mi inquieta alquanto. Il futuro, più che nero, mi appare nelle sue sembianze più funeree. Sarà veramente questo lo scenario che ci raggiungerà da qui a cinque anni ?! Oltre a mostrarLe le mie più vive preoccupazioni nel leggere le Sue parole, anche in virtù dell'autorevolezza di chi le scrive, mi prendo la licenza di chiederLe alcune precisazioni :
3 - Il citato periodo di vacche grasse si riferisce all'affluenza di clienti nelle sartorie ?
4 - Le modifiche che Lei cita apporterebbero la fine del su misura vero, fatto di ago, pazienza e maestria. Sara davvero così ? Tutto fatto a macchina ?
5 - Se al punto precedente il vestire su misura era agonizzante ora è morto e sepolto : il sarto che rilegge la confezione ?
6 - Questo nuovo "sarto" diverrebbe una figura tipo quelle spuntano qua e là in ogni città : offrono la scelta dei tessuti di capi che poi fanno realizzare in giro per l'Italia; un "confezionato su ordinazione" . Le cito per precisione il caso di un negozio di Parma che offre un servizio di questo tipo : si sceglie il tessuto per un abito o per una camicia, viene spedito a Napoli per la lavorazione, ritorna a Parma pronto per la vendita. ( E' il caso che citai tempo addietro di Sartoria Partenopea ).
7 - Conosco tante persone che come me vestono su misura e a queste potrei sommarne altre che mi capita di osservare. Tutti questi, me e Lei compresi, dove andremo ? Chi cucirà le nostre giacche o le nostre camicie ? Dovremo accontentarci solo di qualche personalizzazione ?
Mi rendo conto di lasciarLa in balia dei miei punti interrogativi ma la questione è per me fonte di notevole preoccupazione.
Nell'attesa di una Sua gentilissima risposta in Lavagna, i miei più cavallereschi saluti.
Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 27
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Nessuna paura
Commenti:
Egregio signor Villa,
rispondo nell'ordine alle Sue perplessità. La Sua preoccupazione è anche la mia, ma c'è poco da fare.
3 - Si. La caduta del capo firmato come status symbol non ha modificato il meccanismo del mercato. Occorreranno quattro anni ancora ai Kiton e similia per prendere il posto che fu di Versace & Co. Nel frattempo la domanda di stile ha trovato risposta anche nelle sartorie e le ha rese più frequentate. Non durerà a lungo, o almeno non per i piccoli.
4 - Il fatto a mano e veramente su misura non morirà. Come ho già detto, non fino a quando ci saranno uomini che desidereranno vestire in giacca. Scompariranno solo alcuni sistemi di lavorazione, quelli che potremmo dire a basso rendimento. Le perdite di tempo non compensate da un adeguato aumento del valore aggiunto sul capo finito. L'aumento di valore di una tela lavorata a mano è scarsa quanto la sua conoscenza. Poichè è evidente che la cultura vera, la capacità di riconoscere la qualità autonomamente, si sta esaurendo, secondo la teoria di Ackeloff (vedi sito, lavagna Abbigliamento, intervento di Franco Forni)) non ci sarà alcuna possibilità del permanere di criteri o materiali non retributivi. Non sarà quindi fatto tutto a macchina, ma sarà fatto a mano solo quello che verrà facilmente riconosciuto come tale.
5 - Non c'è dubbio.
6/7 - Questo nuovo sarto non sostituirà il vecchio da un giorno all'altro, ma ci sarà. Ne riparleremo nel 2006-2007. Non rappresenterà un danno totale, il male assoluto, perché il cliente veramente di gusto, come certamente Lei ed i suoi amici, saprà trovare il giusto artigiano ed indirizzarlo. Peraltro questo nuovo sarto ci farà trovare un buon whisky di malto, che a quello attuale deve sembrare troppo costoso.
In conclusione, non si preoccupi e vesta in giacca. Finché saremo in tanti a farlo, troveremo di che sfamarci.
Lei è giovane, non abbia paura del futuro e contribuisca anzi a guidarlo.
Parola del Gran Maestro
G.M.


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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 28
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Richiesta di precisazioni
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,

mi considero onorato dal poter rubare qualche autorevole pagina sulla Lavagna dell'Abbigliamento per dare spazio al nostro interessante carteggio. Come ho avuto modo di scrivere poc'anzi, sono davvero felice e lusingato dalla possibilità di poter lasciare una traccia in compagnia del Suo autorevolissimo pensiero, su di un argomento di così vasta portata.
Ne approfitto per rubarLe qualche altro attimo, chiedendoLe una precisazione :
Questo nuovo sarto, se ho ben capito, non sarà un vero e proprio artigiano, in quanto non realizzerà direttamente un capo, ma farà solamente da tramite tra un azienda ed il cliente. Questa nuova figura risponderà al bisogno di personalizzazione, secondo le richieste del cliente, facendole poi eseguire da terzi.
Quindi io varcherò le soglie del suo negozio, sceglierò un tessuto, un modello di giacca e pantalone da alcuni campioni e dopo circa un mese mi vedrò consegnare l'abito con quei particolari da me richiesti. E' ben chiaro che il su misura sarà nelle personalizzazioni poichè non ci saranno più tre prove, non ci saranno più le fodere attaccate a mano una ad una, i pantaloni non saranno più interamente cuciti a mano dentro e fuori da invisibili ma importantissimi punti, l'interno delle giacche sarà a noi sconosciuto e potrei continuare a lungo di questo passo. Ho capito in maniera corretta ? Non sarà più una sartoria ma un negozio che offre capi su ordinazione, personalizzabili. Capi che verranno necessariamente eseguiti da grandi laboratori piuttosto che da industrie.

RingraziandoLa ancora per il tempo che mi dedica, cavallerescamente La saluto.

Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data:
Cod. di rif: 29
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: De sartoribus novis
Commenti:
Egregio signor Villa,
non confonda le Sue paure con le mie tesi. Se rileggerà con attenzione i miei appunti vedrà che non ho mai nemmeno accennato a quel lavoro di "agenzia" cui Lei fa riferimento e che giustamente tanto Le ripugna. Ribadisco che il sarto che immagino nel futuro resterà artigiano, solo che sarà un artigiano di seconda generazione, con le caratteristiche che ho già descritto. Comunque produrrà il capo all'interno del laboratorio ed anzi sopravviveranno solo quelli che potranno lavorare in questo modo. Trascurerà alcuni procedimenti, quelli meno remunerativi, e ne assimilerà alcuni dalla confezione, ma continuerà a produrre in sede un capo veramente su misura. Quelle di "mediazione", i negozi dove si sceglie il tessuto che viene lavorato altrove, sono attività già esistenti ed affermate, che guadagneranno ulteriori margini sino a quando il mercato non si consoliderà tra le tre figure: il sarto, la confezione pura, la confezione su ordinazione. Il sarto, non potendo più contare su una differenza così netta dalla confezione come in passato, potenzierà la presa sul cliente elargendogli quello che quest'ultimo ha sempre voluto e che nella vecchia sartoria non veniva alimentato per i motivi cui ho già accennato: la personalizzazione.
Non prenda troppo sul serio queste mie "divinazioni". Sono un esperto della materia, ma lo sono diventato per passione e la passione stessa potrebbe accecarmi. In ogni caso non mi tiro indietro quando si tratta di fare delle previsioni e mi sembra di essermi spinto a una visione suffiecientemente dettagliata. Non resta che aspettarlo, questo futuro, e vedere se avrò visto giusto.
Cavallerescamente La saluto.
Il Gran Maestro



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Nome: Lorenzo Villa
Data:
Cod. di rif: 30
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Chi vivrà vedrà
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,
sarei un bugiardo se non ammettessi che Le Sue precisazioni mi hanno dato una notevole speranza per il futuro dell'arte sartoria. A questo punto, come anche Lei ha avuto modo di precisare, chi vivrà, vedrà. Resta solo da augurarsi che un così nobile mondo possa solo trasformarsi ed evolversi secondo quanto detto nei Suoi appunti e mai estinguersi.
Poc'anzi ho inserito nel Taccuino di Viaggio della Gola un mio breve racconto di un maldestro cuoco ( chi sta scrivendo
Sarò molto lieto di partecipare ad un incontro della "Alcohol Academy", sfruttando anche una certa vicinanza della mia città con il capoluogo meneghino, e non mancherò comunque di seguire i lavori nel sito.
I miei cavallereschi saluti.
Lorenzo Villa

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Nome: Marco Clerici
Data:
Cod. di rif: 31
E-mail: dwxcle@tin.it
Oggetto: Sarti & Sartoria
Commenti:
Egregio Sig. Villa, Stimatissimo Gran Maestro,
ho seguito con molto interesse la Vostra discussione sui problemi della sartoria. Purtroppo questo è un problema che investe tutte le città, forse Napoli è la sola a non risentirne pesantemente. La crescente offerta di prodotti "su misura" non ha certo migliorato le cose. Spesso questi "commercianti" (non si possono definire sarti) si sono limitati ad apportare aggiustamenti ad abiti già confenionati.Gli adattamenti eseguiti sugli abiti risultano essere mal eseguiti, rovinando così quello che poteva essere un "buon abito" di confezione. Mi unisco alla sua medesima soeranza di non vedere questa nobile arte estinguersi.
Cavallerescamente , porgo i miei cordiali saluti.
Marco Clerici

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 11-09-2002
Cod. di rif: 32
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Sarti imprenditori
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro, Egregio Sig. Clerici, Cavalieri tutti,

sono molto contento che l’argomento sul futuro dell’arte sartoria abbia suscitato il Vostro interesse. Come ho già avuto modo di scrivere, nulla si crea e tutto si trasforma. Partendo da questa inconfutabile legge della fisica e meditando attentamente sulle precise osservazioni del Gran Maestro Maresca, sono portato a credere che la sartoria subirà, negli anni a venire, cambiamenti e mutazioni. Ciò nonostante, il vestire su misura, esistendo praticamente da quando esiste l’uomo, non scomparirà. Muterà alcuni suoi aspetti ma continuerà a soddisfare le esigenti richieste dei più incalliti “estremisti” dell’eleganza. Si veda a tal proposito le nostre osservazioni sull’Inghilterra e le sue sartorie : molto probabilmente ci sposteremo anche noi verso una maniera di intendere le botteghe in questa maniera imprenditoriale, la sola che garantirà un lungo e roseo futuro alle sartorie italiche.
Approfitto per ringraziare nuovamente il Gran Maestro della possibilità offertami di essere presente in queste nobili pagine.
Sono inoltre a chiederLe gentilmente informazioni su di un drappiere inglese : W. Bills.

I miei più cavallereschi saluti a Voi tutti.

Lorenzo Villa


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Nome: Giorgio Scognamiglio
Data: 12-09-2002
Cod. di rif: 33
E-mail: giorgioscognamiglio@jumpy.it
Oggetto:
Commenti:
Protagora di Abdera: l'uomo è la misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono. Questa visione egocentrica della vita, tuttavia assolutamente democratica, intendo anche e soprattutto riguardo al concetto di arte e di non arte per cui un'opera d'arte è tale per chiunque la intenda tale, è forse stata superata da un'accezione più categorica, più elitaria: un'opera d'arte riconosciuta resta un'opera d'arte comunque, aprioristicamente, a prescindere cioè dal giudizio di chicchessia.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 12-09-2002
Cod. di rif: 34
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: W.Bill
Commenti:
Egregio signor Villa,
W.Bill (non Bills) è un antico ed apprezzato converter londinese, ancora attivo ed indipendente. La precisazione è necessaria, perché il mondo tessile inglese vive una situazione di profonda crisi e molte aziende hanno dovuto cessare la propria attività o sono state assorbite. E' il caso di Hunt & Winterbotham - John G. Hardy, altro celebre converter, recentemente acquisito dal gruppo produttore Martin. Per converter si intende un'impresa che non possiede telai propri, ma commissiona prodotti, spesso in esclusiva, presso aziende terze. Dante De Paz, che mi ha fornito queste notizie e di W.Bill è cliente storico, mi comunica anche i suoi recapiti:
W.Bill LTD
16/A Dufours Place (off Broadwick Street)
London W1F7SP
ENGLAND
Tel: +44-20-74376226 / 77341199
Fax: +44-20-7942655 / 72875324

Cavallereschi saluti a Lei ed agli altri frequentatori di queste Lavagne.


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Nome: Alessandro Vecchiato
Data: 23-09-2002
Cod. di rif: 35
E-mail: alessandro_vecchiato@libero.it
Oggetto: Approfondimento sui Ray-Ban pre 1998
Commenti:
Premettendo che l'abbigliamento và degnamente accompagnato dai giusti accessori, propugno l'importanza dell'occhiale come basilare: può dare una nota brillante a uno stile scialbino, come far decadere miseramente un completo impeccabile.
Come già segnalai sommariamente nel Fondaco (se ne ho ben capito lo scopo) consiglio chiunque rifugga dall'apparente ovvietà di certi marchi consolidati nella nostra quotidianità di evitare i Ray-Ban messi in comercio dopo il 1998.
In quel funesto anno la Bauch & Lomb, storica ditta di ottica (tuttora attivissima nel settore), ha dismesso il marchio 'Ray-Ban', che venne acquisito dalla nostrana Luxottica. La quale forte della qualità generale dei suoi prodotti ha rilanciato il marchio, snaturandone però l'originarietà: hanno diversificato troppo le collezioni, e solo di recente la qualità si è assestata su livelli acettabili. E comunque il prodotto di fabbricazione statunitense rimane qualcosa di differente:
-le singole lenti recano la marchiature 'B&L' incise sul bordo (adesso: 'RB')
-la montatura è marchiata 'B&L RAY-BAN U.S.A.'
(adesso: non reca diciture)
-gli astucci recano scritto: 'sunglasses by Bauch & Lomb'; i meno recenti: 'impact resistant lenses' (adesso: 'sunglasses by Luxottica')
-la fabbricazione avvneiva a Rochester, NY (adesso: in veri stabilimenti Europa ed Asia)
Non che quelli attuali siano peggiori, ma non sono più lo stesso prodotto; e non lo sarà mai più. Perciò consiglio a chi voglia imparare ad aprezzare un oggetto pregno di storia, cercarlo con ostinazione nei retrobottega degli ottici, amarlo ed averne cura sapendo di non poterlo sostituire; nonchè di avvertire il sottile piacere di indossare un accessorio che ha caratterizzato lo stile del secolo scorso e che si distingue da ciò che si vede in una qualunque vetrina; di armarsi di certosina pazienza e cercare, affinando nella ricerca il fiuto per il pezzo giusto. Ne sarete profondamente appagati.
Le mie conoscenze in merito son tuttora molto lacunose, ma accoglierò con gioia chi vorrà esserne partecipe mettendomi a sua disposizione.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 25-09-2002
Cod. di rif: 36
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Segnalazioni per il Portico dei Maestri
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,

come non avrà sicuramente mancato di notare, Le ho spedito la nuova scheda della bottega artigiana Aimi&Gigliotti, degna di presenziare all'interno del Portico dei Maestri.
Spero che questa iniziativa sia seguita da tutti i simpatizzanti e frequentatori di questo unico e affascinante Castello. Oltre che di grande utilità e originalità, servirà a lasciare un segno, nei muri del nostro antico maniero, di quei luoghi in cui il bello e il buon gusto sono ancora valori importanti e irrinunciabili per un uomo.

I miei più cari e cavallereschi saluti.

Lorenzo Villa

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 26-09-2002
Cod. di rif: 37
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Sartoria e su misura industriale
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro ed egregi Cavalieri,

sento la necessità di portarVi a conoscenza di una discussione occorsami ieri sera con un mio caro amico.
La conversazione, allietata e accompagnata da un grande puro, un Partagas serie D nr.4, ha avuto come interessante argomento il confronto tra la sartoria tradizionale, che tutti noi conosciamo bene, e il “moderno” su misura industriale. E’ doveroso precisare che questo mio conoscente veste in un negozio che propone questo servizio : scelta di un tessuto, scelta di un modello di abito, aggiustamenti sulla taglia predefinita (una spalla più imbottita dell’altra, maniche più lunghe, vestibilità asciutta piuttosto che comoda, etc. ), invio del tessuto a Napoli (da quella maison che ho già avuto modo di citare in passato) corredato di “specifiche cliente”, consegna entro 30-40 giorni.
Nel suo esecrando pensiero, per un uomo privo di particolari difetti fisici, questo tipo di servizio restituisce un abito artigianale che nulla ha da invidiare ad uno uscito da una vera sartoria. Che orrore !
Ha trascorso due ore nel descrivermi la sua fodera cucita a mano, le sue asole perfette, la costruzione completamente a mano della giacca, le invisibili impunture, le sue spalle attaccate a mano, etc. etc. etc.
E’ stato completamente inutile che gli parlassi di cartoni tagliati specificatamente per il cliente, di ferri da stiro di 7 o 8 chili, di vedere il proprio capo “in fasce” e poi crescere prova dopo prova, solo grazie ad ago, metro e nobile maestria.
A ciascuno il suo.
Certo è che parte della colpa di atteggiamenti di questo tipo è da attribuire a commercianti che, sfruttando, ahimè, la moda del momento, fanno credere al cliente di avere comprato un vero capo Made in Napoli.
Forse esagero ?

Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 29-09-2002
Cod. di rif: 38
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Su-misura e su-ordinazione.
Commenti:
Spero che tra i lettori di questa lavagna figuri, oggi o domani, il signore che discuteva col nostro assiduo ospite ed accanito simpatizzante sugli argomenti di cui all'appunto precedente. Non riuscirò a chiarire meglio del giovane signor Villa quanto ha già provato ad esprimere a tu per tu con l'interlocutore, ma a beneficio suo e dialtri potrò forse offrire un chiarimento sulla distanza tra i due mondi che si fronteggiavano, quello dei capi su-ordinazione e quello del su-misura. Resta fuori il terzo polo, cioè la confezione pura. Per intenderci, si tratta di quella che non ci prende le misure.
Ecco alcune differenze:
DIFFERENZE MACROECONOMICHE
Il su-ordinazione o "sartoriale" impiega a tutti gli effetti strutture industriali. Anche se si effettuano molte lavorazioni manuali, non può essere revocata in dubbio la natura industriale di stabilimenti come quello di Kiton e delle varie Sartorie e Vere Sartorie sorte come pomodori (la nostra non è area di funghi). La natura industriale è rivelata da: elevato impiego di capitali, impiego di macchinari costosi, programmazione, promozione pubblicitaria e soprattutto parcellizzazione del lavoro.
Il mondo del su-misura abita in laboratori artigianali, a volte ricchi e vasti, anche sontuosi, ma dove si impiega solo la macchina per cucire e molti tra gli operai sono in grado di seguire l'intero processo produttivo.
DIFFERENZE TECNICHE
I lettori di queste pagine avranno forse già chiari i punti tecnici che differenziano i due articoli. Nel caso delle vere sartorie la costruzione non è su taglia, ma su modello specifico. L'applicazione delle fodere è sul singolo pezzo e non a costruzione finita. La stiratura è fatta pezzo per pezzo a mano e non col mangano. Prima della consegna, viene poi effettuata in sartoria una lunga e faticosa stiratura, che nei tempi andati poteva occupare anche molte ore. Vi fornisco una legge semplice semplice: la costruzione industriale evita ogni lavorazione manuale che non sia immediatamente riconoscibile come tale. Chiaro, no? Bindelle, impunture delle tele, stirature, molte lavorazioni che non lasciano un segno evidente o vengono coperte dalle fodere non trovano più cittadinanza nel mondo industriale. Esso si traveste dietro l'equivoco termine "sartoriale", che non vuol dire nulla. Visto che sono in casa mia e posso proprio dirla tutta, evitate ogni cosa che porti questa dicitura. Almeno finché non si faccia chiarezza su questi punti. Io non ho nulla in contrario alla produzione di serie ed anzi le riconosco molti meriti, ma essa non ha il diritto di portare titoli che non le competono allo scopo di far credere di essere quello che non è. Il mondo del tessile si dividerà col tempo in aree ben precise, ma per questo rimando ad un recente carteggio col signor Villa, pubblicato tra gli interventi precedenti.
DIFFERENZE ESTETICHE
Da un punto di vista estetico, il capo su-ordinazione propone in genere un'offerta di tessuti e di modelli che cambiano velocemente negli anni. Essa cerca la bellezza, che è cosa mutevole. Spesso la trova e la vende, ma se non la trova ha i mezzi per convincere che l'abbia trovata.
I clienti di sartoria cercano l'ELEGANZA, che è cosa molto più lenta a evolversi e difficile a conseguirsi. Anche se in verità sono pochissimi a trovarla, questa nobile aspirazione - come altre - può sostenere l'uomo per tutta la vita. Quello che resta è un maggiore immobilismo nella scelta dei tessuti e dei modelli, poiché è dimostrato che è il cambio di un decimo di grado nell'alzo, e non lo spostamento di dieci kilometri dei pezzi di artiglieria, che migliora le possibilità di colpire un bersaglio lontano come quella cosa di cui parlavamo. Il suo nome è così sacro che non va pronunciato più volte di seguito.
Non volgio dilungarmi oltre. Se qualcuno ha qualche osservazione o richiede che si vada avanti, potrà farlo da questa lavagna.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 29-09-2002
Cod. di rif: 39
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ray-Ban
Commenti:
Mi rivolgo in particolar al signor Vecchiato, ringraziandolo per il suo stupendo e illuminante intervento sui Ray-Ban americani. Quanto al Fondaco delle Spezie rare, ne ha capito benissimo gli scopi ed anzi attendiamo qualche altro contributo. AvendoLa incontrata in occasione della seconda sessione della Alcohol Academy, mi dispiace di non aver colto l'opportunità per affrontare l'argomento in oggetto, ma non avevo ancora letto il Suo scritto sulla presente Lavagna.
Saluti a Lei ed ai frequentatori che abbiano trovato interessante lo spunto "oculistico".

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 01-10-2002
Cod. di rif: 40
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Monsieur
Commenti:
Carissimo Gran Maestro, nobili Cavalieri,

il Suo intervento si è rilevato come sempre acuto ed efficace nel mettere in luce l’abisso che separa l’oceano del confezionato su ordinazione e il piccolo ma profondo mare del vero su misura.
Mi sono subito premunito di avvisare l’interessato, affinché possa anche lui, leggendo il Suo illuminato cartiglio, capire almeno in che acque “naviga”.
Negli ultimi tempi, come non ho mancato di scrivere in passato, si sono moltiplicate a dismisura le diciture “su misura” in ogni boutique di abbigliamento maschile; questo ha generato grande confusione, soprattutto per quella tipologia di clienti abituata a comprare abiti delle più svariate griffes. Questi individui, assolutamente non avvezzi a tessuti, forbici e metro, si sono trasformati nei nuovi alfieri di questo finto su misura, convinti, nel loro più profondo, di indossare un capo di vera sartoria.
Per fortuna il vero monsieur conosce la differenza e naviga, non senza un pizzico di extravagante distacco e irriverenza, nel mare della vera eleganza, ben al di fuori di ogni moda passeggera.
Lunga vita alla vera Sartoria artigiana.

Cavallereschi saluti.

Lorenzo Villa


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Nome: Filippo Vandelli
Data: 03-10-2002
Cod. di rif: 41
E-mail:
Oggetto:
Commenti:
Nobile ordine,

ho letto i vostri commenti sulla disputa su misura - su ordinazione.
Preciso che nel negozio dove vesto mi vengono prese le misure indossando una giacca o un pantalone scelti tra tante possibilità. Ogni tipo di personalizzazione viene puntualmente soddisfatta.
Ho visto con i miei occhi una giacca scucita del laboratorio napoletano in cui vengono eseguiti i miei abiti e vi posso assicurare che era interamente costruita a mano e non solo dove era palesemente visibile. Ci sono capispalla usciti da sartorie famose che vestono in maniera orribile il povero cliente. In tutta sincerità affermo che un ottimo capo di un laboratorio artigianale, lavorato con cura, modificato e seguito secondo le personali esigenze del cliente in un ottimo tessuto inglese, regge tranquillamente il confronto con un suo avversario di sartoria.

Distinti saluti.

Filippo Vandelli


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-10-2002
Cod. di rif: 42
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Una garbata polemica. Ci voleva!
Commenti:
Gentilissimo signor Vandelli,
il tono della Sua replica è deciso e allo stesso tempo corretto e garbato come si conviene al nostro Castello. Mi permetta quindi di porgerLe il benvenuto sulle nostre modeste Lavagne. Qualche dissenso giunge opportuno. Immagino che avrà scorso un pò tutta la corrispondenza qui riportata. Mi sembra che in nessun punto di essa io abbia voluto discreditare l'OPERA di quanti lavorano col sistema che io definisco su-ordinazione. Io addito al pubblico giudizio un ATTEGGIAMENTO ambiguo dal punto di vista della comunicazione e contesto il diritto di queste ditte a far credere che il loro capo sia artigianale. Artigianato è concentrazione del lavoro in mani idonee a seguire interamente o quasi il ciclo di produzione, con l'uso di meccanismi semplici e comunque tradizionali. Questo non accade nell'industria del su-ordinazione, che parcellizza il lavoro all'estremo (chi applica le tasche, chi i colli, chi le fodere, etc.) ed utilizza macchinari sofisticati come laser, computer, mangani. Ho già detto che essa fa largo impiego di lavorazioni manuali, ma i criteri economici, costruttivi e relazionali che applica sono radicalmente diversi dall'artigianato vero e proprio. In definitiva io condanno l'uso della parola "sartoriale" in quanto, in abbinamento con lo sbandieramento degli interventi manuali e delle personalizzazioni, tende a presentare una costruzione su taglia come una su modello specifico, un prodotto industriale come uno artigianale.
Quanto alle lavorazioni manuali non visibili da Lei riscontrate, mi piacerebbe che Lei chiarisse di quali si tratta. Io del resto sono stato precisissimo e chi mi contraddice dovrebbe esserlo altrettanto. Lasciamo le vaghezze ai giornalisti e parliamo come parliamo qui dai Cavalieri: chiaro. Riscontri come esempio la manualità delle impunture dei baveri e del collo, chieda come vengano stirate le Sue giacche. La manualità di questa operazione è infatti fondamentale all'adattamento specifico di certi volumi, come le "forme di petto".
In merito al confronto tra i risultati, certamente un capo su-ordinazione si presenta composto e uno di sartoria può rivelarsi un fiasco clamoroso. Anche molti sigari cubani non tirano, eppure tra le molte polemiche restano al vertice della categoria da secoli. Qualcosa cambierà sia nei sigari che nella sartoria ed io stesso ho indicato in qualche punto dei miei tanti interventi che entro pochi anni nascerà una nuova generazione di artigiani che conserveranno il controllo artigianale del prodotto, ma applicheranno una nuova mentalità imprenditoriale, più vicina al criterio di quello che oggi ama farsi definire "sartoriale". Migliorerà immensamente il "custom care" rinunciando a qualche lavorazione tradizionale a scarso valore aggiunto. Ancor oggi la sartoria artigianale può comunque rispondere ad esigenze individuali che non sono solo di una personalizzazione, ma attengono alla linea ed allo stile del capo. Per ottenere un determinato effetto, posso far cucire al mio sarto un collo che rimonti altissimo o mantenerlo basso. Posso chiedergli di lavorarmi i quarti anteriori in modo che chiudano più o meno in tutti i sensi: come angolatura dell'apertura tra il destro ed il sinistro, come curvatura dei lembi inferiori. Cosa rilevantissima da un punto di vista stilistico, posso chiedere che il giro manica resti alto a disegnare due mezzelune sulla parte alta dell'attaccatura o sia tenuto basso e scivoli sul braccio. Lei può chiedere altrettanto?
In finale introduco un argomento ancora poco dibattuto: la confezione e il su-ordinazione tendono a lavorare solo certi tipi di tessuti, oscurandone altri di antica gloria, di grande durata, di estremo fascino. Queste realtà veloci, cui conviene in particolar modo lavorare lane di medio-basso peso, possibilmente con armature a batavia, sono responsabili ad esempio di uno spostamento dell'attenzione sulla finezza della lana, piuttosto che sul suo "stile". Pochissimi sanno cosa sia lo "stile della lana". Lo chieda a qualcuno delle persone che Lei ritiene competenti di questo mondo, interpelli ditte e fabbriche di Sua fiducia e sappia che è esso che determina il costo di una balla più che il valore micrometrico medio. Se non avrà risolto l'enigma o se vuole riscontro, il Gran Maestro è qui pronto ad assumersi ogni responsabilità delle proprie dichiarazioni e a svelare quest'arcano. A mio giudizio, la corsa ai super 100 degli anni 80, sorpassati dai super 120 e oggi surclassati da una raffica di super 150 e super 180 è stata innescata da opportunità commerciali ed hanno defraudato in tal modo il mondo tessile di molta parte del suo fascino. Le misure citate rappresentano un parametro, peraltro molto poco chiaro, da sfoggiare in cimosa, ma confondono le idee su cosa valga veramente, su quali siano gli scopi primari dell'abito.
La saluto sperando che Lei non mi consideri un Suo avversario. A prescindere dal fatto che ne ho già troppi, Lei non mi sorprenderà mai nel tentativo di sopraffarLa o di convincerLa di alcunché. Lei ha esposto le Sue idee, che ho trovato interessanti e ben esposte, io ho esposto le mie. La tribuna è aperta, divertiamoci.

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Nome: Filippo Vandelli
Data: 04-10-2002
Cod. di rif: 43
E-mail:
Oggetto: Su misura
Commenti:
Egregio Maestro,

mi ha molto interessato la Sua descrizione sottostante, così come lo scambio di opinione in vari passaggi con il Sig. Villa, come ben vedo un altro estremo amante della sartoria.
La giacca che ho avuto la possibilità di vedere scucita aveva gli interni di crine e lino completamente cuciti a mano, le impunture sul collo e sui baveri erano eseguite a mano così come il montaggio di tasche, maniche, collo e fodera.
Sulla mia giacca posso decidere di avere almeno tre tipi di collo e baveri “alla napoletana” più o meno accentuati, spalle vuote di varie misure, impunture singole o doppie, vari tipi di tasche dritte o inclinate alla cavallerizza. Scelgo inoltre i bottoni, il numero delle asole, la lunghezza della giacca e la sua vestibilità.
Non scelgo mai banali tessuti commerciali ma solo esclusivamente tessuti dei migliori drappieri inglesi : Holland&Sherry, Reid&Taylor, Dormeuil, Bill, Hastings of London etc.
Il negozio in cui vesto infatti non propone tessuti del laboratorio ma solo la propria scelta. Si vedono le pezze e dopo aver scelto il tessuto, il tutto viene inviato a Napoli per la realizzazione.
Non mi dimentico di precisare che in passato mi sono fatto cucire un abito da un sarto “vero”. Una nefandezza. Non ha assolutamente ascoltato i miei desideri e in più mi ha fatto un vestito che peggio non si può. Posseggo una decina di giacche di questa Sartoria napoletana, tutte perfette e cucite alla perfezione su di me.

Distinti saluti

Filippo Vandelli


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 04-10-2002
Cod. di rif: 44
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Sartoria
Commenti:
Egregio Sig. Vandelli,

la passione e la decisione che mette nelle Sue affermazioni meritano assoluto rispetto.
In passato mi sono trovato anch'io a provare un tipo di servizio "su ordinazione".
Tenga però sempre ben presente che la Sartoria è il laboratorio in cui si crea l'eleganza; il negozio è l'officio di un servizio.
Non sto a dilungarmi in ulteriori descrizioni che il Grande Maestro ha già ampiamente e precisamente definito.
Se Lei è una persona curiosa, una di quelle che vogliono continuamente "apprendere" e crescere nella conoscenza, provi a varcare la soglia di autentica sartoria. Se ricerca quella giusta, operazione in cui bisogna investire parecchio tempo, non se ne pentirà e capirà.

Cavallereschi saluti.

Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 05-10-2002
Cod. di rif: 45
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ciascuno all'ombra del suo fico
Commenti:
Egregi corrispondenti,
al signor Villa azzardai una volta un consiglio, ma solo dopo voluminosa corrispondenza. Non si ripeterà mai più, ma ricordo che nell'occasione mi scusavo, sottolineando che fornirne di non richiesti rappresenta una caduta in tentazione e non mai un esempio di saggezza. Pur essendo con lui un condannato a vita della sartoria artigianale, non ne condivido il tono didattico. Ciascuno all'ombra del suo fico! Per quanto mi riguarda, l'argomento che mi sta a cuore è quello della differenza tra i due mondi dei quali parliamo e non la loro gerarchia. Non accetto che il su-ordinazione ad economia e scala industriale si appropri della gloria, della storia e degli stili del su-misura artigianale per poi criticarlo. Poiché questi prodotti sono in sé validi - e a quanto leggo dal signor Vandelli anche la clientela - facciano la loro strada senza ricorrere a millanterie. Poiché fortunatamente non si può trovare una soluzione ideale e assoluta, ciascuno scelga secondo le proprie inclinazioni ed esperienze. I produttori su taglia si astengano però da qualsiasi capziosa ambiguità.
Mi rivolgo infine al signor Vandelli.
Le confesso di non aver ricontrato nei grandi laboratori da me visitati la lavorazione a mano delle tele. Posso fare l' esempio di P.Sabino, brillantissimo stilista ed imprenditore, tra i primi a capire le nuove tendenze del mercato ed oggi fornitore di personaggi notissimi come M.Costanzo. Il suo abito veste a meraviglia, ma fa a meno di questo dettaglio. Evidentemente non ho visto tutto ciò che offre il mercato ed oggi apprendo che esiste qualcosa che non conoscevo. Purtroppo Lei è avaro di dati e quindi non potrò sapere con chi congratularmi per tanto meticoloso rispetto della tradizione. Mi rammarico e mi scuso con Lei e con eventuali lettori se ho contribuito in qualche modo a spostare il discorso su una china polemica. Io non voglio convincerLa di una superiorità dogmatica della sartoria e non tirerò fuori pericolosi discorsi sull'Eleganza. Sono ben convinto che la sartoria abbia dato anche ad altri le delusioni che ha dato a Lei e mi pongo tranquillamente tra questi. Fatto sta che un difetto ad una spalla mi sembra a volte quasi una medaglia e se proprio mi resta sullo stomaco, questo non intacca la mia convinta adesione al lavoro artigianale. Una parola infine sui tessuti. Io non ho detto che la scelta sia limitata o la qualità scadente. A quanto vedo, aziende come Kiton e simili ne lavorano anzi della migliore qualità. Quello che volevo dire è che le necessità commerciali e operative di queste strutture e della confezione hanno influenzato in modo determinante i lanifici. I tessuti che oggi maneggia erano molto diversi dieci anni fa, arrivando a pesi ben maggiori e ad un offerta più varia. Solo in termini di tipologie, sia chiaro, in quanto la povertà in termini di varietà e stata sostituita da una ricchezza in termini di fantasie. Questa caratteristica è stata venduta come un vantaggio, ma per il sottoscritto resta un abominio, cui non si sarebbe andati incontro se la confezione e la recente nuova categoria del su-ordinazione non avessero premuto su nuovi standard. I sarti sono sempre stati ben felici di lavorare tessuti pesanti. Visiti il laboratorio milanese di Caraceni a Via Fatebenefratelli e sarà salutato da un vero battaglione ben schierato di flanelle e di saxony pesantissimi. Ovviamente dei "se" e dei "ma" sono piene le fosse, ma mi piace analizzare il fenomeno storico. Non si può contestare il ruolo dei nuovi fenomeni economici nell'omogeinizzazione dell'offerta tessile. Alcune tipologie, come solo ad esempio il cheviot, lo shantung, il gabardine, tendono addirittura a scomparire o a mutare radicalmente.
Saluto cordialmente entrambe gli interlocutori.

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Nome: Franco Forni
Data: 08-10-2002
Cod. di rif: 46
E-mail: Gonfal@tin.it
Oggetto: Minamae non curat praetor
Commenti:
Eccellentissimo Gran Maestro,
solo pochi giorni fa ho preso visione del corposo dossier intercorso tra il Cavaliere Villa
e te. E' intervenuto, verso la fine, un altro personaggio che sosteneva l'opportunità di un vestirsi attraverso fornitori che fornivano ottime giacche su taglia e con tutti gli accessori su misura etc. etc.

A questo signore rispondevi punto per punto,


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 08-10-2002
Cod. di rif: 47
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: A ciascuno il suo
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,

riconosco il tono vagamente “didattico” del mio ultimo commento e ne chiedo scusa. Alle volte la forte passione trasporta oltre ogni saggio proposito…
Come ho già avuto modo di scrivere ogni scelta merita il massimo rispetto.
Sarei molto curioso di conoscere più nei particolari il laboratorio che realizza i capi per il nostro Sig. Vandelli.
Mi unisco a Lei nel non considerare in maniera gerarchica il confronto su misura-su ordinazione, anche se ho potuto appurare di persona i limiti del secondo e apprezzare a dismisura le opere del primo. I due mondi sono distanti, pertanto sono sempre molto irritato dalla confusione che molte aziende generano spacciando il loro prodotto, condito da frasi altisonanti, come uscito da una sartoria artigiana. Purtroppo quest’ambiguità, che confonde il cliente, è quasi sempre presente.
Acuto e come sempre correttissimo il Suo passaggio sulla perdita di varietà e di disponibilità di alcuni tessuti storici e, a mio avviso, stupendi. Alle volte dai miei sarti riesco a far affiorare polverose ed annose pezze, appartenenti ai tempi che furono, cariche di un fascino irripetibile : tessuti che portano in maniera tangibile i segni di un tempo in cui la pesantezza e la mano erano valori ben diversi da quelli odierni, dominati da una inspiegabile ed esecranda ricerca nel solo senso della finezza.

I miei più cari saluti.

Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 08-10-2002
Cod. di rif: 48
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Arroganza e pubblicità ingannevole.
Commenti:
Proprio ieri a Napoli, Palazzo Reale, si celebrava un matrimonio che non condivido. Nell'ambito di una manifestazione chiamata Napoli, Made in Italy, si procedeva ad un gemellaggio tra Milano città della moda e Napoli città della sartoria. Volete sapere chi figurava tra i sarti: Monetti, che è nato come cappellaio, ha proseguito come commerciante e probabilmente non sa nemmeno da quale parte punge l'ago. Isaia, un imprenditore puro. Kiton, stesso discorso. L'arroganza con il quale il mondo industriale si appropria di titoli artigiani ha portato in breve tempo alla maturazione dei miei timori, peraltro con un tempismo straordinario rispetto ai testi di questa Lavagna. Peccato che il celebrante non abbia formulato la frase una volta di rito: chi ha qualcosa contro questo matrimonio lo dica subito o taccia per sempre. Io mi sarei alzato per dire la mia e poichè non l'ho potuto fare in questo contesto, lo farò in questa ed in altre sedi. La stampa, che si è molto interessata all'argomento, si è prodigata nel parlare di queste ditte chiamandole sartorie e citando i loro patron come sarti. Da questo momento chiedo a chi, come me, sia contrario a questa confusione, di raccogliere e inviarmi materiale pubblicitario che definisca "sarti" e "sartorie" persone e società a carattere industriale. Sarto è colui che è iscritto alla Cassa Artigiani sotto questa categoria e l'utilizzo improprio rileva a mio parere in sede di ricorso al Garante per la Pubblicità. Poiché ritengo che la comunicazione del settore stia prendendo una china che la porta verso una pubblicità ingannevole, sono propenso a ricorrere in sede giudiziaria a nome personale e dell'Ordine che rappresento.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 09-10-2002
Cod. di rif: 49
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Difesa
Commenti:
Illustrissimo Gran Maestro,

il Suo scritto mette i brividi : oltre a generare una sconfortante confusione nel mercato e nei confronti dei clienti, questi marchi industriali, ora si vogliono anche far considerare sartorie condotte da sarti. Un delitto !
In virtù del Suo nobile proposito sappia che avrà in me un fidato alleato così come ogni informazione utile alla causa sarà da me opportunamente raccolta e successivamente a Lei inviata.
Un sguardo ai siti internet di : www.sartoriapartenopea.it , www.isaia.it, etc. possono già far intuire ciò che è avvenuto : l’appropriarsi di una tradizione, di un blasone, di una storia gloriosa da parte di strutture che non hanno assolutamente partecipato alla sua costruzione.
Le aziende che producono confezione, anche se di alta qualità e su ordinazione, non devono sfruttare la storia degli abili Maestri artigiani; quella di quest’ultimi diventa una difesa irrinunciabile.

Numquam servavi

Lorenzo Villa


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Nome: Filippo Vandelli
Data: 10-10-2002
Cod. di rif: 50
E-mail:
Oggetto: Informazioni
Commenti:
Certo che non si può dire che non crediate in quello che fate !
Reputandovi dei massimi esperti in materia vi comunico che i miei abiti sono cuciti dalla sartoria Partenopea di via Cupa dell’Arco a Napoli. Vi chiedo pertanto di illustrami e spiegarmi le differenze, i pregi e i difetti a parità di tessuto naturalmente, con un capo uscita da una sartoria tradizionale. Vorrei veramente capire cosa indosso (sono curioso e vorrei saperne di più di questo mondo) e le differenze che ha da un capo realizzato da un sarto.
Speranzoso di una vostra risposta porgo distinti saluti al maestro, al cavaliere Villa e a voi tutti.

Filippo Vandelli


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 11-10-2002
Cod. di rif: 51
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Un pò di pazienza
Commenti:
Sono sommamente gratificato dal tono di collaborazione e comprensione che il discorso va ora prendendo. Salvarsi da un nemico potente ed affascinante quale è il demone della polemica non era cosa facile. Non ho avuto immediatamente il tempo per fornire una risposta adeguata all'ultimo intervento del sig. Vandelli, nè ne dispongo ora. M.me Olga Berluti ha ieri dichiarato di aver accettato l'invito del Cavalleresco Ordine, che Le chiedeva di tenere una seduta di cirage a Napoli. Si tratta ora di organizzare ogni dettaglio, dai fiori in camera ai candelabri, dallo champagne agli spostamenti e - cruccio tra i più gravi - creare un gruppo di quaranta gentiluomini dagli spiriti forti e dagli occhi acuti. Non dimenticherò questa Lavagna, e prometto che effettuerò entro Sabato notte quell'intervento chiarificatore che mi è stato richiesto dal gent.mo sig. Vandelli.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 12-10-2002
Cod. di rif: 52
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Differenze
Commenti:
Agli amici lettori di queste Lavagne ed in perticolar modo a coloro che vi scrivono, vincendo quell'inerzia che l'universale scusa della mancanza di tempo di giorno in giorno sempre più giustifica ed alimenta, a Voi mi rivolgo in questo momento di febbrile attività per l'organizzazione della cerimonia che il 28 Ottobre vedrà Olga Berluti a Napoli. Fino a due anni fa, non avrei mai sperato di poter aspirare ad un simile riconoscimento ed ora che come Cavalieri lo abbiamo ottenuto, dobbiamo lavorare perchè l'altissima spiritualità dell'occasione venga incanalata nel modo più corretto. Madame Olga è di per sé una particella ad alta energia, ma tocca al nostro sincrotrone accelerarla alla giusta velocità perché possa attraversare il piombo delle coscienze. Quella notte non dovrà mai essere dimenticata.
Bene, veniamo alle richieste del signor Vandelli. Dopo aver lungamente disquisito di temi tecnici, è il momento di scendere alle profondità culturali, ai significati, a quello che vogliamo che il nostro abito dica a noi ed agli altri. Le differenze principali tra un capo confezionato su misura ed uno su ordinazione sono nell'intervento fondamentale che il committente ha nel primo caso. Il contatto tra uomo e prodotto inizia dalla scelta del tessuto, che in questo caso è spesso fornito dallo stesso cliente o scelto tra selezioni particolari e permette così l'accesso a tipologie lontanissime dalle proposte stagionali (tecnicamente validissime) delle tirelle o tagli commerciali. Continua con le prove, minimo due. Si perfeziona con la consegna, cui spesso segue qualche piccola refazione ad una delle maniche o delle gambe dei pantaloni, alla cucitura di un bottone etc. In questo modo l'abito si carica di una storia personale che comprenderà anche gli inevitabili difetti e spesso li giustificherà. Come diceva un Uomo di Gusto come l'ingegnere Forni, nostro Socio che certo non ha mai posseduto e mai prenderà in considerazione abiti di confezione o su ordinazione, se il cliente di sartoria potesse avere la bacchetta magica che gli promette l'abito perfetto direttamente a casa, egli vi rinuncerebbe come ad un'apostasìa. E' l'atmosfera di sartoria, il ritmo delle promesse e degli appuntamenti, delle attese e delle aspettative, che crea l'incanto che poi portiamo indosso. A prescindere da dettagli tecnici, un abito su ordinazione o anche di buona confezione può essere corretto, indosso ad un uomo di stile potrà anche essere elegante, ma resterà uno strumento. Il cliente di sartoria vede invece nell'abito uno scopo ed un avvenimento. Quando, alla mia età, ci si è costituiti un guardaroba, a meno di scarti di taglia dovuti al peso non si va dal sarto tutti i giorni e nemmeno tutti gli anni. Se c'è qualche zona difettosa, si attende volentieri che il tempo passi su di essa per trasformarla in un pregio. Questa dunque è la vera differenza: nata dal connubio, dalla tensione, dalla collaborazione tra sarto e committente, l'abito artigianale è una cosa viva. Naturalmente occorre trovare il laboratorio e l'artigiano con il quale si crei il giusto feeling e questo causa grande impiego di tempo e denaro. Solo chi è disposto a questo sacrificio coglierà i fiori più profumati, anche se sarà il solo a goderne le sfumature. Infatti l'uomo veramente esigente vive e veste per sé stesso e non per il pubblico.

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Nome: Rolando Monzani
Data: 14-10-2002
Cod. di rif: 53
E-mail: mxxxmilan@hotmail.com
Oggetto: Tweed e camicie
Commenti:
Vorrei sapere quali fra i seguenti produttori di tweed reputate i migliori :
Reid & Taylor - Robert Noble - Scottish Enterprise - Holland & Sherry

CAMICIE : Quali sono i cotoni migliori per le camicie? Quando è consigliabile l'uso di una camicia di seta bianca? Quale tipo di seta ?
Grazie
Rolando Monzani




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Nome: Lorenzo Villa
Data: 15-10-2002
Cod. di rif: 54
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Drappiere
Commenti:
Egregio Gran Maestro,

sono a chiederLe, in virtù delle Sue profonde conoscenze in materia, un parere tecnico sulla maison di tessuti Dormeuil. Questo anche in virtù di una specifica proposta, di un particolare quanto unico tessuto di questo drappiere, dei miei Maestri sarti. Al momento, infatti, non posseggo nessun capo cucito con tessuti di questa casa.

Già certo della preziosa quanto illuminante risposta, cavallerescamente ringrazio e saluto.

Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 15-10-2002
Cod. di rif: 55
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Dormeuil
Commenti:
Mi riservo di rispondere al dr. Monzani, la cui raffica di domande richiede maggiore cautela e passo a dirLe qualcosa di Dormeuil. Non so di quale, tra i tantissimi tessuti proposti, stia cadendo la Sua scelta. Si tratta del più grande converter inglese o almeno il più noto in Italia. La qualità dei tessuti, di cui mi servo anch'io, non si discute. Il capolavoro immortale fatto produrre da questa casa resta lo SPORTEX, del quale oggi resta solo il nome. Conservo nel mio archivio personale un taglio del tessuto originale, il cui peso era di circa 550 gr/mt. Oggi è sceso sotto i 400, si è ridotto di torsione e quindi ammorbidito. In ogni caso è stato un caposcuola, imitato da tutti nella tessitura e nel nome. per abbeverarsi ad una fonte inesauribile di scienza, Le consiglio, quando avrà tempo, una visita dal nostro Fornitore Dante De Paz, Via Ugo Bassi n. 4/D in Bologna, che Le potrà illustrare le tipologie dei tessuti inglesi meglio di qualsiasi altro in Italia.
Saluti cavallereschi.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 16-10-2002
Cod. di rif: 56
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Dormeuil
Commenti:
Egregio Gran Maestro,

La ringrazio per la preziosa risposta.
Il tessuto a cui mi riferivo è un Harringbone varied - Dormysport 435 gr.
E' nei miei desideri farmi cucire con questa pezza una giacca sportiva di stampo inglese.

I miei più cari saluti a Lei e a tutti i nobili Cavalieri.

Lorenzo Villa

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Nome: Osvaldo Conforti
Data: 19-10-2002
Cod. di rif: 57
E-mail: Osconforti@tin.it
Oggetto: Preziosa informazione
Commenti:
Egregio Grande Maestro dell'Ordine,

colui che scrive è un suo ammiratore, sia per quanto riguarda i Suoi articoli sul bellissimo Monsieur che per le gesta del nobile ordine da Lei presieduto.
Come Lei sono un grandissimo appassionato della sartoria che frequento ormai da tanti anni. Oltre a ciò sono molto legato allo stile napoletano che il mio sarto assecondava per mio volere e per sua scuola. Purtroppo da alcuni mesi un problema ad una mano lo ha costretto al ritiro dalla nobile professione. Sono cortesemente a richiederLe un consiglio su di una sartoria capace di cucirmi abiti e giacche di chiara isparazione partenopea in Emilia Romagna (risiedo a Reggio Emilia) : ultimamanete ne ho provate un paio; un autentica delusione.
Sempre grato qualunque sia la Sua sapiente risposta, la saluto cordialmente.

Osvaldo Conforti

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 20-10-2002
Cod. di rif: 58
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Tweed ed altre delizie
Commenti:
L'ottimo Rolando Monzani mi chiedeva qualcosa a proposito di quattro nomi inglesi che cimosano tweed: Reid & Taylor - Robert Noble - Scottish Enterprise - Holland & Sherry, nonché un mio parere sui tessuti migliori per le camicie.
Prima di rispondere ho atteso qualche tempo per consultare il nostro maggior esperto di tessuti inglesi, Socio Fondatore e Fornitore dell'Ordine. il grandissimo Dante De Paz.
Il tweed è una tipologia che individua tessuti da filati ritorti, prodotti con lane secche, di pecore autoctone. Esistono due famiglie di tweed: quella irlandese e quella scozzese. La prima è caratterizzata da quei puntini in tinta contrastante, tessitura a tela piuttosto larga. ottimo pr giacche e cappotti, i più coraggiosi lo utilizzano per abiti completi. Il tweed prende il nome dall'omonimo fiume, la cui acqua abbondante è sempre stata utilizzata per il lavaggio delle lane locali. Della nobile famiglia abbiamo in Scozia due specie: scottish e Harris. Quest'ultima viene dalle Ebridi, la prima dai Border. Sono tessuti ad altezza di 70 cm, eccezionalmente evocativi per i colori spenti, l'assorbimento totale della luce, la grana grossa e maschile. Sono dotati a mio giudizio di un igroscopicità che - abbinata alla confezione sartoriale che evita ogni collante e interno sintetico - raggiunge il massimo livello possibile di comfort per una giacca invernale. Un uomo che veste in tweed vive un pò più a lungo e comunque senz'altro meglio. Io la chiamo "la giacca della salute". I nomi che Monzani indica sono, quanto a Robert Noble e Scottish Enterprise, di scarso interesse assoluto. Gli altri sono converter che etichettano tweed così come altri tessuti da essi commercializzati, ma non prodotti. I veri tweed sono prodotti da piccoli telai locali e importati da pochissimi "nasi". Consiglio una visita a Dante De Paz a Bologna o a Guenzati a Milano. De Paz è da tre generazioni un esploratore di queste realtà minori ed ancor oggi è in grado di fornire tessuti per l'uomo che voglia conoscere cosa sia il vero tweed. In ogni caso, sono da evitare i cosiddetti tweed "mano morbida". Dovrebbe esserci una legge contro questi efferati delitti contro il diritto dell'umanità alla verità ed alla bellezza.
Per quanto riguarda la camicia, rimando a quanto detto nell'ultima parte di un mio intervento presente nella posta del Gran Maestro, in risposta ad una richiesta di Francesco De Martino. Il nostro tipo di forum permette risposte separate a ramificazione, sicché il tutto si trova sotto la voce "Inizi", lettera spedita da Enrico Marangoni.
In questo testo non si parla della seta, che boccio a piè pari. Si potrà cercare una seta matta a tela, ma è comunque poco confortevole.
Aggiungo qualche nome di produttori, rimandandola all'indirizzo indicato per le tipologìe.
Albini, Oltolina, Testa, Monti. Riva è la casa che produce i tessuti più pregiati. La qualità dei filati e la tecnica dei telai, che ho personalmente visitato, è senza paragoni al mondo. Il peso dei tessuti generalmente è eccessivamente leggero per un Cavaliere, ma va bene per chi non la pensi come noi. Volendo godere dell'inimitabile sensazione che si prova a contatto con questi tessuti principeschi, consiglio la scelta delle tipologie meno trasparenti.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 21-10-2002
Cod. di rif: 59
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Qualche problema di reperibilità
Commenti:
Egregio signor Conforti,
come professionista della vanità mi dichiaro entusiasta dei Suoi complimenti e come Gran Maestro mi compiaccio per la Sua inclinazione alla sartoria. Poiché l'unico piacere cui il mio ministero mi condanna ad astenermi è quello di dare risposte a casaccio, prendo un pò di tempo per raccogliere tramite i canali cavallereschi i dati idonei a rispondere alla Sua domanda.
Ho provato a trasmetterLe personalmente questa comunicazione, ma l'indirizzo da Lei fornito non è attivo. Poiché ciò integra una violazione delle nostre regole, contrarie ad ogni tipo di anonimato, non potrò risponderLe sino a quando non avrà comunicato un indirizzo valido. Può anche darsi che sia il mio apparecchio a sbagliarsi: in tal caso anticipo le mie scuse, ma vorrei che mi confermasse i dati inseriti.
A presto sulla Lavagna.
Il Gran Maestro
Giancarlo Maresca

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Nome: Osvaldo Conforti
Data: 21-10-2002
Cod. di rif: 60
E-mail: osconforti@katamail.com
Oggetto: Scuse e ringraziamento
Commenti:
Egregio Grande Maestro dell'Ordine,

insieme al mio più grande ringraziamento per la Sua risposta, rimanendo in febbrile attesa del gentile consiglio porgo le mie scuse per aver comunicato, per errore, il mio vecchio indirizzo della tin. Il mio nuovo è osconforti@katamail.com.

Ancora mille grazie, rimango in attesa e cordialmente saluto.

Osvaldo Conforti

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 23-10-2002
Cod. di rif: 61
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Soluzione personalizzata
Commenti:
Egregio signor Conforti,
mi sono consultato con Dante De Paz, erede di tre generazioni di drappieri e talent scout del tessuto inglese. Si tratta di una persona dal gusto, dalla sensibilità e dalla profondità fuori del comune. Poiché la sua attività ha sede in Bologna e gli permette di godere da anni di un punto di osservazione privilegiato su tutti i movimenti del settore, specialmente nella Vostra regione, la cosa migliore è che si metta in contatto con lo stesso Dante. Lui è già stato avvertito ed abbiamo concordato che, allo scopo di trovare una risposta personalizzata al Suo quesito, nulla avrebbe potuto sostituire una conversazione diretta sull'argomento. Lo chiami ad orari di magazzino al 051.231354 e dopo mi faccia sapere.
Buon divertimento.

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Nome: paolo liberati
Data: 25-10-2002
Cod. di rif: 62
E-mail: p_liberati@hotmail.com
Oggetto: La scuola sartoriale napoletana
Commenti:
Al Gran Maestro dell'Ordine dei Guardiani delle Nove Porte

Eccellenza,
Solo di recente ho avuto modo di scoprire la straordinaria Scuola Sartoriale Napoletana e me ne sono immediatemente innamorato. Avendo avuto modo di apprezzare la Sua enorme erudizione in materia Le sarei grato se volesse condividere con me e con gli altri lettori di questa lavagna le Sue considerazioni su questa magnifica Scuola. Quali sono le autentiche caratteristiche dell'abito di scuola napoletana, e chi oggi può affermare di realizzare capi rispettosi della tradizione? Va da sè che mi riferisco agli artigiani veri e non a chi ha ceduto all'anomimato della produzione di massa. Nel corso delle mie febbrili ricerche mi sono imbattuto nei nomi dei seguenti artigiani: Gennaro Solito, Antonio Panico, Renato Ciardi, Pasquale Sabino. Le sarei grato se volesse spiegarmi quali differenze ci sono fra gli abiti realizzati da ciascuno di loro e sevi sono altri artigiani che ho dimenticato di nominare. La ringrazio anticipatamente per il tempo che vorrà dedicarmi.
Voglia gradire, eccellenza, i sensi della mia più alta considerazione.
Paolo Liberati

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 26-10-2002
Cod. di rif: 63
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sartoria napoletana
Commenti:
Egregio signor Liberati,
quello che mi chiede è un vero e proprio trattato. Prima o poi lo leggerà, perché ho intenzione di redigerlo, in forma di guida Generale alla Sartoria Napoletana. Poiché è un pò che ne sto parlando, qualcuno mi copierà o proverà a farlo. Per nulla intimorito da qualche altra imitazione (ci sono abituato), i miei doveri mi chiamano a darLe una risposta. Cercherò di riassumere.
La Giacca Napoletana si distingue su tre livelli: l'impostazione stilistica, quella tecnica e quella costruttiva. Stilisticamente essa è sciolta, con spalla naturale, punto vita piuttosto alto, accollatura definita e un effetto di apertura dei quarti anteriori che, come diciamo noi "corrono dietro". Tecnicamente essa rispetta all'estremo il comfort, con ampie forme di petto, manica a giro stretto e tromba larga. Da un punto di vista della costruzione, essa vanta dei dettagli tipici, come la pince lunga sul davanti, baveri importanti, collo alto sul dietro, manica che finisce piuttosto stretta sul polso.
Quanto ai sarti che Lei cita, Gennaro Solito è il mio sarto di fiducia. Di lui può leggere nell'articolo su Napoli riportato nella nostra Rassegna Stampa. Antonio Panico è un grande a livello planetraio, con fedelissimi clienti di tutto il mondo. Formatosi nell'atelier di Mariano rubinacci, costruisce una giacca molto versatile, capace di mantenere un aspetto "napoletano" nel rispetto di una compostezza rigorosa. Ciardi è un vero personaggio, simpaticissimo e bravissimo nel cogliere le esigenze personali del cliente. Con lui lavorano anche due figli, che garantiscono la durata della sua arte. Sabino è ai confini della produzione seriale, avendo un laboratorio con oltre venti dipendenti. E' stato tra i primi a cogliere il momento favorevole per la nostra sartoria e a saperlo interpretare con una produzione che, rispettando l'impostazione stilistica, manca di alcuni dettagli della tradizione pura. Ideale per chi ama i tessuti molto leggeri, soprattutto le saglie in filati sottili, che si avvantaggiano di questo tipo di costruzione. Al Suo elenco mancano il papa dei sarti napoletani: Rubinacci, ed alcuni importanti diaconi, come il giovane e promettente Gianni Marigliano, Giovanni Volpe, Biagio Mazzuoccolo, Gino Cimmino (vedi sito www.sartorianapoletana.it), Antonio Formosa, Ciro Albino ed altri. Napoli è insomma ancora una miniera di artigiani veri e all'appassionato si presenta l'imbarazzo della scelta.
Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti e mi scuso con quanti ho dimenticato di citare. E non saranno pochi.

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Nome: Federico Ferrari
Data: 28-10-2002
Cod. di rif: 64
E-mail:
Oggetto: Alcune gentili domande
Commenti:
Egregio Grande Maestro e rispettabili Cavalieri,

innanzitutto complimenti per il Vostro sito.
Passo senza indugi alla mia domanda : ho letto nella lunga posta vari nomi della sartoria napoletana tra cui la "Sartoria Partenopea". Ho un mio caro amico che veste con abiti e giacche di questa sartoria che mi ha consigliato. Voi cosa ne pensate ? A che livello qualitativo lavora ?
Come ultima importante domanda Vi chiedo : la camicia deve avere le asole fatte a mano oppure a macchina ? Ho sentito tanti pareri discordi in proposito e vorrei sapere il Vostro. C'è chi sostiene che la vera camicia artigianale deve avere le asole a mano e chi dice che la vera eleganza è una camicia con invisibili asole a macchina.

Grazie per le Vostre risposte per me molto importanti.

Federico Ferrari

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 30-10-2002
Cod. di rif: 65
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Asole delle camicie
Commenti:
Egregio Sig. Ferrari,

i miei Maestri e la mia breve esperienza mi hanno insegnato che degna presenza in una camicia su misura di sartoria, sono delle stupende e finissime asole ricamate a mano. Da non confondere con talune presenti in camicie pseudo-industriali grossolane e mal'eseguite. Le asole devono essere quasi invisibili; naturalmente per far ciò che questo avvenga con asole cucite a mano, il sarto deve lavorare a regola d'arte.
Questo è il mio modesto pensiero e aspetto con vivo interesse l'illuminante risposta del ben più esperto Gran Maestro.

Cavallerescamente saluto.

Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 31-10-2002
Cod. di rif: 66
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Risposta al signor Ferrari
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
La ringrazio per i complimenti e Le do il benvenuto sulle nostre Lavagne. Passo ad esaminare i punti che sottopone al vaglio dell'esperienza cavalleresca in questa materia.
1 - La Sartoria Partenopea è tra gli esempi di spicco di quella tipologia che io chiamo su-ordinazione. Le ditte di questo tipo che operano in Campania attingono all'inesauribile serbatoio dello stile napoletano, che su scala planetaria è oggi il riferimento per il vestire classico. La produzione ha caratteristiche industriali, seppure si lasci spazio a personalizzazioni e vi siano vasti interventi manuali. Valgono quello che costano, come una Mercedes. Sono di soddisfazione sicura, come un vino filtrato. Hanno le misure giuste, come una donna uscita dal bisturi del chirurgo estetico. Restano comunque un prodotto destinato ad una clientela che rinuncia in partenza alle sfide più sanguinose ed accetta le facili vittorie, quelle senza alcuna gloria. Ne abbiamo parlato in passate corrispondenze, qui riportate. Poco o punto abbiamo accennato ad un dettaglio esemplare: queste ditte propongono una piramide qualitativa al vertice della quale sono il cachemire e le fibre ad alta finezza. Questo ammiccamento tende a fissare una scala di valori falsata ed ancora la raffinatezza al pregio della materia prima, piuttosto che alla profondità del linguaggio dei tessuti, dell'adeguatezza alla tradizione ed alla situazione sociale e personale. Se quindi il prodotto è valido in termini assoluti, le conseguenze dell'affermazione di un gusto "facilitato" sono deplorevoli dal punto di vista della nostra associazione e mio personale. La confezione ed il su-ordinazione stnno infatti riducendo l'offerta in termini di tipologie tessili, con un abbattimento delle differenze reali che io condanno ed il Cavalleresco Ordine combatte.
2 - Se fossi Dante troverei nel più profondo dei gironi infernali un bel posticino per il Suo fradolento consigliere, quello che sostiene la superiorità estetica dell'asola a macchina. Credo però che lo stesso Lucifero lo troverebbe indigesto. Le dirò come la penso in merito. Nella camiceria, sartoria, valigeria, astucceria, tappezzeria, finanche nella veleria, insomma dovunque sia utilizzata la materia tessile, il nemico da combattere senza pietà è il pelo. E' peggiore del gas nervino: la sua presenza basta a sterminare ogni forma di vita. Parlo di quel capo di cotone o di seta, a volte lungo come un serpente ed a volte piccolo come un parassita, che scompone qualsiasi insieme facendo capolino dall'asola, dall'attaccatura di un bottone, da una cucitura. Le cuciture a macchina, per la loro stessa natura, lasciano all'inizio o alla fine un residuo di questo tipo. Quando non si appalesa subito, si rivela in un seocndo momento. Questo piccolo granello inceppa qualsiasi meccanismo, questo peccato condanna qualsiasi sforzo di elevazione. Ebbene, solo l'asola e la cucitura fatta a mano esorcizzano questo demone.
Un'asola deve essere quindi cucita a mano, con il suo specifico punto. Recherà ad entrambe i capi un travetto orizzontale, che se ben fitto e serrato determinerà due pieghettine verticali, dannazione delle stiratrici e paradiso degli esteti. Quanto più il punto sarà denso, tanto più remota sarà la possibilità che dagli abissi si liberi l'orribile, l'innominabile pelo. Stesso dicasi per l'attaccatura del bottone, che va eseguita a mano, con qualche giro di sicurezza intorno al piede.
Ci sono molte camicerìe che dichiarano di produrre artigianalmente e su misura, ma propongono o meglio impongono l'asola a macchina. Se Le capita una situazione del genere, abbandoni ogni dialogo. Non c'è alcuna speranza che si tratti di una manifattura che possa comprendere le esigenze di un Uomo di Gusto. Come diceva Totò in Miseria e Nobiltà: desista.

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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 31-10-2002
Cod. di rif: 67
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Calzature cucite a guardolo
Commenti:
Illustre Gran Maestro e nobili Cavalieri,
anzitutto mi compliemnto con Voi per la qualità del sito. Chiedo umilmente spazio tra le interessanti e profonde discussioni della lavagna per sottoporvi alcuni semplici quanto per me amletici dilemmi. Tralasciando la calzatura "su misura", di cui ho avuto modo di apprezzare la qualità eccelsa e inarrivabile e valutando le meno nobili realizzazioni presenti negli scaffali delle botteghe specializzate, quali sono a Vostro parere le Case che offono maggiori soddisfazioni?Io sono da anni un soddisfatto cliente Edward Green,Church's,Tricker's e Alden, oltre a fiero possesore di una Berluti (non su misura) come le giudicate? Non sono stato ugualmente soddisfatto di una John Lobb (William) non su misura recentemnte acquistata.
Ringrazio Voi, nobili cavalieri per le risposte che saprete fornirmi.
Cavallereschi saluti
Gianluca Chiusa

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Nome: Paolo Liberati
Data: 31-10-2002
Cod. di rif: 68
E-mail: p_liberati@hotmail.com
Oggetto: Sartoria Napoletana
Commenti:
Egregio Gran Maestro,
La ringrazio per la Sua cortese risposta sulla Sartoria Napoletana che ho letto con grande piacere e che ho trovato molto interessante e istruttiva. La materia, come avrà avuto modo di capire, mi appassiona e Le confesso che l’idea di leggere una “Guida Generale alla Sartoria Napoletana” scritta di Suo pugno mi entusiasma. Le comunico sin d’ora che sarò uno dei Suoi primi lettori e La esorto a intraprendere l’Opera senza indugio. Per quanto riguarda la Sua risposta devo ammettere di aver ingiustamente dimenticato di citare quello che Lei definisce "il papa dei sarti napoletani" Rubinacci e ne faccio pubblica ammenda. Credo di aver dimenticato anche Attolini, ma non so se Lei annovera questa sartoria fra quelle artigianali “pure”. A proposito di Attolini ho letto di recente un interessante articolo pubblicato da "Robb Report" ("Wardrobe, It Started in Naples" maggio 2002, reperibile on-line sull’omonimo sito) che ripercorre la storia di questa storica sartoria. In tale articolo Vincenzo Attolini viene indicato come l’inventore della giacca in stile napoletano che sarebbe stata concepita negli anni ’30 quando Attolini lavorava per Gennaro Rubinacci. L’articolo, fra le altre cose, afferma che oggi la sartoria Attolini, dopo un periodo di oblio iniziato nel 1971, ha ripreso a realizzare autentici abiti su misura ("true bespoke fashion”) e che per tale ragione sarebbe in grado di produrne solo tre a settimana. Sarei curioso di conoscere il Suo pensiero al riguardo. Mi ha inoltre incuriosito la Sua risposta in relazione alla sartoria Sabino. Lei afferma che la stessa, con i suoi 20 dipendenti, è al limite della produzione seriale. Ho seguito sulle pagine di questa lavagna il dibattito, davvero molto interessante, sulle caratteristiche dell’autentica sartoria artigianale e ne avevo tratto la conclusione che la differenza fra sartoria artigianale e produzione industriale con criteri artigianali vada ricercata nei metodi di lavorazione più che nell’organizzazione del lavoro (e quindi nel numero di persone coinvolte nella realizzazione dei capi). Del resto credo che la stessa sartoria di Rubinacci, che mi sembra di ricordare Lei abbia definito l’unica autentica sartoria italiana, abbia più di venti dipendenti. E non credo che si possa negare che gli abiti realizzati dai Caraceni di Roma (la cui sartoria conta più o meno 50 sarti) o dagli inglesi Anderson & Sheppard (che considero i più “napoletani” d’oltremanica e che hanno un numero cospicuo di sarti coinvolti ella realizzazione degli abiti) siano autentici abiti su misura e non abiti realizzati con criteri semi-artigianali. Ma può darsi che mi sbagli e Le sarò grato se vorrà farmi conoscere la Sua opinione al riguardo.
Cordiali saluti,
Paolo Liberati


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 31-10-2002
Cod. di rif: 69
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Rubinacci, Attolini, Sabino & C.
Commenti:
Egregio signor Liberati,
noto che ha letto con vera attenzione quanto ho scritto in materia di sartoria. Ebbene, quando mi riferisco all'attività di Sabino parlo di produzione ai limiti del seriale non per la quantità , ma per l'organizzazione del suo personale e perché egli utilizza macchinari e sistemi di tipo industriale. Tra quelli da Lei citati, è ad esempio l'unico che cucia a macchina le tele dei baveri. L'orientamento che ho individuato è comprovato dal fatto che egli produca nello stesso stabilimento anche alcuni capi dichiaratamente su taglia, come la sua giacca-pullover senza interni. Nessun dubbio sull'identità artigianale di Rubinacci, sia quello napoletano che quello milanese, anche se lo stesso Mariano ha ora una linea pronta su taglia. Non parlavo di lui come dell'unica sartoria italiana, ma napoletana. Qui ovviamente va fatta la differenza tra "sartoria" con organizzazione inglese e "laboratorio di sartoria", di cui ho detto in altra occasione. Anderson & Sheppard e Caraceni restano esempi di purezza artigianale e sono delle vere sartorie.
Quanto ad Attolini, la figura di Vincenzo (da me citato nell'articolo LORO DI NAPOLI, vedi rassegna stampa, brano su Rubinacci) è quella di un grande dalla statura inarrivabile. Effettivamente egli definì negli anni 30 la tipologia della giacca napoletana: sciolta, comoda in modo quasi sfrontato, drammatica nei volumi quanto confidenziale nelle linee e nei dettagli. Tra i figli, Cesare ha scelto la strada del su-ordinazione ed ha una società a Grumo Nevano. Come i suoi colleghi, si sforza insieme al giovane e capacissimo figlio Giuseppe di far apparire ai clienti uno stabilimento come una vera sartoria. Secondo me non è vero, ma questo non toglie nulla all'inventiva di una produzione veramente bella, i cui limiti sono quelli che ho già più volte espresso e che sono soprattutto nella mancanza di chiarezza. Esiste anche una sartoria Attolini "vera", fino a poco tempo fa in mano al fratello Claudio e che mi risulta sia stata oggi rilevata da Cesare. L'operazione servirà probabilmente a dare una maggiore credibilità all'atteggiamento "sartoriale" di un gruppo che oggi produce sotto tre diversi marchi e con questo quattro. Verificherò questa informazione, ma se è esatta è comunque un bene, perché Cesare è comunque un figlio d'arte, un vero sarto ed un uomo capace, mentre il fratello mi era sempre sembrato non essere all'altezza del nome di famiglia. Proprio per questo non lo avevo citato prima. Nulla so attualemente del terzo fratello, Tullio, ma mi informerò. Mi compiaccio per il livello delle Sue letture. Robb Report è una rivista importante. Non la leggo più da quando, nel best of the best del giugno scorso, riconobbe in Kiton il n° 1 della sartoria su misura. In passato questo numero era stato imparziale, colto, preciso. Non cogliendo la vera natura dell'attività di Kiton mi ha dimostrato di essere arretrata o troppo avanzata, in ogni caso parziale. Resta comunque una campana dalla voce autorevole, che dovrebbe essere più conosciuta in Italia.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 01-11-2002
Cod. di rif: 70
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Scarpe
Commenti:
Egregio signor Chiusa,
lo spazio su queste lavagne è riservato proprio a persone come Lei: frequentatori del nostro castello, assetati di bellezza ancorché non Cavalieri. Non deve quindi chiedere alcun permesso per indirizzarci domande e nemmeno critiche o commenti.
Veniamo alla scarpa. Lei ha già citato alcune di quelle a più alto contenuto. Berluti è un pianeta a parte, capace di dare un'"identità immediata" (parole di Olga) a chi la sappia indossare e curare. Inoltre i contenuti tecnici e ortopedici di questa calzatura sono i più elevati in assoluto. Come sa, come associazione abbiamo recentemente avuto l'onore di ospitare Olga Berluti a Napoli, dove abbiamo organizzato una serata di cirage (vedi colonna degli Eventi).
Splendida a mio avviso la produzione di Alden, che in questo momento sta fornendo al Cavalleresco Ordine alcune culatte di shell cordovan dalla tripla A. Ovviamente saranno riservate ai soli Soci, che potranno così avere una calzatura su misura realizzata con un materiale che prima d'ora non era stato mai disponibile in questo settore. Infatti l'unica conceria che lo produce riserva quest'estrema qualità solo ad Alden. La derby liscia in cordovano di Alden è semplice, comoda, bella, durevole, ricca di tradizione, efficace nell'utilizzo. Un cult.
Edward Green è estremamente originale nelle forme e nella concia. Scarpa molto leggera e comoda, è destinata a chi ami lo stile squisitamente inglese, di cui è ora il campione assoluto. John Lobb, infatti, diventato francese, ha perso buona parte del suo fascino. Gli italiani offrono nella calzatura di serie molto meno di quanto sembri. Le case sbagliano troppo e mi sembrano disorientate. Sempre ad inseguire una modernità che non è alla loro portata, rinunciando ad una tradizione che invece esisteva. Per farmi capire Le faccio un esempio pratico. Se dico Berluti, Alden ovvero Edward Green, insomma i tre nomi che abbiamo pronunciato per primi, immediatamente Le viene in mente un prodotto cardine, uno stile. Se dico StefanoB, Mantellassi o Rossetti, non Le viene in mente un fico secco. Rifletta su questo e ne tragga qualche conclusione. Finiranno tutte, o sono gia finite, per produrre scarpe da ciclista. Bene Tanino Crisci, che ancora resta integralmente nel classico e del quale aspetto però di vedere i prossimi anni. Al momento mi sembra che la nostra produzione non abbia sufficiente orgoglio e ripeta suggestioni ad orecchio, senza un supporto stilistico suffcientemente autorevole.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 01-11-2002
Cod. di rif: 71
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Cucitura a guardolo? No prego.
Commenti:
Non ho ben compreso le motivazioni del titolo dell'ultima lettera del signor Chiusa. Non mi risulta che nessuna delle case da lui citate produca calzature con cucitura a guardolo. Berluti ha una linea su misura, dai costi apocalittici, che può vantare questa costruzione. Gli altri lavorano coi normali sistemi industriali: a black o goodyear.

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Nome: Federico Ferrari
Data: 01-11-2002
Cod. di rif: 72
E-mail:
Oggetto: Sartoria
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

non so come ringraziarla per le Sue gentilissime risposte. Rappresentano un vero pozzo di sapienza. Di recente sono venuto in contatto con una sartoria di Bologna : Sartoria Osvaldo Finarelli - via Crocetta. Approfittando della Sua immensa cortesia sono a chiederle, se ne è a conoscenza, della qualità dei lavori di tale sartoria volendomi far realizzare una giacca sportiva. Tenendo in considerazione massima il Suo giudizio, aspetto il Suo cortese commento.

Distinti saluti. Federico Ferrari.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 01-11-2002
Cod. di rif: 73
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sartoria bolognese
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
i nomi migliori della sartoria bolognese, in verità non molto ricca di talenti, sono quelli di Alleva-Spina (che non ha un atelier e si serve per le prove del bellissimo spazio di Dante De Paz), di Di Donato (un pò promiscuo, avendo una vetrina che propone anche la confezione), di Montaguti (il decano), Cremonini (ottima fattura, terribili però per il nostro punto di vista cavalleresco le fodere stampate con il suo nome) e Bosi (il più autorevole ed il più caro). Tra questi si iscrive senz'altro anche Finarelli, con un buon rapporto qualità-prezzo. Quella di Osvaldo Finarelli, ancorché egli non sia figlio d'arte, è una sartoria dal lungo curriculum, molto tradizionale e senz'altro competente nelle regole del vestire classico corretto. Per il mio gusto napoletano la sua giacca è un pò sostenuta: lo considero quindi un Maestro da abito grigio, da blazer blu, da gessato, piuttosto che da giacca a quadri. Non so cosa intenda precisamente quando dice che vuole commissionare una giacca sportiva, ma eviterei con Finarelli, almeno al primo tentativo, le fantasie complesse. Quando avrà instaurato un rapporto più solido, quello che permette al sarto di capire meglio le esigenze del cliente ed al cliente di amare del proprio sarto anche i difetti, andrà avanti con le richieste più "sportive".

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Nome: Federico Ferrari
Data: 04-11-2002
Cod. di rif: 74
E-mail:
Oggetto: Sartorie e Camicerie
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

La ringrazio molto per le Sue sapienti risposte. Chiedo alcune precisazioni :
Cosa intende per “sostenuta”, riferendosi alla giacca dei Finarelli (sono padre e figlio vero ? ) ?
Io vorrei farmi cucire una giacca in tweed. Il mio più caro amico ne ha alcune di Osvaldo e figlio, di chiara ispirazione napoletana ( cran alto, bavero ampio, spalla vuota e ricca) che mi paiono riuscite. Mi sono avvicinato allo stile partenopeo e per il momento è l’unico sarto non napoletano che taglia giacche anche in questo stile. Le avevo chiesto di Sartoria Partenopea per questo motivo…
Mi sono molto piaciute le Sue parole sulla camicia. A questo punto ne approfitto : qual è una ottima camiceria nei pressi di Bologna o dell’Emilia ? Ne ho provate alcune a Parma veramente deprecabili.

La ringrazio moltissimo per la Sua grande cortesia e La saluto cordialmente.

Federico Ferrari.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-11-2002
Cod. di rif: 75
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: La giacca "sostenuta"
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
chieda al Suo amico quante giacche ha fatto confezionare a Finarelli prima di quelle che Le sono e gli sono tanto piaciute. Se si tratta delle prime, mi sono sbagliato, se invece si tratta di richieste e risultati successivi al primo approccio, rileggendo la mia avrà modo di darmi ragione. La prego di rispondermi su questo punto, perché se ho preso una cantonata è giusto che lo sappiano anche gli altri lettori. La mia posizione su Finarelli penso sia chiara sin dal mio primo intervento. Avendo saputo qualcosa da suoi clienti e concittadini, ho l'impressione che la morbidezza napoletana non sia nelle sue corde naturali e che egli se la imponga in quanto oggi molto richiesta. Per questo ho pensato che egli non cucisse in questo modo al primo tentativo, andando prima su quello che è il suo terreno.
Per sostenuta intendo una giacca che non ruoti molto. Solo per trovare un'immagine pertinente, guardi le belle giacche di Gerry Scotti (ahimé, questi esempi dello spettacolo sono a volte utili per comprendersi). Gli stanno molto bene e sono di eccellente fattura, ma danno l'impressione che i quarti anteriori siano un pò troppo sostenuti dalle spalle, troppo appesi e non cadano naturalmente. Mi viene in mente un'immagine nuovissima, che fa qui la sua prima apparizione: la giacca morbida alla napoletana fa apparire i davanti come fossero incernierati ai lati, mentre in quella "sostenuta", di tipo più internazionale, essi appaiono sospesi alle spalle, in alto. Non saprei su due piedi che dire della camiceria nella Sua regione. In realtà in questo settore ci sono troppe chiacchiere e pochi fatti. Difficile trovare vera soddisfazione, ma in questo le colpe in parte concorrono, perché occorre molta vigilanza e scienza da parte dello stesso cliente, il quale crede di poter intervenire solo al momento di ritirare il capo. Interverrò successivamente in materia.

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Nome: Federico Ferrari
Data: 04-11-2002
Cod. di rif: 76
E-mail:
Oggetto: Come faccio ?
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

al momento non posso risponderLe in merito al mio amico e cliente di Finarelli in quanto impossibilitato a contattarlo : è in Uzbekistan !
Non credo comunque che la sua giacca sia frutto di richieste successive alla prima in quanto si è sempre dichiarato un appassionato e conoscitore dello stile napoletano e non avrebbe mai accettato una giacca “sostenuta” sulle spalle. Il punto è che fidandomi dei Suoi suggerimenti, in questo momento non so da chi farmi realizzare una giacca in tweed in stile napoletano, questo senza recarmi nella Sua terra natia. Pensavo, vedendo questa giacca, che il Finarelli fosse in grado di garantirmi tale risultato, ma probabilmente leggendo la Sua non è così.
Quindi o vengo a Napoli, che escludo a priori per ovvie ragioni di praticità, o devo far commissionare la mia giacca ad un laboratorio napoletano che offra questo servizio (la citata sartoria partenopea)
Se mi sa trovare una alternativa legata ad un buon sarto sarei la persona più felice del mondo e avrà gratitudine a vita.

Sconsolato, saluto.

Federico Ferrari


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-11-2002
Cod. di rif: 77
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Bando agli indugi!
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
vorrei buttare un pò d'acqua sul fuoco della Sua perplessità. Non indugi oltre: dalle giacche del Suo amico Uzbeko ha già visto nella costruzione di Finarelli quelle caratteristiche dello stile napoletano che Lei cerca. Vista la documentazione agli atti, La invito a cercare la strada difficile, quella che potrà darLe vera soddisfazione. Non si rivolga alla Sartoria Partenopea, faccia in modo che le Sue risorse di tempo e denaro vengano utili alla causa dei deboli, quella del vero artigianato. Si fidi di Finarelli ed ancor più si fidi di sè stesso. Gli faccia capire con parole Sue come vuole la giacca, si chiarisca bene le idee e non ceda su alcun punto. I sarti vanno guidati in modo preciso e deciso. La cosa più importante per ottenere un "pronto-effetto" alla napoletana sono la morbidezza della spalla, la tornitura della manica e quel cran alto che Lei ha già ritrovato nell'opera del maestro Finarelli. Buon divertimento.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-11-2002
Cod. di rif: 78
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Soluzione n° 2
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
aggiungo qualcosa alla mia precedente. Un'alternativa - a meglio pensare - ci sarebbe. Contatti il nostro pilastro Dante De Paz in Via Ugo Bassi 4/D (tel. 051231354) e chieda tramitre lui un appuntamento con Alleva, che qualche tempo fa lavorava alle Sue dipendenze. Stampi questa Lavagna (ricordando che i caratteri sono bianchi e per vederli, una volta copiati, dovrà passarli in nero) e chieda a mio nome allo stesso Dante di farLe da consulente. Con una simile guida avrà il massimo e potrà fare in poco tempo passi da gigante nella conoscenza dei tessuti e degli stili. A scanso di equivoci, va detto che non esiste alcuna convenzione economica tra me o il C.O. e De Paz o altre realtà commerciali. Egli è un Fondatore del Cavalleresco Ordine e ricorre spesso in queste pagine per il suo valore, quale persona tra le più competenti in Italia nel settore del vestire maschile.

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Nome: Federico Ferrari
Data: 05-11-2002
Cod. di rif: 79
E-mail:
Oggetto: Decisione
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

ormai ho deciso. Venerdì o la più tardi sabato mattina andrò da Finarelli e figlio ( a tal proposito non mi ha risposto : è vero che vi lavora anche il figlio ? Sarebbe un raro quanto stupendo caso)per la mia giacca "napoletana" in tweed scozzese. Vengo alla mia (la prego non si arrabbi...) ulteriore richiesta. Mi potrebbe suggerire ed elencare le cose importanti da controllare e da dire al Finarelli perchè mi possa realizzare una giacca partenopea corretta ? Premetto che non sono una persona inesperta in materia, ma vorrei sapere da Lei, le cose importanti di cui mi devo raccomandare e controllare per poter realizzare la mia agognata giacca napoletana.

Non so come ringraziarLa. Cordialmente saluto.

Federico Ferrari.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 05-11-2002
Cod. di rif: 80
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Punti fermi
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
proceda spavaldo verso il laboratorio di Finarelli, dove non so se lavori anche il figlio. Tra poco me lo saprà dire. Quanto alle caratteristiche base da tenere sotto controllo, sono quelle in calce alla mia penultima a Lei indirizzata. La spalla morbida, la manica tornita (abbondante al braccio, dove presenta qualche piega verticale) ed il cran piuttosto alto. Importantissimo un particolare che avevo taciuto in quest'occasione, ma più volte segnalato in precedenza: il punto vita. Esso deve trovarsi non al di sotto della mezzeria della lunghezza ottica della giacca. Si concentri su questo dettaglio sin dall'ordinazione e lo riscontri alla prima prova. Dopo sarebbe troppo tardi.

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Nome: Federico Ferrari
Data: 05-11-2002
Cod. di rif: 81
E-mail:
Oggetto: Informazione ultima
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

nel ringraziarLa immensamente per tutto il tempo dedicatomi, Le chiedo una piccola spiegazione sul “punto vita” e la mezzeria della giacca in quanto è un concetto che mi sfugge.
Non voglio trascurare nulla nella mia giacca in tweed e, come ha scritto, questo è un dettaglio importante e vorrei quindi afferrarlo in profondità.

Distinti saluti.

Federico Ferrari.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 05-11-2002
Cod. di rif: 82
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Punto vita e suoi derivati
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
il punto vita è il punto più stretto della clessidra ideale che in genere disegna una giacca, vista di fronte e di lato. La parte centrale della clessidra può essere secca e definita come nella sartoria iglese classica (veda i vecchi film di Bond, in particolare la giacca sportiva a spacco centrale che porta in Missione Goldfinger) ovvero allungata come nel caso napoletano. Il punto vita divide quindi due tronchi di cono: uno che si allunga verso l'alto ed uno verso il basso. La strozzatura massima, che in genere è in corrispondenza del bottone che si tiene abbottonato o poco più su, deve corrispondere secondo la mia teoria al centro ottico della giacca. Parlo di centro ottico perché questo punto non va collocato col metro in mano, ma tenendo presente la reale conformazione che la giacca assume una volta indossata. La perfezione si raggiunge quando essa lascia al di sotto un volume impercettibilmente superiore a quello che lascia sopra. In termini di proporzioni architettoniche, quest'altezzad della vita corrisponde simmetricamente alla maggiore altezza dello spacco tra collo e bavero che distingue la guacca napoletana dalle altre. alla Ovviamente, alzare il punto vita della giacca comporta che si alzi anche quello dei pantaloni. Non segua quindi la moda del momento e porti un pò in alto la cintura. In sede di prova controlli che l'effetto sia di Suo gradimento ed effettui le necessarie modifiche. Guardi qualche mia foto e vedrà come porto io i pantaloni: praticamente a giro collo. Non lo consiglio ad altri, ma nell'insieme vedrà che per distinguere questo particolare deve farci un pò attenzione.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 06-11-2002
Cod. di rif: 83
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Silvano Lattanzi
Commenti:
Caro Gran Maestro,

mi risulta difficile comprendere l'esclusione, in una delle Sue ultime sui calzolai italiani, del Maestro Silvano Lattanzi. In tutta sincerità lo considero uno dei migliori artigiani calzolai al mondo, capace di interpretare al meglio e senza compromessi lo stile storico delle grandi scarpe. Offre tra l'altro un servizio su misura, curato da lui personalmente, che offre possibilità infinite : da vedere alcune derby con allacciatura ripresa dagli stivali da equitazione di fine '800.

Cavallereschi saluti a Lei ed agli amici di questa lavagna.

Lorenzo Villa

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 06-11-2002
Cod. di rif: 84
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Correzzione
Commenti:
Caro Gran Maestro,

rileggendo meglio la Sua di alcuni giorni fa, ho notato che si è riferito solo a produttori di serie e quindi capisco la ragione dell'esclusione del Lattanzi. Mi farebbe comunque piacere il Suo parere su questo Maestro.

Saluti.

Lorenzo Villa

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Nome: paolo liberati
Data: 06-11-2002
Cod. di rif: 85
E-mail: p_liberati@hotmail.com
Oggetto: scuola sartoriale napoletana
Commenti:
Egregio Gran Maestro,
La ringrazio per la Sua risposta del 31 ottobre 2002 che ho trovato come al solito ricca di informazioni e di spunti interessanti. Devo ammettere che La Sua conoscenza della scuola sartoriale napoletana non finisce di stupirmi (la “chicca” sulla tecnica usata da Sabino per la cucitura delle tele dei baveri è un vero colpo da Gran Maestro). Per quanto concerne le mie letture devo confessarLe che anche in questo caso sono Suo debitore perché ho scoperto “Robb Report” leggendo il biglietto d’invito al laboratorio d’eleganza dedicato alla scarpa tenutosi il 10 novembre 2000. Comprendo bene il disappunto che può averLa indotta a sospenderne l’acquisto perché a me è capitata la stessa cosa con “Cigar Aficionado” che ho smesso di acquistare a seguito di certi giudizi sui sigari cubani e non che mi hanno fatto perdere la pazienza (confesso tuttavia di essere ancora un fedele lettore, sia pure “on line”, degli articoli di James Suckling). Mi lasci dire che condivido in pieno la Sua valutazione circa il riconoscimento attribuito a Kiton da “Robb Report”. A parte ogni altra considerazione mi sono sempre chiesto come si fa a spendere certe cifre per abiti che sono comunque prodotti su scala industriale. Sul numero di settembre ho visto un super 150 di Kiton al prezzo, per me incredibile, di 3,995 $ (quasi otto milioni di vecchie lire) e non è certo il più caro. L’articolo da me precedentemente citato su Attolini riferisce che il prezzo di un abito prodotto da quella sartoria parte da 5,000 $. Un mio conoscente che aveva bisogno di farsi cucire un abito in tempi relativamente brevi si è rivolto all’atelier di Brioni il quale per un prodotto semi-artigianale gli ha chiesto 6,000 Euro. Qualche settimana fa ho trascorso un paio d’ore istruttive nel negozio di Zegna che si trova nella mia città, Roma, dove un gentilissimo e preparatissimo commesso mi ha illustrato con dovizia di particolari le modalità di realizzazione dei loro prodotti “su misura”: camicie, abiti, cravatte, cappotti. Tutti rigorosamente con aggiustamenti realizzati a partire da un modello base. Il top della linea è la collezione cosiddetta “Napoli Couture” (a proposito: qualcuno dovrebbe iniziare a disciplinare l’uso della denominazione Napoli) che per gli abiti prevede un costo medio intorno ai 2500 Euro. Le cravatte costano il doppio di quelle di Marinella .... Il bravo commesso mi ha spiegato che grazie alla innovativa tecnica di produzione i loro clienti americani e giapponesi, se non sono ingrassati o dimagriti, possono ordinare gli abiti per telefono e riceverli in spedizione dopo un mese. Non è straordinario? Vede, io credo nell’economia di mercato e sono pertanto convinto che se le ditte che ho citato riescono a vendere i loro prodotti a quei prezzi evidentemente la domanda esiste. Ma è proprio la domanda che mi sgomenta. Evidentemente si è creata una sottocultura incapace di distinguere e di apprezzare il reale valore delle cose. Basti pensare che un abito dei Caraceni romani costa meno di tutti quelli ho citato (però bisogna fare almeno tre prove .... e forse qualcuno può ritenere che ciò sia una vera seccatura). E, pur non avendone la certezza sono convinto che un Solito, un Panico, un Ciardi costino molto meno pur essendo di qualità e di fattura nettamente superiore. Mi farebbe piacere conoscere la Sua opinione in merito ai prezzi che vengono oggi praticati sul mercato. Sperando di non averLa annoiata Le porgo cordiali saluti.
Paolo Liberati


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 07-11-2002
Cod. di rif: 86
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Figuraccia
Commenti:
Carissimi Cavalieri e Gentile Gran Maestro,

lo scrivere veloce mi ha giocato un brutto scherzo facendomi rimediare una figuraccia : ho scritto "correzione" con due "z". Chiedo umilmente scusa per simile strafalcione...maledetta tastiera !

Cavallereschi saluti.

Lorenzo Villa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 07-11-2002
Cod. di rif: 87
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Al signor Paolo Liberati
Commenti:
Egregio signor Liberati,
trasferisco la Sua ultima nella Posta del Gran Maestro. La risposta che intendo fornire è particolarmente elaborata, sicché preferisco parlarne nel mio studio privato.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 09-11-2002
Cod. di rif: 88
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Lattanzi, scritte a mano e scarpe a macchina
Commenti:
Egregio signor Villa,
Scudiero nostro dilettissimo,
avevo un pò tremato di fronte a quella doppia zeta di "correzzione", ma vedo che si è ripreso. La Sua ultima mi dà anzi lo spunto per un paragone: in quale altro sito un utente si sarebbe preoccupato dell'ortografia? Il rispetto che queste mura impongono per la cura estetica, anche nello scrivere, è esattamente lo scopo per cui furono erette. Dal tono della Sua disperazione possiamo arguire di averlo colto.
Passo a commentare l'opera di Lattanzi, secondo le Sue richieste. A questo proposito Lei cade nella trappola predisposta abilmente da questo signore, il quale cerca di far capire di lavorare su misura. Orbene, come nella sartoria, anche nella calzoleria esiste un su-misura ed un su-ordinazione. In entrambi i casi, la differenza sta nel fatto che nel primo si lavora su un modello specifico del cliente (in questo caso le sue forme)e nel secondo su taglia, ovviamente adattata alle esigenze dichiarate al momento dell'ordinazione. Lattanzi usa scrivere tutte quelle belle cosette nelle sue scarpe e le scritte a mano vogliono suggerire la manualità dell'opera e la Sua destinazione specifica. Ovviamente vi è parecchia manualità in una calzatura di elevato livello qualitativo quale è quella del Lattanzi, ma a me non piace questo trucchetto delle scritte, che trovo tra l'altro un pò effeminato. In ogni caso il prodotto Lattanzi è un prodotto di serie. La possibilità di interventi su-ordinazione come quello che descrivevo nel mio rapporto con la Tanino Crisci (vedi Florilegio) non comporta che si sia di fronte ad una ditta artigiana. Cancelli quindi questo appellativo quando si riferisce al Lattanzi, così come lo cancellerebbe parlando di un Kiton o di un Attolini (linea "sartoriale"). Se qualcuno Le dice che Lattanzi lo ha calzato su misura, gli chieda quello che chiedo ora a Lei: "Ha eseguito o visto eseguire una prova della scarpa, ancora imbastita?". In mancanza di almeno una prova, non si tratta di un su-misura e tutte le altre considerazioni sono balle. E' anche possibile che Lattanzi abbia un laboratorio di vero su-misura, ma stia tranquillo che i prezzi saranno molto differenti da quelli del pronto. Quando si calza su misura, ad un differente modello può corrispondere una nuova forma, anche per lo stesso cliente. Di fronte ad un simile lavoro non si può restare sui costi della concorrenza e produrre in grandi numeri una scarpa su misura. Solo un artigiano che lavori in proprio - ed oggi in Italia ce ne sono pochissimi - può cucire una scarpa su misura e mantenersi su prezzi inferiori ai 1000,00 Euro.
Lattanzi può quindi scrivere tutto quello che vuole sui sottopiedi delle sue scarpe, frasi d'amore e saggi di geofisica, ma non commuoverà in tal modo il duro cuore e la lunga esperienza del Gran Maestro.
Non mi pronuncio sulle doti estetiche, perché occorrerebbe un preambolo stilistico che prima o poi si renderà necessario e riproporrà la possibilità di parlarne.
Le rivelerò infine, poichè Lei è nostro Socio, che di recente è intervenuto un motivo specifico di cavalleresco dissenso con il signor Lattanzi. Poichè si tratta di cose che riguardano direttamente il nostro pensiero ed il nostro gruppo, lo farò nell'area riservata ai Cavalieri. Lo legga tra qualche giorno.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 09-11-2002
Cod. di rif: 89
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Calzolai
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

ha colto perfettamente il mio sentimento di fronte a quell’orribile errore apparso su questa Lavagna e da imputare alla mia fretta nel digitare i tasti : disperazione. Mi sono sentito sprofondare dalla vergogna, ma ormai il danno era fatto.
Ho apprezzato molto il Suo discorso sul Sig. Lattanzi : mi ha portato a conoscenza di cose che ignoravo.
Infatti se per quanto riguarda la Sartoria posso affermare di avere una certa esperienza, nel campo della calzoleria artigiana ho ancora molto da apprendere. Pertanto le Sue parole mi sono di grande aiuto in questa crescita.
Sono un felice possessore di un paio di scarpe Lattanzi “su-ordinazione” . Devo però ammettere che non ho mai visto nel suo atelier di Milano provare una scarpa imbastita, questo a conferma delle Sue acute parole.
Nell’attesa del Suo commento nella parte riservata a noi soci, La voglio mettere a conoscenza di un esperienza vissuta un anno or sono nella sartoria di cui parla il Sig. Ferrari : Osvaldo e Luca Finarelli di Bologna.
Una volta varcata la soglia di questa sartoria, assieme a ottimi tessuti delle migliori case inglesi, ho trovato giacche con asole cucite a macchina, fodere cucite ed attaccate a macchina, pantaloni con interni cuciti interamente a macchina, abiti già pronti in taglia e via dicendo.
Con le mie parole non voglio criticare il lavoro di questi sarti; certo è che la vera sartoria artigianale alberga altrove.

Cavallereschi saluti dal Vostro Scudiero.

Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 10-11-2002
Cod. di rif: 90
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Al signor Villa
Commenti:
Scudiero nostro dilettissimo,
i casi recentemente esaminati l'hanno già indotta a riflettere sulla capziosità di certe atmosfere create al limite della truffa per far capire - senza dire - che un prodotto ha una storia e natura artigianale, mentre in realtà si tratta di un articolo industriale. In futuro starà molto attento a valutare le credenziali di quanti abbiano filiali in varie città d'Italia e del mondo eppure vantino una fattura artigianale o su-misura. Addirittura la FIAT ed altre case automobilistiche ci provano di tanto in tanto, vantando per alcuni modelli una limited-edition. Naturalmente a questa balla qui è più difficile crederci, ma magari qualcuno c'è riuscito.
Mi rincrescerebbe però che si cada nell'errore opposto e cioè di giungere ad una sentenza di "lesa artigianalità" basandosi su elementi insufficienti. Le notizie e testimonianze che ho raccolto sulla sartoria Finarelli non sono recentissime, ma ho motivo di ritenere che questo laboratorio continui un'attività artigianale pura. La presenza di giacche lavorate a macchina nei laboratori artigiani è sempre più diffusa, in quanto riesce a soddisfare la clientela più frettolosa. Finché non ci sia qualcuno che sostenga trattarsi di un prodotto artigianale e/o su-misura, si tratta di un commercio più che lecito. Giungiamo dunque dopo tante chiacchiere ad un criterio: quello che noi come Cavalleresco Ordine cerchiamo di mettere in chiaro è l'ambiguità delle operazioni commerciali con cui si spaccia un prodotto industriale per artigianale. Noi non siamo contrari allo sviluppo della confezione, del su-ordinazione e di qualsiasi altra cosa. Quello che non ci sta bene è la menzogna, nociva in questo caso per la parte che non ha dalla sua l'accesso ai grandi mezzi di comunicazione. La correttezza non va quindi valutata sulla base della presenza o meno di dettagli o capi meccanici, ma sulle dichiarazioni di chi li propone.

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Nome: Giovanni Alfieri
Data: 10-11-2002
Cod. di rif: 91
E-mail: giovannialfieri@tiscalinet.it
Oggetto: "Tempo libero"
Commenti:
Egregio Gran Maestro, vorrei proporLe un argomento di discussione,forse un pò ampio,ma penso interessante :"quale abbigliamento adottare per il tempo libero".
Ritengo che in questo settore ricorrano gli errori-orrori più imperdonabili ! Cordiali saluti Giovanni Alfieri

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 11-11-2002
Cod. di rif: 92
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Il tempo libero.
Commenti:
Egregio signor Alfieri,
Lei ha partecipato ai lavori in corso a Milano per la nostra Alcohol Academy e conosce direttamente lo stile del Cavalleresco Ordine. Mi permetto quindi una sottile, innocua osservazione sul Suo intervento in Lavagna. Quando parla degli errori ed orrori sembra che pensi o comunque che possa far pensare alla nostra attività come quella di persone che si crogiolano nel loro sapere, utilizzandolo per stigmatizzare alcuni comportamenti e suggerirne altri. Il nostro Statuto ed il nostro stile non prevedono quest'atteggiamento. Noi non lavoriamo per criticare gli errori altrui, ma per soddisfare la sete di quanti siano curiosi di conoscere e tra questi di noi stessi. Mi perdoni questa puntualizzazione, che Lei certo non merita, ma per evitare confusione il confine tra il saputello ed il sapiente va continuamente sorvegliato.
L'argomento da Lei introdotto è quanto mai vasto. Vanno immediatamente individuati due grandi campi: tempo libero in città e tempo libero tout court, sportivo o vacanziero. Nel primo caso andrà conservata un'adesione al proprio stile generale. Un amante del vestire classico, che tutti i giorni indossa con piacere e profitto la giacca e la cravatta, si manterrà nella tradizione anche per il tempo libero. I giubbini, le scarpe, le camicie, saranno scelte in materiali e colori tradizionali. In molte occasioni, come ad esempio al proprio circolo o per uscite con ospiti, si manterrà la giacca e la cravatta, ma scegliendo un blazer. Magari con bottoni oro e pantalone chiaro per il giorno e pantalone grigio per il pomeriggio-sera. Niente scritte, nessuna concessione alle mode troppo giovanili, a meno di non essere giovani anche sulla carta d'identità. Per le occasioni sportive si sceglieranno capi di elevata qualità, consoni alla situazione ed al proprio livello agonistico, di preparazione e di frequentazoni. Anche in questi casi, ed anzi a maggior ragione, un capo consunto sarà una bandiera di cui andare orgogliosi. Proprio per questo motivo occorre orientarsi su materiali che invecchno bene. Cotoni e pellami pregiati, modelli rigorosi e funzionali. Queste sono le leggi generali, che vanno modificate sul proprio stile, sul proprio fisico e sulle proprie abitudini. Come sempre esiste un principio generale che governa l'estetica: quello dell'Armonia.

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Nome: Federico Ferrari
Data: 11-11-2002
Cod. di rif: 93
E-mail:
Oggetto: Sartorie
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

devo purtroppo confermarLe le notizie riportate dal Vostro nobile Scudiero Lorenzo Villa.
Come detto in precedenza sabato mattina mi sono recato dal Finarelli per vedere i suoi lavori e far realizzare la mia giacca in tweed.
Dopo aver visionato alcune giacche “su-misura” ho notato che in tutte queste la fodera sui lati dei due quarti anteriori era cucita a macchina.
Dopo qualche istante il mio sguardo si è soffermato su delle asole fatte a macchina : mi è stato candidamente detto che ormai si fanno così tranni rari casi e che, se ben fatta, è meglio di molte asole ricamate a mano. Hanno continuato dicendomi che per fare questo hanno una costosa macchina americana. Sono impietrito !! A quel punto ho salutato e “desistito” .
Non mi resta che aggiungere che sono al punto di partenza : chi mi cuce questa benedetta giacca napoletana ?!

I miei più cari saluti.

Federico Ferrari


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 11-11-2002
Cod. di rif: 94
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Scomunica
Commenti:
Resto basito dall'avventura del signor Ferrari, descritta poc'anzi dallo stesso protagonista. Nonostante Lorenzo Villa ci avesse messi tutti sull'avviso, credevo che l'esposizione di capi di confezione presso Finarelli fosse un esempio di una promiscuità, oggi abbastanza diffusa, tra confezione e sartoria. Anche un grande come Rubinacci tiene giacche della linea industriale nello stesso luogo dove conserva tessuti d'epoca e prova gli abiti su misura.
La dichiarazione dell'ex maestro - oggi commerciante - sulla superiorità delle asole fatte a macchina è micidiale. Lei sa come la penso in materia, essendomi espresso da poco e proprio in Lavagna sull'argomento. Qui a Napoli abbiamo ancora molte bucaie e nessuno azzarda in sartoria simili fandonie, che si ascoltano solo in camiceria. Avviene anzi a volte che si veda un'asola a mano su un capo industriale. Pronuncio la mia magistrale scomunica al Finarelli, che passa nella black-list degli eretici. Mi auguro e attendo che la macchina americana di cui è tanto orgoglioso si inceppi in modo definitivo, ma so che questo non servirà a molto. Dobbiamo difenderci con altri sistemi, tra cui la vera conoscenza e l'assoluta intransigenza. Spero che queste pagine siano d'aiuto a svilupparle entrambe.
Per risolvere la situazione, percorra la seconda soluzione che Le avevo proposto. Si rechi da Dante De Paz, ma come ci si reca da un amico. Gli spieghi la situazione, gli parli di questa corrispondenza e della Sua esperienza e in piena confidenza gli chieda se Alleva fosse disponibile a confezionarLe una giacca dalle caratteristiche napoletane. Si fidi di me. In De Paz troverà comprensione e competenza al massimo livello. Lui stesso potrà farLe da consulente. Parli liberamente di prezzi e di ogni dettaglio. Dante conosce bene gli appassionati, perché li serve dalla nascita.

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Nome: Sergio Di Filippo
Data: 11-11-2002
Cod. di rif: 95
E-mail: sergio.difilippo@libero.it
Oggetto: Sartoria Napoletana e Tessuti
Commenti:
Egregio Gran Maestro,

La ormai quotidiana lettura delle Sue illuminate dissertazioni in merito alla scuola sartoriale napoletana è per me, Le assicuro, un vero piacere oltre ad essere fonte di spunti molto importanti.
Vorrei intrattenerLa ulteriormente sull’argomento, sperando di non abusare della sua grande disponibilità, per alcuni chiarimenti, in particolare:
1. Lei scrive che le “spalle” delle Sue giacche sono totalmente prive di ovatta e del "rollino". Dalle fotografie mi parrebbero sensibilmente più ampie della Sua spalla naturale (specialmente negli abiti a doppio petto), quale tecnica viene dunque adottata per sostenerle?
2. avendo io le spalle un po’ spioventi quale tecnica dovrebbe essere adottata per compensare questo inconveniente?
3. ho molte volte notato che la cucitura “napoletana” sopra le spalle è “sormontata” e “obliqua” (la cucitura dei quarti anteriori e posteriori), esiste una particolare regola?
4. il bottone centrale di norma a che altezza viene collocato (prendendo come riferimento l’ombellico)? Qual è di norma la distanza fra i singoli bottoni (per una persona di media statura, 1,75 cm.) e a quanti centimetri dal fondo giacca viene “tagliata” la tasca?
5. Qual è la lunghezza che Lei consiglia per la giacca, con riferimento doverosamente alle natiche?
6. di quanti centimetri Lei consiglia l’ampiezza dei baveri? E l’ampiezza che diparte dal terzo bottone, deve partire appena “pronunciata” ovvero “importante” fin dall’inizio?
7. Gli spacchi laterali sono previsti nello stile napoletano puro, e se si qual è la loro altezza?
8. esiste anche una tecnica particolare per far aderire bene alla camicia un “cran” alto?
9. per quanto attiene alle camicie mi potrebbe indicare alcune marche di tessuto di qualità e potrebbe spiegarmi in cosa consiste il collo a “bombarozzo” (mi pare almeno di aver letto da qualche parte questa Sua definizione)
10. Cosa ne pensa della giacca “3 bottoni stirata a 2” che a me piace tanto ma fino ad oggi di quelle che mi sono fatto realizzare non ho avuto grosse soddisfazione, esiste anche in questo caso qualche accorgimento particolare, specialmente per quanto attiene al telame interno e dei baveri e della restante struttura?
11. per quanto riguarda i tessuti mi pare che io debba imparare ancora molto. Ho l’impressione che se Le dicessi “Loro Piana, anche se super 150” (del quale ho qualche taglio di riserva) non riuscirei a persuaderLa ad approvare la mia scelta. Oltre ai tagli di cui sopra ho anche qualche taglio di una manifattura inglese “Huddersfield” ed un vecchio Royal Flannel di Gabello (peso 500 gr.) cosa ne pensa di questi?
12. Lei di norma che tessuti usa per l’estate e per l’inverno e di quali pesi?
13. Mi potrebbe indicare delle marche di tessuti valide sia per gli abiti che per le camicie? Mi potrebbe allo scopo, se ritiene, fornire il numero di telefono del Sig. Dante De Paz (col quale mi scuso per averGli recentemente “storpiato” involontariamente il cognome”).
Fiducioso di poter avere un Suo riscontro, rinnovo i ringraziamenti per la Sua grande disponibilità, della quale, ribadisco, spero di non aver abusato con questa mia.
Cordiali saluti


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 12-11-2002
Cod. di rif: 96
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Al signor Di Filippo
Commenti:
Lei parla di una quotidiana lettura dei testi qui prodotti, ma mi torna a scodellare domande cui ha già avuto risposta nell'area del mio Studio in cui Le aveva poste una prima volta (Studio del Gran Maestro, Sua dell'8.11.02, mia del 10.11.02, tra gli interventi successivi alla mail pilota dal titolo "Suggerimenti, chiarimenti, richiesta di elementi").
Ha conosciuto la mia disponibilità. Rispetto senza riserve la spinta della curiosità sincera e mi impegno lavorando anche di notte per rispondere ad ogni quesito a me diretto, ma non posso consentire episodi come questo. C'è infatti un precedente. Nella citata lettera in cui proponeva questa raffica di domande, esordiva dichiarando di non essersi accorto che avevo risposto alla prima delle Sue lettere. Se Lei è distratto, io sono ben attento alla dignità mia e di questo castello. Non ci faccia perdere tempo, non creda che ne occorra poco per seguire queste rubriche, le attività dell'associazione ed un sito così complesso. Se ho del talento esso è a disposizione di uno scopo in cui credo e non va sprecato per gioco. Legga quanto ho già scritto l'altro ieri e cerchi d'ora in poi luoghi meno severi.

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Nome: Federico Ferrari
Data: 12-11-2002
Cod. di rif: 97
E-mail:
Oggetto: Milano
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

ringrazio la Sua enorme disponibilità nei miei confronti. Penso che seguirò il Suo confortante consiglio di recarmi da De Paz. La scoccio ulteriormente per domandarLe l’ormai consueta domanda sulla mia giacca napoletana in una città come Milano. Forse la vastità del capoluogo lombardo conserva un buon indirizzo di una sartoria per la realizzazione di questa ormai leggendaria giacca partenopea ? Con questo non volgio non considerare il Suo consiglio su De Paz, mi chiedevo solamente se una città come Milano potesse offrire più facilmente una risposta alla mia esigenza.

Mi scusi ancora per la mia insistenza.

Distinti saluti.

Federico Ferrari.


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 12-11-2002
Cod. di rif: 98
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Giacca sfoderata e bottoni in madreperla
Commenti:
Caro Gran Maestro,

si ricorderà certamente di quella giacca in tweed Dormysport che mi volevo far cucire dai Maestri Aimi e Gigliotti e di cui Le avevo parlato in una mia del 16 Ottobre 2002 su questa Lavagna.
Giunto alla decisione finale, chiedevo un Suo illuminante consiglio sulla volontà di farmi realizzare questa giacca come usa spesso da Voi a Napoli, e cioè sfoderata.
La metto poi al corrente di un mio piacevole scambio di opinione avuto con un caro amico, grande appassionato della camicia Borrelli. Il mio borioso interlocutore sosteneva l’assoluta necessità di avere i bottoni della camicia “spessorati” e cuciti a “giglio”. Io invece, pur amando un importante bottone di madreperla australiana, sono contrario a vistosi cilindri alti come una pillola e preferisco di gran lunga la classica cucitura a binario. Ma questa tradizione a cui si rifanno i vari Borrelli, Barba, etc. è proprio vera e corretta ?

I più cari saluti dal Vostro Scudiero Lorenzo Villa.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 12-11-2002
Cod. di rif: 99
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Napoletani a Milano (dopo Totò e Peppino)
Commenti:
Egregio signor Ferrari,
la città di Milano sarà presto preda dei commercianti, imprenditori e grossi artigiani partenopei. Sono finiti i tempi di Totò e Peppino, sperduti in Piazza del Duomo. Le prime avanguardie hanno già fondato un'importante colonia vesuviana, tra cui spiccano Mariano Rubinacci e Marinella. Il primo ha aperto già da due anni in Via Montenapoleone ed il secondo ha inaugurato il primo Ottobre ultimo scorso in Via S.Maria alla Porta (traversa di Corso Magenta, che si segnala anche per la splendida pasticceria Marchesi). Già so in via confidenziale di altre iniziative di imprenditori nostrani nel capoluogo lombardo, dove ben presto si parlerà parecchio napoletano.
Rubinacci può essere la risposta definitiva al Suo cruccio: più napoletano di così! Una sua giacca è certo qualificante per tutto il Suo guardaroba e rappresenta un grande regalo da fare a sé stessi. Marinella non ha mai voluto lanciare una propria linea di capo spalla, ma i suoi clienti lo tormentano, chiedendogli di trovare soluzioni alle esigenze che sono anche Sue ed oggi piuttosto sentite e diffuse. Partirà già questo Sabato 16 Novembre un pellegrinaggio di clienti da varie città del Nord e anche dalla Svizzera per affidarsi alle forbici del Maestro Pastena, che riceverà gli appassionati nella cripta del nuovo (ma antichissimo come struttura) negozio di Maurizio a Milano. Gli orari sono dalle 09.30 alle 16.00. Consiglio un colpo di telefono per prenotare (può informarsi alla sede di Napoli, facendo il mio nome: 081.2451182). Io vado spessissimo a Milano, dove sto conducendo il ciclo Alcohol Academy e dove ha sede MONSIEUR, la rivista per la quale scrivo quasi tutti i mesi. I miei viaggi sono però sempre in periodo infrasettimanale. Se decidesse di visitare Rubinacci, me lo faccia sapere, è un posto che frequento e dove potrei coincidere per accompagnarLa in quest'avventura. Meno probabile che io mi trovi a Milano di Sabato, il giorno destinato da Marinella a rivestire il ruolo di laboratorio di sartoria.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 12-11-2002
Cod. di rif: 100
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: A Lorenzo Villa
Commenti:
Scudiero amatissimo,
il tessuto cimosato come Dormysport è alquanto instabile come qualità. Non si tratta di una tipologia standard, nè per peso nè per tessitura. Ne ho visti di bellissimi come fantasia, ma leggermente devianti rispetto alla classica mano inglese. Il mio sesto senso mi mette in allarme e mi fa ipotizzare che esso possa in parte nascere da telai esterni al regno unito. Il tessuto non è scadente in sé, ma l'operazione di dare un nome unico ad una famiglia di tessuti non ben identificati con nome e cognome mi sembra alquanto garibaldina e non reca certo prestigio al marchio Dormeuil.
Lei definisce la stoffa che ha in mano come un Tweed . Siceramente dubito che si tratti di un tessuto con le caratteristiche "organolettiche" rispondenti a questo nome, ma avrà comunqe una mano asciutta. Tutte le giacche sportive possono essere confezionate sfoderate. Ovviamente, occorre un pò più di tessuto, soprattutto se si ha una fantasia a quadri. Nel caso del Tweed e degli altri tessuti rudi, infatti, sarà quasi obbligatorio chiedere le tasche applicate e questo porta via altra stoffa per centrare i quadri. Per i capi destinati al tempo libero, un tempo si chiedeva un giro manica un pò più largo, in cui si lasciava aperta una fessura sotto l'ascella. Questo permetteva di indossare anche un grosso maglione di shetland, visto che le grandi giacche di tweed mal sopportano il soprabito (veda qualche foto di caccia di Carlo d'Inghilterra). Stia attento ai movimenti del Suo sarto qualora chiedesse cose di questo genere. Mentre apre il cassetto, Lei potrebbe pensare che stia prendendo il gesso, ma più probabilmente sta impugnando il fucile a pallini del nonno per fare giustizia sommaria.
Bottoni da camicia. Si misurano in punti inglesi, sui quali sapro essere più preciso, perché i numeri correntemente usati non so a quale rapporto o unità di misura si riferiscano. Quelli da 14 sono usati per abbottonare la finta del polso, mentre quelli più correntemente usati per polsi e davanti sono quelli da 16. A Napoli, città con qualche tendenza megalomane nel vestire, sono piuttosto diffusi anche i bottoni da 18, leggermente più grandi. Il materiale sarà sempre la madreperla. Lei giustamente preferisce quella australiana, dai riflesi perlacei decisi. Il trocas, materiale ricavato dalla parte più vicina alla conchiglia e meno traslucido, dà a costi minori un effetto splendido. Questi bottoni hanno in genere torniture meno perfette e durano meno, perché spesso in lavanderia si spaccano, ma costano meno della metà e quanto ad aspetto virile non lasciano nulla a desiderare. Personalmente mi regolo così: bottoni da 14 a colli e polsi: bottoni da 16 per tutte le camicie, soprattutto quelle a righe; bottoni da 18 per la camicia bianca. Lo spessore del 14 è di circa due millimetri, quello del 16 di quattro e quello da 18 leggermente inferiore. Non ho nulla in contrario ai bottoni più bassi, mentre concordo con Lei sull'inopportunità di superare questi limiti. Per le camicie estive, a mezza manica, consiglio un bottone ancora più grande, ovviamente con un numero di asole minore. Lo spazio tra i bottoni permette una maggiore areazione e la dimensione meno impettita contribuisce a dare un'immediata impressione vacanziera.
Quanto all'applicazione dei bottoni, la mia camiciaia ha solo per questo un disciplinare che riempie un'intera pagina, con circa diciassette punti. Tra essi ve ne sono alcuni che è meglio rimangano privati, per evitare la diffusione di malattie mentali tra le camiciaie. Detesto la cucitura a giglio e trovo poco espressiva quella a binario. Tutti i miei bottoni sono cuciti a croce. Mi attengo a una regola di mia creazione, basata sull'osservazione dei risultati estetici e tecnici: due passate sotto e tre sopra. Tutti i bottoni delle parti doppiate (collo e polsi) devono avere un piede piuttosto lungo, per poter essere maneggiati meglio e non dare difficoltà quando, col tempo, il cotone si ritira. Gli altri dovranno comunque riportare qualche giro intorno al piede, per stringere bene la croce. Il cucirino deve essere di prima qualità, di filo sottile e ritorto. Lo provi in mano prima di approvarlo, per collaudarne la resistenza allo strappo. Ricordi che il distacco di un bottone al mattino, quando già l'aspettano e Lei deve ancora scegliere la cravatta e confezionarne il nodo, trovare il telefonino e le chiavi, può causarle una cattiva giornata. Quindi occorre vigilare molto bene su quest'aspetto. Non si fidi di nessuno, se non di sé stesso. Sulla qualità dei materiali usati per cucire i bottoni si lascia troppo all'approssimazione. Io ho un'antica scorta di Filofort n. 30, perfetto.

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Nome: Giovanni Alfieri
Data: 12-11-2002
Cod. di rif: 101
E-mail: giovannialfieri@tiscalinet.it
Oggetto: Tempo libero
Commenti:
Egregio Gran Maestro,
La ringrazio per la sua risposta .
Cordiali saluti
Giovanni Alfieri

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Nome: Federico Ferrari
Data: 13-11-2002
Cod. di rif: 102
E-mail:
Oggetto: Sartoria artigianale
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

i nomi che mi ha gentilmente suggerito sono a dir poco altisonanti e carichi di blasone. Forse io però intendevo una sartoria in cui si potesse avere un rapporto più diretto, una sartoria piccola e tradizionale. Non ho nulla in contrario a Rubinacci ma ormai mi sembra più un grande imprenditore alla conquista del mondo che una sartoria artigianale. Marinella è un mito e spero tanto che non ceda a produrre abiti e quant’altro. A ognuno il suo lavoro. E poi ritorniamo al vecchio discorso : se tanti imprenditori e sartorie sono alla conquista di Milano, diventerà una continua proposta di prodotti come Sartoria Partenopea. Come si fa ad offrire un prodotto artigianale con una multinazionale del su-misura ? Il Made in Naples che sta conquistando il mondo è fatto di nomi come e forse peggio di S. Partenopea. Ma abbiamo sempre detto che la sartoria è altro. Rubinacci doveva fare il sarto. Marinella le cravatte. E così via. Altrimenti diventa tutto una promiscuità, una confusione. Il sarto è sarto, la camiciaia è camiciaia etc.
Io ammiro un Solito : questo è un vero sarto napoletano. Fa solo quello. Io voglio uno come lui.

Cordiali saluti.

Federico Ferrari


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 13-11-2002
Cod. di rif: 103
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: La volpe e l'uva (al Sig. Ferrari)
Commenti:
Non può avere a Milano un artigiano napoletano di piccole dimensioni, perché come tale non avrebbe avuto modo e motivo di uscire fuori dalla sua città. Ella mi ha chiesto come avere una giacca napoletana a Milano ed ha avuto le uniche risposte possibili. Capisco la paura di spendere troppo, ma non faccia come la volpe con l'uva. Marinella ha sempre confezionato e venduto anche altri prodotti oltre la cravatta e anche ora non produce la giacca, ma offre il suo spazio per i clienti che come Lei la vogliano napoletana e su misura. Il maestro che ha invitato per offrire questo servizio è un artigiano puro e non ha stabilimenti nè in Giappone nè negli Stati Uniti. Rubinacci è un sistema imprenditoriale sin dalla fondazione, non lo è diventato oggi. I suoi risultati, come quelli di tutti i sarti, sono incostanti, ma raggiungono spesso le vette dell'eccellenza. Questi due nomi, a differenza degli imprenditori puri come i nomi già citati del su-ordinazione, sono in grado di offrire al cliente un prodotto veramente su-misura. Ciò li rende a mio modo di vedere ammirevoli, perché coniugano le esigenze del mercato con quelle del gusto. Non mi va di sperare che tutti restino a fare la fame perché io possa pagare poco un vestito. In definitiva, se vuole Solito o altri come lui, Le basta venire a Napoli.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 14-11-2002
Cod. di rif: 105
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Maglieria su misura
Commenti:
Caro Gran Maestro,

sbaglio o manca in questa Lavagna un Suo cartiglio di questa mattina ?
Ho trovato molto interessante il Suo trattato sui bottoni e relativa cucitura nella camicia. Collezionando i Suoi preziosi scritti, ottengo il continuo approfondimento della mia personale conoscenza sul bel vestire.
Tengo a segnalare la difficoltà estrema di ottenere, dalle più svariate camiciaie o laboratori, camicie degne di un monsieur che cerca il bello. La mia è una continua lotta e ad ogni consegna, anche dopo aver ricordato pedantemente tutti i particolari nelle prove, c’è sempre qualcosa che non è fatto allo stato dell’arte.
L’universo camicia, almeno a Parma e dintorni, è funestato da laboratori di dubbia affidabilità, soprattutto nella realizzazione del particolare più importante : il collo. Non nascondo lo stato di ansia che si genera il giorno della consegna…
Sempre a proposito di bottoni, ama la cucitura a croce anche nei capospalla e nei pantaloni ? A riguardo sono un po’ contrastato, facendomi infatti cucire i bottoni delle giacche e dei pantaloni da abito sempre a binario e dei pantaloni sportivi a croce.
Vorrei sottrarre a Lei e ai nobili Cavalieri un altro spicchio di tempo per portare in luce un argomento spesso trascurato, ma di cui nutro un profondo amore : la maglieria.
Pur restando esclusivamente relegato all’ambito informale, un bel maglione ha un fascino tutto particolare, fatto di mare e lontane nebbie inglesi.
Un capo di ottima fattura in merino, alpaca, shetland, cashmere, ci fa compagnia nelle fredde giornate e sa rendersi, nelle occasioni più dinamiche, un fidato e amato compagno. Ovviamente ritengo che la maglieria, al pari di quasi tutto il guardaroba maschile, vada assolutamente realizzata su-misura.

La Sua gentilezza e la Sua disponibilità, anche dopo tempo, mi continua a sorprendere e lusingare.

Cavallerescamente saluto Lei e tutti i Cavalieri.

Vostro Scudiero Lorenzo Villa.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 14-11-2002
Cod. di rif: 106
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Camicerie
Commenti:
Scudiero Villa,
non si sbaglia. Ho preso il cassino e ho cancellato uno scritto che non mi aveva soddisfatto come impostazione. Dopotuto o avevo scritto stamane alle 04.00, leggermente distrutto. Lascio per qualche giorno la Lavagna ai suoi lettori ed attori. Parto stasera e fino a Domenica sarò a Parigi per il Dinner des Presidents - una cena tra presidenti di club di fumatori di sigaro europei organizzata dalla Coprova e dall'Amateur - e per una lunga visita a Berluti. Ci risentiamo presto, qui o nello Studio, con i miei commenti al Suo ultimo intervento .

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 14-11-2002
Cod. di rif: 107
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Buon viaggio
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

il mio più sincero e cordiale Buon Viaggio !
A presto sul nostro unico ed inimitabile sito.

Vostro Scudiero Lorenzo Villa

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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 15-11-2002
Cod. di rif: 108
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Camicie su misura
Commenti:
Ill.mo Sig. Villa,
oltre a complimentarmi per la qualità dei Suoi scritti,sono a chiderLe di condividere le Sue esperienze in termini di camicie su misura a Parma e provincia. Mi ritrovo pienamente nello stato d'animo descritto nella Sua del 14/11, non avendo ancora trovato un laboratorio artigianale degno di questo nome.Come Lei giustamente sottolineava,troppi sono nella nostra città e provincia i commercianti truffaldini che spacciano per artigianale e su misura ciò che in realtà tale non è.Mortificato da troppe delusioni, alla fine ho desistito,accontendandomi di ordinare delle camicie Borrelli con mie specifiche.Avrebbe qualche buon indirizzo da consigliarmi?
RingraziandoLa sin d'ora per la Sua disponibilità,con osservanza La saluto.
Gianluca Chiusa

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 15-11-2002
Cod. di rif: 109
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Camicerie a Parma
Commenti:
Egregio Sig. Chiusa,

La ringrazio infinitamente per i complimenti rivolti ai miei interventi.
L’universo camicia vive a Parma, come in altre città, una profonda agonia, aggravata dal proliferare dello strisciante finto su-misura.
Le camicie Borrelli sono un prodotto industriale di ottima qualità ma hanno dalla loro l’immenso difetto di non avere niente a che fare con una camicia su-misura. ConsigliarLe qualche indirizzo non è cosa facile. Anch’io mi trovo nella continua ricerca di un buon artigiano che sappia dare risposta alle mie esigenti richieste. Stia sicuro che non appena avrò trovato un nome di comprovata affidabilità, non esiterò a comunicarLe l’indirizzo su questa Lavagna.
Peccando forse di presunzione, ritengo che al momento, nella città ducale, nessuna camiceria sia in grado di soddisfare le esigenze di un profondo ricercatore del bello qual sicuramente Lei è.

Cavallerescamente Lorenzo Villa.


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Nome: Franco Forni
Data: 18-11-2002
Cod. di rif: 110
E-mail: gonfal@tin.it
Oggetto: Giacca di tweed
Commenti:
Caro scudiero Villa,
ho letto quanto il Gran Maestro Le ha illustrato sulle caratteristiche che una giacca di tweed deve avere per adempiere al meglio il suo compito istituzionale:essere indossata in occasioni campestri e senza cappotto.
Aggiungerei un altro particolare che il Gran Mestro conosce - ne sono certo perché ne abbiamo parlato una volta -: il retro del colletto dovrebbe essere dello stesso tessuto della giacca e corredato da un bottoncino nascosto, in corno, in modo che, in caso di freddo si possa alzare il bavero e chiuderlo, rovesciando il colletto.
Complimenti per il suo desiderio di apprendere: nel Cavalleresco Ordine ha trovato pane per i Sui denti.
Mi permetto un altro consiglio: commetta qualche sbaglio; dai Suoi errori nascerà un consapevolezza diversa e più profonda.
Cavallereschi saluti,
Franco Forni


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 19-11-2002
Cod. di rif: 111
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Lavagna lanciatissima
Commenti:
Amici, corrispondenti, cavalieri,
sono stato qualche giorno lontano, senza avere il tempo che normalmente dedico ad aprire queste pagine ed a partecipare alle discussioni. Torno e trovo le cose andate parecchio avanti. Non so descrivere la mia gioia nel vedere che la Lavagna ha ormai una sua autonomia, che ha già assunto in pochi mesi quella fisionomia la cui formazione credevo richiedesse anni. Bene, molto bene.
Mi rivolgo ora a Lorenzo Villa, complimentandomi per la brillante "carriera". Egregio scudiero, ho letto di Lei nell'editoriale di MONSIEUR. Evidentemente il direttore ha trovato brillante la Sua penna, così come è capitato anche in questa sede. Come vede, i Suoi sforzi vengono ben ripagati. Lei si impegna moltissimo, scrive, legge e si documenta, ma probabilmente ha trovato qui la giusta bandiera per le Sue battaglie. Ascolti anche il sapientissimo Forni, sbagli con spavalderia. Rispondo anche alle Sue domande sui bottoni: io uso la cucitura a croce in ogni caso, ma non ho motivi culturali per dichiararla superiore alle altre. Tenga presente che in tenuta completa posso arrivare ad indossare quasi ottanta bottoni. Tutti quelli che possono apparire alla vista e molti di quelli nascosti sono cuciti in questo modo. Quanto al problema delle camicerie, siamo funestati dall'approssimazione di nuovi e nuovissimi laboratori pseudoartigianali che spacciano un prodotto approssimativo come una rivelazione. In realtà il più grande di tutti resta ancora Finollo, ma i suoi prezzi sono proibitivi per i più. E' vero, Linke è vanitoso ai limiti della presunzione. Io comunque accetto di buon grado questi tratti somatici tipici dell'individualista irrecuperabile e di fronte alla meticolosità del suo lavoro mi tolgo il cappello. Concordo con Lei sui disastri perpetarti ai danni del collo camicia, che deve restare sempre morbido. Gli interni devono essere naturali e non incollati, mai tesi, perché qualche piega rivela la nostra verità di uomini, il nostro stato d'animo. Le rughe del collo si appesantiscono durante la giornata, con un tocco umano che infastidisce quanti siano incapaci di vere passioni ed esalta i grandi animosi. Non ascoltate me, che ho troppo da imparare ancora, guardate con attenzione un Cocteau o un Sartre. Siamo forse rimasti in quindici a pensarla in questo modo, quindici uomini sulla cassa del morto. E una bottiglia di rhum.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 20-11-2002
Cod. di rif: 112
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Camicie e Sartorie
Commenti:
Carissimo Gran Maestro, Gentile Ing. Forni,

le Vostre dimostrazioni di stima e affetto mi caricano emotivamente di una grandissima energia e mi dimostrano, senza che ce ne fosse bisogno, di aver trovato nel Cavalleresco Ordine la mia spada e la mia bandiera. Mai è stato così forte in me l’orgoglio per l’appartenenza ad una così nobile bandiera che, come umile Scudiero, cercherò di far garrire il più alto possibile. Sempre.
I consigli del Cavaliere Forni mi sono graditissimi e molto utili nella “creazione” della mia giacca. Tenterò, cosa ardita che mi procurerà svariate ed innumerevoli discussioni con il mio sarto, di farla realizzare sfoderata e con spalla completamente vuota e a mappina.
Riguardo la camicia iniziano i dolori. Le delusioni sono state innumerevoli. Sono pienamente d’accordo con Lei per quanto riguarda le caratteristiche di morbidezza e naturalezza che deve possedere un bel collo. Purtroppo nei nostri laboratori ho sempre visto colli incollati e senza carattere : io li definisco “senza anima”. Mi chiedo chi possa realizzare al giorno d’oggi una camicia che possa accompagnare ed esaltare la passione di un uomo. A questo proposito sono sempre aperto e interessato ad ogni cavalleresca segnalazione.
Volevo infine sollevare una spigolosa questione. Perché sempre più sartorie si sono trasformate in negozi ? Perché il mio sarto deve essere circondato e schiacciato, invece che da profumate pezze inglesi, da orribili camicie confezionate e da pantaloni di dubbia origine ? Anche in altre città l’evoluzione è questa ?
Molto probabilmente tutto ciò non influisce sulla qualità del lavoro di un ottimo sarto. In ogni caso a me non piace entrare in una sartoria-negozio e quindi non ne condivido il progetto.
Da domani e fino alla prossima settimana sarò lontano dal computer e da Parma per una fiera della nostra azienda. Attenderò con la solita ansia di poter ricomparire su queste Lavagne, ormai indispensabili compagne nella mia art de vivre.

Un caloroso e cavalleresco saluto.
Scudiero Lorenzo Villa.





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Nome: Michele Salati
Data: 25-11-2002
Cod. di rif: 113
E-mail:
Oggetto: Domanda
Commenti:
Egr. Gran Maestro,

mi complimento per la Sua attività e per quella del C.O.
Mi sono avvicinato al mondo sartoriale dopo essere stato per oltre sette anni un cliente di Giorgio Armani e della sua prima linea Borgonuovo. Ho quindi pian piano abbandonato quel mondo per passare ad abiti realizzati su-ordinazione con la metodologia del su-misura in taglia.
Sento ora l’esigenza di passare alla sartoria e alla camiceria su-misura.
Io abito in provincia di Piacenza, a metà strada tra Milano e Bologna. Mi sa gentilmente fornire un valido indirizzo di una sartoria e di una camiceria con cui intraprendere questo percorso ?

Ringraziando anticipatamente , cordialmente saluto.

Michele Salati.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 25-11-2002
Cod. di rif: 114
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Piacenza
Commenti:
Egregio signor Salati,
anche a nome dell'Associazione, La ringrazio per i complimenti e Le porgo il benvenuto sulle nostre Lavagne. Anche se il Suo nome appare per la prima volta, immagino che abbia letto parecchio dei testi qui sedimentati, in quanto La vedo padrone delle terminologie create ed adottate da tempo nel sito.
La zona della quale parla non è tra le più feconde per le arti dell'abbigliamento. Per le camicie non ho in questo momento degli indirizzi validi, mentre ho buone referenze della sartoria Cravedi di San Giorgio Piacentino. Purtroppo non ne conosco nè l'indirizzo, nè il recapito telefonico, ma non le sarà difficile recuperarli in loco. Anche se non conosco direttamente l'opera del maestro Cravedi, Le consiglio comunque una visita, essendo l'unico nominativo che mi sia stato consigliato da persone qualificate. Mi informi immediatamente dei risultati della Sua esplorazione e cortesemente mi comunichi i recapiti, una volta rintracciatili. La mia curiosità è pari alla Sua e la mia sete di conoscenza inesauribile. Come vede a questa fonte vengono in parecchi ad abbeverarsi ed è opportuno collaborare tutti alla fertilità dell'oasi, cioè alla quantità, alla qualità ed all'aggiornamento delle notizie. Le fornisco un nominativo che potrà utilizzare come quartier generale per le sue ricerche. Si rechi a mio nome da Milord, Via Quattro Novembre n. 132 in Piacenza e chieda di Alberto Subacchi (tel. 0523.452358). Questo nostro Socio gestisce un bel negozio di abbigliamento ed è persona attenta e disponibile. Proceda con fiducia: tra i Cavalieri si troverà a proprio agio e non avvertirà alcun disagio, nè l'urgenza del commerciante che vuole propinarle qualcosa, bensì la volontà di sostenere la conoscenza. Da Milord troverà anche la possibilità di far confezionare camicie di alta qualità. Non su-misura, sia chiaro, ma su-ordinazione. In attesa che trovi una camicerìa degna di fiducia è meglio una camicia su-ordinazione fatta bene, con asole a mano e un tessuto di qualità, piuttosto che un su-misura di basso livello confezionato da un laboratorio improvvisato. Nel settore della camicerìa ve ne sono molti. In ogni caso, si senta come un ospite e vada per domandare, non per comprare. Mi saluti il signor Subacchi e si diverta, senza dimenticarsi di farmi sapere come va a finire e se possiamo esserLe ancora utili.
Cavallerescamente,
il Gran Maestro

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 26-11-2002
Cod. di rif: 115
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sarti piacentini
Commenti:
Grazie all'intervento del signor Marseglia (leggibile sulla Posta del Gran Maestro, sappiamo che il laboratorio dei fratelli Cravedi ha sede in Piazza Caduti n. 21, naturalmente in san giorgio Piacentino, come si diceva. Il recapito telefonico è 0523.371144. Ho provveduto a sistemare nei taccuini di Viaggio di questa Porta una visita con foto ed intervista ai maestri, tratta dal quotidiano Libertà di Piacenza del 22.01.01, sempre segnalato dall'attentissimo Marseglia. Ringrazio questo corrispondente così sollecito e gentile, degno ospite del nostro castello.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 27-11-2002
Cod. di rif: 116
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sarti a Torino
Commenti:
Il diligentissimo signor Giampaolo Marseglia, dopo aver contribuito a rintracciare e commentare il maestro piacentino Cravedi (vedi taccuini), nuovamente ci arricchisce con la spedizione di un testo sul maestro torinese Giuseppe Caristo. In tal modo cominciamo a fornire risposta ad un quesito presentato nella Posta del Gran Maestro dal signor Regoli, residente in Torino. Il testo in oggetto, piuttosto lungo, viene pubblicato come intervento dello stesso Giampaolo Marseglia sui Taccuini di Viaggio dell'abbigliamento. L'indirizzo di Giuseppe Cravedi è: Via San Tommaso, 22 - Torino - Tel. 011.5621848.
Il contributo di questo nostro corrispondente è tanto più notevole in quanto, come vedo dai dati fornitici nel nostro Registro, egli risiede a Napoli.
Signor Marseglia, complimenti e grazie.
Aggiungo anche una segnalazione giuntami telefonicamente dal nostro socio Mauro Salice, il quale mi parla di un laboratorio all'insegna "Sir George" sito in Torino, località Pontesassi, Via A. Passini, 5 - Tel 011.8993708. Non sono in grado di commentare il suo lavoro, ma senz'altro si tratta di un indirizzo tradizionale, che merita una visita.

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Nome: Marco Larini
Data: 28-11-2002
Cod. di rif: 117
E-mail: ne sono al momento sprovvisto.
Oggetto: Alcune domande.
Commenti:
Gent.le Gran Maestro,

scrivo questa breve e-mail da Modena. Ho letto con attenzione tutte le pagine di questa porta dell’abbigliamento e ho imparato più cose qui che in anni di frequentazione di vari negozi.
Gradivo un suo parere su alcuni punti.
Io ordino le camicie in un negozio in cui scelgo la pezza di tessuto, mi prendono le misure delle maniche, del collo, del busto ed il tutto viene spedito in un laboratorio napoletano : Barba. A mio parere la fattura è decisamente buona. Ho provato due camicerie locali ma il loro prodotto era decisamente più scadente : ho fatto si tre prove ma non c’era la mouche, non c’erano i travetti, i colli erano loffi. Nelle mie camicie collo e maniche sono montate a mano. Come giudica simile prodotto ? Altre questione riguarda gli abiti. Io amo lo stile napoletano. E’ meglio farsi realizzare una giacca dal sarto del nord, che non ha mai cucito una giacca in stile partenopeo, o è meglio farsi realizzare un su ordinazione a Napoli da alcuni laboratori-aziende come sartoria partenopea, vera sartoria napoletana, etc. ? Alcuni particolari risulteranno certamente più artigianali su una giacca di un sarto, ma se questo ha sempre lavorato nel suo stile nordico, riuscirà ad ottenere un risultato come quello dei succitati laboratori abituati da anni a cucire giacche napoletane ? Avrò una giacca e un pantalone fatti su cartamodelli miei, ma se poi non è nello stile che mi piace ?
Spero proprio di trovare risposta a questi dubbi nella sua disponibilità. Non saprei a chi altro chiedere.

Distinti saluti
Marco Larini




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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 29-11-2002
Cod. di rif: 118
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Due belle domande, due lunghe risposte
Commenti:
Gentilissimo signor Larini,
innanzitutto Le porgo il benvenuto sulla Lavagna, di cui arguisco fosse già da tempo un silenzioso frequentatore. Mi compiaccio per la forma ed il contenuto delle Sue due domande, che interpretano con semplicità esemplare un dubbio nel quale credo si trovino in parecchi, atteso il crescente desiderio di artigianalità e napoletanità. Cercherò di trovare risposte altrettanto chiare.
1 - Poiché entra a diretto contatto con la pelle, la camicia è un capo di biancheria, prima di essere un capo di abbigliamento. Viene lavata e stirata ogni volta e quindi è tenuta a rispondere a criteri di resistenza agli agenti chimici e termici che la sollecitano senza posa. Anche se qualcuno ha detto che l'eleganza si concentra nella camicia, io penso che intendesse dire che la cura che essa dimostra con una corretta manutenzione, con una stiratura perfetta ed una presentazione immacolata, dimostra meglio dell'abito e della scarpa, che si giovano della vetustà e dei difetti ad essa connessi, l'attitudine e l'attenzione ai linguaggi estetici di chi la indossa. Il collo ed i polsi sono la parte più eloquente, perché entrano a far parte di due di quelli che io chiamo "i tre occhi". può consultare a tal proposito i testi dell'invito al Laboratorio d'Eleganza sulla camicia, visibile nella nostra pagina dedicata agli Eventi cavallereschi. Ne ricopio qui il passo più pertinente:

"Tutti conoscono la frase di Wilde: “L’ eleganza si concentra nella camicia”. Questa sentenza, per l’ universale notorietà e l’ illustre provenienza, può essere un buon punto di partenza per un discorso sulla camicia maschile. Non pretendo di rivaleggiare con un uomo della cui arguzia sarei lieto di possedere un decimo, eppure non la condivido pienamente. Non credo che sarei stato in disaccordo con Wilde, ma solo con la sua definizione. L’ Eleganza è una manifestazione dello spirito. Un soffio inafferabile che non si sofferma, si avverte. Essa si rivela solo nel complesso e non trova appiglio in nessuno specifico particolare, perché vive all’ interno dell’ Uomo e non fuori di esso. Se proprio si deve parlare di una concentrazione dell’ Eleganza, ma si direbbe meglio dello Stile, essa avviene nella giacca. Stiamo parlando male in un colpo solo di Wilde e della Camicia? Al contrario. E’ mia intenzione investigare il senso profondo della fase di Wilde, per dimostrare da un lato la correttezza di un’ intuizione che nella sua brevità non trova compiuta espressione, e dall’ altro il ruolo chiave della Camicia. Ciò che Wilde ha visto addensarsi nella camicia non è l’ Eleganza, ma uno dei suoi più importanti presupposti: la cura. Dall’ altra parte della Manica, Honoré de Balzac enunciava nel suo Trattato della Vita Elegante che “La cura è il sine qua non dell’ Eleganza”. Orbene, più di ogni altro capo maschile la Camicia necessita e dimostra di cura. L’armonia del collo, il tessuto, il colore, le asole, i bottoni, ma soprattutto la pulizia immacolata e una stiratura impeccabile, tutti questi dettagli e molti altri ancora rivelano all’occhio del buon osservatore l’ attenzione ed il tempo che l’ Uomo ha profuso nella propria Camicia, e quindi per se stesso. Spesso governata in casa, la Camicia coinvolge anche la famiglia, la servitù. Essa è un certificato sociale. Molti oggi usano lasciare sbottonati i polsi della Camicia, adottando un linguaggio in cui la negligenza è sinonimo di libertà e creatività. Evidentemente non la pensiamo allo stesso modo. L’ esegesi della frase wildiana ci ha portato a dimostrare comunque la rilevanza della Camicia. Io vorrei aggiungere qualcosa a proposito della sua centralità in quella che definisco la Teoria dei Tre Occhi. Secondo questo personalissimo modo di vedere l’Uomo che veste, e che raccomando di non prendere troppo sul serio, la tradizionale tenuta maschile da città presenta tre punti focali, i quali guardano e sono guardati a preferenza degli altri, e per questa loro espressività e facilità di comunicazione sono paragonabili agli occhi nella fisionomia umana. Il primo occhio è rappresentato dal complesso: parte alta del bavero della giacca (le palpebre), camicia (la cornea), e cravatta (l’iride). Il secondo da polsino, manica della giacca, ed orologio (se c’è). Il terzo da scarpa, calza, e risvolto del pantalone. Questi ultimi due, anche per la loro collocazione al di fuori dell’ immediata focale del colpo d’ occhio, sono di minore importanza. E’ il Primo Occhio che ci osserva, è su di esso che al primo sguardo esprimiamo una valutazione estetica. Ed in esso l’ espressione è governata dalla Camicia."

Dopo questa lunga premessa, avviamoci verso le conclusioni. La cosa che una camicia deve possedere è innanzitutto un buon tessuto, assolutamente in puro cotone. In qualche altra occasione ho suggerito le case migliori, ma esistono anche buoni produttori inglesi. Eccellenti sono i tessuti di Turnbull & Asser, a mio giudizio soprattutto nei twill in sea island, qualità suprema. Per la sua citata natura di capo di biancheria, la fibra è da sola gran parte del risultato. Vengono poi collo e polsi, che devono essere lavorati largo il primo e stretti i secondi. Oggi si sbottonano con facilità i polsini, ma quello che altri vorrebbero far leggere come libertà creativa a me continua a sembrare sciatteria. Il collo deve potersi adeguare alla persona ed alla personalità, nonché agli utilizzi. Su questo potremo un giorno ritornare, resta importante il principio che al momento dell'acquisto si deve poter decidere il proprio collo con totale libertà, senza dover scegliere tra modelli precostituiti. La forma della rivolta e l'altezza della lista (o pistagna) sono esclusivamente personali o devono poterlo essere. Altrimenti, che divertimento c'è?. Gli interni devono essere inseriti senza collanti, e questo lo si può controllare saggiando tra le dita il tessuto sugli interni, da emtrambi i lati. Se il tessuto scorre, bene, altrimenti desistere. Mai e dico mai indossare una camicia con asole fatte a macchina. Ricordi la storia del pelo e sappia che un'asola a macchina rappresenta una condanna a restare per sempre nel limbo dei senza speranza. Orbene, tutte queste caratteristiche si possono trovare anche in una manifattura su-ordinazione, come quella alla quale già si rivolge. I laboratori artigiani spesso utilizzano allegramente modelli di collo precostituiti, asole a macchina. Altri cercano di giustificare costi elevati con un utilizzo anche eccessivo di punti dati a mano, che in realtà sono indispensabili solo al giro manica ed alle asole, oltre agli eventuali fondetti (quelli chiamati anche mouche). Non lasci spazio a sensi di colpa se la sua manifattura non Le fa sostenere tre prove, l'importante è che la camicia sia ben stesa sul davanti, confortevole, con un giro manica non troppo ampio e con le caratteristiche già dette. Solo per i cercatori dell'eccellenza, con tasche e cultura adeguate, è necessario ricorrere a livelli quali quelli di Finollo, che interviene con cuciture nascoste e una meticolosità che si deve essere disposti a pagare cara. Nel caso, lo si può fare con tranquillità, perché non si tratta di un'esosità fine a sé stessa. Non esiste in giro nulla di simile e bisogna far sapere in giro una volta per tutte che l'eccellenza non nasce per caso e va pagata. Molto.
2 - L'opportunità di chiedere una giacca napoletana ad un sarto abituato a quello che io chiamo il taglio internazionale è effettivamente discutibile. La napoletanità non è in alcuni simboli, ma nel concetto e nell'impostazione di base. E' impossibile che un sarto formatosi a Milano possa confezionare una giacca veramente napoletana. E' però a mio avviso altrettanto difficile che un cliente non napoletano comprenda dove e perché il sarto sia andato fuori tema. Poiché la napoletanità viene oggi ridotta ad un paradigma piuttosto semplificato: spalla naturale emanica a mappina, è facile che un cliente piacentino riconosca come napoletana (e ne sia contento) una giacca confezionata nella sua città, purché abbia queste caratteristiche. A questo punto divido la questione in due parti. Se Lei mi chiede se sia possibile avere una vera giacca napoletana, ovvero una pizza o una mozzarella, lontani da Napoli, la mia risposta è NO. Resta ancora la seconda parte del problema e cioè la scelta tra una giacca con uno stile veramente napoletano, in quanto confezionata in una fabbrica da artigiani consapevoli della tradizione locale, ed una veramente artigianale, ma non altrettanto veramente napoletana. nel primo caso avrà un capo bello senz'anima, nel secondo correrà il rischio di spendere per un risultato mediocre. la direzione in questo caso non lo posso fornire io, in quanto siamo nel campo dell'esperienza e delle attitudini personali. Io non rinuncerei in ogni caso ad una giacca di sartoria e se vivessi a Mosca mi farei cucire una giacca moscovita, cercando di far immaginare al sarto di trovarsi più vicino a Santa Lucia che alla Piazza Rossa. Questi tentativi non riescono al primo colpo, ma chi varca la soglia di un laboratorio artigiano deve sapere che lì si fa ricerca, non si acquista merce. Cosa si ricerca? Due cose: una perfezione che non esiste e una conoscenza di sé che non si pefeziona mai. Per questo motivo i clienti del su-ordinazione o della confezione si sentono così superiori a noi esploratori dell'artigianato. Loro sparano nel barile e portano sempre un pesce a casa, noi peschiamo all'aspetto e spesso torniamo delusi. Se le piace il pesce evuole essere ben certo di portarlo in tavola, compri in confezione o su-ordinazione, stando attento solo che non Le diano una spigola della settimana prima o Le vendano sarde per saraghi. Se invece adora la pesca, si attrezzi e parta la mattina presto. Non sarà fortunato al primo tentativo, ma col tempo acquisirà l'abilità di prendere sempre qualcosa, la pazienza di aspettare che abbocchi e il gusto per trasformare in divertimento anche un'inutile attesa.

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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 02-12-2002
Cod. di rif: 119
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Calzature spectator
Commenti:
Illustre Gran Maestro,
sono ancora ad approfittare dello spazio che le Vostre nobili lavagne concedono a chi,come me,assetato di conoscenza ha trovato una preziosa fonte a cui abbeverarsi.La curiosità mi porta a spingermi sempre più in là nell'approfondimento e nella sperimentazione,purtroppo non sempre fruttuosa.Leggo però con piacere che Lei stesso consiglia questo modo di agire, essendo gli errori presupposto inevitabile di un cammino virtuoso.Il quesito che intendo sottoporre a Lei e agli illustri frequentatori di questi spazi, riguarda le calzature così dette "spectator", ovvero bi colori (bianco/nero;bianco/marrone).Si tratta di un tipo di calzatura che mi ha sempre affascinato,di forte personalità e dai contenuti notevolmente evocativi. Appasionato di musica jazz,non potevo non essere ammalito dalle fumose atmosfere da club anni 30 che le spectator richiamano.Essendo però una scarpa inusuale,ho sempre desistito dall'acquisto,giustificando la mia "codardia" in fatto di stile con la necessità di dare priorità a capi di più frequente e semplice utilizzo.Questo fino a poche settimane fa. In un recentissimo viaggio a New York,mi sono infatti imbattuto nello splendido negozio Allen Edmonds e indovini un po’ cosa mi strizzava l’occhio in bella vista in vetrina? Uno splendido paio di balmoral spectator wing-tip (secondo la definizione americana) bianche e nere,lucide e splendenti, come quelle che ho sempre immaginato ai piedi del Grande Gatsby intento a intrattenere gli ospiti accorsi ai suoi magici party.Calici di champagne,trombe e ottoni, il caleidoscopio delle camicie Turnbull and Asser sfoggiate da Jay Gatsby,tutto questo mondo immaginifico si è frullato nella mia mente alla sola visione di quelle semplici scarpe.Non ho resistito.Sono entrato e le ho acquistate,senza badare ai rimorsi di coscienza ed alle difficoltà di abbinamento con il mio guardaroba, confidando, lo ammetto, nei suoi preziosi consigli…Confesso di essere felicissimo del mio souvenir americano, come un bambino in possesso del giocattolo a lungo agognato.Credo che i gentiluomini frequentatori di queste lavagne siano d’accordo con me se affermo che l’aspetto emotivo di un acquisto dona significato allo stesso,trascendendolo da semplice baratto e donando appagamento, soddisfazione, emozione. Gli oggetti futili ad uno sguardo estraneo, sono in realtà per il fiero possessore ricchi di significati. Per me quelle scarpe richiameranno sempre New York, ma soprattutto saranno il trait d'union con quell’universo fantastico in cui amo rifugiarmi. Non so se sia testimonianza di forza o di debolezza,io credo e spero di sensibilità. Spero di non averLa tediata con il mio racconto, ma la premessa era necesaria per giustificare l’aiuto che sono a domandarLe. Secondo Lei, quali sono le occasioni adatte in cui indossare le mie spectator? Con quali abiti e di quali colori possono essere abbinate per non mortificarle ma per donare loro il giusto contesto in cui risplendere? RingraziandoLa sin da ora per il prezioso aiuto, La saluto cordialmente.
Suo ammiratore
Gianluca Chiusa


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 02-12-2002
Cod. di rif: 120
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Ieri, oggi, domani.
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

ho trovato molto affascinante il Suo scritto sulla camicia, capo troppo spesso bistrattato da laboratori e industrie con prodotti che fanno accapponare la pelle. Sempre a tal proposito sottolineo la grande difficoltà nel trovare camicerie che realizzano colli con interni non incollati : tutti si trincerano dietro l’impraticabilità di tale scelta ai fini di una buona fattura e di una facile stiratura.
Mi farebbe inoltre sapere il Suo pensiero sulla trasformazione delle Sartorie in “sartorie-negozio”, di cui avevo già accennato in una mia del 20 Novembre 2002. Ritengo che la separazione tra una sartoria e un negozio, anche in virtù della differenza di servizio proposto, debba mantenersi.
Questo piovoso fine settimana ha portato, dopo una conversazione con un mio conoscente devoto ad assaporare profumo di stoffa, una domanda senza risposta. Esistono dei sarti giovani ? Con giovani intendo trenta – quarantenni capaci di continuare questa nobile arte. Terminata tra 15-20 anni la generazione dei sarti di oggi, tutti compresi tra i cinquanta e i settanta, è pronta una nuova generazione capace di sostituire la precedente ?
LasciandoLa con questi amletici quesiti, cavallerescamente Le invio i miei più calorosi saluti.

Vostro,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 02-12-2002
Cod. di rif: 121
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Bicolori
Commenti:
Egregio signor Chiusa,
in astratto la scarpa bicolore al giorno d'oggi la vedo compatibile con le ore diurne. Mi piace immaginarla sotto una tenuta camicia-pantalone, quando in estate non si indossa la giacca, o d'inverno con un giubbino di pelle o di camoscio. Il concetto base è che si tratta di un pezzo da riservare rigorosamente al tempo libero. Lei è ancora molto giovane (lo so dalla scheda di registrazione) e quindi, prima che valichi la trentina, potrà divertirsi ad indossare la Sua spectator con molta libertà, ma mai per lavorare. Verrebbe da pensare subito al lino bianco, ma ho l'impressione che farebbe troppo "bel gagà" e rischierebbe di ritrovarsi nel ridicolo. Provi a portarla anche di sera, purché in situazioni non formali, con l'abito grigio e la camicia bianca o con un pantalone grigio abbastanza scuro e il blazer a bottoni argento. In quest'ultimo caso la camicia sarà a righe o meglio a bastoni. Non aggiunga altri punti notevoli o macchie di colore molto vivaci. Esalti l'originalità della calzatura con un insieme ed una tavolozza estremamente sobri. Mi fermo qui, perché in effetti l'unica cosa sensata che mi sembra di averLe detto è di riservare le Sue belle Allen Edmonds al fine settimana o ai viaggi, comunque fuori dall'ambiente di lavoro. Il resto è opinabile, suggerimenti che non deve prendere troppo sul serio. Le ricette in questi casi servono a poco. Piuttosto curi molto bene le scarpe: poiché saranno di certo piuttosto osservate è opportuno tenerle in ordine perfetto.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 02-12-2002
Cod. di rif: 122
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Abbinamento e promiscuità
Commenti:
Egregio Scudiero Villa,
le manifatture di camicie sono troppo solerti a preoccuparsi delle mogli o domestiche (o mamme) dei loro clienti. Travestendolo da gesto umanitario, camuffano la loro inettituine suggerendo candidamente il collo con la tela incollata e sostenendo la sua superiorità. Siamo alle solite: è la differenza tra un capo di sartoria ed uno di confezione o su-ordinazione. La giacca su misura non va vista come oggetto singolo, ma come parte di un processo, come emanazione di un individuo e di una storia. E' per questo, proprio perché non è un capo isolato, che le si perdona anche il difetto. La giacca industriale, come la camicia dai colli con le tele adesive, è una merce come le altre, sulle quali vanno svolte considerazioni scientifiche, rapporti precisi prezzo-qualità-durata. Se il mio collo risulterà con qualche piega, ricorderò quelle tormentate dei grandi intellettuali come Cocteau, Sartre o Montanelli, ovvero quelle più morbide degli imprenditori come Gardini, Agnelli e oggi Montezemolo. Lo stile lastra-di-acciaio ha dei campioni meno interessanti e l'unico che riesca a infondervi un certo sentimento è Alberto Sordi, che però veste coi gemelli.
Quanto all'abbinamento tra merce pronta e sartoria, non si tratta di una novità. Londra è costellata da decenni di grandi sartorie che provvedono anche al resto. Il mio parere è comunque il seguente: la sartoria di stile inglese, cioè con uno stilista-imprenditore a capo dell'impresa ed un tagliatore a governare il laboratorio, può avvicinare i due mondi senza alcuno stridore. Il gusto del gran capo e la tradizione dell'azienda garantiscono che i prodotti siano stati messi insieme con un criterio. Il laboratorio artigiano che accosti merci pronte e sartoria senza l'autorità di un Uomo di Gusto con titoli e/o tradizione cade in una promiscuità fastidiosa e riprovevole. Facciamo un esempio di casa nostra: Rubinacci è aperto a Napoli dal 1930 e sin dal primo giorno ha gestito insieme laboratorio e negozio. Si tratta di una realtà di stile inglese (il nome della ditta è London House) di tutto rispetto. A poche decine di metri un altro grandissimo nome della sartoria napoletana, Angelo Blasi, ha provato ad imitare questo abbinamento, ma senza una personalità da imprenditore, aperta alle necessità di una clientela mutevole, e senza l'autorità dello stilista. Infatti essere un buon sarto non significa essere uno stilista, cioè un uomo che capisce e parla il linguaggio delle cose. Il risultato è che nel volgere di qualche diecina d'anni i figli sono restati solo con il negozio e la sartoria è scomparsa. Hanno oggi un'azienda di confezione, piuttosto accorsata, ma di vero artigianato nemmeno più l'ombra.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 03-12-2002
Cod. di rif: 123
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Vecchie e nuove generazioni.
Commenti:
Illustre Gran Maestro,

è mio parere ritenere che il più delle volte i Maestri sarti non hanno ne lo spirito imprenditoriale ne la sensibilità dello stilista e quindi naufragano nella loro impresa del portare in bottega oggetti e concetti legati ad una boutique. Molto meglio puntare su di una corposa scelta di pezze dei migliori drappieri che provare a proporre innominabili camicie pronte e/o maglie, sciarpe, calze e quant’altro.
Dico la verità : una bottega trasformata in negozio, magari con vetrine colme di oggetti e non di tagli di tessuto, mi allontana, mi spinge a cercare il fascino di un interno di un palazzo dove ritrovare la virilità di un autentica sartoria; senza compromessi. Che bello se poi nella stessa lavorasse un giovane talento…ne esiste qualcuno ?
Sono pienamente d’accordo con Lei nell’esaltare un progetto come quello di Rubinacci. Il problema è che di Maestri del calibro di Rubinacci ce ne sono pochissimi.

Cavallereschi saluti.
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 03-12-2002
Cod. di rif: 124
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sarti giovani
Commenti:
Egregio Villa, prode Scudiero,
dai miei passati interventi sa che sono in accordo con Lei sulla totale mancanza, da parte della categoria degli artigiani e segnatamente dei sarti, di una mentalità imprenditoriale compatibile con la mutevolezza del mercato. La proposta di articoli pronti da parte di sarti con la mentalità tradizionale appare quindi blasfema. Essi sono usi peraltro a presentare i prodotti in modo meno appetibile rispetto ad un magazzino di livello e per di più con minore scelta. Uno sportivo o uno scrittore, un poeta o un attore mercificano il loro lavoro attraverso degli agenti. Non discutono personalmente i loro contratti. Poiché noi leggiamo nel sarto un'artista, lo vediamo malvolentieri nelle vesti del venditore. Come ho prefigurato, la classe artigiana subirà presto sostanziali modifiche nelle possibilità economiche e mentali, sicché il fenomeno dell'accostamento tra merci e lavoro su-misura diverrà sempre più naturale. Ciò accadrà anche nei ristoranti, negli alberghi e dove altro si erogavano oggi servizi univoci. I sarti venderanno calze e i ristoranti conserve, ma via via ci abitueremo e non sarà un gran male. "Don Alfonso" ha già iniziato venti anni fa, più o meno insieme a "Chez Maxime" ed altri, sempre in maggior numero, li seguiranno. Rubinacci è una rarità, lo è sempre stato e resterà comunque una cima, in quanto è veramente un Uomo di Gusto ed un vero imprenditore, come tale l'unico che sino ad oggi in Italia ha potuto accostare scarpe pronte, ombrelli e giacche a misura nel modo più naturale, ma con i giusti spazi espositivi e l'assortimento di un capitalista disposto ad investire nell'operazione. Non dimentichiamo mai che il denaro è misura di molte cose, anche se non di tutte. Se un atelier con mobili e quadri d'epoca non ci influenzerà minimamente nella valutazione della qualità della giacca che andiamo a misurare, così non è per la vendita di prodotti confezionati. Qui preferiamo scegliere tra cento, piuttosto che tra dieci, su un bancone ben illuminato e vasto come un tavolo da pimg-pong, piuttosto che su uno strapuntino.
Quanto ai sarti under-fifty, ve ne sono. Almeno a Napoli. Lanco anzi una proposta. Alcuni lettori dell'area emiliana e piemontese mi hanno sollecitato a segnalare loro laboratori nella zona che fossero capaci di produrre una giacca napoletana. A tutti costoro propongo di fissare un appuntamento a Bologna, in località da definirsi. Il Cavalleresco Ordine potrebbe presentare nell'occasione Gianni Marigliano, un brillante, giovanissimo maestro napoletano che potrà soddisfare finalmente questa voglia di napoletanità. Non so se le lettere cui ho risposto fossero di persone veramente intenzionate a vestire. Io ho dato per scontato che fosse così, ma per esigenze filosofiche. Qui si passa al pratico: chiedete e noi Vi esaudiremo. E' ovvio che nessuno è tenuto ad impegnarsi in un acquisto, ma lo ribadisco. Data ipotizzabile: terza decade di Gennaio.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 04-12-2002
Cod. di rif: 125
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Evento
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

la Sua proposta ha tutto per entusiasmare un animo sensibile al bello e al suo svelarsi.
L’idea di organizzare un incontro con il giovane Maestro partenopeo Marigliano è eccezionale e di grande portata. Tutto ciò non fa che confermare l’irripetibilità della nostra associazione.
E’ un evento da pianificare in ogni dettaglio, perché possa diventare più di un rendez-vous sarto-clienti, ma un approfondimento della cultura virile di una città, Napoli, inimitabile come capitale del bel vestire.
Io ci sarò.

Un saluto cavalleresco dal Suo fedele Scudiero.
Lorenzo Villa


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Nome: Marco Larini
Data: 04-12-2002
Cod. di rif: 126
E-mail:
Oggetto: Proposta entusiasmante
Commenti:
Gent.le Gran Maestro,

la sua idea mi alletta alquanto potendomi offrire quello che non potrò mai avere qui e cioè un sarto napoletano.
Lei mi scuserà la banale e volgare domanda ma visto le possibili delusioni future sono a chiederle quanto questo sarto potrà chiedere per la realizzazione di una giacca o di un abito completo tenedo conto anche del tessuto. La domanda è brutta ma necessaria per il sottoscritto che è veramente molto interessato all’incontro con questo maestro.
La mia seconda domanda è come intende organizzare gli incontri per le successive prove e per i successivi ordini : mensilmente si recherà a Bologna ?
Scusi la mia impertinenza ma il mio interesse per questa possibilità è grandissimo.

Con enorme stima,
Marco Larini


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Nome: Franco Forni
Data: 07-12-2002
Cod. di rif: 127
E-mail: Gonfal@tin.it
Oggetto: scarpe bicolori
Commenti:
Desidero innanzitutto congratularmi con il sig. Chiusa per la Sua bellissima lettera:trasmette amore, emozioni, sogni e fantasie ed infine l'inevitabile cedimento alla dolce violenza di una passione troppo a lungo repressa.
L'Uomo di Buon Gusto è uso a questi cedimenti.
Chi scrive su questi argomenti sui giornali - non il Gran Maestro che di passioni e cedimenti del genere ne ha fin troppi - dovrebbe riuscire, oltre al resto, a suscitare sentimenti analoghi in chi lo legge.
Veniamo alle Spectator: anch'io per anni ne sono stato tentato e non ho mai avuto il coraggio di procedere all'acquisto, per gli stessi motivi del sig. Chiusa.
Un giorno ho preso il toro per le corna e me ne sono fatte confezionare un paio in tela bianca e pelle blu con il fiore. Sportive dunque, estive con un tocco vagamente marino; non certo da lavoro, come giustamente riassume il nostro G. M..
Le occasioni per indossarle erano troppo poche perché con pantaloni di lino e camicia erano troppo pesanti, visto i lacci ed una suola 3A che in questo tipo di scarpa si impone; non troppo adatte per una passeggiata su un lungo mare che non fosse la costiera amalfitana.
Anni fa partecipai ad una bella festa estiva a porto Santo Stefano: molti in fumo di Londra (orrore d'estate, all'aperto, in riva al mare; ma molti erano politici) altri in blu (quorum ego), ed il Principe Corsini con un doppiopetto di lino bianco e bicolori lisce bianche e marrone chiaro.
Noi non siamo dei Principi Corsini ed allora ho saccheggiato le più belle canape del vecchio corredo di mia moglie (consenziente) e mi sono fatto confezionare dal mio sarto - un genio detto il Primario perchè taglia, cuce e costa molto - un abito completamente sfoderato con tre tasche applicate, fesse sotto le ascelle, doppio pantalone ed altri piccoli particolari in tono. Ha presente il film Novecento parte prima? Bene il vecchio padrone che andava nella stalla in mezzo allo strame con la giovanissima mungitrice mi riporta la sensazione di un abito simile.
Con questo abito, che laviamo in casa immergendolo in una vasca colma di acqua insaponata, porto le mie bicolori a feste e cene che si tengono in campagna.
In città no, non ancora, non sarebbe giusto; come Lei è abbastanza giovane per farlo, io non sono abbastanza vecchio.
A questo punto vorrei stimolare l'estro e la cultura del Nostro perché non sono convinto che l'uso della scarpa bicolore finisca qui.
Do un "incipit": abito di thornproof o ruvido cheviot, fors'anche un Donegal tweed, tutti sul marrone del bosco, completamente sfoderati ed una o due fonde sul di dietro (tali da consentire di imbracciare un fucile), tasche applicate ecc. Tutto questo non potrebbe forse sopportare una bicolore sportiva, una brogue bianca e marrone?
Se poi andiamo sulle Nothumberland ed i pantaloni alla zuava, quasi si impone.
Grande Maestro, elaboriamo, spremiamo le meningi, resciuscitiamo questo splendido capo senza essere ridicoli! Sono certo che riuscirai ad inventare qualcosa.
Franco Forni
P.S.
Ed il Primo Sorvegliante cosa ne pensa in merito?

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 09-12-2002
Cod. di rif: 128
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Formula magistrale
Commenti:
Caro Franco,illuminato Socio ed amico,
concordo pienamente sulla tua visione della scarpa bicolore. Io mi ero limitato al tema proposto dal signor Chiusa, che mi chiedeva come abbinare la sua spectator lucida bianca e nera. Tu hai giustamente ampliato lo sguardo e invero se passiamo ai toni caldi, le possibilità aumentano enormemente. Negli anni trenta la bicolore si usava molto con i tessuti da te citati ed oggi in disuso: gli accostamenti che proponi sono classici ed ineccepibili. Un discorso interessante va fatto sulla loro accessibilità odierna, che come ben sai è alquanto limitata da un triplo ordine di presupposti: cultura età e stile. Ogni capo che indossiamo va abbinato non solo agli altri indumenti, ma soprattutto a noi stessi ed all'occasione. Orbene, per accedere a certi oggetti e livelli di abbinamento degli stessi è necessario innanzitutto disporre di un linguaggio piuttosto completo e complesso. Chi ha nel vocabolario solo cotoni e sagliette, non potrà intendere la poesia di un donegal, nè potrà gradire la massiccia prosa di un cheviot. La prima difficoltà è quindi nella cultura, ma non è solo questo il problema. L'opportunità di un pezzo appariscente viene severamente limitata nell'arco di età che va dai trenta-trentacinque anni sino ai sessantacinque-settanta. Negli anni più produttivi, le attese sociali richiedono rigore e conformità (da non confondere cl conformismo). Derogare di molto ed improvvisamente dal seminato può facilmente apparire come una stonatura e quindi cosa risibile o sgradevole, in ogni caso un errore. In molte occasioni si dovrà quindi resistere alle tentazioni più immediate per riferirsi ad un canone di gusto piuttosto composto. Resta ovviamente l'area di libertà che si estende insieme alla precisione e forza dello stile personale, l'ultimo parametro da tenere in considerazione. Esternamente all'uomo che veste, vanno poi fatte considerazioni sull'opportunità ambientale. Certi capi non si indossano alla spiaggia ed altri vanno evitati ad un matrimonio. La scarpa bicolore, essendo un capo abbastanza estremo, va evitata nelle occasioni di lavoro, ma secondo la sicurezza ed estrosità del personaggio potrà essere indossata con profitto in varie occasioni. Splendida l'idea dell'abbinamento alla canapa, anch'essa però introvabile. Ho visto qualche anno fa un signore, di quelli che passano giornate intere in sartoria, portare al sarto un tessuto molto simile. Gli chiesi dove lo aveva reperito e lui me lo disse, aggiungendo. Aggiunse però che vedendolo in pezza non lo avrei riconosciuto. Infatti il suo taglio (in cotone) aveva subito una sorta di processo di "frollatura". Egli l'aveva lasciato in acqua per molti giorni, sin quasi a muffire. Il risultato - non voluto quanto eccezionale - era quello di un tessuto tenace ed irregolare, rustico e matto come la vecchia canapa. Un colpo di genio e di fortuna difficilmente ripetibile, ma che va ricordato come esempio di iniziativa.
In conclusione vorrei enunciare una formula magistrale di valutazione di opportunità. Se avete indossato un capo appariscente come una spectatore e siete in dubbio sulla validità della scelta, ascoltate bene gli amici e le amiche. Non badate ai suggerimenti e complimenti, ma solo a determinati accenti. Se qualche ragazza vi dirà "che carine queste scarpe", utilizzando proprio quella parola: "carine", non vi resta che lucidarle, infilarvi i tendiscarpa e riporle per altri dieci anni. Non è quello l'effetto cui sono destinate. Se gli amici taceranno completamente, se anche gli incontri occasionali eviteranno commenti, ritenendo superfluo ogni riferimento, siete perfettamente a posto.



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Nome: Marco Larini
Data: 09-12-2002
Cod. di rif: 129
E-mail:
Oggetto: Febbrili domande
Commenti:
Egregio Grande Maestro,

sono ancora in attesa febbrile delle risposte alle mie forse volgari domande. Se l’avvenimento sarà deciso, sarò entusiasta di poter finalmente far cucire un mio abito da un vero maestro napoletano. Mi continuo a chiedere se sarà alla mia portata e se potrà essere organizzato in maniera periodica e abituale da poter garantire ad un cliente del nord questo servizio.

I miei più cordiali saluti.
Marco Larini


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 09-12-2002
Cod. di rif: 130
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Al signor Larini ed altri interessati
Commenti:
Gentilissimo signor Larini,
mi rivolgo tramite Lei a tutti coloro che siano interessati ad un'immersione profonda nella cultura dei tessuti nobili e della vera sartoria napoletana. Sto andando avanti per la messa a punto di una giornata bolognese da celebrarsi con il maestro Marigliano ed il grandissimo Dante De Paz, nostro socio più volte meritatamente citato come uno dei più accreditati esperti di tessuti e di abbigliamento maschile classico. Sarò presente anch'io a questo avvenimento, sto predisponendo i dettagli e le date e pubblicherò tutto al più presto. Penso che ci vderemo a Febbraio, ma risponderò a breve alle Sue legittime domande.
La ringrazio per l'interessamento e La saluto cavallerescamente

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 10-12-2002
Cod. di rif: 131
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Re Maurizio
Commenti:
Illustre Gran Maestro,

prima di raccontarLe di una mia esperienza odierna, La ringrazio infinitamente per la segnalazione all’interno del Florilegio.
Veniamo all’episodio. Questa mattina per motivi di lavoro mi trovavo a Milano. Avendo finito la riunione prima del previsto, ho approfittato del tempo guadagnato per una visita al “tempio” di Marinella. Non mi dilungo nel racconto dell’acquisto di alcune cravatte in questo sacro spazio del Bello, ma vengo subito al dunque. Ai lati di un pregevole tavolo il mio attento occhio non ha mancato di notare una cospicua pila di pregiati tessuti inglesi per abiti.
Ecco la mia domanda : il Maestro Maurizio ha deciso di proporre un servizio su-misura ?

Andando a contemplare gli acquisti appena fatti, cordialmente La saluto.

Vostro Lorenzo Villa.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 10-12-2002
Cod. di rif: 132
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Marinella a Milano
Commenti:
Indomito Scudiero Villa,
leggo della Sua visita a Marinella in quel di Milano. Poiché l'istituzione di questo nuovo fondaco di cultura napoletana è recente, Le domando innanzitutto se si sia fatto riconoscere come nostro Socio e, se sì, quali siano state l'accoglienza e le condizioni tributateLe come membro del Cavalleresco Ordine.
Quanto ai tessuti, Marinella vende drapperia anche a Napoli. Poiché la ditta serve molti uomini che vestono su misura, si compiace di poter fornire loro anche qualche taglio selezionato. Recentemente avevo dato l'annuncio di un esperimento che Maurizio aveva varato per quei suoi clienti desiderosi di vestire una giacca napoletana senza recarsi nel nostro golfo. L'iniziativa fu accolta con molto successo di pubblico e di ordinazioni, ma per motivi diplomatici e di immagine la cosa non si ripeterà in modo regolare o forse non si ripetetrà affatto. Del resto ricorderà che anche un nostro corrispondente di queste lavagne dichiarava un certo sospetto nei confronti dell'episodio. E' difficile credere che qualcuno ospiti un sarto senza voler fare lo stilista, solo per favorire la propria clientela. Dando per scontato che tutti i commercianti siano uguali, il che invero è comprensibile, la grandezza morale del Marinella uomo ed imprenditore resta incompresa per quanti non abbiano l'occasione di toccarla con mano. Questa ennesima dimostrazione resterà quindi presumibilmente un fenomeno isolato.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 11-12-2002
Cod. di rif: 133
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: E.Marinella - Milano
Commenti:
Caro Gran Maestro,

nella mia visita di ieri al Fondaco di Marinella non mi sono fatto riconoscere come Socio del C.O., cosa però che non mancherò certo di fare durante la visita che ho programmato nel mese di gennaio, per farmi realizzare alcune cravatte su-misura.
Pur non essendomi dichiarato, l’accoglienza è stata buona e all’altezza delle mie aspettative. L’unico appunto che posso fare è la freddezza del personale dello show-room e la mancanza di un “punto di riferimento” : non ho capito chi teneva le redini dello spazio di Re Maurizio.
Per quanto riguarda l’ambiente nulla da eccepire : perfetto. Molto azzeccata a mio parere l’idea di non aver realizzato un negozio, una volgare boutique ma uno show-room, uno spazio raffinatissimo in cui si scelgono oggetti da tramandare.

Cavallerescamente Vostro
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 13-12-2002
Cod. di rif: 134
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sarti a Milano, ma dai prezzi umani.
Commenti:
Gentili frequentatori di queste lavagne, Soci e simpatizzanti, mi rivolgo alla Vostra scienza ed esperienza per dare una mano al corrispondente che mi scrive privatamente e di cui pubblico parte della missiva in questa pagina color flanella.

"Egregio Gran Maestro,
Mi vedo costretto ad importunarla per fare appello alla sua esperienza in fatto di eleganza ed abbigliamento maschile. Ho di recente deciso di rinnovare il mio guardaroba e con l'occasione
intendo accostarmi al mondo dell'abito su misura. Confesso comunque che si tratta per me di un primo approccio. Come da mia abitudine, mi sto documentando sui vari modi di valutare la
qualita' di un capo artigianale leggendo quanto piu' possibile sull'argomento. Il mio problema fondamentale resta pero' quello di individuare qui a Milano un sarto che sia in grado di confezionare un abito di buona qualita' ad un prezzo ragionevole. Mi rincuoro al pensiero che se anche dovesse respingere la mia richiesta
lo fara' col garbo che la contraddistingue.
Cordiali saluti,
Filippo Loretoni
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filippo@clab.it
filippo@cyberspace.org"

Ebbene, vogliamo lasciare quest'amico senza un sostegno? Ho risposto su Bologna e su Piacenza, finanche su Torino. A Milano, però, non saprei che indicare manifatture di sicuro effetto, ma dai costi elevati. Questo non risponderebbe alla specifica richiesta del signor Loretoni, che cerca qualcosa dai prezzi umani. In attesa che (a Febbraio, data che verrà comunicata anche qui in Lavagna) si lanci il discorso di una presenza a Bologna, presso il nostro Socio De Paz, di un sarto napoletano a prezzi "calmierati", domande come questa mi lasciano senza una risposta. Confido che qualcuno di Voi sia in possesso di qualche indirizzo papabile, dove anche il Gran Maestro non sia arrivato.





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Nome: Marco Larini
Data: 13-12-2002
Cod. di rif: 135
E-mail:
Oggetto: Napoli a Bologna
Commenti:
Gent.le Gran Maestro,

mi fa molto piacere apprendere dalle sue parole che l’appuntamento a Bologna con un sarto napoletano diventerà un abitudine. Mi sembra di aver letto nella sua ultima lettera che infatti presso De Paz venga lanciata una presenza stabile o quasi. Ho capito bene ? Mi spaventa però un pò la frase : prezzi calmierati. Da ciò deduco che i prezzi originali saranno molto cari…

Con stima,
Marco Larini


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 13-12-2002
Cod. di rif: 136
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Progetto bolognese
Commenti:
Egregio signor Larini,
la difesa dell'artigianato e della personalizzazione è una delle nostre attività statutarie. E' solo in ossequio ai nostri princìpi e senza alcuno scopo di lucro che il Cavalleresco Ordine intende impegnarsi in questa "mediazione" e nella creazione di un fondaco bolognese di cultura sartoriale napoletana. La posizione baricentrica di Bologna permetterebbe a parecchi appassionati residenti al nord di accedere ai servigi di un maestro partenpopeo senza doversi spostare troppo. Quanto alla limitazione dei prezzi, mi riferisco alla differenza che credo potrebbe offrire questo sistema rispetto agli elevati standard di costi della sartoria milanese e di buona parte di quella delle altre città. Come vede dalle domande di altri soci, il problema del prezzo esiste ed anch'io non saprei cosa consigliare ad un milanese che voglia vestire su misura a costi ragionevoli. In soldoni, un abito di qualità costa a Milano intorno ai 2.500,00 Euro, mentre secondo i miei calcoli, sui quali non posso ancora fornire certezze sino a che il tutto non sia approvato dalle "parti", potremo ridurre questi costi intorno alla metà. La cosa che più di tutte motiva l'intervento del Cavalleresco Ordine non è tanto o non solo quella di offrire bellezza ad un prezzo ragionevole, ma soprattutto l'occasione di creare un centro di approfondimento della cultura del bel vestire, basato da un lato sulla tradizione napoletana - rappresentata da un maestro nato e formato a Napoli - e dall'altro sulla competenza e sulla capacità stilistica del nostro Fondatore Dante De Paz. Come a dire, il meglio della manifattura sul meglio dei tessuti, combinato con il piacere di poter approfondire realmente il linguaggio dell'una e degli altri.
Se la cosa dovesse avere successo e risultare gratificante per tutti, potrebbe anche durare come un appuntamento ciclico. Vedremo presto.

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Nome: M.V. Raineri
Data: 17-12-2002
Cod. di rif: 137
E-mail:
Oggetto: Sarti ormai anziani
Commenti:
Egr. Grande Maestro del Cavalleresco Ordine,

ho letto con attenzione tutte le svariate pagine contenute in questa porta dedicata all’abbigliamento. Prima di tutti i miei più vivi complimenti per la conoscenza e le teorie esposte.
Si parla spesso di sarti e sartorie artigianali contrapposte a nomi dell’abbigliamento su-misura di alta fascia e pregio come Kiton, Attolini, Borrelli, Felamm (sartoria partenopea), Brioni etc…
Le cose che Lei dice insieme ad altri appassionati sono più che corrette. Il vero su misura è quello della sartoria con il cartamodello personale. E’ anche vero che le trasformazioni e i cambiamenti non vanno ignorati. Si parla di persone sui trent’anni che vanno in sartoria. Come faranno tra 5-10-15 anni, periodo in cui, visto l’età media dei sarti in Italia, non ci saranno più sartorie ? Come fa una persona ad iniziare un percorso con una persona di 65-70 anni ? Potrà essere bravissima ma tra qualche anno ci toglierà i suoi servigi.
Ritengo che i marchi sopraccitati prenderanno il posto di questi sarti per quelle persone che esigono alta qualità e un abito cucito prevalentemente a mano e come una volta.
Non dimentichiamoci che questi nomi lavorano tenendo ben a mente la qualità. No staimo parlando di confezione. Confezione spesso incollata, fatta con macchine industriali.
Certo, il su misura vero è diverso ma non ci passa un abisso tra una giacca di un buon sarto e una giacca di Kiton. Non c’è una differenza macroscopica tra un abito di sartoria e uno cucito da sartoria partenopea piuttosto che Attolini. Ritengo che siano tutti nomi che lavorano in maniera tradizionale e correttamente per creare un capo che possa dare soddisfazioni per anni.
D’altronde una persona di 30-40 anni come fa ad iniziare un percorso di reciproca conoscenza con un sarto che tra 5 o 10 anni al massimo smetterà la sua professione ? Di sarti al nord se ne trovano sempre meno; idem per le camiciaie.
Il mio sarto ha 65 anni. Quanto posso sperare cha vada avanti ? E dopo ? Non c’è nessuna persona giovane che abbia intrapreso questa strada… Dove andranno tutte le persone che attualmente vestono in sartoria ? A mi parere andranno tutte dai Kiton & co. che in fin dei conti non realizzano una giacca molto diversa dal mio sarto.
Sono preoccupato da tutto ciò. Ritengo che il mestiere di sarto andrà a scomparire. Se voi pensate che non sia così spiegatemi da dove uscirà una nuova classe di sarti nel 2003.

Preoccupato, cordialmente saluto.

Maria Vittorio Raineri


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 19-12-2002
Cod. di rif: 138
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Cambio e ricambio
Commenti:
Egregio Signor Ranieri,
avendo Lei scorso interamente il contenuto di questa lavagna, si sarà reso conto che la mia posizione riconosce tutti i meriti di quello che io chiamo il su-ordinazione. Esso però ama distinguersi nettamente dalla confezione, ma allo stesso modo tende capziosamente a confondersi con il vero su-misura. Quanto al futuro dell'artigianato sartoriale mi sono già lanciato in un lungo carteggio con il signor Villa in qualcosa di molto simila alla divinazione. Sulla spinta della Sua, risponderò aggiungendo qualche altro argomento. Infatti Lei suggerisce un problema non ancora emeso prima: quello del ricambio generazionale. Chiedo scusa, ma non potrò rispondere immediatamente. La cosa richiede molto tempo e purtroppo mi trovo nascosto nella segreteria del circolo, mentre mi aspettano a tavola per la cena spociale degli auguri. Non potevo mancare come Gran Maestro al mio dovere di una visitina al sito, atteso che mi trovavo da un paio di giorni in trasferta, ma allo stesso modo non posso mancare ai miei doveri di Socio nei confronti del mio Club (il Savoia). Le chiedo, qualora intervenga nuovamente, di pubblicare tutti i dati nella scheda. Vedo infatti che manca il Suo indirizzo di posta elettronica. Porterò questa conversazione nello spazio di Posta del Gran Maestro, dove potrà leggere la risposta successiva e più esauriente.
Cavallerescamente
Il Gran Maestro

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Nome: Marco Decandia
Data: 04-01-2003
Cod. di rif: 139
E-mail: mdecandia@tin.it
Oggetto: sarti a Milano
Commenti:
Gentili Signori,
anche io mi sono trovato ad affrontare il problema, che dalla lettura di queste lavagne sembra diffuso, di individuare un sarto a Milano che confezioni abiti di qualita' a prezzi ragionevoli. Alla fine, su indicazione di una amico, mi sono rivolto alla sartoria Cravedi di S.Giorgio Piacentino. Mi sono trovato bene, non e' troppo lontano dalla mia citta' e mi sento, dunque, di consigliare il loro Atelier.. Resta comunque il problema della continuita'. I fratelli hanno superato i settant'anni, la mia ricerca, quindi, prosegue e saro' lieto di ricevere utili indicazioni.
Cordialmente
Marco Decandia

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 05-01-2003
Cod. di rif: 140
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Milano. Prezzi alti, ma attenti ai pregiudizi.
Commenti:
Egregio signor Decandia,
da una Sua mail privata vedo che ha letto nei Taccuini di viaggio di questa porta la recensione che riportiamo sui fratelli Cravedi, i Suoi sarti. Nel Florilegio è riportato un articolo su un Maestro varesino,Egidio Lucchini. Il suo laboratorio non è lontano da Milano, ma anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un artigiano anziano e dalla incerta successione. Parliamoci chiaro, il problema per l'appassionato milanese che economicamente o psicologicamente non possa o non voglia concedersi Caraceni, Rubinacci o altri sommi sacerdoti, resta. Questo non deve creare un preconcetto contro il lavoro di questi laboratori, che hanno il merito di proseguire nella tradizione dell'alta sartoria. E' ovvio che il mondo della sartoria si è tanto ristretto che in questo momento in cui la domanda è tornata ad aumentare ci si accorge che - proprio nelle aree dove essa si era molto ridimensionata - sono rimasti in piedi solo i mostri sacri. D'altro canto, quando dovessero essere sorpassati i motori a benzina e gasolio, la Morgan che produce cinquecento automobili costose sopravviverà probabilmente alla Daewoo che ne produce venti milioni a buon mercato (cito cifre a caso). Esiste anche un fenomeno lobbistico, per cui in un mercato dominato da una certa casta diventa difficile impiantare un servizio ad alta qualità e basso costo. Maurizio Marinella aveva provato a chiamare per i suoi clienti un maestro napoletano, ma l'operazione è dovuta rientrare. Da un lato alcuni vi vedevano uno sconfinamento blasfemo in aree non di competenza dell'antica ditta napoletana e non la risposta dell'immenso Maurizio alla domanda che, vista così pressante in queste pagine, dobbiamo immaginare amplificata per cinquecento alle orecchie di una persona che frequenta quotidianamente questo mondo. Dall'altro i prezzi estremamente ridotti rispetto a quelli correnti in città (circa la metà)determinarono un successo clamoroso dell'iniziativa, il che ha attirato le critiche dei maestri cittadini. Insomma tutti scontenti. Perché le cose buone non sono, solo perché tali, comprensibili sempre ed a tutti. Ricordo che anche in questa Lavagna un nostro corrispondente si credeva lungimirante censore del Vero criticando l'operazione promossa da Maurizio. Purtroppo per molti è difficile concepire l'azione dei Grandi, coloro che sono capaci di agire ad alto livello anche senza alcuno scopo di lucro. In ogni caso, forse in un futuro non lontano, riproporremo a Milano il ciclo dei Laboratori d'Eleganza tenutosi a Napoli (si possono scorrere le recensioni e gli inviti-proclama alla pagina Eventi di questo sito). In tale occasione, cercheremo come Cavalleresco Ordine di offrire un bis e ne daremo comunicazione preventiva qui al castello.

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Nome: Marco Decandia
Data: 05-01-2003
Cod. di rif: 141
E-mail: mdecandia@tin.it
Oggetto: Sartoria ed arte
Commenti:
Egregio Avvocato Maresca,

nel taccuino da lei citato ho letto anche di un giovane sarto varesino, Mauro Bettoni e personalmente ho visto laboratori gestiti da artigiani che, pur non giovanissimi, non sono troppo in la con glia anni da non poter garantire i propri servigi per numerosi anni. Le possibilita', quindi, esistono, anche se recarsi da qualcuno che non si conosce per un servizio delicato e' sempre difficile.

Sono lieto che lei ipotizzi una nuova edizione dei laboratori di eleganza a Milano. Mi permetto di avanzare un'idea. Sarebbe interessante esplorare la possibilita' di affrontare il tema unitamente a quello dell'arte coinvolgendo proprio i fratelli Cravedi che sono stati tanto cortesi da farmi ammirare la loro collezione che e' meravigliosa. Non so quale potrebbe essere la loro disponibilita', ne, tantomeno, posso parlare in loro vece. L'opportunita' e' comunque ricca di fascino.

Cordialmente
Marco Decandia

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 06-01-2003
Cod. di rif: 142
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Laboratori ed Arte
Commenti:
Egregio signor Decandia,
lodo senza riserve la Sua iniziativa, la Sua fedeltà alla sartoria e la ricerca che ha dimostrato di compiere nel campo. Quanto all'arte, anche il Maestro Savarese, straordinario artigiano napoletano ultraottuagenario che serve ormai pochissimi clienti-amici e il cui giro manica è l'ultimo al mondo a rispettare i canoni degli anni d'oro partenopei (stretto, stretto, ma cosa dico? Strettissimo) è un gran collezionista d'arte e nella sua casa-laboratorio i quadri sono appesi fino al soffitto. Sinceramente vedo però dei rischi pratici in questa sinestesia, peraltro corretta in linea teorica. I Laboratori sono un momento di coscienza che vogliono offrire un contesto omogeneo e possibilità di vero approfondimento dei temi selezionati. Vi sono sempre ospiti, come ad esmpio l'ombrello, la cioccolata o altre manifestazioni sensibili del Gusto, ma sempre in campi in cui il nostro magistero sia conclamato. Purtroppo nelle arti figurative non è ancora così e anticipando i tempi rischieremmo di sconfinare nel terreno del nostro principale nemico: l'approssimazione.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 10-01-2003
Cod. di rif: 143
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Su-misura a Torino
Commenti:
Qualche tempo fa da questa lavagna si levava una domanda: dove vestire su-misura a Torino? Abbiamo già dato in merito qualche indicazione, ma una risposta più elaborata ce la fornisce il nostro Socio Luca Peroglio, torinese. Ecco la sua selezione di indirizzi:

1 - Pasquale Maugeri - Via Micca, 9 - Torino - 011.530032
2 - Sartoria Amenta - Via Bertola, 2 - Torino - 011.5620670
3 - Sartoria Tricase - Via Avogadro, 9 - Torino - 011.5621821

Il signor Peroglio raccomanda all'attenzione anche il mercante di tessuti e di abbigliamento maschile pronto dove egli si fornisce:
- Jack Emerson - Via C. Battisti, 1 - 011.5621960

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Nome: Marco Decandia
Data: 12-01-2003
Cod. di rif: 144
E-mail: mdecandia@tin.it
Oggetto: Ancora sarti a Milano
Commenti:
Gentili signori,

nel cercare sartorie nell'area di Milano, mi sono imbattuto nella sartoria Minori di Torino, che ha anche una discreta presenta Internet (www.sartoriaminori.it) e lavora al domicilio del cliente (per Milano e Torino almeno). Da quanto mi pare di comprendere quello che viene offerto e' un servizio su ordinazione piu' che su misura. Qualcuno ne ha conoscenza diretta?
Un cordiale saluto.
Marco Decandia

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 12-01-2003
Cod. di rif: 145
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Semi-artigianale (al signor Decandia)
Commenti:
Ho visitato il sito della ditta Minori, che come altre si appropria del termine "sartoria" senza esserlo. Il titolo di sarto e la dicitura "sartoria" sono spacciati con estrema disinvoltura. Su questo tema invoco sempre l'aiuto dei Visitatori, perché ci segnalino esempi di millantata artigianalità. La ditta Minori ha dato solo l'avvio a questo discorso ed è comunque corretta, se non nella ragione sociale almeno nel sito, dove dichiara di lavorare con sistemi semi-artigianali. Cosa significhi semi-artigianale resta un mistero che i miei modesti mezzi culturali non sanno svelare. Deve trattarsi del tipo di prodotto pensato per il semi-uomo che abbia un semi-gusto e desideri un semi-abito adatto alle sue semi-possibilità.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 15-01-2003
Cod. di rif: 146
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Cran e bottoni.
Commenti:
Illustre Gran Maestro,

questo fine settimana, durante un piacevole soggiorno sulle Alpi, mi sono trovato a discutere con un sarto sul corretto angolo tra collo e bavero di una giacca. Io ho sempre preferito un angolo piuttosto ampio, all’incirca sui 70 – 90°, in virtù anche di un cran piuttosto alto. Questo maestro sosteneva invece con forza la necessità di un angolo più francese e molto più stretto. Lei che cosa ne pensa ?
Altra disquisizione ha riguardato la scelta dei bottoni su di una giacca sportiva : per me corno, per lui assolutamente corozzo. Quale dei due materiali è più indicato ?
Mi complimento inoltre per le due bellissime risposte al Sig. Maria Vittorio Raineri : molto interessanti.

Cavallerescamente Suo,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 15-01-2003
Cod. di rif: 147
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Metafisica dell'angolo, con postilla sui bottoni
Commenti:
Egregio Villa,
vedo che si interessa seriamente ai problemi stilistici, andando a cogliere parti poco discusse della costruzione della giacca. La risposta che darò si basa su osservazioni di molti capi e uomini di alto lignaggio. Parte da molto lontano, ma è allo stato la più completa che si possa dare da un punto di vista dei linguaggi nascosti del vestire maschile. Resta opinabile, in quanto fondata in modo particolare sulla cultura inglese e napoletana.
La cucitura tra collo e bavero traccia la linea lungo la quale continua poi la base dello spacchetto triangolare detto cran. La posizione e l'orientamento di quest'ultimo sono fondamentali nell'espressività del capo e sono ovviamente collegati all'angolazione della cucitura di cui lei dice, quella tra collo e bavero. Detto angolo, sia detto per chiarezza di altri lettori, è quello che la detta cucitura forma con il bavero stesso. Negli anni settanta la moda del due bottoni e l'avvento di uno stilismo che intendeva passare sotto silenzio l'aspirazione virile alla compostezza e - diciamolo - ad un ideale spirituale di tensione ed elevazione, abbassò i due punti cardine della giacca: il punto vita e quello del cran. Una vita alta, diciamo all'altezza del secondo bottone dei tre naturali o un cicinino più sopra, quindi circa al 50-51% dell'altezza complessiva del capo partendo dal basso, disegna i volumi della giacca, conferendole una costruzione architettonicamente molto significativa. In un tempio greco il timpano è molto meno alto delle colonne e di quadratura inferiore all'area compresa tra base ed altezza del peristilio. Mi piace vedere una similitudine tra il triangolo del timpano e il trapezio del tronco maschile, che un punto vita alto evidenzia e proporziona nel modo più corretto. Questi canoni estetici classici, immutabili ed indiscutibili, vanno rispettati anche nella costruzione generale della figura maschile. In quest'ultima le colonne sono rappresentate dai pantaloni e dalla loro continuazione nell'"opera morta" della giacca, quella appunto al di sotto del punto vita. Alzando querst'ultimo al livello che ho detto, le proporzioni sviluppano un'immagine longilinea del fisico e conferiscono un'idea allo stesso tempo di solidità fisica e di tensione morale. Non pretendo che tutti siano d'accordo con me, ma immagino che ognuno, fermandosi a guardare un abito, sia in grado di avvertire queste voci segrete, anche se magari non ne individua l'origine.
Torniamo a bomba. Atteso che è sommamente opportuno tenere alto il punto vita (su questo possiamo tornare, perché il punto vita a parte l'altezza ha altre caratteristiche: può essere lungo o corto, secco o sfumato, dobbiamo anche notare come esso porti con sè in alkto o in basso anche la posizione del cran. Orbene, io affermo che la bisettrice di quest'ultimo deve andare idealmente a toccare l'attaccatura della spalla alla manica o tagliare quest'ultima poco più in basso. Poiché il cran non deve mai essere più aperto di un angolo retto e poiché la base di quest'angolo è determinata dalla cucitura in questione, si deve concludere che questa deve essere non troppo acuta, in modo da avviare una base di un angolo cran che guardi quel pochino verso l'alto che gli permetta di "vedere" quel punto che dicevo. Un cran che guarda verso il basso, così come uno che sbadigli aprendosi oltre i 90°, da un'idea troppo "addormentata", appesa, ammissibile nella vestaglia o nel cappotto. Alcuni sarti utilizzano un piccolo trucchetto per conservare questo sguardo elevato del cran, senza ricorrere ad una cucitura collo-bavero troppo aperta d'angolo: disegnano la base del cran non come continuazione esatta della cucitura, ma tagliandolo leggermente verso l'alto. Si tratta a mio avviso di un sistema lecito e dall'effetto corretto. Esso dipende dal fatto che una cucitura tra collo e bavero troppo perpendicolare a quest'ultimo esercita una tensione sul dritto filo e non sul traverso di quest'ultimo e col tempo - non molto - può tirarlo su e determinare quell'antipatico effetto del quarto anteriore che si arrotola sul lembo e non mostra da un lato il primo bottone e dall'altro la prima asola (effetto tre-stirato-a-due a parte).
In conclusione, dopo averne esaminato cause ed effetti, concordo con Lei su un angolo abbastanza aperto tra bavero e sua cucitura.
Quanto ai bottoni, i sarti sono innamorati del corozo perché il corno è costoso e poco reperibile, sicché un suo assortimento è difficile e oneroso. Io sono per il corno naturale su tutti gli spezzati ed anche su moltissimi completi. Peraltro il corozo mi sembra abbia perso una delle sue più belle caratteristiche: quella di scolorirsi. Una volta le giacche bleu di annata mostravano spesso dei bottoni un pò chiari, che mostravano una data di nascita dell'abito piuttosto remota. Non riscontro più questo fenomeno, ma non so bene se dipenda dall'età media più ridotta delle giacche circolanti o dalla scoperta di tinture più efficaci e durature, forse troppo. Poiché faccio quest'osservazione proprio mentre la scrivo, non ho raccolto sufficiente materiale ed informazioni su essa. Ne chieda a qualche sarto ed io farò lo stesso

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 16-01-2003
Cod. di rif: 148
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Angoli e Maestri
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

la Sua risposta è così accurata da rendere necessario un attento "studio".
Le chiedo pertanto una precisazione. La Sua frase : “ Detto angolo, sia detto per chiarezza di altri lettori, è quello che la detta cucitura forma con il bavero stesso” non contiene un errore ? L’angolo in questione non sarebbe formato infatti dalla cucitura con la parte superiore del cran ? La cucitura tra collo e bavero forma la base di detto angolo.
Un sarto, tempo or sono, mi spiegò che un cran aperto e alto, oltre che comportare una coperta molto ampia, implica, in una giacca gessata o rigata, l’impossibilità a tagliare la parte superiore del cran parallelamente alle righe della gessatura. Questo secondo il simpatico maestro portava ad un difetto.

In attesa del Suo insostituibile pensiero, Le porgo il mio cavalleresco saluto.

Suo,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 16-01-2003
Cod. di rif: 149
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Chiarimenti et approfondimenti
Commenti:
Egregio Villa,
rileggendo il mio brano ne lamento con me stesso una mancata politura, il che, insieme alla complessità di una descrizione non supportata da immagini, rende il mio elaborato un pò ostico. Se ci sono ripetizioni, non vi è però errore, in quanto l'angolo del quale Lei parlava è quello della forbice che si apre tra la cucitura collo-bavero ed il bavero stesso. Questo angolo è sempre inferiore o pari ai 90° e determina, continuando nella parte più ampia del bavero,il lato inferiore dell'angolo del cran. Quanto al commento del maestro sarto, è ovvio che un'attaccatura alta del colletto al bavero, cagionando nel primo un'inclinazione estrema del tessuto, impedisce un coordinamento delle linee nei gessati. Non ritengo che questo sia un errore, soprattutto se scientemente si è operato per conferire linea alla parte alta della giacca. Intendiamoci, questo è un modo "drammatico", cioè intenso e teatrale di vedere il capospalla. Un sistema critico che privilegia i criteri espressivi sulla pura compostezza. In quest'ottica si è sempre lavorato a Napoli e nel passato anche in Inghilterra. A Londra mi sembra che l'inventiva degli anni trenta si sia trasformata in compilazione ripetitiva e l'espressività sia stata ormai demandata solo ai tessuti, non essendovi talenti e operai in grado di supportare una produzione artigianale all'altezza della storia inglese, mentre da noi si può effettivamente scegliere un sarto anche in base all'effetto che i suoi abiti tendono a generare ed anzi manovrare le sue "manopole" per mettere a punto qualcosa di veramente personale. La Sartoria che io definisco Internazionale, che è più o meno uguale a Parigi, Milano e Roma, si preoccupa meno del vigore comunicativo della giacca e si interessa che essa generi un'impressione di compostezza, che sia estremamente duratura come linea e come costruzione e che utilizzi il meglio in fatto di interni, foderami e tessuti. E' in questo tipo di sartoria che nascono i princìpi cui il Suo conoscente faceva riferimento. Non sono sbagliati, ma sottintendono una clientela diversa da quella che vuole identificarsi molto profondamente nel vestito. Non ne faccio una questione di gerarchie. Un abito di Caraceni è ammirevole quanto uno di Rubinacci, anche se è stato poi il vivaio napoletano a generare i veri Geni, i mostri sacri al livello di un Vincenzo Attolini o di un Antonio Schiraldi (che Dio li abbia in gloria). La sartoria "Internazionale" ha comunque dominato il mondo da sempre ed in particolare dalla decadenza di quella londinese fino all'ascesa di quella napoletana. Non sappiamo se questo successo, che ora è ad un livello di apoteosi, sarà durevole. La guida dello stile napoletano è stata assunta con un incruento colpo di stato dai creatori di su-ordinazione, sottraendolo ai legittimi eredi che ne erano gli artigiani del su-misura. Come le migliori linee internazionali vennero saccheggiate dalla confezione già molto tempo fa, così i finti artigiani saccheggiano ora quelle del puro artigianato partenopeo. La velocità con cui l'industria brucia ogni cosa, miti compresi, non depone a favore di una lunga durata del fenomeno, ancorché oggi non si vedano alternative. In ogni caso mi sembra che la parabola che si accingano a compiere i vari Kiton & Co. sia quella già compiuta dagli stilisti. Decadenza compresa.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 21-01-2003
Cod. di rif: 150
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Richiesta
Commenti:
Caro Gran Maestro Maresca,

mi trova perfettamente d’accordo sul parallelismo Kiton&Co. – stilisti, teoria se si ricorda già discussa in passato. Negli ultimi tempi il saccheggio della sartoria e del suo mondo è perpetrato ovunque e senza ritegno. Per non parlare dello stile napoletano : ogni capo esposto in qualunque vetrina maschile sembra vantare un origine partenopea.
Continua purtroppo a sfuggirmi la definizione dell’angolo del cran. Non afferro come quest’ultimo possa essere formato dalla cucitura collo-bavero ed il bavero : la parte di bavero che forma il cran è il proseguimento della cucitura suddetta…
Dando seguito ad una richiesta di un mio caro amico trasferitosi a Bologna sono a chiederLe un indirizzo di una “ispirata” camiceria artigiana nella città felsinea; sono candidamente a confessarLe che lo stesso nominativo potrebbe rivelarsi prezioso anche per il sottoscritto.

Fedelmente Vostro,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 21-01-2003
Cod. di rif: 151
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Malinteso chiarito
Commenti:
Evidentemente si parlava di due cose vicinissime, ma diverse. Riporto la sua frase iniziale: "mi sono trovato a discutere con un sarto sul corretto angolo tra collo e bavero di una giacca". Poiché collo e bavero non si incontrano nel cran, ma in una cucitura, da questa frase ho capito che l'angolo che la interessava fosse quello di questa cucitura tra angolo e bavero. Essa traccia un segmento che con il bavero stesso (il lembo interno, capiamoci) crea un angolo piuttosto importante nell'economia estetica e determinante in quella costruttiva. Era su quest'ultimo che io appuntavo la mia attenzione. Non so i lettori terzi cosa abbiano capito di questa discussione, ma spero che adesso essa si sia incanalata su un binario che porti da qualche parte. Quanto all'angolo di cui il vbran deve aprirsi, in qualche parte ho già dato per scontato che ritengo debba approssimarsi ai 90° o raggiungerli, mai superarli.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 21-01-2003
Cod. di rif: 152
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Chiaro
Commenti:
Illustre Gran Maestro,

la Sua pronta risposta risolve in un solo colpo i due quesiti che si erano, probabilmente per mio errore, incatenati e confusi. Ora è tutto chiaro, spero anche per gli altri lettori.

Cavallerescamente,
Lorenzo Villa


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 24-01-2003
Cod. di rif: 153
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Maglieria
Commenti:
Carissimo Gran Maestro, irriducibili Cavalieri,

dopo un mio breve accenno di qualche mese fa, vorrei riportare l’attenzione su di un importante accessorio del guardaroba di un monsieur : la maglieria.
Da quando misi piede su questo mondo vivo tra gomitoli e rocche di pregiati filati, avendo una madre che lavora da sempre in questo settore.
Siamo tutti consapevoli che un maglione, per fine e pregiato che sia, mai e poi mai potrà sostituire la giacca o un abito. Certo è, che nei momenti più informali ci mette al caldo e ci avvolge di una eleganza tutta sua. Che dire di un bellissimo maglione in Shetland ? Di un caldo e morbido girocollo a 3 fili in Alpaca ? Di un eterno scollo a V in lambswool inglese che diventa ogni anno più bello…
Il mio amore per la maglieria nasce da lontano e si sviluppa sulla stessa base della mia estrema passione per la sartoria e la camiceria : il su misura. Posseggo solo maglieria su misura e ritengo che questo sia un dettaglio quasi sempre trascurato nel guardaroba dell’uomo elegante di oggi.
Spero di avere stuzzicato il Vostro interesse per un capo troppo spesso ignorato.

Cavallerescamente Vostro,
Lorenzo Villa


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Nome: Andrea Rizzoli
Data: 24-01-2003
Cod. di rif: 154
E-mail: andrea.rizzoli@nuovaitalmatic.it
Oggetto: Maglieria su misura e punto vita.
Commenti:
Gentile Gran Maestro e corrispondenti voi tutti,
intervengo per la prima volta su questa lavagna, e lo faccio porgendo una domanda da incompetente sull'argomento proposto dal sig. Villa. Sembra che l'abbigliamento classico maschile possa esprimere un linguaggio tutto particolare, basti pensare al significato che un certo taglio del cran può avere nell'economia dell'intero abito. Questo linguaggio può essere espresso al meglio solo attraverso capi su misura, gli unici che possano vantarsi di poter "parlare" e di esprimere, nei casi più alti, una certa poesia e teatralità: mi chiedo se esista questa varietà di linguaggio anche per la maglieria (da qui la necessità del su misura).
Vorrei, inoltre, soddisfare una mia curiosità, chiedendo al Gran Maestro cosa intenda per punto vita lungo o corto, secco o sfumato, così come è stato accennato in un suo precedente intervento a proposito del cran.
Congedandomi, porgo i miei più cordiali saluti a tutti i frequentatori di questa lavagna.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 27-01-2003
Cod. di rif: 155
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Il Conte di Perth
Commenti:
Ho passato il fine settimana sul Cervino, in Svizzera, dove la Wyler Vetta mi aveva invitato a parlare del concetto di Lusso in un convegno della società in vista del Salone di Basilea. L'albergo dove si svolgevano i lavori, il Riffelalp di Zermatt, era decisamente lussuoso in ogni dettaglio, ma aveva dei computer troppo lenti. Abituato alla mia stazione ADSL, mi sembrava che il macchinario stesse per tirare le cuoia ad ogni clic, sicché ho lasciato la frequentazione del sito per qualche giorno. Trovo ora nella Lavagna dell'Abbigliamento un paio di quesiti del signor Rizzoli ed una dichiarazione dello Scudiero Villa, cui mi affretto a replicare.
1 - La forma di espressione più completa e complessa è quella del capo spalla e subito dopo della scarpa. Però tutto ciò che tocchiamo ed indossiamo, potendo essere ricondotto ad una nostra scelta, ci descrive in modo più o meno eloquente: gli occhiali, l’orologio, l’automobile, la nostra donna e senz’altro la maglieria. I colori, i materiali e le forme dicono moltissimo. Lo dimostrerò alla fine di Febbraio su MONSIEUR, affidandomi tra l'altro ad una foto del 75° Conte di Perth. Questo Signore dalla tripla esse, sconosciuto, indossava nell’occasione un vecchio gilet smagliato. Io sono restato intere ore ad osservare quest’immagine, che apparve su Class nel 1991. A voi basterà un attimo per cogliere nella scelta del colore e del materiale, nel perseverare nell’indossare il proprio vecchio gilet, nelle perfette poroprorzioni del capo di maglieria rispetto al contesto, tutta la straordinaria forza espressiva di un capo giusto nella situazione giusta. Tra gli altri linguaggi vi sono quelli delle fogge e quelli del colore, di cui si può fare qualche esempio. Una treccia suggerisce un'idea di brughiera, di aria aperta fredda e umida, di virile isolamento, di sensibilità alla natura. Una lana rasata e lucida è cittadina e formale, professionale. Lo scollo circolare con collo sbottonato è dell'uomo pronto in ogni momento, quello a V del riflessivo. Il blu suggerisce una barca, il giallo un cane ed un fucile, il salmone un atteggiamento sempre a la page, il rosa è del romantico seduttore, il celeste del tradizionalista affidabile etc.
Quanto all'articolo che accompagnerà la foto del Conte e molte altre, si tratta di un diluvio biblico di 36.000 battute, lungo le quali introdurrò il lettore alla storia ed alla psicologia del vestire. Si inaugura così un ciclo dove ritroverete alcuni concetti espressi per la prima volta proprio su queste Lavagne, che sono ormai la mia palestra quotidiana.
2 – Per comprendere la differenza tra un punto vita lungo ed uno corto, immaginiamo nel primo caso il profilo di un rocchetto e nel secondo quello di una clessidra. La parte dove il diametro è al minimo è estesa nel primo caso e ridottissima nel secondo. Se poi la riduzione di diametro viene introdotta per così dire da uno scalino, avremo un effetto brusco. Se si tratta di un piano inclinato dolce, parleremo di un punto vita sfumato.
3 - Io praticamente non possiedo maglieria. Non avendo un laboratorio che me la confezioni su misura, preferisco rinunciare. I pullover in commercio sono sempre lunghi e schiacciano la parte ampia dei pantaloni. In genere le V dei colli sono troppo lunghe e così le maniche. Chiedo quindi al buon Villa, che pare saperla lunga, di indicarmi qualche laboratorio ad hoc (anche più d’uno, perché la mia sete di conoscenza è inestinguibile). Mi servivo una diecina di anni fa da una signora romana, che da tempo ha cessato l’attività. Ora ho cambiato taglia e quei capi non posso indossarli, ma non cedo di un millimetro alle lusinghe della confezione: ho accettato il mio destino e sono andato questi giorni sulla neve a –10° senza un solo maglione. Un vero tour de force.


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 28-01-2003
Cod. di rif: 156
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Maglieria artigiana
Commenti:
Caro Gran Maestro, egregio Sig. Rizzolo,

l’opportunità di vestire con maglieria su misura da parte di un gentiluomo va ricercata proprio nelle acute osservazione del Gran Maestro e nella difficoltà di conciliare le proposte della moda con le esigenze dell’eleganza. Il farsi realizzare su misura un maglione evita ogni tipo di problema sulla scelta del colore, del modello, della pesantezza e, naturalmente, sulla taglia.
Quante volte abbiamo provato un capo che ci vestiva benissimo di corpo ma le maniche erano corte (o lunghe) ? Potrei continuare a lungo con esempi di questo genere.
Aggiungo anche che la maggior parte della maglieria industriale è ottenuta con pezzi “tagliati” e cuciti a macchina; in un prodotto artigianale i vari elementi componenti il maglione, mi riferisco in particolar modo a maniche, collo e bastonetto, dovrebbero invece essere “calati” e cuciti a mano. Per non parlare delle asole : le asole cucite a macchina della maglieria industriale si slabbrano dopo poco tempo, mentre le asole ricamate a mano sono quasi eterne.
Questo necessariamente implica un grado di finitura e una vestibilità incredibilmente più elevate.
La nota dolente è nella quasi totale scomparsa di magliaie e laboratori artigianali capaci e disponibili. Sembra di parlare di camicerie artigiane…
Io ho la fortuna di avere una madre che ha un negozio di maglieria e di filati che realizza capi su misura. Posso quindi scegliere direttamente la materia prima, su cui poi una valente e non più giovanissima magliaia costruisce, su mio modello, il caldo maglione. Nella mia città si può ancora trovare qualche valido indirizzo di attempate signore che lavorano in casa.
Ho inoltre segnalato all’interno del nostro Fondaco delle Spezie Rare l’indirizzo di un negozio-bottega di Parma, Alberto Boschi, che realizza, appoggiandosi ad un artigiano, capi di maglieria su misura con filati pregiati. Non appena sarò in possesso di altri valenti nominativi, anche in altre città, sarà pronto il loro inserimento all’interno del Fondaco.
La gentile richiesta del Gran Maestro potrebbe invitare tutti i frequentatori di questa Lavagna a segnalare validi indirizzi, qualora ne siano a conoscenza. Io come Lui sono un “assetato” di conoscenza che, in questo campo, si limita solo alla mia città.

Sempre Vostro,
Scudiero Lorenzo Villa.


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Nome: Franco Forni
Data: 29-01-2003
Cod. di rif: 157
E-mail: gonfal@tin.it
Oggetto: Maglieria: calze e maglioni
Commenti:
Caro Scudiero Villa,
la sua ultima risposta al Gran Maestro sulla maglieria mi riempie di una gioia che credevo non poter provare mai più.
Sentire parlare di maglieria a mano, di maniche, collo e bastonetto “calati” e cuciti a mano mi fanno tornare ad un tempo non troppo lontano in cui tutto questo era possibile, quasi normale e suscitano in me un’ondata di emozioni e di ricordi legati alla mia giovinezza.
Amo lo shetland e sono uso indossare maglioni Robertson a treccia che erano appunto confezionati con la “calata” e cuciti a mano.
Qualche anno fa, due, tre, non tanti, mi sono recato dal mio solito fornitore per acquistarne uno. Ebbene i commessi non sapevano nemmeno più di cosa parlassi, mi proponevano improbabili oggetti con attaccati scudetti di cuoio riportanti il marchio. Solo il titolare, a volte, ricordava tristemente i bei prodotti che fino a poco prima aveva tenuto e che ora non teneva perché nessuno li richiedeva più.
Ricorda la teoria del Nobel Ackeloff ? In pochi campi credo abbia avuto più rapida ed esemplare applicazione.
Ho fatto ricerche su Internet, ho intrattenuto una fitta corrispondenza con produttori dello Shetland e sa quale è stata la risposta? Di rivolgermi ad un certo De Paz di Bologna, Italia, che forse aveva ancora qualcosa di simile…
C’è un mondo di cultura e di emozioni dietro la maglieria ed io ho avuto la fortuna di viverne una buona parte.
Ricordo una foto del Principe di Galles in pantaloni alla zuava con pull over a rombi e calzettoni uguali, una meraviglia, una splendida sintesi di eleganza sportiva.
Avevo individuato una signora che in Umbria faceva calzettoni a mano, ho conservato l’indirizzo, ma è passato tanto tempo.
Purtroppo non si può prendere dappertutto, amico mio. A presto.
Cavallerescamente suo,
Franco Forni


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Nome: Franco Forni
Data: 29-01-2003
Cod. di rif: 158
E-mail: Gonfal@tin.it
Oggetto: Amarcord Anglomania
Commenti:
Quando ero piccolo mi capitava a volte di accompagnare i mie genitori al cinema e, più che capire la trama, ascoltavo con orecchi aguzzi i loro commenti sui nostri attori che mi apparivano come ombre sfocate dei loro archetipi di oltremanica, il frustrante surrogato di ciò che si sarebbe veramente voluto possedere, indossare, ballare. Sentivo infatti mia madre sussurrare a mio padre: “ domani vado a vedere se De Paz (ancora lui, il padre, però) ha un tessuto come quello”.
Più tardi, imparato a leggere, invece che soffermarsi su Defoe o Dickens, la mia attenzione si cristallizzò su P. G. Wodehouse, Somerset Maugham, Edgar Wallace ed i loro personaggi. Nelle loro pagine scoprivo a poco a poco quanto fosse diversa, incantatrice, superiore la vita inglese: le tavole apparecchiate di tutto punto per la colazione al mattino, la complessa cerimonia del tè (altre porcellane, altro Sheffield) nel pomeriggio, i cortili di Oxford e Cambridge, la folla dei teatri del West End, il Ritz.
A me venivano date uova al prosciutto la mattina, con disapprovazione della nonna e meraviglia della cameriera che ci considerava degli originali. Mio padre, che mangiava caffelatte ristabiliva l’equilibrio. La guerra era finita da poco e non c’era ancora la televisione. Solo dalle fotografie dei settimanali illustrati riverberava la compiutezza degli archetipi: Anthony Eden, il colonnello divorziato Peter Townsend, lo “scudiero” e sfortunato amore – in quanto divorziato - della Principessa Margaret, Lawrence Olivier e Vivien Leight fasciati nei loro Burberry sotto la pioggia. Allora il trench era veramente per pochi e noi, che vivevamo a Bologna dotata di portici, portavamo solo cappotti.
Alle medie, con gli amici, abbiamo cominciato a fare sul serio; quante cose c’erano da imparare, studiando con il giusto trasporto quelle foto. La misura degli spacchi laterali di una giacca sportiva, i bottoni di un blazer, la sovrana arditezza di una camicia a righe sotto un vestito a righe.
Al liceo poi, il più della conversazione, avvolta nei fumi delle Senior Service o Craven A rubate ai genitori e fumate di nascosto nei gabinetti della scuola, verteva sul “vestire all’inglese”. I tessuti, i modelli delle scarpe Lobb (con accese discussioni tra chi sosteneva e chi negava che la derby di Lobb avesse sul didietro lo “sperone” anche se poi andavamo da Roveri o Cavazza dove negavano addirittura l’esistenza dei ferretti ), le lane e le marche dei pullover, gli impermeabili e gli ombrelli, i cravattai di Jermin Street, le calze Argyll (quelli si, tanti, sempre da De Paz) e i calzettoni Donegal visti solo in foto, il “sea island cotton” per le magliette estive, il lino irlandese per i fazzoletti, i “pin-stripes” e i “chalk-strikes”, l’intesa tra Edoardo Windsor e il sarto Sholte che tuttora ignoro chi sia, la lobbia di Lock che Oliver portava in Rebecca, i colli delle camice di David Niven per i quali tormentavamo le camiciaie, anziane già allora.
Una vera scienza, costruita a migliaia di chilometri di distanza, forse qua e là fallosa ma sempre ardente di passione. Sinché, alla fine dei Cinquanta non cominciarono i primi viaggi in Inghilterra dei compagni più grandi. Erano viaggi per gli apprendisti anglomani, stupendi e felici, ma il vero tripudio stava nel ritorno. Nell’arrivare a scuola o al Circolo Tennis con la cravatta delle Coldstrem Guards o del Clare College. Nell’esibire le scarpe scamosciate di Foster & Sons, il foulard di Tremmer o di Holland & Holland, le magliette di Allen & Solly, i cardigan in cammello naturale di Harrods, le calze di Thurnbull & Asser. E, soprattutto nel raccontare per ore i tesori d’arte visti nelle vetrine di Londra, i soli musei cui fossimo veramente interessati. La prima volta che venni mandato in collegio in Inghilterra – avevo 16 anni -, in una gita a Londra spesi tutto tra la Scotch House e Harrods e per fortuna che il ritorno era pagato.
Questa si, era anglomania. E infatti sconfinava nello scimmiottamento in un overacting nient’affatto inglese. Ma aveva di buono l’essere una specie di opera aperta, un continuo accrescersi delle conoscenze, una stratificazione infinita di nomi, strade, negozi, marche. Anche perché dopo il viaggio in Inghilterra veniva quello in Scozia e in Irlanda, dunque nuovi tipi di tweed, altri plaid e pullover, altri berretti e ombrelli per il golf, in un’ulteriore accensione dell’idea fissa. Nel 1983, ben istruito da Dante De Paz tornai con 11 colli e 88 chili di bagaglio.
Sinchè ad un certo punto la passione declinò bruscamente, e poi si spense. Fu alla fine degli anni sessanta, al tempo dei Beatles, di Mary Quant, dei film di James Bond. Un mondo intero incominciava così a decomporsi.
La società che aveva messo tanto puntiglio, una generazione dopo l’altra, ad imitare se stessa, stava facendo “harakiri”. Niente più ministri vestiti come Harold MacMillan o Douglas Home, il Ritz e Harrods in mano agli arabi, Jermin Street invasa dai coreani.
Ma noi anglomani di provincia che recepiamo le novità sempre con un certo ritardo abbiamo voluto insistere. Ancora negli anni ‘ 70 ai primi di ottobre formavano “gruppi di acquisto” che finanziavano il viaggio verso Livigno dove, dalla Giuseppina Mottini, arrivavano i nuovi Ballantyne a rombi con la mosca e, in misura più ridotta, i mitici Robertson dai quadretti piccolissimi al netto dell’IVA del 35%. Si partiva con una valigia vuota ed un paio di sci per non destare sospetti nei doganieri ed al ritorno si passava dalla Svizzera, via S. Moritz.
Se questo non è amore, anche per la maglieria …
Franco Forni
Bologna 29 gennaio 2003


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 29-01-2003
Cod. di rif: 159
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Grande Forni
Commenti:
Dio mio,
l'eleganza ed il trasporto, il non detto che preme al di sotto dell'espressione, la vastità degli spazi e dei tempi portata ad una visione onirica, fanno dell'intervento dell'Ing. Forni un capolavoro. Forse la cosa più bella che questa Lavagna abbia riportato. Non c'è nulla da aggiungere, perché la giusta miscela di conoscenza e sentimento, di memoria ed oblìo, è assolutamente esemplare.
Di quello Sholte citato ben a proposito tra i "padri" inglesi e dell'importanza del suo "sodalizio" con Edoardo Principe di Galles, Re d'Inghilterra, Duca di Windsor e Imperatore del Gusto, si potrà leggere una mia rievocazione nel prossimo numero di MONSIEUR. Il brano di Forni ne anticipa e sintetizza molte parti, con una leggerezza sublime. Una penna ispirata.
Grazie.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 29-01-2003
Cod. di rif: 160
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Unico
Commenti:
Caro Ing. Forni,

il Suo scritto è bello, bellissimo.
Traspare da ogni parola l’amore per la ricerca della quintessenza del Bello. Rimango incantato, estasiato nell'anima.
Quanto ho da imparare…

Suo,
Lorenzo Villa


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Nome: Andrea Rizzoli
Data: 29-01-2003
Cod. di rif: 161
E-mail: andrea.rizzoli@nuovaitalmatic.it
Oggetto: Futuro
Commenti:
Gentili signori,
le vostre risposte e commenti sono stati esemplari per competenza e passione espressa. Mi avete fatto intuire che esiste un mondo, quello della maglieria, che ancora non conoscevo, se non per quel poco che si può dedurre dall'esperienza quotidiana e dalla lettura di qualche libro. Purtroppo, dai vostri scritti (ed in particolare da quello, bellissimo, dell'ing. Forni) emerge, ancora una volta, la nostalgia per prodotti oggi sempre più rari, anzi oramai "estinti": se il presente offre così poco, cosa mai potrà riservarci il futuro? La vostra meravigliosa associazione sta facendo conoscere a chi vi segue esperienze uniche, compiendo una vera e propria operazione culturale: ma la mia volontà di apprendere dove potrà mai aggrapparsi per una vera esperienza "sul campo"? Le occasioni sembrano essere sempre più rare: cosa fare affinchè certe tradizioni continuino a rendere più autentico il nostro modo di vestire? Si tratta di un argomento già trattato in queste pagine, tuttavia sento la necessità di un certo approfondimento.
Cordiali saluti.
Andrea Rizzoli, 29/01/2003.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 29-01-2003
Cod. di rif: 162
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Pazienza ...
Commenti:
Viviamo in un mondo che sta abbandonando in maniera inesorabile il gusto delle belle cose e il piacere di possedere prodotti dove la qualità è senza compromessi. Prodotti che esprimono la natura di chi li ha creati e la personalità di chi li ha voluti.
Il numero di commercianti che hanno perso ormai ogni velleità qualitativa sono esplicativi del fenomeno in atto.
Trovare capi di Robertson, Barrie piuttosto che Pringle o Glemmac di anni fa, anni in cui si produceva in maniera molto, molto diversa, non è però cosa così ardua.
Queste maglie infatti sono rigettate da negozi che molto probabilmente le ritengono obsolete e senza ormai alcun interesse (come dicono loro : fuori moda), forse perché condotti da personaggi del calibro di quelli accennati dal nobilissimo Cavaliere Franco Forni.
Cercando e cercando con cavalleresca pazienza…

Scudiero Lorenzo Villa


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Nome: Andrea Rizzoli
Data: 30-01-2003
Cod. di rif: 163
E-mail: andrea.rizzoli@nuovaitalmatic.it
Oggetto: Ricerca
Commenti:
Gentile sig. Villa,
non mancherò di certo di seguire il suo consiglio. Terrò in considerazione le sue indicazioni per eventuali prossimi acquisti: abitando nei pressi della città di Bologna, una visita agli indirizzi da lei indicati a Parma sarà certamente un buon inizio per la mia ricerca personale, oltre, ovviamente, al felsineo De Paz.
Cordiali saluti.
Andrea Rizzoli, 30/01/2003.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 03-02-2003
Cod. di rif: 164
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Il drago
Commenti:
Egregio signor Rizzoli, corrispondenti tutti,
il Suo timore di impegnarsi in una ricerca vana nella maglieria e nel resto, mi ispira alcune considerazioni.
Il mondo conosce un'estensione in ogni campo della regola dell' "usa e getta". I fazzoletti di carta durano una sola volta, gli accendini e i rasoi qualche giorno, le giacche un anno e le auto tre. Snoopy la chiamava già trent'anni fa "Obsolescenza programmata". Ai tempi in cui schiacciavamo i nasi contro le vetrine in attesa del momento di un acquisto a lungo preparato, sarebbe stato impensabile proporre al pubblico una scarpa come quelle oggi diffuse: con un fondo incollato in materiali e forme che non sarà mai possibile sostituire. Già da tempo è difficile far risuolare una scarpa, ma lo status di oggetto deperibile è stato dichiarato quanto alla calzatura proprio da questi nuovi modelli. Il loro valore simbolico è pertanto da tenere in grande considerazionese, perché ci indica dove si nasconde il nostro nemico. Noi siamo spesso consideratio degli edonisti spendaccioni, ma il rifuggire dall'economia non è indice di capricciosa vanità e volubilità. Al contrario, noi sosteniamo i prodotti che per concetti, materiali e stile siano duraturi, perché la natura dell'Uomo e segnatamente quella maschile non era vocata per istinto al consumo, ma piuttosto al governo assennato dei beni. Lo sviluppo di una mentalità consumistica rappresenta una patologia che può essere combattuta solo mantenendo un certo numero di persone interessate all'estetica classica, al prodotto il cui valore sia intrinseco e non appiccicato dall'esterno con marchi, formule, advertising, ammiccamenti e testimonial. Ciò comporta il mantenimeto di una cultura, perché se la gratificazione del nulla oggi in commercio è offerta in parte dall'acquisto in sé stesso ed in parte dalla pressione iconografica che spinge ad un'identificazione sociale attraverso quel prodotto, a credere di aver bisogno di libertà ed originalità e paradossalmentee a convincersi che queste si trovino in una sola direzione, se l'oggetto di consumo dunque porta in sé stesso le motivazioni, l'oggetto di qualità trova la tensione alla scelta all'interno del cliente. Per questo essa, una volta nata, non muore facilmente.
Orbene, il nostro castello ela nostra istituzione cerca per Statuto e per temperamento di mantenere ed anzi alimentare la conoscenza ed il gusto, affinché esse si traducano in mercato. Pertanto la ricerca di una maglia o di un lacciuo da scarpe, di un bottone o di un pellame, non va vista come una perdita di tempo, come un gesto nostalgico e nemmeno come una perversa strada di affermazione individuale. Di gesti come questi va vista l'influenza planetaria. Ogni volta che un uomo rifiuta un biccchiere di plastica o esige un determinato oggetto o comportamento, motivandolo e perseguendolo secondo un canone e non per capriccio, conficca una lancia nella carne del drago. Il suo nome è "tanto è lo stesso", ma si fa chiamare anche "non ho tempo" ed in alcune occasioni l'ho visto sotto i panni dimessi del signor "non ci tengo". Cavalieri, scudieri, visitatori, date prova del Vostro valore non cedendo alle sue lusinghe. Da soli saremmo impotenti contro la sua forza, ma se non possiamo batterlo, ciascuno non rinunciando alla propria coscienza profonda possiamo tenerlo a bada.

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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 03-02-2003
Cod. di rif: 165
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Sito dedicato alle calzature
Commenti:
Illustre Gran Maestro, cavalieri mai domi,
intervengo nel fitto ed interessantissimo carteggio che nobilita queste lavagne per segnalare un sito web di assoluto interesse per tutti i gentiluomini amanti delle calzature di qualità. Si tratta di un sito in lingua francese e l’indirizzo è www.souliers.net . I contenuti sono a mio giudizio molto buoni, così come la qualità delle immagini. Interessante è anche la sezione dedicata ai link, laddove sono presenti collegamenti con alcuni siti giapponesi ricchi di immagini delle splendide collezioni Berluti e Lobb, meraviglie della cui vista non sono mai sazio. Unico neo la mancanza di ogni riferimento ai maestri Peron, bottega che ho prontamente segnalato agli autori. Per chi conosce i periodici francesi dedicati all’uomo si accorgerà che il sito riporta svariato materiale pubblicato dalla splendida rivista “Trépointes”. Riprendendo quanto saggiamente affermato dal nostro inarrivabile Gran Maestro nella Sua del 3/2, spesso siamo portati a sottovalutare se non a deridere quanto abbia origine transalpina, senza renderci conto di quanto l’uomo, il suo universo, la sua cultura e credo il bello in senso assoluto siano spesso stati maggiormente valorizzati e celebrati dai nostri “cugini”. Dobbiamo ringraziare Franz Botré e tutta la redazione di Monsieur se oggi abbiamo la possibilità di sfogliare un periodico maschile in italiano degno di tal nome, altrimenti saremmo ancora a vagare tra orribili riviste patinate ricche di pessime pubblicità e povere di contenuti. Il drago del cattivo gusto è un avversario davvero temibile, solo con la disciplina, la ricerca e l’aspirazione un moderno San Giorgio lo potrà sconfiggere, ma come si usa dire… l’unione cavalleresca fa la forza.

Cavallereschi saluti

Vostro scudiero
Gianluca Chiusa



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Nome: Lorenzo Villa
Data: 04-02-2003
Cod. di rif: 166
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: A morte il drago
Commenti:
Caro Gran Maestro,

ho letto e riletto più volte la Sua del 3 Febbraio. Ne condivido ogni singola parola.
Cavalieri, amanti del buon gusto, la nostra spada e la nostra fede faranno sì che il nostro Castello sia inespugnabile. A qualunque costo.

Sempre Vostro,
Scudiero Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-02-2003
Cod. di rif: 167
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Guerrieri
Commenti:
Scudiero Villa,
Lei alza la sua spada e dichiara la Sua fede. Dal Suo grido, sappia chi La legge che il nostro è un sodalizio guerriero. Nessuna compiacenza o artifizio qui dove si crede.
Numquam Servavi

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Nome: Osvaldo Conforti
Data: 05-02-2003
Cod. di rif: 168
E-mail: osconforti@katamail.com
Oggetto: combattenti
Commenti:
Egr. Gran Maestro,

seguo sempre con attenzione e interesse le conversazioni qui trattate da Voi combattenti cavalieri. Le chiedo una spiegazione sul suo potente avviso a noi umili lettori : “Nessuna compiacenza o artifizio qui dove si crede.” Cosa significa ?

Grazie per l’attenzione e i per gli insegnamenti e cordiali saluti.

Osvaldo Conforti.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 05-02-2003
Cod. di rif: 169
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Compiacenza ed Artifizio
Commenti:
Egregio signor Conforti,
quanto al rullo di tamburi che chiudeva il mio ultimo "gesso" su questa Lavagna, ne traduco il significato.
La Compiacenza è l'algoritmo del politically correct, che significa in italiano: se dico bene o male di X, dovrò essere tanto buono e giusto da dire altrettanto bene o male di Y. E' la morale di chi pone il compromesso come presupposto e non come eventualità.
L'Artifizio è la presentazione di cose, persone e situazioni "come-si-vorrebbe-che-fossero" e non "come-sono".
Orbene, credere fermamente in qualcosa impedisce sia il primo che il secondo atteggiamento.
Mi consenta di notare che il concetto, espresso così per esteso, appare molto meno efficace.

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Nome: Andrea Rizzoli
Data: 05-02-2003
Cod. di rif: 170
E-mail: andrea.rizzoli@nuovaitalmatic.it
Oggetto:
Commenti:
Stimato Gran Maestro,
il suo intervento del 3 febbraio mi sprona a riprendere con rinnovata forza la via della conoscenza e del buon gusto. Ritengo che la battaglia contro il drago risulterà vittoriosa solo se l'esercito sarà numeroso, preparato e corraggioso: in ciò, la sua associazione rappresenta la bandiera da seguire, i suoi cavalieri l'esempio da imitare.
Andrea Rizzoli, 05/02/2003.


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Nome: Massimo Conforti
Data: 09-02-2003
Cod. di rif: 171
E-mail: info@massimoconforti.com
Oggetto: La giacca
Commenti:
Stimatissimi Cavalieri,
sono Cavaliere da poco tempo, mi sono purtroppo perso i Laboratori dell'eleganza. Non nascondo che ho un particolare interesse nell'abbigliamento. Condivido pienamente il credo del C.O., condividendo la bellezza e l'unicità del capo artigianale e sartoriale. Vivo in una città con poca senso dell'eleganza e del buon gusto, l'imperativo quotidiano quì è: guadagnare! Perciò mi sono rivolto ad un sarto, non conosciuto, ed insieme stiamo costruendo una linea per i miei abiti che uniscano il mio gusto con le sue capacità, peraltro notevoli malgrado la non conoscenza.
Perciò, Vi sarei molto grato se mi consigliaste e svelaste quei particolari che una tipica giacca dal taglio napoletano dovrebbe avere. Sarebbe per me un regalo di inestimabile valore.
Cavallerescamente da Brescia
Massimo Conforti

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 10-02-2003
Cod. di rif: 172
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ancora sulla giacca napoletana
Commenti:
Egregio Cavaliere Conforti,
già in altre occasioni ho toccato l'argomento che La interessa. Procedo ora, su Suo impulso, ad una disamina più accurata, che La terrà impegnata alcuni minuti.

Come mai molti uomini tra i più esigenti amano vestire a Napoli? Perché un abito napoletano è così riconoscibile? La risposta alle due domande è la stessa: perché la Sartoria Napoletana è depositaria di un codice stilistico ben preciso. Ripetuto in modi diversi da diversi interpreti, esso risponde comunque ad una matrice unica, e perpetua una scuola la cui tradizione conferisce al prodotto un marchio così evidente da non aver bisogno di etichette. Quando però ci si domandasse, o si chiedesse al proprio stesso sarto, quali siano le caratteristiche che distinguono la Sartoria Napoletana, probabilmente non si giungerebbe ad un risultato univoco. Questo non perché si tratti di una definizione impossibile come per l’ amore o la poesia, ma in quanto il problema non è stato mai studiato storicamente e stilisticamente in modo organico. Spero di reperire un giorno i fondi per la costituzione di un Museo dell’ Eleganza Napoletana, che permetta l’ acquisto, la conservazione e lo studio di prodotti autentici dei migliori Maestri degli ultimi settant’ anni. Solo così sarebbe possibile dimostrare in modo scientifico l’unità della scuola napoletana, ricostruire filologicamente l’itinerario storico delle linee generali e dei singoli dettagli che la compongono. Purtroppo non c’ è molto tempo per raggiungere quest’ obiettivo. L’ opera di Attolini, Gallo, Blasi, Dinardi, Albino, Schiraldi e tanti altri, non trova alcun riconoscimento. Gioielli in cui sono incastonati sogni e miti di due generazioni, che hanno caratterizzato il cinema ed i rotocalchi dei padri e dei nonni sono ormai senza luce, e non hanno una voce che parli per loro. Opere per le quali potrei dare un braccio giacciono misconosciute, preda delle tarme, o vengono dismesse come doni alla servitù. Non hanno un mercato, né una valutazione. Se ne parla poco, e non si sa se e dove ce ne siano. Credo sia ancora possibile trovarne presso il guardaroba di antiche famiglie, ma l’impossibilità di attribuire loro un prezzo le rende invendibili. Occorre una motivazione morale per chiedere al figlio l’abito paterno, che per motivi morali viene ancora conservato. Senza un’ attenzione istituzionale, pubblica o privata che sia, si tratta di un patrimonio d’arte e di cultura che andrà presto completamente disperso e che forse troverà una sola persona a piangerne la fine. Prima che ciò accada, su questa storia mi vedrete ritornare. Il Gran Maestro non è tipo da mollare l’osso.

Veniamo alla domanda del Cavaliere Conforti, dietro la quale vi sono molti altri che si pongono interrogativi simili. Se dovessimo riassumere in una sola parola la sartoria napoletana, non potremmo trovare altro codice che questo: SCIOLTEZZA.

La costruzione di tutta la giacca è estremamente morbida. Grande attenzione si presta già nella prima fase di applicazione delle tele, che vengono tagliate leggermente di sbieco, sagomate con pinces e grande uso del ferro ed infine applicate ai “quarti” anteriori in modo da ottenere capacità interna senza che dall’ esterno il lavoro appaia troppo voluminoso. Le “forme di petto” sono così pronunciate da generare una piega verticale che attraversa da entrambe i lati la parte alta della gia. Si dice che la giacca napoletana è “spezata in petto”. Tutto ciò si traduce in comfort senza ingombrare con un’immagine di una superficie troppo ampia. Sono segreti poco noti, ma anche qualora vengano rivelati, sono inafferrabili per mani non coadiuvate da una tradizione e da una clientela del livello di quella napoletana. La concezione minimalista della Sartoria Napoletana elimina tutto ciò che è superfluo, e si concentra su un’ immagine di naturalezza conferita in sommo grado dai davanti che – come usano dire i nostri sarti – “corrono all’ indietro”. Essi tendono cioè ad aprirsi, allontanandosi gradualmente uno dall’ altro dall’ alto verso il basso. Ciò produce tra i due lati della giacca un angolo acuto col vertice in alto, effetto prodotto non dal taglio, ma solo dalla lavorazione. Tale caratteristica facilita i movimenti più naturali, come quello di portare le mani alla tasca, e contribuisce alla naturalezza del portamento. La giacca presenta in più punti drappeggi e pieghe verticali, che col tempo si accentuano: al petto, alle maniche, e, dietro, alla base della loro attaccatura. In questa rinuncia alla pulizia delle superfici è il segreto della comodità e della naturalezza.

A parte questo discorso complessivo, la maggior parte delle cose notevoli della Sartoria Napoletana possono individuarsi nella parte alta della giacca: spalla, manica e bavero. La spalla giunge al suo punto naturale, dove si congiunge ad un giro manica molto stretto. L’ampiezza della parte alta della manica “a uovo” comporta, per entrare nel giro quasi circolare e ridotto al minimo nelle dimensioni, un lavoro di ferro ed ago ed una certa “lentezza” che si traduce in pieghe verticali. E’ la cosiddetta “manica a mappina”. Il “cran”, cioè lo spacco a triangolo tra collo e bavero, si trova molto in alto. La linea piuttosto lunga che in questo modo va ad assumere la cucitura, comporta un certo virtuosismo nel compromesso tra tensioni e lentezze. Essa infatti sostiene la parte bassa del bavero e ne influenza la linea. Se la giunzione collo-bavero è troppo tesa, i baveri si arrotolano ribelli come una pergamena, nascondendo bottoni ed asole sino alla seconda. Se è troppo lenta, il tre bottoni finisce per chiudersi un po’ troppo alto alla gola, ed il collo per appiattirsi senza risalire. Il bavero è ripiegato con una curvatura modellata, che si disperde armoniosamente nella prolungata “coda di topo”. Poiché un dettaglio di questo tipo richiede una preziosa impuntura ed un gran lavoro di stiratura, che può durare delle ore, è assolutamente impensabile far stirare una giacca di questo tipo col mangano della tintoria o dalla cameriera. Solo il sarto ha diritto di pronunciare il verbo stirare, quando esso si riferisce ad una giacca. Alcuni anni fa ho dovuto dismettere uno smoking alle sue prime uscite, su cui si era posato il volenteroso ma sacrilego ferro della domestica.

Ritorniamo alla parte più caratteristica: la spalla. Essa appoggia morbidamente in ogni punto. Risale alta – ma non troppo – al collo, e scende vertiginosamente verso l’ estremità che la congiunge alla manica. Non è rettificata e non è alzata o allungata da alcuna imbottitura. Nulla la sostiene che non sia offerto dalla stessa struttura ossea dell’ uomo. Per ottenere il miglior effetto, essa deve essere costruita veramente a misura, sia in conformazione che in lunghezza. Quando una grande giacca napoletana è poggiata negligentemente su un tavolo, all’ altezza della spalla si nota una torsione elicoidale verso l’ alto, che riscatta la morbidezza dell’ insieme rivelando l’immenso lavoro che l’ ha determinata. Quella forma che vedete è la proiezione cartografica di una spalla umana. Un’ opera di ingegno e di “craftmanship” unica.

Il punto vita è profondo, ma sfumato. Si distingue perché comincia piuttosto in alto e viene disperso intorno all’ altezza naturale. La media ponderata è quindi un po’ più in alto di quella naturale, e nei prodotti migliori non si trova mai al di sotto del secondo dei tre bottoni. Questo dispositivo, mutuato dall’ antica sartoria inglese, arreca grande giovamento alla figura maschile, soprattutto se coniugato con una vita alta anche ai pantaloni. La parte anteriore appare più lunga di quella posteriore, proprio per quella tendenza a “correre dietro” ed a scivolare.

Anche prescindendo dalla linea, la giacca napoletana ha nei dettagli costruttivi e decorativi dei caratteri distintivi tipici:
La pince lunga anteriore. Quasi sempre la pince più lunga non è quella posteriore, ma quella anteriore. Essa giunge sino alla base, mentre la posteriore termina nella tasca.
Le doppie impunture. Vezzo esclusivamente estetico, nato e coltivato a Napoli. Soprattutto le giacche spezzate e gli abiti sportivi recano una doppia collana di “mezzi punti” in seta dello stesso colore, ma più scura del tessuto. Un must sul lino e sul cotone chiaro.
Bavero largo. Se a New York, Londra e Milano si porta da otto centimetri, contemporaneamente a Napoli il bavero sarà mediamente da otto e mezzo. E così via. Questo vezzo ha generato una sorta di sartoria caricaturale, sia qui a Napoli che altrove. Si vedono baveri larghi come piazze, colli di camicia e di giacca alti come torri. Evitate come la peste ogni esagerazione, per non finire nel ridicolo.
La tromba di manica. Abbiamo già descritto la parte alta della manica, larga per un giro piccolo. Vista in posizione statica, la manica è sagomata in modo piuttosto deciso: nella parte alta è larga e si chiude a cono verso il basso. Una giacca napoletana ha il diametro al polso piuttosto contenuto e va portata corta, come i pantaloni. Anche qui non bisogna esagerare come fanno alcuni, che finiscono per assomigliare a personaggi delle comiche mute.

Vista in movimento, la meccanica di questo capo rivela tutta la sua poesia. Collo, bavero, spalla e manica vivono in sintesi armonica, ma allo stesso tempo hanno una completa autonomia. Davanti allo specchio, facendo ondeggiare un braccio, nulla se non la manica entra in movimento. Il giro stretto permette con facilità qualsiasi gesto, anche la guida automobilistica. Quando l’uomo si siede, si siede anche la giacca.

Su tutto questo e sul parallelo con le altre costruzioni (che ritengo essere la giacca Internazionale e quella Londinese), leggerete qualcosa sul prossimo numero di MONSIEUR.



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 24-02-2003
Cod. di rif: 173
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Laboratori d'Eleganza - Sartoria napoletana a Bologna
Commenti:
Cavalieri, frequentatori del castello,
ricorderete che con un "gesso" del 13.12.2002 avevo promesso da questa lavagna che avremmo avvicinato la vera e grande sartoria napoletana al nord del paese. Ebbene, il momento è giunto. Uno dei Maestri che interpretano al meglio lo stile partnopeo ha accettato di lavorare al nostro fianco in un'avventura senza precedenti. Riprenderà con lui un nuovo ciclo dei "Laboratori d'Eleganza", in collaborazione con il geniale esperto di tessuti Dante De Paz. Gli incontri avranno inizio il 12 Marzo prossimo dalle ore 09.30 alle 17.30 presso il negozio della famiglia De Paz in Bologna, Via Ugo Bassi n. 4/D (tel. 051231354), che in quella giornata non osserverà la chiusura pomeridiana per meglio pemettere agli appassionati che interverranno di confrontarsi e dialogare sulla sartoria e sui tessuti. Il ciclo proseguirà con appuntamenti bimestrali, orientativamente ogni secondo mercoledì dei mesi dispari. In tal modo coloro che avranno ordinato un capo potranno trovarlo pronto per la prova ed altri aggiungersi. Non si tratta di un appuntamento commerciale: in primo luogo nè l'associazione nè il signor De Paz effettueranno alcun ricarico. In secondo luogo, saranno attesi e benvenuti anche coloro che non intendano farsi confezionare alcunché, ma solo migliorare la propria conoscenza dell'arte e della scienza del vestire classico e dei suoi materiali. A questi appuntamenti verrà prestissimo dedicata una finestra apposita nella notra area "Eventi", dove verranno man mano pubblicate le date degli appuntamenti successivi al primo. Sapete che i sarti non amano fare preventivi o pubblicare le loro tariffe. In questo caso, trattandosi di un'iniziativa a scopo culturale, nata nell'ambito del nostro lavoro per la conoscenza e l'artigianato, si farà eccezione a questa regola. La chiarezza innanzitutto. Il costo della manifattura per un abito completo sarà di 1000,00 Euro, qualunque sia la stoffa selezionata, che verrà pagata a parte e sulla quale Dante De Paz ha promesso di avere comunque la mano più leggera possibile. Egli è Fornitore dell'Ordine, ma tratterà in questa occasione anche i non Soci con lo stesso metro. Speriamo che quest'attività incontri il favore di quei pochi - ma forse non tanto pochi - che amano il su-misura e la qualità suprema. Sul Maestro Solito potete leggere la scheda presente nel nostro Portico dei Maestri, ma su di lui abbiamo pubblicato anche qualcosa nellambito di quella galòleria di luoghi e personaggi napoletani dal titolo "Loro di Napoli" che figura nella nostra Rassegna Strampa.
Nei primi appuntamenti sarò presente anch'io, ma stiamo cercando di ottenere la presenza anche di un altro Vate dell'artigianato, anzi due: Bruno Peron e suo figlio Simone, calzolai tra i più bravi e famosi al mondo. Per chi ami l'abbigliamento virile, c'è da leccarsi i baffi.

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Nome: Andrea Rizzoli
Data: 24-02-2003
Cod. di rif: 174
E-mail: andrea.rizzoli@nuovaitalmatic.it
Oggetto: Laboratori
Commenti:
Gentile G.M.,
chiedo se la partecipazione al Laboratorio d'Eleganza "Sartoria napoletana a Bologna" è subordinata a qualche forma di
iscrizione.
Cordiali saluti.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 24-02-2003
Cod. di rif: 175
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Laboratori e scopi
Commenti:
Egregio signor Rizzoli,
i Laboratori rappresentano un'opera umanitaria per la salvaguardia delle differenze e della tradizione maschile, cioè dei principali oggetti sui quali come C.O. lavoriamo. Sono sempre stati gratuiti ed aperti a tutti gli appassionati, gravando tutti i costi sull'associazione.
Cavallerescamente
G.M.

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Nome: Filippo Loretoni
Data: 27-02-2003
Cod. di rif: 176
E-mail: filippo@clab.it
Oggetto: Sartoria Mauro Bettoni
Commenti:
Egregi Signori,

Mesi fa ho intrapreso la ricerca di un sarto che fosse in grado di confezionare un abito di buona qualita' ad un prezzo commisurato al prodotto e che potesse inoltre garantire una certa continuita' nella sua opera e non fosse quindi prossimo a ritirarsi a vita privata.

Proprio da queste pagine ho ricevuto la segnalazione di un sarto di Varese, Mauro Bettoni appunto, che aveva tutte le caratteristiche sopra riportate.

Dopo lunghe e faticose ricerche, durate oltre 2 mesi, sono riuscito a mettermi in contatto col Signor Bettoni, il quale, con molto rammarico, mi ha comunicato di aver dovuto chiudere il proprio atelier per mancanza di clientela.

Abbiamo avuto una piacevole ed interessante conversazione, dalla quale traspariva la grande passione che il Signor Bettoni ha per la propria arte e la sua voglia di tornare nuovamente in campo. Al termine della telefonata sono rimasto amareggiato nel constatare come ormai esista un vero e proprio salto generazionale nel mondo della sartoria su misura e quanto sia difficile per chi, come me, si avvicina ora a questo mondo, trovare una guida valida ed un artigiano a cui potersi affidare.

L'argomento e' gia' stato discusso e non volendo tornare su problemi non risolvibili mi limito a ringraziare quanti mi hanno fornito aiuto in questi due mesi di ricerca.

Cordialmente

Filippo Loretoni

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 27-02-2003
Cod. di rif: 177
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Pieno appoggio ad artigiani e appassionati
Commenti:
Egregio signor Loretoni,
dia una mano al Maestro varesino dandoci ragguagli sul suo numero di telefono. Magari, vista la sua voglia di "tornare in campo", lo chiamerà qualcun altro dei nostri frequentatori. Non ho ben compreso se, anche ad atelier chiuso, Lei sia riuscito ad ottenere quello che desiderava o meno. Si faccia vivo il 12 Marzo a al primo appuntamento dei Laboratori bolognesi, dove tra appassionati ci scambieremo opinioni sull'argomento che Le stata tanto a cuore. Nell'occasione conoscerà un Maestro ancora nel pieno dell'attività, peraltro con il figlio già ben insediato dietro al banco di lavoro. A Napoli esiste anche qualche altro Maestro giovane e alcuni giovanissimi. Presto ne presenteremo uno nel nostro Portico, per dimostrare che le cose non volgono ancora alla fine definitiva e che ancora per moltissimi o tempo sarà possibile avere un bell'abito veramente su misura e autenticamente artigianale. Resta il problema del prezzo, ma come ha visto dal nostro preventivo, si può anche avere un capo di uno dei più importanti nomi contemporanei a un prezzo equo. Scendere al di sotto non sarebbe onesto da parte del committente e sarebbe non di giovamento, ma di danno all'arte.

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Nome: Filippo Loretoni
Data: 27-02-2003
Cod. di rif: 178
E-mail: filippo@clab.it
Oggetto: Ancora su Mauro Bettoni
Commenti:
Egegio Gran Maestro,

La ringrazio per il cortese invito e le assicuro che faro' del mio meglio per essere presente all'evento di Bologna.

Per quanto riguarda Mauro Bettoni, la sua disponibilita' ed amore per la sartoria lo hanno addirittura spinto ad offrirsi di confezionarmi un abito nel tempo libero, sacrificando ore preziose agli affetti ed al riposo.

Sono sinceramente tentato di accettare la proposta, nella speranza di aiutare il Maestro a tornare all'opera.

Chiedero' a Bettoni il permesso di divulgare il suo numero privato (non vorrei incorrere nelle sue ire e nelle sanzioni del Garante per la Privacy) ed appena ottenuto il consenso sara' per me un piacere pubblicarlo su queste pagine.

In attesa del prossimo incontro le porgo i miei piu' cordiali saluti,

Filippo Loretoni

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Nome: paolo liberati
Data: 27-02-2003
Cod. di rif: 179
E-mail: p_liberati@hotmail.com
Oggetto: Gennaro Solito ed altro
Commenti:
Egregio Gran Maestro,

Desidero innanzitutto complimentarmi con Lei per l'iniziativa del Laboratorio dell'eleganza dedicata alla Giacca Napoletana. Io abito a Roma e ho deciso che il Maestro Solito lo andrò a trovare a Napoli, ma sono certo che con questa iniziativa avrà fatto felici decine (almeno) di appassionati del Nord. Il valore culturale di quello che sta facendo è incalcolabile e credo senza precedenti nel nostro Paese. A proposito di Solito avrei un paio di domande da farLe. Mi chiedevo, e Le chiedo, se la giacche indossate da Salvatore Parisi nelle fotografie che lo ritraggono al seminario tenutosi in Roma dal titolo "Scegliere gli Avana" (Eventi - Novembre1999) e al Club Monsieur tenutosi al Pitti Uomo (Monsieur Marzo 2003) sono opera del Maestro Solito. Ciò che mi ha colpito nelle due giacche è un particolare a me assai caro: il terzo bottone coperto dal rever e l'asola "rivoltata" sul davanti. Poichè ho visto anche giacche del Maestro Solito con caratteristiche differenti da quelle indossate da Salvatore Parisi vorrei sapere in che misura il Maestro è disposto ad assecondare, fermi restanto i Suoi canoni stilistici, le richieste del cliente (ad esempio in tema di larghezza dei pantaloni, larghezza dei rever e via discorrendo). Le faccio infine i miei complimenti per lo splendido articolo pubblicato su Monsieur di Marzo, il mio solo rammarico è che dovrò aspettare un mese per leggere la seconda puntata!
Cordiali Saluti
Paolo Liberati

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 28-02-2003
Cod. di rif: 180
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Parisi e le sue giacche
Commenti:
Egregio signor Liberati,
La ringrazio per i complimenti e mi compiaccio per l'acutezza del Suo occhio e per la conoscenza che ha del nostro sito. Le giacche che ha pizzicato sono realizzate dalla stessa mano, ma non da Solito. Parisi è un fuoriclasse difficile da imitare, ma vale la pena provarci. Non mi costa rivelarLe un segreto: egli si serve da un sarto napoletano a Roma, il nostro Fornitore e socio Giovanni Celentano (veda Libro dei Fornitori), che ha cucito anche per me prima che per motivi di praticità mi rivolgessi al Maestro Solito. Qualunque sia la Sua scelta, volevo precisare che un viaggio a Bologna vale la pena farlo non per ordinare un vestito, ma per cominciare a capire cosa chiedere, cosa guardare. I Laboratori non sono organizzati solo per sipondere alla domanda di Sartoria napoletana, ma per soddisfare un'esigenza culturale pura. Credo che la nostra attività dimostri che il Cavalleresco Ordine è in materia critico supremo, archivio umano di sapienza e gusto. A parte la vanità nel mostrarla, la nostra scienza è a disposizione di tutti e gratuita. Come vede si spazia da un nome all'altro, perché ci è aliena ogni convenienza commerciale. Quello che ci interessa è conservare l'artigianato e la qualità nel suo lavoro, che però presuppone nel cliente la conoscenza dei parametri per misurarla. La diffusione dei negozi in franchising e delle griffe senza cultura, (ancorché qualche volta tollerabili nel gusto), sta distruggendo nel committente la capacità di distinguere il vero dal falso, il duraturo dall'effimero, la qualità reale da quella apparente. La nostra missione è quella di crerae interesse, quindi cultura e da questa desiderio e quindi infine mercato. Poiché ogni prodotto si regge in ultima analisi su un equilibrio economico tra costi e benefici, anche la sartoria può essere tentata di abbassare la guardia e allinearsi con i prodotti industriali, che dal canto loro negli ultimi cinque anni sono migliorati moltissimo, Solo una clientela che sappia bene cosa vuole potrà fermare o rallentare questo processo. Bologna e tutto il ciclo presente e futuro dei Laboratori, nonché tutta l'attività che mi vede fare in rete e sulle riviste, mira alla fine a questo risultato.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 28-02-2003
Cod. di rif: 181
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sempre al signor Liberati
Commenti:
Dimenticavo due cosette:
1 - La ringrazio per i complimenti sul pezzo pubblicato da Monsieur e mi congratulo per essere sopravvissuto a questo diluvio biblico. Potrà leggerlo qui sul sito in versione integrale, ancora più lungo. Per esigenze redazionali, nel brano pubblicato sono stati persi quasi duemila caratteri dei 36466 originari, ma quello qui pubblicato è come mamma (o per meglio dire papà) lo fece.
2 - Solito non è tra quei sarti che si impongono sul cliente in funzione di uno stile precostituito della casa. Ovviamente deve piacere la sua giacca (può vederla indosso a lui), la sua spalla (può notarala nella foto della manica di cappotto nelle immagini del portico dei Maestri), ma per molte cose potrà soddisfare il suo gusto personale. Tra queste rientrano certamente le misure che Lei descrive.

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Nome: Guillaume Biojou
Data: 28-02-2003
Cod. di rif: 182
E-mail: guibio@yahoo.com
Oggetto: Sartor a Barcellona
Commenti:
Gentili Signori

My Italian is just good enough to read you but not to ask you an important question.
A friend of mine lives in Barcelona and would like to find a good tailor there. I thought you might have some Mediterranean connection with this city and could suggest a few names.
Bravo for your site which is a splendor.
I spent my honeymoon between Napoli, Capri and Amalfi and hope to return soon.
I saw the marvels realised by Solito, Pastena, Marigliano, Sabino etc. on a friend fond of Napoli.
Let me recommand a French site about shoes : souliers.net.
Hoping to read you soon,

Guillaume


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 28-02-2003
Cod. di rif: 183
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ci proveremo
Commenti:
Dear sir Biojout,
because of the matter, we transfer your letter from the Door of Smoke to that of Dressing. Thank you for visit our castle. I think you need a lot of work to translate our heavy italian. We start to find a name in Barcelona to answer your question and wait for you on the web or in our events. Some of this are a good reason for a trip. If you think to come back to Naples with your wife, write me. The site that you recommend is very fine. Otherwise You can know from the cirage with Berluti our love for the shoes. You gonna read this answer on the Blackboard of Dressing.
Excuse me for my orrible english.
Knightly
G.M.


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Nome: Sergio Di Filippo
Data: 01-03-2003
Cod. di rif: 184
E-mail: sergio.difilippo@libero.it
Oggetto: Volume sull'arte di vestire "sì o no" ?
Commenti:
Egregio Gran Maestro,

Dopo lunga assenza, mi permetto di fruire nuovamente di questa lavagna per dirLe che lo splendido articolo da Lei curato su Monsieur di marzo, del quale una buona parte ce l’aveva già fatto pregustare su questa lavagna ha fatto sorgere in me forte dubbio.
Mi spiego.
Da molto sto aspettando e sperando che possa vedere la luce un volume, da Lei curato, sull’arte del vestire. Oggi, per la prima volta, ho avuto dei dubbi su questo mio desiderio.
Il motivo di ciò nasce dal fatto che nonostante molte delle “chicche” sulla sartoria Partenopea del Suo articolo erano già presenti sulla “lavagna”, il modo con cui queste sono state nuovamente riproposte, con l’anticipazione del Suo “gesso” prima e su Monsieur poi, è riuscito a dare ancora qualcosa di nuovo, piccoli particolari certo, ma quelli di cui si va alla continua ricerca per il piacere di vestire.
Per questo motivo ora, seppur il supporto delle immagini sarebbe sicuramente importante, un bel volume rischierebbe poi, penso, di ridurre la lavagna ad uno strumento di “rimandi alla pagina numero.. del …”
Pertanto sacrificherei volentieri il mio egoismo in favore di una lavagna sempre più ricca.
Di questo mio modesta considerazione La volevo rendere partecipe.
Le faccio di nuovo i complimenti per la qualità dei Suoi scritti e desidero ringraziare oltre a Lei anche i Cavalieri dell’Ordine che continuano a fornirci preziosi spunti sull’arte del vestire.
Cordiali saluti,
Sergio Di Filippo
01/03/03


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 01-03-2003
Cod. di rif: 185
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Libri, riviste, lavagne
Commenti:
Egregio signor Di Filippo,
l'articolo su MONSIEUR è molto più ampio ed organico dei miei gessi, sempre specifici per la loro stessa destinazione. Lo legga nella versione integrale, pubblicata qui al castello nella sezione Florilegio. La rispondenza che Lei nota tra i gessi e la mia opera sulla rivista è dovuta alla natura compatibile tra i due sistemi mediatici. Un libro sarebbe tutt'altra cosa e - ancorché non potrebbe che ricalcare alcuni princìpi - si estenderebbe molto di più in superficie e profondità, cioè nell'analisi spirituale e nel dettaglio pratico. In ogni caso non tema, ritengo un pò orgogliosamente che sia troppo difficile copiarmi e pertanto non ho paura ad anticipare il mio pensiero - seppur sinteticamente - su questa Lavagna, la parte più avanzata del mio laboratorio di ricerca.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 03-03-2003
Cod. di rif: 186
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Forgiatura d'armi
Commenti:
Carissimo Gran Maestro, insigni Cavalieri,

sono tornato al Castello dopo un periodo costellato da un infausta e lunga influenza e da due viaggi per lavoro in terre, agli antipodi per geografia e paesaggio, ma entrambe estremamente poetiche : Grecia e Langhe.
Non ero mai stato assente dal nostro maniero per un così lungo periodo e nel ritornare sento un gran clamore di armi. Si sta preparando un Marzo denso di “battaglie”.
L’idea di organizzare un ciclo stabile di laboratori di eleganza in terra felsinea è strepitosa : la possibilità di farsi cucire un abito o anche solo di conversare con il Maestro Solito, per chi non ha la possibilità di recarsi a Napoli, è irripetibile. Senza il nostro Gran Maestro cose di questo tipo sono inimmaginabili…
Salvo impegni improvvisi dell’ultima ora, ci sarò.
Rischiando l’ovvietà sono a chiederLe, Gran Maestro Maresca, se il mirabile Solito si offrirà anche per la realizzazione di giacche e pantaloni : in virtù della dilatazione temporale del calendario di incontri, è necessario programmare…il guardaroba.

Numquam servavi !

Sempre Vostro,
Lorenzo Villa



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 03-03-2003
Cod. di rif: 187
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ora capisco
Commenti:
Egregio Scudiero,
ora capisco come mai da un pò non vedevo Suoi gessi o interventi sul sito o nella posta associativa. Bentornato al castello. Alla Sua domanda risponde la prima proclamazione dell'evento, che - caso unico nella storia della sartoria - indica anche i costi per chi volesse approfittare della presenza di Solito per farsi confezionare qualche capo. Approfitto per ribadire che la cosa non è necessaria e non rappresenta lo scopo del Laboratorio, che è quello di rispondere all'esigenza di approfondimenti sulla cultura della sartoria, specie quella napoletana, e dei tessuti. Noi veterani siamo in lutto perché da quest'anno non si è più riusciti a trovare del thornproof, che De Paz reperiva presso piccoli telai inglesi. Di fronte a questa piaga, dobbiamo asoslutamente reagire facendo sapere a chi è sensibile all'argomento come stanno le cose e cercando di compattare nuclei di appassionati che possano far rivivere nateriali altrimenti destinati all'estinzione o già estinti. L'operazione ha avuto successo con l'ombrello artigianale, forse riuscirà anche con certi tessuti a rischio di scomparsa. L'aspetto il 12 a Bologna.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 04-03-2003
Cod. di rif: 188
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Corozo e sette pieghe
Commenti:
Illustre Gran Maestro,

nella mia di ieri ho dimenticato di ringraziarLa per la compagnia e il sollievo donatomi nei giorni di febbre attraverso il Suo articolo su Monsieur di Marzo : i Suoi scritti sono di penna rara e stesi con conoscenza impressionante.
In realtà la mia domanda sulla possibilità di commissionare giacche e/o pantaloni al Maestro Solito è nata dopo la lettura della presentazione dell’evento in cui veniva citato solo l’abito : ritengo a questo punto implicita la risposta affermativa.
Indagando con un sarto circa la duratura colorazione del corozo di oggi - se si ricorda ne avevamo parlato un mesetto fa - mi ha confermato la Sua tesi; il maestro è infatti alla continua ricerca di bottoni di corozo dei tempi che furono, dotati di una capacità di acquisire sfumature uniche nel tempo.
Le rubo ancora qualche istante per chiederLe la storia della cravatta a sette pieghe, presentata quasi ovunque come cravatta napoletana.

Cavallerescamente Suo,
Lorenzo Villa.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-03-2003
Cod. di rif: 189
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sette pieghe, cinque di troppo
Commenti:
Valoroso scudiero,
mi compiaccio di trovare nelle Sue parole e nelle Sue indagini un conforto alla mia osservazione sui bottoni di corozo. Poiché mi soffermo su dettagli che ad altri appaiono insignificanti o non appaiono affatto, a volte mi senbra di poter prendere della cantonate. Sono contento che questo non fosse il caso e meno contento di dover incassare un altro colpo inferto dall'industria chimica alla varietà delle cose. Veniamo alle cravatte. Quella a sette pieghe vuole riprendere il procedimento originario di confezione, quando non si usavano interni e per ottenere un pò di spessore si ripiegava il tessuto su sé stesso. E' un oggetto sontuoso, ottimo per un regalo, ma io la trovo un pò scomoda da annodarsi e troppo pesante. Personalmente faccio realizzare cravatte sfoderate alla punta, quindi senza nè fodera nè cappuccio e con orlo a fazzoletto. Un oggetto svolazzante, che si abbina alla leggerezza costruttiva delle giacche napoletane. Il mio gusto personale è quindi esattamente agli antipodi della sette pieghe, che comunque non sono nate nè vissute a Napoli. Naturalmente non posso nè voglio dire che si tratti di una soluzione di basso profilo o concettualmente sbagliata, ma io evito tutto ciò che voglia con troppa evidenza segnalare origini nobili dei capi, che vanno sussurrate da linguaggi molto più sottili. Non porto quindi iniziali alle camicie, maniche di giacca slacciate, bottoni di camicia cuciti a giglio, nè cravatte a sette pieghe.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 04-03-2003
Cod. di rif: 190
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Cravatte
Commenti:
Caro Gran Maestro,

sono fermamente convinto che le Sue cravatte vengono cucite ad arte dal Maestro Marinella. Sempre più curioso e approfittando della Sua immensa gentilezza, mi permetto di chiederLe a che altezza fa tagliare l’interno dall’estremità inferiore della pala superiore nelle cravatte sfoderate e che tipo di interno sceglie.
Sono contento di trovare nelle Sue parole una conferma ai miei dubbi sull’effettiva portabilità di questi “materassi” a sette pieghe.
Ho appreso dal Suo gesso che la cucitura a giglio è di derivazione nobile e non partenopea come molti stanno cercando di far credere; come ho avuto modo di scrivere più volte, oggi ci si inventa di tutto per scrivere nella propria vetrina la parola “Napoli”…

Eternamente grato per la Sua cortesia,

Lorenzo Villa


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Nome: Osvaldo Conforti
Data: 05-03-2003
Cod. di rif: 191
E-mail: osconforti@katamail.com
Oggetto: Halston
Commenti:
Genitile Grande Maestro,

incuriosito dagli articoli su Monsieur sono a chiederle informazioni sul negozio Halston : che capi vende? esegue su misura o su ordinazione?

Ringraziando, cordialmente saluto.

O.Conforti

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 07-03-2003
Cod. di rif: 192
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Cravatte - Allo scudiero Villa
Commenti:
Implacabile Scudiero,
vorrei ritornare sulla cucitura a giglio, che a Napoli chiamiamo a "zampa di gallina". Quando al proposito parlavo di nobiltà non mi riferivo alla nascita di questo tipo di finitura, la cui origine sarà stata contemporanea all'invenzione del bottone stesso, ma alla pretesa che essa faccia individuare la nascita artiginale - e costosa - del capo. Questo collegamento meccanico tra un particolare e il prestigio del capo è sempre pernicioso. Lo si riscontra con i mezzi punti al bavero di giacche e cappotti, con i bottoni slacciati alle maniche, coi guardoli larghi alle scarpe. Feticismo che allontana dai linguaggi sottili, dai sussurri che sono il veicolo privilegiato dell'Eleganza. Lo stesso discorso vale con le cravatte incappucciate e ora con le sette pieghe. Kiton le produce foderate della stessa seta. Un tour de force inutile, una finta raffinatezza, uno spreco di bei tessuti al costo di quasi cento Euro. Nella cravatta sfoderata, che è quella che preferisco, ma non per questo l'unica valida, gli interni sono tagliati trascersalmente poco sopra quel triangolo rovesiato formato dai due lembi ripiegati del tessuto dal lato posteriore. In questo modo il tessuto del triangolo anteriore resta completamente nudo e libero, guarnito superbamente da un orlino quasi invisibile cucito a mnao come l'orlo di un foulard. Gli interni sono in genere due: uno medio ed uno leggero. Lo spessore varia, ma io preferisco un 9 cm al massimo, se non addirittura un 8,5 minimalista.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 07-03-2003
Cod. di rif: 193
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Halston e Il Travaso delle Idee
Commenti:
Egregio signor Conforti, la ditta Halston è stata creta una diecina d'anni fa da Toni Rossi, nostro Cavaliere. Da allora ha prorposto un pò tutti i capi maschili, ma ora si sta orientando su scelte più selettive. Solo camicia, già confezionata o su misura, abiti su misura, cravatte con sete inglesi di prim'ordine e di ottimo gusto e, chicca dal successo internazionale, gemelli-scultura di grande personalità in resina o argento. Per individuare meglio questo prodotto particolarissimo, a ditta ha dato vita ad un altro marchio: Il Travaso delle Idee, che produce oggettistica. Molte cose sono visibili nel sito, raggiungibile dal nostro Libro dei Fornitori. La ditta gode infatti della nostra Patente già dal 1999.

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Nome: Osvaldo Conforti
Data: 07-03-2003
Cod. di rif: 194
E-mail: osconforti@katamail.com
Oggetto: precisazione
Commenti:
Egr. Grande Maestro,

scusi la precisazione ma mi sfugge come faccia il negozio Halston a proporre capi su-misura non essendo il propietario un sarto. Diventa un servizio di su-ordinazione o sbaglio ?

Grazie anticipatamente e cordiali saluti.

O.Conforti

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 07-03-2003
Cod. di rif: 195
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Sbaglia
Commenti:
Egregio signor Conforti,
vedo che Lei non nutre fiducia nella mia parola. Se dico su-misura non posso intendere nient'altro che questo. Rossi ovviamente non confeziona in prima persona l'abito, ma questa è prassi comune. Nemmeno Rubinacci lo fa, nè tutte le sartorie londinesi. L'avverto a questo punto che non realizza personalmente nemmeno la camicia e i gemelli. Provvedono rispettivamente un Maestro sarto, una camiciaia e un giovane scultore di grande talento. Le prove di abiti e camicie si tengono presso la ditta, che ha uno spazio attrezzato nel piano interrato.
Mi rammarico che, dopo tutto il lavoro pratico e concettuale qui prodotto, mi prenda per un imbonitore da piazza, che usa termini a casaccio.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 07-03-2003
Cod. di rif: 196
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Mi scuso per l'errore
Commenti:
Avendo effettuato un controllo, riscontro che il collegamento dal nostro Libro dei Fornitori al sito de "Il Travaso delle Idee" (www.iltravasodelleidee.it), cui avevo recentemente rinviato il signor Conforti, non è stato ancora attuato. Mi scuso per l'errore.

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Nome: Marco Clerici
Data: 12-03-2003
Cod. di rif: 197
E-mail: dwxcle@tin.it
Oggetto: Laboratori contro l'estinzione !
Commenti:
Egregio Gran Maestro,
Stimatissimi frequentatori di questa lavagna.

Con oggi prende l’avvio l’avventura del Laboratori d’Eleganza in quel di Bologna. Sebbene non presente non ho voluto essere lontano con lo spirito da chi invece questa avventura ha deciso di viverla personalmente.
Lo scopo di questa iniziativa è di divulgare il gusto del bello, di tramandare tradizioni e conoscenze da sempre bagaglio dell’uomo che vuole “vestire” e non coprirsi con indumenti senza storia e senza cultura.
È necessario per il perseguimento di tale scopo un impegno da parte di tutte le persone sensibili a questi problemi al fine di evitare l’estinguersi per sempre di queste conoscenze. Riusciranno le generazioni future ad indossare abiti fatti con gli stessi tessuti dei loro avi?
Non sia la trascuratezza dell’Uomo d’oggi ha permettere queste scempio.
Riflettendo su questi concetti ho estrapolato, da un mio quadernetto di appunti, un breve pensiero che W. Arkwright espose nel suo libro sulla razza di cani da lui preferita: i pointer.
Tale pensiero può essere applicato anche ad altri settori quali, in questo caso, tessuti o particolari tipi di lavorazioni. Pensando di fare cosa gradita riporto qui di seguito quanto scritto dall’Arkwright agli inizi del secolo scorso:
“…le buone razze d’animali, a differenza dei vini vecchi e della mobilia, non aspettano tranquillamente il risvegliarsi del buon gusto ma sono portate a scomparire e ad estinguersi nei periodi nei quali vengono trascurate…” .
Mi auguro che questa iniziativa dei Laboratori d’Eleganza non abbia vita breve ed aumenti al sensibilità degli uomini verso il buon gusto.

Dalla Lomellina baciata da uno splendido sole primaverile porgo i miei più cordiali saluti.
Oggi 12 marzo 2003

Marco Clerici


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 13-03-2003
Cod. di rif: 198
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Oggi Napoli è più vicina
Commenti:
Carissimo Gran Maestro Maresca, Cavalieri, amici di tanto nobile Porta,

mi risulta difficile guardare il monitor per scrivere queste righe poiché i miei occhi, il mio pensiero, sono fermi alla mattina di ieri.
Tessuti unici ed introvabili - che aspiravano ad essere tagliati e cuciti da una grande sartoria napoletana - hanno deliziato i nostri palati in un atmosfera conviviale e frizzante, lasciando il segno nel mio più profondo.
I Maestri Solito e l’immenso De Paz hanno a mio avviso un alchimia perfetta : il calore dei tessuti del profondo Nord inglese, l’unicità stilistico-costruttiva della grande sartoria partenopea.
La giacca del Maestro Solito, analizzata da vicino, sembra fluttuare nell’aria, libera da ogni vincolo, sciolta nella sua espressione di libertà portata all’estremo. Nello stesso Maestro e in suo figlio ritrovo il sole e il mare della città di Napoli. Una persona squisita, unica, oltre quanto mi ero immaginato.

Sarà difficile rinunciare in futuro alla possibilità di vestire un capo autenticamente napoletano e pertanto, in cuor mio, ne auspico una rituale abitudine.
Napoli, oggi, non mi sembra più così lontana…

Vostro,
Lorenzo Villa.



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 13-03-2003
Cod. di rif: 199
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Le differenze deboli
Commenti:
Cavalieri, appassionati del Guardaroba maschile,
l'incontro di ieri ha permesso a parecchi di approfondire la conoscenza con tipologie di tessuti e di manifatture poco note. Il cachemire, le mani morbide, le lucentezze sottili, per una giornata hanno lasciato il passo alle lane secche e virili, ai pesi estremi ed alla consistenza duratura, alle tessiture tradizionali della Scozia. Il tema della giornata è stato prima di tutto il tessuto e si è discusso dell'infuenza dell'industria manifatturiera su quella tessile. Non so se domani avremo ancora certi donegal, cheviot, thornproof e famiglia, ma anche se dovessero scomparire, avremo già raggiunto un grande risultato nel perpetuare la memoria della loro esistenza, della loro taciturna bellezza. De Paz, ispirato da una vita spesa tra i telai inglesi, ha illuminato il Laboratorio con la conoscenza e la passione. In verità nemmeno a Londra esiste ormai una scelta di tessuti come quella che lui pervicacemente conserva come antidoto alla banalità delle tasmaniucce usa-e-getta. Gennaro e Lugi Solito hanno illustrato alcuni dettagli e misteri della lnea napoletana, rispondendo alle domande degli intervenuti. Mi ha fatto sommamente pioacere l'intervento di un sarto, il Maestro Melchior, che per raggiungere iul nostro Laboratorio ha affrontato un viaggio da San Daniele del Friuli. La sua voglia di confrontarsi con una grande dello stile napoletano ha da sola arricchito non poìco il taglio culturale dell'evento. Visto il successo, il ciclo andrà avanti con il prossimo appuntamento previsto per il 14 Maggio. La data verrà definitivamente comunicata da questa Lavagna e dall'area Eventi, nella striscia Eventi Prossimi dedicata ai Laboratori d'Eleganza. Molto calzante, ancorché inquietante, la citazione del signor Clerici. Essa fa riflettere sul fatto che un'opera umanitaria non è solo quella - senz'altro meritoria - a tutela diretta dell'Uomo, ma può essere anche quella indiretta, a favore di quelle che chiamiamo le differenze deboli, poco conosciute e percepite. L'umanità non vive di solo pane e conservare il companatico è opera ancor più difficile, in quanto esposta a critiche e fraintedimenti. E' questo il campo d'azione dell'Ordine, dal quale non ci ritiriamo anche in presenza di forze avverse preponderanti.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 17-03-2003
Cod. di rif: 200
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Cinture e calzature
Commenti:
Illustre Gran Maestro,

nel mentre di un’accurata operazione di lucidatura di un paio di amatissime derby full-brogue mi sono interrogato sull’accostamento scarpa - cintura.
La prima domanda che mi sono posto è sul corretto colore della fibbia ad ardiglione : cromato argento o dorato - acciaio od ottone ? Posseggo entrambe le tipologie di fibbia, ma non sono mai approdato ad una decisione certa e definitiva sulla più corretta da utilizzare nelle varie occasioni.
Interessante poi il discorso sul materiale e relativa concia : pellame sempre uguale alla calzatura ?

Ripensavo poi al discorso tenuto in occasione dell’indimenticabile Laboratorio di Eleganza della passata settimana sulle ultime camicie Finollo, mestamente cucite con asole a macchina.
Un mito che crolla…a colpi di produzione velocizzata.
Per esaudire una mia curiosità - approfittando della Sua inesauribile conoscenza e gentilezza - sono a chiederLe se Turnbull&Asser realizza il su-misura con asole cucite a mano e con accortezze degne del blasone che porta.

Cavallerescamente Suo,
Lorenzo Villa.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 17-03-2003
Cod. di rif: 201
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: La "Legge dei metalli"
Commenti:
Valoroso Scudiero,
rispondo alla Sua prima domanda attenendomi alla mia "Grammatica del Vestire". Non è mai stata scritta e comunque non rappresenta una legge, ma una lettura. Come tale, opinabile. Ebbene, a mio modo di vedere, la cintura ed il metallo delle sue fibbie parlano la stessa lingua dei bottoni metallici. C'è un parallelismo perfetto in queste due sequenze: bretelle, cintura con fibbia in metallo bianco, cintura con fibbia oro e bottone a quattro buchi in corno o corozo, bottone a piede in argento, bottone a piede in oro. La scelta più classica è quella delle bretelle (o del bottone non metallico). Se si preferisce la cintura, questa porterà la fibbia in argento nelle combinazioni pomeridiane, serali e comunque formali o semi-formali, mentre avrà quella in oro per le occasioni mattutine, sportive e i genere informali. Personalmente non apprezzo la cintura sotto gli abiti completi. In questi casi faccio confezionare i pantaloni completamente puliti al bustino: senza nemmeno i passanti. Lo stesso discorso vale anche con i bottoni da blazer, dove l'argento si rivela più "serio" dell'oro. Sottolineo che questa diversa inclinazione dei metalli, dove l'oro si rivela meno impegnativo dell'argento, vale anche per la montatura degli occhiali. Ad una serata in smoking o in abito scuro si addice senz'altro meglio una montatuta in metallo bianco che una in oro o addirittura in acetato color tartaruga. Questa serie di occhiali: tartaruga, laminato bianco, laminato oro, rappresenta una terza conferma della "legge dei metallli", ovvero dell'assonanza di alcuni materiali a preferenza di altri nel ciclo mattino-pomeriggio-sera, ovvero formale-semiformale-sportivo. Vorrei un Suo parere in merito e magari quello di altri dottissimi lettori, in quanto esprimo questa mia teoria per la prima volta. Quanto a Turnbull & Asser, niente da fare: asole meccaniche. I tessuti sono invece raccomandabili per la straordinaria qualità, anche se non è facile scegliere tra le loro fantasie, edulcorate dal gusto inglese per i colori dal salmone al rosa.
Numquam Servavi!

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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 17-03-2003
Cod. di rif: 202
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Metalli e camicie
Commenti:
Illustre Gran Maestro,
con riferimento al Suo gesso relativo ai metalli, non posso far altro che concordare pienamente con Lei sul differente linguaggio dell’acciaio/oro. L’oro è infatti più vistoso, quindi meno consono ad un abbigliamento formale rispetto alla maggior “pulizia” e semplicità del metallo. Una fibbia dorata credo contrasti troppo se indossata con un formale abito scuro, al contrario risulta maggiormente valorizzata da un abbigliamento più sportivo, sia esso costituito da un abito intero o da uno spezzato. Con riferimento al gesso del sig. Villa, non posso far altro che confermare quella che a mio giudizio è una sproporzione tra il prezzo richiesto (veramente eccessivo) e la qualità offerta dalla ditta Finollo in Genova, non superiore rispetto ad altre manifatture decisamente meno costose. Si tratta ovviamente di un parere personale, e come tale lo esprimo. Approfittando della Sua disponibilità e gentilezza Le sottopongo un dilemma per me amletico: Lei come colloca l’abito blu rispetto a quello rigato (gessato) e grigio? Quale giudica il più formale e il più adatto a collocarsi un gradino sotto la black tie?
Attendo con trepidazione di leggere il Suo prossimo articolo sulla splendida rivista Monsieur.
Ringraziandola per l’attenzione cavallerescamente La saluto.

Gianluca Chiusa


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 17-03-2003
Cod. di rif: 203
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Sinfonia di Metalli
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

ho trovato molto corretta la Sua “Legge dei Metalli” sulle differenze d’uso della fibbia in oro e di quella in argento. Mi ero costruito anch’io una formulazione sistematica di principi d’esperienza di questo tipo.
Aggiungerei il concetto della completa armonia nei metalli indossati, che deve quindi necessariamente coinvolgere anche eventuali fibbie nelle calzature (monkstrap) e metallo dell’orologio da polso.
Di rigore assoluto accompagnare un bottone d’argento con relativa fibbia argentata e bottoni dorati con ardiglione dello stesso colore.
Per quanto riguarda l’ottone lo trovo bellissimo quando presenta lievi ossidature e la sua inconfondibile ed annosa “patina d’uso”.
Lascerei più libertà per l’accompagnamento di bottoni in corno e corozo : bretelle o fibbia dorata su spezzati o abiti informali, bretelle o fibbia d’argento su completi formali e semi-informali.
A questo punto mi interrogo sulla valenza di queste regole sia su pellame nero che su pellame marrone : Lei cosa ne pensa ?
Pur essendone il mio guardaroba privo, trovo interessante e di grande “sapore” l’abito cucito con pantaloni senza passanti nel cintone e che quindi comporta univocamente l’uso delle bretelle.
Non è mai troppo tardi per cominciare…

Da Parma in questa fredda serata,
Cavallerescamente Suo,
Lorenzo Villa



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 18-03-2003
Cod. di rif: 204
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ancora sui metalli, con note su Finollo
Commenti:
Vediamo un pò,
la Legge dei Metalli ha riscosso un certo consenso e Villa mi dice che anche lui vi era giunto. Questo conferma che siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo sempre evitare di dare l'impressione dei saputelli che dettano le regole. Chi ci legge sappia che stiamo parlando tra noi che capiamo e apprezziamo questo gioco, ma tutti sono liberi di fare ciò che vogliono senza che noi li si giudichi. La giuria valuta i pattinatori che si sono presentati al concorso. Quelli che vogliono solo divertirsi al parco hanno diritto a sentirsi e ad essere fuori dalla mischia. Mi rivolgo al signor Chiusa per una doppia risposta:
1 - FINOLLO
Quanto a Finollo, in passato ne ho parlato molto bene su questa stessa Lavagna. La mia opinione si era formata sul libro edito dalla ditta per i suoi primi cento anni e sull'osservazione pratica di alcuni manufatti di epoche piuttosto remote. Ultimamente, dovendo redigere un servizio sulla camicia, mi sono recato nella città della Lanterna perché intendevo parlare della storica manifattura genovese. E' opportuno dichiarare che queste trasferte sono a mio totale carico, non chidendo io compensi a MONSIEUR nè tantomeno alle aziende. Già così non sono libero di dire tutto quello che voglio, figuriamoci se prendessi soldi per scrivere! Non sto qui a raccontare l'odissea per raggiungere Genova dopo che il mio volo da Napoli era stato cancellato. In ogni modo, quando sono arrivato mi sono sembrati denari male utilizzati. I costi si rivelavano spositati (euro 570,00 per la camicia base) in confronto all'offerta di un prodotto mesto, con asole a macchina. Finollo si vanta di aver servito il Duca di Windsor, ma immagino che questi lo avrebbe fatto prendere a calcioni dal suo maggiordomo alla vista delle odierne asole pelose. Questa discussione, che non mi fa certo piacere, aveva luogo durante i lavori dell'ultimo çaboratorio, nel quale raccontavo del mio sopralluogo allo Scudiero Villa. Ora i lettori sanno come la penso e - se esiste qualcuno che va da Finollo non per il marchio, ma per qualcosa che non ho visto - potrà indicarmi la via della redenzione. Quando l'odierno patron signor Linke parla di "asole che ricordano le labbra di una bocca tirgida" non poteva certo riferirsi allo squallido prodotto che oggi smercia a caro prezzo. Ho provato a chiamarlo per commentare questo mio pensiero, ma non si èp fatto ìmai rintraciare, nè mi ha richiamato. Per me non esiste più e poiché su una rivista lo spazio va utilizzato per migliori motivi, non parlerò di lui. Non sono un giornalista e non spreco colonne per parlare male di nessuno. Posso fare a meno di lui almeno quanto lui di me.
2 - ABITI FORMALI.
Nella gerarchia del formalismo, la priroità va alle tinte unite. Pertanto, dopo lo smoking, la palma va all'abito nero, che non va dimenticato per il solo fatto di essere in disuso totale nel mondo elegante ed essre invece il suo patrimonio di sobrietà dilapidato da finti creativi che lo utilizzano con accessori di fantasia ed occasioni inadeguate. Subito dopo viene il grigio scurissimo, poi il blu e solo dopo i gessati. Questi vanno bene anche per la mattina, a patto di avere l'età o la posizione acconcia alla bisogna. Il grigio scurissimo viene usato la mattina, oltre che per i matrimoni, anche da agenti di commercio e promotori finanziari in erba, che vanno compresi per la necessità di sembrare più grandi e più credibili.
Veniamo ora ad un tema che non avevo sviluppato, proposto da Villa.
3 - ABBINAMENTO SCARPA CINTURA.
Olga Berluti, Spirito eletto del sapere estetico, arriccia il naso a sentir parlare di questo tipo di combinazione. Non posso che essere d'accordo con lei, ma occorre anche dire che per mantenere un carico sbilanciato occorre più forza. Chi senta di averla, potrà lanciarsi nell'impresa di sostenere scarpe ecintura in tinte contrastanti. In caso contrario, meglio adeguarsi ad una legge di abbinamento.
4 - ANCORA DEI METALLI.
Concordo sulla bellezza dell'ottone "vissuto", ma al proposito volgio anche dire la mia su certi metalli approssimativi. Io detesto ogni forma di brunitura o antichizzazione simulata. Il metallo potrà essere lucido o matto, spazzolato, sabbiato o brillante, ma ogni trattamento destinato a dare una patina che non sia conferita dal tempo è ai miei occhi una bruttura.

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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 18-03-2003
Cod. di rif: 205
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Finollo
Commenti:
Ill.mo Gran Maestro,
le Sue parole sono sempre per me un insegnamento. RingraziandoLa per la pronta risposta, mi rallegro nel vedere confermate le mie impressioni relative alla ditta Finollo. Non avendo la Sua esperienza e competenza, ho sussurrato quello che pensavo, pronto ad essere smentito. Approfittando di un appuntamento a Genova, ho voluto a tutti i costi conoscere quello che credevo un tempio del bello. Sapevo dei costi, ma credevo fossero giustificati dalla cura della manifattura. Tralascio la scortesia con la quale sono stato ricevuto e trattato, ma credo che quando le cifre richieste siano intorno ai 600 Euro per una camicia, sia diritto dell'avventore chiedere di visionare un capo finito. L'acquisto ad occhi chiusi non rientra nelle mie abitudini. Con riluttanza mi sono state mostrate alcune camicie pronte per la consegna e qui la delusione è stata grande: asole a macchina, "l'orrido pelo che proviene dagli inferi", come Lei lo ha argutamente definito, in bella evidenza. Gli stessi tessuti non mi sono sembrati migiori di quelli proposti da altre manifatture alla metà del prezzo. La storia ha la sua importanza, ma deve essere supportata da un presente all'altezza. Solo un consumatore attento e non attratta esclusivamenete dalla forza di un marchio può aiutare il mercato ad essere più trasparente. In questo credo che il C.O. compia per quanto possibile un'opera "storica", in quello che è l'abbattimento di falsi miti (Lattanzi e il suo finto su misura, ecc.). Concludo ricollegandomi al mio quesito sull'abito blu/grigio. La Sua risposta è come di norma per me illuminante e mi ha fatto riflettere sulla bellezza dell'abito nero, oggi purtroppo preda della moda e degli stilisti. Si tratta di un capo che vorrei riscoprire nella sua originaria bellezza e semplicità.

Cavallereschi saluti
Suo scudiero
Gianluca Chiusa

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Nome: Giampaolo Marseglia
Data: 18-03-2003
Cod. di rif: 206
E-mail: gmarseglia@yahoo.it
Oggetto: Legge dei Metalli
Commenti:
Egregio Gran Maestro,
Egregi Partecipanti alla Lavagna dell'Abbigliamento,
mi permetto di esprimere una perplessità in merito alla “Legge dei Metalli”.
Da un punto di vista cromatico anche a me il giallo dell’oro appare indubitabilmente più caldo del grigio dell’argento, dell’acciaio ed altri consimili metalli, per cui nel caso delle montature per occhiali non potrei che concordare con le sequenze ideate e proposte dal G. M., ovvero tartaruga - oro - argento = mattina - pomeriggio - sera = informale - semiformale - formale.
Dove però non sono d’accordo è nel caso degli orologi, perché un orologio più classico e dunque più formale, sia in versione da polso che eventualmente da tasca (ancor più orientato alla tradizione), dovrebbe essere a mio parere in oro; conosco sì l’esistenza delle varianti in oro bianco, ed anche l’utilizzo di metalli rari e pregiati quali il titanio (vedi orologi I.W.C.), ma sono dell’avviso che comunque un orologio in oro (beninteso parlo della sola cassa) sia più in linea con la tradizione storica, laddove uno in grigio vada meglio associato con la sportività e la modernità.
A questo punto la scelta di un classico orologio in oro, ad esempio un limpido ed ineccepibile Calatrava, imporrebbe inevitabilmente il color oro anche per la fibbia dell’eventuale cintura.
Unica scappatoia l’uso delle bretelle, indubbiamente più dandy di una normale cintura, però mi sia consentito proporre un ulteriore spunto di riflessione: è pur vero che le bretelle sono più formali, e soprattutto non spezzano l’integrità della figura (come già efficacemente più volte ribadito dal G. M.), ma non è anche vero che, mentre cinte e fibule possono vantare appunto archeologiche origini, le bretelle possono essere fatte risalire al più al 1700, per cui risultano paradossalmente più moderne delle cinture ?
Cordiali saluti a tutti
Giampaolo Marseglia


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 18-03-2003
Cod. di rif: 207
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ricordi in nero - A Gianluca Chiusa
Commenti:
Egregio signor Chiusa,
a proposito dell'abito nero, posso raccontarLe un aneddoto. Siamo nel 1984, tempo in cui nelle case da gioco il fumo si dava ancora per scontato ed io potevo frequentarle. Da quando si è cominciato a vietare o limitare il fumo in un solo Casinò, anche negli altri i tristi salutisti hanno cominciato ad infastidire noi uomini, col risultato che ormai ho dovuto rinunciare alla mia passione per l'azzardo onde evitare che il mio avana possa essere criticato da qualche ragazzino senza speranza. All'epoca giocavo due o tre volte l'anno al Casinò di Beaulieu, che aveva una clientela molto valida ed un direttore (il signor Stella) in grado di servirla ed attirarla da lontano. Quella sera si avvertiva un'atmosfera da grande occasione. I direttori di sala indossavano il loro smoking migliore, il che sottintendeva l'attesa di qualche personaggio di rilievo. Intorno alle 21 caddero i veli. Un grande tavolo di roulette, recintato da un cordone bordeaux, era stato attrezzato nell'ultima sala, quella dove una volta erano il tavolo di chemin e quelli di roulette più sostenuti. Entrava Adnan Kassoggi con la figlia Nabila ed un ignoto amico. Kassoggi è stato e forse è ancora un ottimo giocatore, ma non parlerò della sua partita e degli altri accademinenti che essa scatenò. Parliamo dei vestiti, come è giusto su questa lavagna. Lei indossava un completo gonna-top in cadì di seta color tabacco, con una linea che me lo fece attribuire certamente ad uno stilista italiano e forse, tra essi, a Valentino. I capelli, lunghissimi, erano acconciati in modo semplice ed efficace, così originale che non ho mai visto nessuno in ventinove anni ripeterlo. Di colore castano chiaro, formavano in alto un nodo del tipo che a Napoli chiamiamo "di ciuccio", cioè quello più semplice di tutti. Da esso partiva una coda che giungeva alla vita. L'effetto era affascinante, ben abbinato con la semplicità della mise, monocroma e senza alcun accessorio. Ho detto nessuno? Beh, nessun orecchino, bracciale o anello, ma una collana c'era eccome. Smeraldi e diamanti, montati con dei ponti che li sollevavano uno per uno per farli brillare ed ammirare ancor di più. Un capolavoro da nababbo che si adagiava meravigliosamente sul lungo, giovane collo della bella ereditiera. Bond non si sarebbe fatto sfuggire l'occasione di corteggiarla, ma quella sera non lo vidi. Lui portava, ed eccoci al punto, un abito di tropical nero. Il tessuto non ricordava quello dello smoking, almeno a chi sappia cosa sia uno smoking. Non era lucido, nè particolarmente lussuoso. Camicia bianca e farfalla nera completavano il tutto. Perfetto. Lo stile sopraffino che il magnate dimostrava nel gioco trovava così assonanza in questa tenuta eccezionalmente sobria, che può essere compresa ed indossata solo dai grandi.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 18-03-2003
Cod. di rif: 208
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Legge dei Metalli - art.2
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

mi trova assolutamente d’accordo sui metalli, che devono acquisire la loro “storia” sul campo e non grazie a trattamenti chimici che frodano la vista.
Molto affascinante l’abbinamento a contrasto di cintura e calzatura; ardua prova in cui, se il coraggioso riesce dalla dissonanza a fare uscire un armonia, può nascere un piccolo capolavoro.
Corretto, a mio avviso, anche il discorso del nostro Sig. Marseglia, già accennato nella mia di ieri : orologio d’oro giallo - cintura con ardiglione dorato.
Il colloquio con Lei e con gli altri amici della Lavagna è così piacevole che rilancio sulla Legge dei Metalli un secondo “articolo”. Merita infatti un importante discorso la scelta del pellame e le misure/forme della cintura. Personalmente non amo particolarmente i pellami esotici, soprattutto quelli con finitura lucida.
Trovo bello con capi informali il cervo e lo scamosciato. Anche un bel cuoio naturale, con una patina naturale data dall’eroico servizio, è un pezzo ricco di fascino, soprattutto con uno spezzato o con un abito in tweed.
Rimango in trepida attesa del Suo illuminante parere in merito.

Prima le Sue acute parole, poi la constatazione della maleducazione da parte del N.H. Chiusa, mi fanno sprofondare la maison Finollo negli Inferi.
Se si ha storia, bisogna vivere un presente e progettare un futuro che la rispettino ed onorino. Senza cedimenti.

Numquam Servavi.

Sempre Vostro,
Lorenzo Villa.




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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 18-03-2003
Cod. di rif: 209
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Casinò
Commenti:
Gent.mo Gran Maestro,
il suo gesso mi ha colpito nonchè affascinato.L'atmosfera dei casinò è in effetti irripetibile. L'estate scorsa, in occasione di un viaggio in Bretagna - Normandia, non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di passare una serata nella splendida sala da gioco di Deauville, laddove il grande Winston Churchill, Cornelius Vanderbilt amavano passare ore alle roulette e devo dire che nonostante il criminale niet all'inebriante puff la scenografia era di tutto rispetto. Smoking bianchi alla Bond in "Mai dire mai", spencer color crema stile "sud degli Stati Uniti" che avevo visto solo in fotografia, abiti scuri di grandissimo gusto, con quella nota di extravagance cara ai francesi. Vorrà perdonare la mia divagazione, ma spesso sognare ad occhi aperti aiuta ad affrontare meglio il pomeriggio e le sue parole evocative hanno avuto un effetto rinfrancante. Quale migliore antidoto contro il cattivo gusto e le brutture che immergersi ogni tanto in ambienti al di là del tempo e delle mode?L'abito nero sarà il prossimo pezzo del mio guardaroba...

Suo fedele scudiero
Gianluca Chiusa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 19-03-2003
Cod. di rif: 210
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Vediamoci due porte più in là
Commenti:
Cavaliere Chiusa,
visto l'argomento sul quale stiamo scivolando, La invito sulla Lavagna del Gioco per motivi di competenza.
G.M.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 19-03-2003
Cod. di rif: 211
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Delle cinture - Allo Scudiero Villa
Commenti:
Valoroso Scudiero Villa,
il motivo per cui una "distrazione" rispetto all'assonanza di colore e qualità di pelle tra scarpa e cinta è più apprezzabile rispetto all'identità assoluta degli stessi risiede nel fatto che quest'ultima rivela con troppa evidenza una fatica, una sottomissione forzata ad una regola. Le regole ci infliggono grandi e giusti tormenti, che restano eroici solo se non sbandierati. La perfetta stiratura di una camicia, un nodo rifatto cento volte per farlo sembrare naturale, sono l'esempio di un lavoro del quale non si avverte lo sforzo. L'acrobata sfida le leggi dell'equilibrio e della gravità, compie miracoli di elasticità e sfozi inauditi, ma sorride sereno perché la vista della sua fatica o la percezione della paura di sbagliare rovinerebbero irrimediabilmente lo spettacolo. Lasciamo quindi una certa tolleranza, in cui ciascuno trovi la propria misura.
Restando in tema di "scale musicali" che i materiali suonano per la loro diversa natura ed origine, nei pellami delle cinture gli scamosciati ed i cuoi grassi sono adatti alla fascia A (mattiniera, informale, sportiva, giovanile, abiti spezzati, senza giacca), i vitelli lucidi nei colori caldi sono della fascia B (abiti completi, pomeriggio, semi-formale, semi-serio) ed il nero è per la fascia C (sera, abito scuro, formale, grave). Qui le differenze sono meno nette e l'anzianità d'uso potrà influire sull'utilizzo. Resta difficile da classificare la cintura di coccodrillo, la più bella di tutte. Nei colori golden o cognac starà benissimo nelle situazioni A e B, mentre un tocco più scura, dal tabacco ai rossi fino al nero, militerà con successo anche nelle formazioni C.
Le dimensioni resteranno confinate intorno ai tre centimetri, ma gli scamosciati e i cuoi grassi potranno in qualche caso concedersi una leggera esuberanza. Importantissima e severa la normativa seguente sulla finitura dei due passanti: lisci su cinta liscia e bombati su cinta imbottita. Qui non possono esservi eccezioni.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 19-03-2003
Cod. di rif: 212
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Scarpe marroni
Commenti:
Stimatissimo Gran Maestro,

in appendice alla Legge dei Metalli, attraverso la quale, grazie ai Suoi gessi, ho approfondito non poco la mia conoscenza, mi preme porLe la domanda sulla possibilità di calzare anche con abiti formali - ad esempio ad una cena - una scarpa in cuoio marrone con relativa cintura o bretelle.
Durante la cena in onore di Olga Berluti non ho potuto infatti evitare di notare parecchie scarpe marroni salite sul desco durante il sacro rito del cirage.
La cosa mi ha fatto molto piacere poichè, pur ritenendo una scarpa nera obbligatoria in alcune occasioni, ho una predilezione per le stringate in cuoio marrone.

Cavallereschi saluti da Parma,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 19-03-2003
Cod. di rif: 213
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Scelte esoteriche
Commenti:
Instancabile Scudiero,
la tenuta formale richiede le scarpe nere. Un abito formale, utilizzato in una situazione non canocica, si può abbinare benissimo a calzature di colori bruni.Lei ha giustamente notato nella serata di gala inonore di Olga Berluti cohe molti gentiluomini lustravano scarpe marroni. Le serate di Cirage non vanno prese ad esempio. L'invito, infatti, richiedeva l'abito scuro, ma espressamente autorizzava ed anzi esortava a scegliere la scarpa per il solo legame affettivo che vi legava il convitato e non per l'abbinamento all'ìabito. Portate la scarpa che amate, non cercate quella giusta. Era questo il messaggio. Infatti, tutti i quarantasette invitati che compaiono nelle foto e nel filmato indossavano completi scuri e camicia bianca, ma molti avevano scarpe non abbinate allo sfarzo dell'occasione. La cosa si giustifica alla luce di considerazioni che non posso spiegare in questa sede, perché la loro natura non attiene alla scienza del vestire, ma al suo sentimento ed alla sua parte esoterica. O si capiscono da soli o si criticano in compagnia.

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Nome: Andrea Rizzoli
Data: 20-03-2003
Cod. di rif: 214
E-mail: andrea.rizzoli@nuovaitalmatic.it
Oggetto: Alcune considerazioni.
Commenti:
Egregi cavalieri,
alla luce di quanto scritto su questa lavagna a proposito di metalli e pellame, sorgono alcune considerazioni ed inevitabili quesiti.
1) Le regole mutano, come è ovvio aspettarsi, nel corso del tempo: mi riferisco, in particolare, alla coordinazione tra cintura e scarpe. Devo ammettere un certo disorientamento.
2) Trovo molto interesante la legge dei metalli: data l'autorevole fonte, credo si debba tenere nella massima considerazione tale legge, avendo anche fornito un nuovo elemento grammaticale per il nostro vestire.
3) Concordo con la necessità delle scarpe nere nelle situazioni più formali: a riguardo, per "scarpe nere" credo si debba intendere il modello oxford completamente liscio. Esiste ancora una scala di formalità delle scarpe (dalle oxford ai mocassini, dalle lisce alle decorate)?
4) A questo punto, mi sento di dire che più l'occasione è formale, più la tenuta deve essere lineare e pulita (anche tornando all'abbinamento scarpe-cintura, per chi non vuole indossare le bretelle).
Cordiali saluti, Andrea Rizzoli.
P.S. Vorrei ringraziare il Gran Maestro per la magnifica giornata del 12 marzo, un evento a dir poco incredibile, reso straordinario dalla disponibilità e gentilezza offerte da campioni inimitabili di eleganza e di stile.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 20-03-2003
Cod. di rif: 215
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Nero assoluto
Commenti:
Caro Gran Maestro,

un occasione formale non può che indurre un gentiluomo ad indossare completo scuro e scarpe nere. E’ possibile però lasciare un piccolo spazio di azione anche per la sera ?
Ho visto alcune immagini di eventi passati – Adunanza del 22 Settembre 2001 a Bologna e la I Notte degli Avana in Napoli - in cui vi erano uomini in abito scuro e scarpe marroni.
L’insieme, a mio umile parere, non pareva blasfemo; spero però di non essere influenzato dalla mia passione per il cuoio marrone…

Cavallerescamente Suo,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 21-03-2003
Cod. di rif: 216
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ricerca e non cattedra - Al signor Rizzoli
Commenti:
Lettori, appassionati,
non è inopportuno ripetere ad ogni occasione che da queste Lavagne non si dettano regole, nè si danno suggerimenti non richiesti. Accettando noi tutti la premessa che l'abbigliamento è un linguaggio, lo scopo degli interventi è quello di capirne il funzionamento. Le convenzioni del vestire sono come le regole grammaticali: esistono prima e a prescindere dai linguisti, che non fanno altro che individuarle, passando dall'osservazione del particolare alla comprensione del fenomeno generale. Come una lingua, anche questo mondo del vestire è vario in senso geografico e sempre mutevole in senso cronologico, sicché quello che si dice qui ed oggi può non essere valido domani o in altro luogo. A complicare le cose, vi sono poi i gerghi ed i dialetti. In questa babele, in questa nebbia di possibilità, lo studioso deve credere in alcuni punti fermi. In caso contrario, nemmeno una bussola potrà essergli utile ad orientarsi.
Queste considerazioni sono necessarie a chiarire che qui si fa ricerca e non cattedra.
Quanto alla perplessità dell'ottimo Rizzoli, la coordinazione tra cintura e scarpe non è una regola, ma potrà essere utilmente perseguita da quanti non la sentano come una forzatura. Non è proprio come coordinare cravatta e pochette, il che rappresenta un'infamità senza scampo.
Il signor Rizzoli introduce il tema della formalità nella scarpa. Naturalmente esiste, ed è quella da lui accennata. Esistono però uomini che calzano sempre derby, sicché al loro piede una derby liscia e nera è gia il top del formale. Insomma va considerato anche un aspetto di storia personale, in questo come in molti altri casi. L'importante è averla, questa storia personale e questo è uno dei motivi per cui al magistero dell'Eleganza non si giunge che piuttosto avanti negli anni.
Al signor Rizzoli indirizzo un ringraziamento per essere intervenuto al primo Laboratorio di Eleganza, dandomi l'occasione di conoscerlo di persona.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 21-03-2003
Cod. di rif: 217
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Anche i Cavalieri sbagliano - A L. Villa
Commenti:
Sotto un profilo cromatico, la scarpa nei colori bruni è più intonata alla maggioranza degli abiti. La situazione formale ha carattere omologante ed impone una rinuncia ai personalismi in favore di qualcosa che somigli ad un uniforme. In questo adeguamento ad una regola che comprime l'orgoglio, limita l'estro, frena l'individualismo, è tutta la sublime altezza della situazione formale. In una cerimonia ognuno svolge un ruolo, come in un esercito e pertanto dovrà attenersi ad un'uniforme. Sdrammatizzare o voler dimostrare di essere più bravo non è utile alla causa. L'uomo elegante come io lo intendo accetterà di buon grado il giogo e si sentirà anzi felice di calzare una scarpa nera sotto l'abito blu, dove in termini estetici andrebbe meglio quella bordeaux. Quanto agli eventi da Lei citati, la nìNotte degli Avana si tenne in una giornata estiva, su di un terrazzo, con cena a buffet e non era quindi propriamente una situazione formale. Diciamo che poteva anche non essere percepita da tutti cme tale. In un'adunanza con cena a posti assegnati, numero chiuso, in un salone così esclusivo da non essere stato concesso dopo di noi che al Presidente del Consiglio (e mi riferisco alla nostra Adunanza del Novembre 2001 nell'immensa Sala Farnese del Palazzo Comunale di Bologna, di cui Lei parla), si trattava di una situazione formale, eccome. I Cavalieri intervenuti senza scarpa nera hanno sbagliato, perché proprio noi dobbiamo limitare quell'inutile sdrammatizzazione, che sgretola il ruolo e l'immaginazione maschili.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 26-03-2003
Cod. di rif: 218
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Colli di camicia
Commenti:
Caro Gran Maestro,

ieri sera durante una conversazione con la mia camiciaia lamentavo l’esecuzione troppo bassa del piede anteriore del collo di alcune mie ultime camicie. Questo è a mio avviso responsabile di uno schiacciamento sullo sparato delle vele e di uno spiacevole insaccamento del nodo della cravatta.
Quanto misura l’altezza del piede anteriore dei Suoi colli, sempre importanti e altisonanti ?
Togliendo le briglie alla mia infinita voglia di conoscenza mi permetto di chiederLe inoltre se usa lo stesso tipo di interno nel collo e nei polsi.

Cavallerescamente Suo,
Lorenzo Villa



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 27-03-2003
Cod. di rif: 221
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Colli e polsini
Commenti:
Egregio, insostituibile Scudiero,
l'altezza della pistagna delle mie camicie è di 3,5 c.m all'anteriore e sale a 4,00 ed oltre dietro. Non mi prensa però a modello, perché ognuno deve seguire la sua stella, secondo la grandezza dei nodi che preferisce, l'altezza del collo come organo fisico e lo sviluppo del collo della giacca. Uso interni di pesi diversi, in genere più pesanti al collo che ai polsi. A volte ho fatto cinfeziuonare camicie senza interni, da usare con cravatta a farfalla e polsini rivoltati. Uso un polsino di 8,5 cm e quindi posso girarne quasi un paio, ma è cosa che faccio di rado, qaundo ho l'estro letterario (era un vezzo di grandi intellettuali, da Cocteau a Sartre). Citazioni, insomma, ma del resto il Piacere del vestire noin è slo nel creare, ma anche nel leggere.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 02-04-2003
Cod. di rif: 222
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Cravatte "piazzate".
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,

lo sfogliare Monsieur di Aprile sul divano fumando uno dei miei Cervantes preferiti (Fonseca No.1), mi ha fatto tornare ad un discorso di qualche tempo fa con il Sig.Boschi, titolare dell’omonimo negozio di abbigliamento a Parma.
All’interno della rivista compare infatti tra le prime pagine la pubblicità di Marinella. In questa non ho mancato di notare che le cravatte fotografate non erano “piazzate” : con il Signor Boschi definimmo piazzata una cravatta che presenta la perfetta simmetria di disegno nel triangolo rovesciato della pala anteriore. Questa pratica comporta un maggior spreco di tessuto e non permette lo sfruttamento di ogni centimetro quadrato dello stesso. Ho quindi sempre ritenuto superiore una cravatta con questa caratteristica piuttosto che quella tagliata a “caso” nel disegno della seta o del cachemire.
Il mio ragionamento è corretto ?
Posseggo alcune cravatte di Marinella e tutte quante sono completamente simmetriche nel disegno della fantasia, come se uno specchio fosse posto nella mezzeria che parte dall’angolo inferiore.

Fedelmente Suo,
Lorenzo Villa



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 02-04-2003
Cod. di rif: 223
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Centratura
Commenti:
Egregio Scudiero dr. Villa,
vedo che è sempre all'erta. Ho verificato la Sua osservazione ed ho riscontrato che la censura è pertinente, soprattutto con riferimento alla fantasia a quadri. Dedicherò il prossimo viaggio di Vestirsi Uomo alla cravatta, anzi l'ho già dedicato. Vista l'occasione, estraggo in anteprima un brano di questo pezzo, che leggerà pubblicato a fine mese da MONSIEUR e subito dopo nel Florilegio di questo sito.:

"Molto importanti sono la centratura dei disegni lungo tutta la gamba ed un taglio che sia perfettamente a 45 gradi. La cravatta fatta a mano offre maggiori garanzie di centratura, perché viene realizzata tagliando singolarmente ogni square, mentre nella produzione di serie si utilizzano taglierine che sagomano anche trecento pezzi alla volta. In queste condizioni un controllo su tutto il pacchetto risulta impossibile ed il disegno può risultare fuori asse."

Come vedrà, questo articolo in particolare è molto più letterario che tecnico, ma comunque avevo affrontato lo stesso problema. Proseguo col dire che non è una questione di spreco di tessuto. Una cravatta viene tagliata da square standard, che per gli stampati hanno 100 cm di altezza per 65 cm di larghezza tra le cimose e per i raps e jacquard hanno 70 cm di altezza e 80 cm di larghezza. Solo Hermes, che ha telai da foulard, lavora con un twill altezza 90 cm. Ogni square viene diviso in due da una diagonale e lavorato. La mancata centratura non genera risparmio di tessuto, ma di tempo. Le cravatte fatte totalmente a mano, cioè una per una e tagliate con la forbice, possono essere rigorosamente controllate (vedrà presto illustrata quest'operazione nella scheda del Portico dei Maestri che il Cavalleresco Ordine dedicherà proprio al laboratorio di Marinella). Anche se sono tutte cucite a mano, evidentemente alcuni tessuti delle cravatte di Marinella vengono tagliati a pacchetti. Coloro che sanno, eviteranno di scegliere proprio quelle. Marinella ha tre laboratori, di cui uno a Via Vannella Gaetani n. 27 in Napoli, che è quello che verrà illustrato nel Portico e dove vengono lavorate una per una tutte le cravatte ordinate su misure personali del cliente. Vi è poi la manifattura del Parco San Paolo, sempre a Napoli, che lavora anch'essa totalmente a mano. Nei periodi di maggior richiesta, da Ottobre fino all'Epifania, entra in funzione un terzo laboratorio, che non conosco e che credo sia responsabile di questi difetti. Ricordiamo a tutti che stiamo ragionando di lana caprina e che comunque poche altre ditte conservano la manifattura in città e addirittura, come in questoi caso, a poche decine di metri dalla casa madre. Quando si legge E.MARINELLA - Napoli, si tratta di qualcosa veramente fatto a Napoli e non a Grumo Nevano o a Taiwan. Segnalerò comunque l'osservazione al nostro amato Socio Fondatore Maurizio, sulla cui importanza nel panorama della cravatta leggerà presto le mie dichiarazioni.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 02-04-2003
Cod. di rif: 224
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Mancanza di simmetrie
Commenti:
Caro Gran Maestro Giancarlo Maresca,

ho trovato molto interessanti Le Sue precisazioni in merito al taglio e agli squares utilizzati.
Maurizio Marinella è un grandissimo Maestro e confeziona delle autentiche opere d’arte; Lei ha scritto una cosa stupenda : “ La sua cravatta è imitabile, ma non riproducibile”.
Molto probabilmente si tratta di cravatte di produzione seriale, destinate alla vendita immediata e non cucite nei laboratori di riferimento; dispiace solo di vederle offerte a migliaia di occhi su di una rivista come Monsieur. Mi faccia sapere cosa Le dirà Re Maurizio a tal proposito. Per quel che mi riguarda non vedo l’ora di leggere il Suo articolo su Monsieur di Maggio.
A proposito del famoso nome da Lei citato, “Hermes”, sono a chiedere il Suo autorevolissimo parere in merito. Io personalmente non posseggo cravatte della maison parigina : non hanno mai avuto successo nel mio guardaroba. Sono entrato spesso in boutiques Hermes ma ne sono uscito sempre a mani vuote, senza entusiasmo…

Cavallerescamente da Parma in questo uggioso pomeriggio,
Suo Lorenzo Villa.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 02-04-2003
Cod. di rif: 225
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Atlante storico-geografico della cravatta
Commenti:
Egregio Villa,
sono pochi gli occhi che sanno dove guardare e cosa. In ogni caso, si tratta di un peccato veniale. Se guarda i cataloghi di Brigg's vedrà ben di peggio: manici scurvati che fanno intendere come gli addetti alle relazioni pubbliche e commerciali di questa stessa ditta non hanno alcuna idea di dove risieda il pregio di un ombrello. Almeno Marinella ha la scusante che le foto promozionali vengono fatte in laboratori fotografici e non ha certo scelto lui personalmente i pezzi da immortalare.
Quanto ad Hermes, chi ama Marinella difficilmente potrà apprezzare fino in fondo lo stile di questa grandissima casa. Nel mio pezzo su MONSIEUR enuncio una differenziazione per aree geograficho-culturali che non era mai stata proposta, individuando tre scuole: quella inglese, quella francese e quella italiana o comasca. Marinella, ancorché non inglese per nascita e sde, è oggi il paladino più serio e severo di questo stile che senza di lui morirebbe in poco tempo. I suoi ordinativi, infatti, mantengono in vita intere manifatture d'oltremanica. Inoltre nessun altro ha il tocco e l'autorità per trattare un articolo che lontano dalle magia delle sue mani fatate sembra difficilmente commerciabile.
Hermes è ovviamente un campione della scuola francese, il cui più estremo rappresentante mi sembra però essere il piccolo grande Charvet.
Qualche postilla, anche più vasta di quella che leggerà, andrebbe dedicata alla produzione americana, che trova in un nome come Robert Talbott un produttore che ancora si orienta alla qualità estrema dei tessuti, pur rimanendo in una manifattura classica, con una palette di colori e riflessi della migliore scuola anglosassone.

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Nome: Prefettura Cavalleresca di Napoli
Data: 03-04-2003
Cod. di rif: 226
E-mail: icampanino@libero.it
Oggetto: Dejeuner sur l'erbe
Commenti:
La Prefettura Napolitana,

in occasione delle tradizionali escursioni di Lunedì in Albis, vorrebbe permettere ai Nobilissimi Cavalieri di godere delle prime belle giornate senza rinunciare ai propri costumi, rispettosi dell'estetica negli oggetti e nei comportamenti. Pertanto ha in animo di organizzare un

dèjeuner sur l'erbe
per il giorno 21 aprile 2002 dalle ore 11.30

L'incontro, destinato alle famiglie, avrà luogo nei giardini della settecentesca Villa Porfidia in Recale (CE) nei pressi della Reggia. Lo splendido sito, esteso su 1,5 ettari, è disegnato in parte con viali a siepi e alberi sagomati, secondo il modello dei giardini all'italiana, in parte all'inglese. Illustri i nomi dei nostri predecessori. Fu qui che Lady Emma Hamilton creò il suo centro di influenza sulla Corte di Re Ferdinando e di Maria Carolina. Il dèjeuner verrà servito sui buffet di pietra vesuviana, senza uso di esecrande stoviglie usa-e-getta. Una tenuta dei Cavalieri e delle loro Dame consona alla situazione, che i frequentatori di questa porta sapranno apprezzare in modo particolare, sarà una gioia per gli occhi ed un antidoto alla banalità, facendo in modo che la giornata resti memorabile. Stante la particolare giornata, sono invitati tutti i Cavalieri, i loro familiari, i loro amici e tutti coloro che frequentano questo catello. In presenza di un congruo numero di bambini, è previsto un servizio di animazione. Le esigenze di un'organizzazione meticolosa e "aristocratica" fa prevedere un costo piuttosto elevato della manifestazione. Certi giochi hanno il loro prezzo e del resto tutto l'impianto viene aperto ed attrezzato con adeguati arredi esclusivamente per noi e lungo tutta la giornata, con visite guidate ai siti artistici, sulle quali non ci dilunghiamo. La quota pro capite è prevista in un massimo di Euro 70.00 per ogni adulto e si ridurrà secondo il numero dei partecipanti. I bambini partecipano gratuitamente. Per evidenti esigenze organizzative, i Cavalieri e tutti coloro che intendano partecipare dovranno confermare la loro partecipazione con mail all'indirizzo icampanino@libero.it , ovvero telefonicamente al 347.7169999. La cura dei dettagli e l'impegno organizzativo comportano che le prenotazioni siano obbligatorie ed impegnative alla partecipazione. Esse dovranno pervenire entro il termine ultimo del 10 aprile. Qualora non si raggiunga un minimo di quaranta partecipanti, rimanderemo al prossimo anno.

Da Napoli, oggi tre aprile duemila tre.
Numquam Servavi

Il Prefetto
Giosi Campanino di S. Giovanni

N.B. Villa Porfidia dista da Napoli circa 30 Km; uscita A1 Caserta Sud - Proseguire verso Caserta sul Vialone Carlo III; al penultimo semaforo girare a sinistra seguendo l'indicazione Recale

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 03-04-2003
Cod. di rif: 227
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Scheda del Maestro Marinella
Commenti:
Carissimo Gran Maestro,

non resistito a farLe i miei più sinceri complimenti per la scheda di Marinella all’interno del Portico dei Maestri : esaustiva, accurata, affascinante…mette voglia di essere li, ad accarezzare sete e a parlare con Maurizio.

Con la mente a Napoli, cavallerescamente La saluto.
Lorenzo Villa


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Nome: Alessandro Fantini
Data: 04-04-2003
Cod. di rif: 228
E-mail: info@studiofantinisas.com
Oggetto: Camicie
Commenti:
Gent.le Gran Maestro,

mi chiamo Alessandro Fantini e scrivo da Modena.
Vorrei complimentarmi per il suo articolo di Monsieur sulle camicie. Io in particolare sono un grande amante della camicia e sono sempre alla ricerca di migliorie. Mi complimento inoltre anche con il Dott. Villa che lascia bellissime tracce su questa e sulle altre lavagne dell’ordine.
Per soddisfare questa esigenza di miglioria continua le porgo alcune domande. Spero nella sua gentilezza :
Nei colli delle sue camicie usa le stecche ? Sono estraibili ?
Dalle sue righe capisco che ama i colli morbidi ma nelle sue foto noto sempre un collo alto e senza cedimenti. Come fa a coniugare le due esigenze ?
I due bottoni dei polsi li allaccia sempre contemporaneamente ?
Sul davanti della camicia usa il cannolo ? Ho letto che usa una pistagna di 3,5 cm sul davanti. La volta quanto è lunga invece ?

Nella speranza di non averla infastidita le porgo i miei più cordiali saluti.

Alessandro Fantini - MO


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-04-2003
Cod. di rif: 229
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Nostalgia di Raffaelina - Al sig. Fantini
Commenti:
Egregio signor Fantini,
La ringrazio dei favorevoli commenti sul mio lavoro per MONSIEUR, che continuerà a lungo, e concordo sui complimenti a Villa.
Veniamo alle camicie. Nel mio articolo cerco di essere abbastanza imparziale tra colli a duna di sabbia ed a lastra d'acciaio. L'importante è che siano costruiti con interni naturali. In genere porto il collo di media morbidezza, irrigidito da un paio di stecche in tartaruga naturale che, come tutto il resto, mi sono fatto costruire su misura. La tartaruga è leggera e flessibile ed io la utilizzo moltissimo, anche per gli occhiali da sole, il fermasoldi, qualche portasigari etc. Spesso indosso la camicia senza stecche, secondo l'estro e le necessità espressive. La rivolta misura 8,5 cm nella misura classica e 9 cm nei button down. Faccio costruire dei polsi molto aderenti e lascio sbottonato il bottone finale. Mai, negli ultimi venticinque anni, ho fatto costruire una camicia col cannolo all'anteriore. Conservo solo qualche esemplare della mia gioventù, che non elimino dai cassetti per la straordinaria qualità delle asole, reperti di una qualità oggi irripetibile. Erano realizzate da una camiciaia sorrentina, erede della secolare tradizione locale del cucito di qualità e del ricamo. Un bottone ed un'asola di questa Maestro non si disfacevano mai. Si chiamava Raffaelina ed è viva e vegeta, ma non lavora più da decenni.

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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 04-04-2003
Cod. di rif: 230
E-mail: gchius @libero.it
Oggetto: Abito blu e bottoni
Commenti:
Ill.mo Gran Maestro,
sono di nuovo ad approfittare della Sua scienza nonchè della Sua gentilezza per dirimere un dubbio che mi “tormenta” da qualche giorno. Ho deciso di utilizzare una pezza di uno splendido tessuto Woodhouse, blu scuro, di spessore e tocco virili, acquistata un paio di anni fa a Milano presso la nobile ditta Guenzati per farmi confezionare un abito tre pezzi. Mi trovo però indeciso per quanto riguarda la scelta dei bottoni. Una mia ahimè compianta zia sarta mi ha lasciato una scorta di bottoni molto belli,datati anni 50-60, tra i quali spicca una serie di bottoni in madreperla blu. Possono essere adatti all'abito essendo di una tonalità molto più chiara rispetto al blu del tessuto o mal si addicono a un abito comunque "austero"?
La ringrazio sin d'ora per la Sua dispinibilità e colgo l'occasione per complimentarmi con Lei per gli splendidi contributi sul vestire uomo pubblicati sulla rivista Monsieur.

Suo scudiero
Gianluca Chiusa

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 04-04-2003
Cod. di rif: 231
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Jamais
Commenti:
Egregio Scudiero,
comprendo la voglia di utilizzare i bei bottoni in suo possesso, ma se sono piuttosto chiari deve assolutamente resistere alla tentazione di farlo in questo momento, con il tre pezzi blu. Perfetti sarebbero in corno nero, che oggi non si trova più, ma vale la pena cercarli. Mi sembra che nel Portico delle Spezie rare si possa trovare qualche segnalazione in merito. Io ne ho una scorta, acqusitata da una merceria in Via della Croce a Roma. Brutte notizie: ha chiuso l'anno scorso. In mancanza dei corni, utilizzi un corozo, badando che il bottone sia sempre più scuro del tessuto.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 07-04-2003
Cod. di rif: 232
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Pistagna & Rivolta
Commenti:
Caro Gran Maestro,

ieri mattina mentre ordinavo alcune mie camicie nel guardaroba, ripensavo ai Suoi gessi.
La certezza della Sua infinita pazienza, unita alla Sua inesauribile disponibilità, mi fanno approfittare del Suo tempo per chiederLe due piccole precisazioni.
Con una pistagna anteriore di 3,5 cm chiude il collo con un singolo bottone ?
Una rivolta di 8,5 cm Le permette di mantenere il collo della camicia ben incastonato sotto quello della giacca anche quando quest’ultima è sbottonata ?

RingraziandoLa per il sapere che ha sempre la cortesia di donarmi, Cavallerescamente La saluto.

Suo fedele Scudiero
Lorenzo Villa



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 07-04-2003
Cod. di rif: 233
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Ancora sui colli
Commenti:
Egregio Villa,
Lei che è un frequentatore assiduo delle Lavagne avrà notato che su questa dell'abbigliamento abbiamo sperimentato nuovi dispositivi. Ora è possibile anche effettuare una ricerca nominativa, nonché disporre dell'elecazione cronologica continua di tutti i gessi.
Veniamo alla camicia. Non mi piacciono i colli molto alti e non ricorro mai al doppio bottone. Una pistagna di 3,5 cm è oggi considerata piuttosto bassa e non lo richiede. La mia rivolta è ovviamente calibrata per restare nascosta sotto i colli della giacca in qualsiasi situazione. Nella geometria del primo occhio (veda per questa definizione la seconda puntata di Vestirsi Uomo, in edicola e qui nel sito alla pagina Florilegio) non ha importanza solo la lunghezza delle due "vele", ma anche l'angolo che formano. Un'apertura netta, alla francese, cioè pari o di poco inferiore ai 180°, sfrutta tutta la lunghezza del collo, mentre angoli più chiusi fanno in modo che i vertici dei colli guardino più verso il basso che verso le spalle. Influisce anche l'accollatura delle giacche, che nelle migliori sartorie è alta e stabile, mantenendo l'abbraccio tra baveri giacca e colli camicia in ogni situazione.
Correttamente Lei attribusce la massima importanza al fatto che il collo camicia resti sempre sotto al collo giacca. Solo un'altra cosa è altrettanto importante (e difficile): il meccanismo per cui il polso della camicia si rivela per un cm circa, uscendo dalla manica della giacca.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 07-04-2003
Cod. di rif: 234
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: La Cattedrale e il suo architetto
Commenti:
Gentilissimo Gran Maestro,

già stamane apprezzavo la mirabile introduzione di un elenco complessivo di tutti i gessi suddivisi per autore.
Cosa dire ? Il Cavalleresco Ordine sta erigendo una cattedrale gotica in pieno deserto sahariano.
E il merito è nel suo Maestro architetto : l’ineguagliabile Gran Maestro.

La Sua risposta ha chiarito tutti i miei dubbi. Come sempre.

Cavallerescamente da Parma in questa gelida serata,
Suo
Lorenzo Villa


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Nome: Gianluca Chiusa
Data: 08-04-2003
Cod. di rif: 235
E-mail: gchius@libero.it
Oggetto: Bottoni in corno
Commenti:
Ill.mo Gran Maestro,
i Suoi insegnamenti sono per me sempre preziosi. RingraziandoLa per la risposta, come Sua abitudine solerte e puntuale, Le segnalo che mi sono già attivato alla ricerca di bottoni in corno nero da abbinare al mio Woodhouse, sfruttando anche alcune preziose segnalazioni apparse sul "fondaco delle spezie rare".
Leggo tra l'altro che il 14 maggio in occasione dei "Laboratori di eleganza" sarà presentato un esemplare di Peron & Peron realizzato con il prezioso cordovan AAA. Un motivo in più per non mancare.
Cavallerscamente in questa luminosa ma gelida mattina, Suo scudiero

Gianluca Chiusa

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Nome: Filippo Loretoni
Data: 08-04-2003
Cod. di rif: 236
E-mail: filippo@clab.it
Oggetto: primo incontro con la giacca napoletana
Commenti:
Egregio Gran Maestro,

Venerdi scorso i miei impegni di lavoro mi hanno portato a Napoli, per partecipare ad una importante riunione.
Il cliente che ho incontrato mi ha, inconsapevolmente, fatto uno dei piu' graditi regali che abbia ricevuto: la vista di una giacca di foggia Napoletana.

Devo infatti precisare che, nonostante le molte descrizioni lette e le foto passate al setaccio, non avevo mai avuto occasione di vedere un simile capo dal vero.
l'effetto e' stato assolutamente sconvolgente. Sono rimasto oltremodo colpito dalla morbidezza, dall'aspetto confortevole e dalla vestibilita' che il capo dimostrava.
La giacca sembrava quasi montata su un cuscino d'aria, tanta era la leggerezza che trasmetteva.
Non ho la competenza per giudicare la bonta' delle finiture ma posso senza dubbio dire che il colpo d'occhio era superbo.

Unico neo: nonostante le mie insistenze il cliente non ha voluto rivelare il nome del proprio sarto.

Ho deciso comunque di tornare ancora una volta a respirare l'aria di Napoli questo Sabato, per concedermi una visita all'atelier di Marinella, per invidiare segretamente quanti hanno la fortuna di vivere in questa citta' cosi' affascinante e per sognare di avere il tempo necessario ad ordinare un capo su misura ad un Maestro napoletano.

Cordialmente
Filippo Loretoni

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Nome: Alessandro Fantini
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 237
E-mail: info@studiofantinisas.com
Oggetto: Sarto di Napoli sempre presente
Commenti:
Egr. Gran Maestro,

ho letto con interesse tanta posta qui all’interno del sito e non mai trovato, ripeto mai, altrove un simile rigore e una così sicura ricerca della bellezza. Complimenti a tutti i cavalieri ! Che elevatezza !
Da appassionato di vestire sono molto stregato dall’iniziativa del sarto Solito a Bologna. Mi rammarica leggere che non si sa se sarà una cosa che durerà nel tempo. Mi piacerebbe provare un sarto napoletano ma questo se c’è la certezza che le sue visite siano continuative (anche se solo 4-5 volta l’anno). Se ordino un abito e ne sono contento, come sicuramente sarà, cosa faccio se poi lui decide di non venire più ? Se dopo due mesi voglio un paio di pantaloni e dopo tre mesi una giacca sportiva ? La vostra iniziativa è di un livello eccezionale ma proprio per questo abituerete i frequentaori a qualcosa di irrinunciabile nell’avvenire. Come fare ?

Cordiali Saluti.

Alessandro Fantini - Modena


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 238
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Invito a Napoli
Commenti:
Egregio signor Loretoni,
mi rallegro dell'entusiasmo che ha suscitato in Lei la visione di una giacca napoletana all'opera. Ancor più mi compiaccio della riservatezza dell'ignoto proprietario, che dimostra quanto a Napoli noi si prenda sul serio la faccenda. In qualsiasi altra città si sarebbero fatti un vanto di dire: vado dal tal Gran Nome, ovvero ho scoperto il tale Piccolo Sconosciuto. La gelosia del Suo cliente è il segno tangibile dell'amore e deve considerarlo come tale, non come scostumatezza. Si tratta di comportamenti che vanno additati come esempio. Come Cavalieri simo favorevoli alla circolazione delle informazioni per la diffusione della scienza e della cultura, ma non tutti devono pensarla allo stesso modo.
Come ha visto dall'opera dei Laboratori, stiamo avvicinando la sartoria napoletana al nord Italia, che qui ne manifestava il desiderio attraverso accorate lettere di vari appassionati.
Sabato sono a pranzo con Pippo dalla Vecchia sul vecchio Pilgrim, la sua barca. Non mi perdo queste occasioni per nulla al mondo, perché la cucina, l'accoglienza e la conversazione del Presidente non hanno eguali al mondo. Compatibilmente con gli orari, quale nostro vecchio simpatizante, registrato qui al Castello dal 21 Agosto 2002, se come dice nel Suo gesso sarà a Napoli in tale data, La invito ad un aperitivo al Reale Yacht Club Canottieri Savoia.
Si trova a Santa Lucia, di fronte all'Hotel Santa Lucia. Se arriva prima di me, dichiari di essere ospite dell' Avv. Maresca e cominci a gustarsi l'atmosfera.
Io sarò lì alle 13.00.
R.S.V.P.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 239
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Certezze - Al signor Fantini
Commenti:
Egregio signor Fantini,
il Suo gesso mi offre l'occasione di segnalare che il successo del primo Laboratorio ha innescato una programmazione che coprirà certamente tutto il 2003. Di due mesi in due mesi, si andrà avanti certamente a lungo. In ogni caso, posso fugare i Suoi timori. In primo luogo, e questo lo dico agli altri lettori più che a Lei, che vedo deciso all'attacco, la partecipazione ai Laboratori non viene considerata vincolante ad acquisti. Questo non è l'autobus su cui vi fanno salire per vendervi le pentole. L'attività cavalleresca mira alla diffusione ed all'approfondimento culturale ed i Laboratori sono un luogo di confronto. La conoscenza genererà da sola ed indirettamente i consumi che noi chiamiamo "umanistici", in quanto utili alla conservazione dei valori umani.
In secondo luogo credo che un nome come quello dei Solito possa garantire a sufficienza che una Sua eventuale ordinazione vada in ogni modo a buon fine.
Concludo dandoLe appuntamento alla prossima tornata. Come segnalato nell'apposita area degli eventi, essa è fissata per il 14 Maggio.
Dopo la prima tornata, dedicata ai tessuti, si continua con un miniciclo di approfondimento della storia della costruzione della giacca. Si parlerà quindi della preparazione del tessuto, del taglio e della sua rilevanza nello stile del capo finito.
Interverrò anche io.


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Nome: Cancelleria dell'Ordine
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 240
E-mail: cavalleresco.ordine@noveporte.it
Oggetto: Intrusione anonima
Commenti:
Egregio signor Fantini, ammesso che questo sia il Suo nome,
come vede qui non si lesina il tempo in favore della verità. Niente viene richiesto, ma gli ospiti hanno l'obbligo di rispettare le regole del castello, che non accettano l'anonimato. I Cavalieri che Lei loda hanno i loro criteri per difendersi sall'approssimazione, che non accettiamo vengano minacciati in alcun modo. Abbiamo effettuato un controllo sul server da Lei dichiarato studiofantinisas.com, cui non corrisponde alcuna pagina, così come il Suo indirizzo è inutilizzabile. La preghiamo di giustificare questo comportamento, ovvero di esimersi da ogni altro intervento, che a queste condizioni giudichiamo anonimo.

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Nome: Alessandro Fantini
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 241
E-mail:
Oggetto: Problemi
Commenti:
Gent.le Gran Maestro,

è ormai da giorni che il nostro host di posta da dei problemi per un presunto passaggio al sistema operativo unix. Spero non vada a finire per vie legali !
Mi scirva pure al mio personale aleofantini@yahoo.it
Mi scuso del disguido ma vedo che è più sicuro un portale come yahoo che funziona sempre che un provider che pago 400 € all'anno !

Farò di tutto per essere a Bologna il 14 Maggio. Non ne sono sicuro ma vedrò di fare il possibile. Grazie.

Alessando Fantini

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 242
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Suo parere su camicia con collo e polsi bianchi
Commenti:
Carissimo Gran Maestro Giancarlo Maresca,

questa mattina, ispirato non so da quale sogno notturno, ho abbinato ad un completo grigio cucito dai Maestri Aimi&Gigliotti lo scorso anno, una vetusta camicia a bastoncini bianchi-blu con collo e polsi bianchi. Devo ammettere che in passato ho sempre nutrito una certa attrazione per la camicia con colli e polsi immacolati, ricambiata però da un suo utilizzo rarissimo; quell’aria “affettata” mi faceva sempre desistere dal darle vita. Anche oggi ho avuto la stessa sensazione : arrivati a questa sera lascerò oziare questa camicia sulla gruccia per parecchio tempo…molto probabilmente per sempre.

Suo affezionatissimo
Lorenzo Villa


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Nome: Cancelleria dell'Ordine
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 243
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Rientrato allarme
Commenti:
Egregio signor Fantini,
la Sua spiegazione è sufficiente. Spero comprenda e condivida l'atteggiamento difensivo che si mantiene qui al castello. Il drago è in agguato, pronto a forzare qualsiasi spiraglio per saccheggiare il nostro tesoro.
Siamo certi che farà il possibile per Maggio. In ogni caso a Giugno è previsto un Laboratorio eccezionale a Milano, con la presenza contemporanea di Caraceni, Solito, De Paz e Marinella, il tutto presso lo showroom di Marinella. Quando il Gran Maestro riterrà opportuno, ne sarà data comunicazione. Si tratterà di un evento ad inviti, che perverranno oviamente d'ufficio ai Cavalieri, ma che tutti i frequentatori del castello potranno prenotare.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 09-04-2003
Cod. di rif: 244
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Età critica
Commenti:
Egregio Scudiero,
la crescita nei linguaggi del gusto la porta a intuire una dissonanza che un tempo non percepiva. La camicia a collo e polsi bianchi è di stile fermamente inglese. Si addice esclusivamente a chi abbia studiato in Inghilterra o eserciti professioni che lo portano frequentemente oltremanica, ovvero a chi lavori ad alto livello nella finanza. E' una camicia che crea un forte distacco emotivo dall'interlocutore, non adatta alle temperature spirituali mediterranee. In gioventù può andar bene, ma avvicinamdosi alla trentina entra in quella fase in cui non si può più sbagliare, pena il ridicolo. Se ne esce dopo i settanta, età in cui potrà rimettere la camicia come le pare.

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Nome: Giacomo Adorni
Data: 15-04-2003
Cod. di rif: 245
E-mail: gadorni@yahoo.it
Oggetto: Calzature su misura
Commenti:
Gent.mo Gran Maestro, Nobili Cavalieri tutti,
facendoVi i complimenti per la qualità dei sito, nonchè dei temi trattati, da assiduo lettore delle Vostre lavagne sono a porre un quesito al quale spero, pur da semplice visitatore, vorrete darmi risposta. Leggo da tempo di una grande casa artigiana in Bologna, la Peron & Peron, testimone della nobile arte della calzoleria su misura. Prima di avvicinarmi alla bottega, a scanso di equivoci, vorrei sapere, almeno a livello indicativo, il costo medio di una calzatura realizzata dai Maestri Peron. Confidando nella Vostra schiettezza, rinnovando i complimenti, porgo i miei migliori saluti.

Piacenza, 15 aprile 2003

Giacomo Adorni

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 15-04-2003
Cod. di rif: 246
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Il costo dell'eccellenza.
Commenti:
Egregio signor Adorni,
vedo che si è anche iscritto nel registro all'ingresso. Presto Le darò privatamente il benvenuto ufficiale, ma ora mi concentro sulla risposta al Suo gesso.
Peron&Peron è l'unico calzolaio che in Italia lavori esclusivamente il su misura fatto su forma, artigianalmente, con lavorazioni tradizionali. Altri nomi, ancorché validi nello stile, indulgono anche (o solo) in lavorazioni a blake o goodyear, di tipo industriale. Dico l'unico e non l'ultimo, perché anche grazie al nostro sostegno la bottega vive in piena salute e probabilmente avrà la forza di rigenerare la propria cultura.
Veniamo ai numeri. Cerco di essere preciso quando parlo di filosofia, figuriamoci se si deve affrontare l'argomento prezzi. Il costo di un modello in vitello, con cucitura a guardolo, è di Euro 900,00, che salgono non vertiginosamente in caso di lavorazioni molto elaborate, come fondi norvegesi, trecce et similia. Altri 150,00 Euro sono l'eventuale supplemento per il cordovano (ovviamente non quello riservato ai soli Cavalieri).
In confronto all'esclusività del prodotto, alla sua durata ed efficienza, il prezzo è da ritenersi vantaggioso. In assoluto è elevato, ma relativamente all'oggetto ed alla sua storia è più che equo.
Le consiglio di visitare in ogni caso la bottega. Anche se non acquisterà scarpe, non dimenticherà l'occasione di vedere ed apprendere cose che non si sanno e si fanno in altri posti. Potrebbe anche partecipare, liberamente e senza prenotazioni, ai lavori del prossimo Laboratorio di Eleganza, sempre in Bologna. Parteciperanno anche Bruno e Simone Peron.

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Nome: Giacomo Adorni
Data: 16-04-2003
Cod. di rif: 247
E-mail: gadorni@yahoo.it
Oggetto: Calzature Peron&Peron
Commenti:
Gent.mo Gran Maestro,
nel ringraziarLa per la gentilezza e l'attenzione dimostrata a chi come me è nuovo di queste lavagne, sono a porLe ancora qualche quesito sui capolavori dei maestri Peron, che hanno stimolato il mio interesse. Premesso che visiterò senz'altro la bottega, vorrei però prima capire (chiariti grazie a Lei i costi) la tempistica necessaria.E' possibile prendere le misure nel corso della prima visita, una volta scelto modello e pellami? Sono necessarie più sedute? E in ultimo, viste mie sgradite esperienze in passato con artigiani truffaldini (non sicuramente del livello e della statura dei Peron), è costume della casa richiedere il saldo in anticipo o solo un acconto?

Nel ringraziarLa ancora infinitamente, rinnovo i miei più sinceri saluti

Piacenza, 16 aprile 2003

Giacomo Adorni

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 16-04-2003
Cod. di rif: 248
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Tempi e modi
Commenti:
Egregio signor Adorni,
la prima volta che ci si fa confezionare una scarpa su misura occorre mettere a punto la forma che poi, solo con qualche lieve modifica, ci accompagnerà per la vita. Nella prima seduta si sceglie il modello ed il pellame, operazione nella quale consiglio di investire molto tempo. Poi si prendono le misure e si rimanda alle prove, due. Se la seconda prova è incoraggiante, si va verso al consegna. Tempo? Tre/quattro mesi. Successivamente, a forma già definita, basta scegliere materiale e modello ed eventualmente effettuare una provicina tanto per gradire. Il tutto è estremamente piacevole, in quanto entrambe i Peron sono squisiti, gentili, modesti, capaci, simpatici, positivi.
Quanto alle modalità amministrative, non vorrei sembrare scortese, ma mi sembra che si vada oltre il mandato di queste Lavagne. Restiamo fermi estimatori dell'opera dei Peron, ma non siamo agenti di nessuno e non possiamo indulgere in comportamenti che potrebbero essere fraintesi. Immagini che qui intervenisse lo stesso Peron (tra l'altro, Socio dal 1998) a lodarsi e a parlare del suo prodotto, a pubblicare listini. Penso che farebbe piacere a Lei ed a tutti se noi imponessimo il rispetto della sacralità di questo luogo di cultura. E' vero, abbiamo parlato più volte di prezzi, ma essi in un certo senso fanno parte dell'oggetto, mentre le modalità di pagamento no. Il Cavalleresco Ordine detesta parlare di moneta. Il nostro motto è Numquam Servavi, cioè a dire non ho (non mi sono) mai risparmiato. Per questi dettagli chiami la gentilissima signora Marisa al 051.234876.


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 25-04-2003
Cod. di rif: 249
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Camiciaia - Sarto
Commenti:
Gentile Gran Maestro Maresca,

un recente colloquio con l’eccellentissimo Cavaliere Forni, le cui parole sono sempre illuminanti e di rara preziosità, mi ha indotto una riflessione che vorrei trasformare in gesso da tracciare su questa Lavagna.
Il concetto di camiciaia è quasi sempre legato – come ha evidenziato Forni – alla ricerca del risparmio. L’avventore che nei giorni d’oggi varca l’ingresso, sovente di una casa privata, di una camiciaia cerca infatti una spesa esigua e la possibilità di far durare a lungo, grazie ai ricambi, la camicia. Alla ricerca degli stessi tessuti viene riservato ben poco investimento di tempo e denaro. A mio vedere questo fatto ha portato con se un consistente abbassamento della qualità, un eliminazione di fondamentali dettagli, – asole ricamate a mano, sottopunto nel giro manica, interni senza collanti, etc. – una completa avversione versi i clienti più esigenti.
L’entrare in sartoria, invece, postula l’inizio di un percorso di reciproca conoscenza ed approfondimento. Il sarto non a caso viene chiamato Maestro, sommo Magister di stile e cultura virile. Con la camiciaia c’è tutt’altro rapporto; questa sembra spesso mirare al minimo sforzo mentale e materiale e, se tutto va bene, a seguire pedantemente i nostri scrupolosi “protocolli”. Naturalmente esistono delle eccezioni.
Ciononostante nella mia città sono anni che inseguo la chimera di una camiceria capace; ho provato molti indirizzi e “bagnato” molti tessuti, ma nella mia terra sembra non esistere più una vera Artigiana.
Mi piacerebbe un confronto qui al maniero basato sulle esperienze personali con i nostri impavidi Cavalieri e gli amici della Lavagna. Per il drago il nostro castello è inespugnabile anche se… “vexilla regis prodeunt inferni”.

Cavallerescamente Vostro,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 27-04-2003
Cod. di rif: 250
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Circolo vizioso
Commenti:
Carissimo Villa,
grazie anche all'illuminante critica del Forni, Lei individua un fenomeno di costume che certamente ha il suo rilievo. Tra camiciaia e cliente si è innescato un processo poco positivo. A prescindere dalla volontà di risparmio in denaro del cliente, che certamente ha innescato il fenomeno, mi sembra che esso sia stato alimentato da una vastissima domanda di camicie approssimative, commissionate da un pubblico che non sa bene nè cosa vuole nè cosa dovrebbe volere per spendere bene il denaro. Il risultato è che l'intero settore della camiceria, potendo contare su un immenso serbatoio di clienti, preferisce indirizzarsi a produrre cento camicie il cui ricarico è (facciamo un esempio) 40 Euro, piuttosto che cinquanta il cui valore aggiunto è di 60 Euro. Per comprendere come e perché questa scelta sia attuabile in questo settore e non in altri, va detto che il tempo necessario a confezionare una camicia, soprattutto se tutta cucita a macchina, è così breve che si può aumentare con facilità la capacità produttiva di una linea, ancorché composta da due o tre sole persone. Lo stesso non è possibile in una vera sartoria artigiana, dove anche una giacca in più alla settimana può porre seri problemi di organizzazione del lavoro. Naturalmente l'accelerazione non sarebbe possibile se si dovesse (o si deve) rispettare esigenze e procedure precise e non standardizzate. Poiché ci sono altri sette clienti "facili", quelli "difficili" non sono più seguiti a sufficienza. Accade così che i colienti, che sono la vera guida di ogni settore artigiano, non portrano più il loro patrimonio di curiosità, errori, soluzioni, idee, innovazioni e la gran parte delle camicerie si adagia su un prodotto senza gran significato. E' significativo l'esempio del Finollo, che potrebbe gestire una produzione veramente elitaria e - grazie alla propria storia e clientela - seguire tradizione ed innovazione. Invece spinge una camicia banale, con asole a macchina, standardizzata anche nel prezzo, unico per tutti i tessuti.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 05-05-2003
Cod. di rif: 251
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Laboratori - Avviso a Cavalieri, amici e simpatizzanti.
Commenti:
Cavalieri indefettibili, alleati, amici,
il Prefetto cavalleresco Speranza si faceva interprete del dramma della categoria dei fiscalisti, molto impegnati per il condono, chiedendo di differire dal 14 al 16 Maggio il prossimo appuntamento bolognese per il secondo Laboratorio d'Eleganza con i Maestri Solito e Dante De Paz. Purtroppo i Maestri napoletani non hanno potuto far slittare altri appuntamenti precedenti, sicché resta confermata la data del 14 Maggio, Mercoledì. Questo evento rappresenta una ghiottoneria per gli appassionati e in particolar modo per i Cavalieri, in quanto i Maestri Bruno e Simone Peron presenteranno la prima scarpa realizzata con il pellame di cui in via assolutamente eccezionale e dopo due anni di miei personali sforzi diplomatici, la Alden ci ha fornito in 50 culatte. Non credo che la cosa possa ripetersi, sicché le calzature su misura prodotte con questo qualità di cordovano, irreperibile sul mercato se non già confezionato, resteranno uniche. Solo i Cavalieri potranno accedere a questo ben di Dio e già dal 14 si comincerà a stilare una lista di attesa. Ai cavalieri che si forniscono da calzolai artigiani diversi dai Peron, che detengono il "magazzino", chiedo di dichiarare per tempo la quantità ed il colore dei pellami di cui eventualmente necessitano, ricordando che nessuno può chiederne più di un paio. Al momento della richiesta preciserò i costi, che nkn conosco per essere stato il denaro interamente anticipato da Peron. Si tratta comunque di prezzi nell'ordine normale per un materiale eccezionale. Informazioni ulteriori, foto dei pellami e dei colori, sono disponibili sul sito, alla pagina Eventi, nell'area dedicata ai Laboratori bolognesi. Comunicherò con successiva mail e con pubblicazione sul sito l'orario previsto per l'intervento dei Maestri Peron
Arrivederci a Bologna, dove sarò presente.
Numquam Servavi!

Il Gran Maestro
Giancarlo Maresca

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 05-05-2003
Cod. di rif: 252
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Napoli, stordente città del bello.
Commenti:
Due giorni trascorsi a Napoli per “assaggiare” quello che avevo soltanto letto e visto in fotografia. Una città estrema, provocante, stordente, dotata di una bellezza che nasce da forti contraddizioni che si uniscono a formare un flusso, un tourbillon di vite, assolutamente unico.
Una delle cose che più mi ha colpito è l’estrema eleganza virile. E’ proprio vero : è la città con più uomini vestiti su misura del mondo. Lo stile tanto ammirato (e imitato…) ai quattro angoli del mondo è qui interpretato quotidianamente con una naturalezza che personalmente non ho mai riscontrato in altre metropoli. Fate due passi nelle vie di che partono da Piazza dei Martiri o in via Toledo e ve ne renderete conto. Ho capito perché oggi si identifica la sartoria artigianale con Napoli. Qui ha un significato sacro che fa parte del vivere quotidiano.
Profondamente affascinato…arrivederci Napoli !

Lorenzo Villa
Parma, Lunedì cinque Maggio duemilatre.



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Nome: Alessandro Fantini
Data: 05-05-2003
Cod. di rif: 253
E-mail: aleofantini@yahoo.it
Oggetto: Napoli e informazioni su camiceria Barba
Commenti:
Egr. Cav. Dott. Villa,

le Sue parole mettono proprio voglia di andare a Napoli. Progetterò nel futuro una visita. Le comunico che leggo sempre i Suoi scritti che trovo sempre interessanti, stuzzicanti e molto belli. Volevo farLE i miei più vivi complomenti !

Nel medesimo tempo chiedo notizie al Grande Maestro sulla camiceria di Napoli (neanche a dirlo) Barba. Ho visto alcune loro camicie su misura e non mi sembrano male. Aspetto Suoi commenti.

Distinti saluti.

Alessandro Fantini.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 06-05-2003
Cod. di rif: 254
E-mail: gran.maestr@noveporte.it
Oggetto: Barba - Al signor Fantini
Commenti:
Egregio signor fantini,
non conosco il lavoro della camiceria Barba, ma posso fornirLe il numero di telefono. Poiché Lei ha già avuto modo di formarsi una positiva impressione della loro camicia, da un contatto diretto potrà verificare costi, cortesia, disponibilità del prodotto. Il recapito telefonico è 081-5730286. Ho provato a chiamare io stesso alle ore 12.15, per verificare l'informazione ricevuta (capirà, io non faccio il giornalista e quindi mi permetto il lusso di controllare le cose che dico), ma mi rispondeva una segreteria telefonica. E' destino che tocchi a Lei sollevare questo velo. Ci faccia sapere tutto. Ogni notizia, buona o cattiva, può essere di interesse per questa Lavagna di cultori

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Nome: Paolo Liberati
Data: 06-05-2003
Cod. di rif: 255
E-mail: p_liberati@hotmail.com
Oggetto: Tessuti per l'estate
Commenti:
Egregio Gran Maestro,
Il grande caldo è arrivato (32 gradi a Roma, 32 a Napoli, 30 a Milano) e con esso si ripresenta l’eterno dubbio, almeno per il sottoscritto, circa la scelta dei tessuti con i quali affrontare il passaggio dai rigori dell’inverno alla calura estiva (giacchè il clima primaverile sembra essere definitivamente saltato o, al massimo, limitato a poche settimane). Va detto fra l’altro che, anno dopo anno, la stagione estiva, ancorché vissuta al centro del mediterraneo, sembra assomigliare sempre di più al clima dei tropici (umidità sopra la media). Il fatto non mi dispiace per i miei sigari, che ne hanno tratto sicuro giovamento, ma mi mette in un certo imbarazzo nella scelta dei tessuti con cui far confezionare gli abiti ovvero i completi spezzati. So che Lei non ama i tessuti particolarmente leggeri e vorrei chiederLe quali tessuti consiglia per questa stagione e se ritiene che l’abito sfoderato sia una soluzione tipicamente estiva ovvero utilizzabile anche in situazioni invernali. In particolare Le vorrei chiedere se ritiene che l’abito sfoderato, soprattutto se di linea napoletana, contribuisca effettivamente a conferire maggiore scioltezza e morbidezza all’insieme.
Cordiali saluti,
Paolo Liberati
Roma, 6 maggio 2003


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 07-05-2003
Cod. di rif: 256
E-mail: gran.maestr@noveporte.it
Oggetto: Clima e tessuti - Al signor Liberati
Commenti:
In merito alle grandi sofferenze per il caldo, la mia posizione è che non sia cambiato tanto il clima, quanto l'uomo, le sue abitudini e la sua capacità di scegliere l'abito adatto. Esaminiamo le cose punto per punto. L'anno scorso abbiamo avuto sei mesi di "mezzo-tempo", cominciato a Febbraio e finito a Luglio, grazie ad abbondanti piogge. Per clima primaverile non possiamo che intendere quello in cui il soprabito è di troppo, ma non è ancora tempo di mezzemaniche, soprattutto la sera. Quanto alle mezze maniche, le nomino solo come esempio, perché un gentiluomo si asterrà dall'indossarle in città se non per motivi specifici e prescrizione medica. Veniamo ai punti che hanno stimolato tante lamentele e l'apparenza di una mutazione climatica. Occorre premettere che un piccolo cambio di clima c'è stato, ma solo in certe zone della città, le più abitate e pianeggianti, dove l'abbondanza di motori, non solo quelli delle auto, ma quelli dei frigoriferi, dell'aria condizionata, dei computer, etc, hanno determinato un cambiamento microclimatico limitato alle zone centrali. Chi vive in collina, anche a soli duecentocinquanta metri più in alto del centro abitato, vive in una situazione completamente diversa. Il vero inquinamento non è quello da CO2 e monossidi, ma è un inquinamento termico che limita la circolazione verticale dell'aria creando una stabilità "micrometereologica". L'aria calda non può salire, nè viene spazzata da correnti laterali e quindi ristagna. Sono certo che in futuro ci arriveranno anche i metereologi. Chi frequenta città tropicali come l'Avana, dove un solo motore produce una carrettata di gas combusti, si accorgerà che i loro odori svaniscono facilmente, grazie alla circolazione d'aria. E' la mancanza di aria condizionata, niente di più, visto che in quella città il tenore di vita la permette a pochi. Dopo questa teoria metereologica, passiamo a quelle sociopsicologiche. L'uomo non è più in grado di sopportare più niente, se non i rompiscatole. Una giacca impone una certa disciplina fisica, quando portata in condizioni sfavorevoli. Occorre camminare e muoversi lentamente, evitare accessi d'ira ed ansia. Insomma, esercitare un self control che oggi è tramontato. I nostri padri non soffrivano meno, ma non se ne accorgevano. Sono cambiate anche le abitudini. Un uomo in giacca lavorava una volta otto ore al giorno o meno, lasciando ai signori in tuta orari più lunghi. Oggi è esattamente il contrario. Si esce al mattino e si rientra alla sera, sottoposti peraltro a un certo stress che facilita la sudorazione. Un disastro rappresentano le manovre di parcheggio, un misto di ansia e sforzi fisici deleterio. Come vede il contenuto psico-sociologico è determinante e dare la colpa all'anticiclone delle Azzorre è come dire che droga aumenti perché le siriche costano meno. La parte dove si può maggiromente intervenire è nella scelta dei tessuti. Mi sembra che oggi si conoscano così poco le caratteristiche tecniche di questi ultimi che l'uomo si indirizza sistematicamente verso quelli più sbagliati. Guardate in controluce una saglietta, apparentemente leggera, insomma una tasmania osimili. Non vedrete quasi filtrare la luce, così come non filtra l'aria. Aggiungete tele termoincollate, foderami sintetici ed avrete la sensazione di un cambio epocale di clima. D'estate si devono portare solo tessuti dall'armatura a tela e mai a batavia (saglie). Lini, tropical, mohair, shantung. Un buon colpo alla freschezza lo si ottiene eliminando la fodera alle maniche, cosa comune nella città di Napoli e riducendo o eliminando quella della parte posteriore. Qui rispondo anche alla Sua domanda in merito. Una giacca sfoderata si può indossare anche in inverno e certo la sua costruzione è più "svolazzante". In ogni caso è nettamente più fresca. De tessuti ho già parlato. Anche il cotone è plausibile, ma io imperterrito continuo a portare abiti solo di lana e lino, lasciando il cotone ai pantaloni isolati da portare con polo o camicia. Quanto alla camicia, occorre vigilare anche sulla qualità del tessuto: cotone ritorto, sempre piuttosto pesantuccio. Con un bel popeline mi sento perfettamente a posto anche all'inferno. In alternativa, lino, lino, lino. Bello, durevole, maschile, fresco (nelle camicie, perché nell'abito ....). Un piccolo trucco: gli assorbenti alle ascelle.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 07-05-2003
Cod. di rif: 257
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Visita a Napoli del Sig. Fantini
Commenti:
Egregio Sig. Fantini,

La ringrazio per i complimenti ancorché io abbia ancora molto da conoscere ed apprendere.
Mi permetto di consigliarLe di cuore una visita alla città di Partenope; troverà, a tal proposito, molto interessanti gli articoli del nostro inarrivabile Gran Maestro su Monsieur di Marzo dell’anno scorso e sul numero di Febbraio del corrente anno. Mi faccia sapere.

Cavallerescamente,
Lorenzo Villa


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Nome: Franco Forni
Data: 13-05-2003
Cod. di rif: 258
E-mail: gonfal@tin.it
Oggetto: Clima, abbigliamento e virilità
Commenti:
Caro Gran Maestro,
colgo sempre più spesso nei tuoi scritti, come anche nell'ultimo su tessuti e clima, qualche accenno all'eleganza virile: non posso che approvare e proporre di approfondire il tema del Ruolo dell'Uomo, ruolo cui l'uomo ha rinunciato da tempo.
L'anno scorso, in giugno quando venne quella spaventosa ondata di caldo, presiedevo una cena in abito scuro a Bologna a Palazzo Isolani, dove si tenne la prima Adunanza Cavalleresca:era un via vai continuo al mio tavolo per chiedermi se ci si poteva togliere la giacca e la mia risposta era invariabilmente no! Venni guardato male dagli uomini, ma apprezzato dalle signore.
Molti uomini, anche di cinquant'anni,preferiscono indossare una giacca blu perchè intimiditi dal completo scuro, ritenuto "troppo impegnativo"; quasi nessuno porta più il cappello nel timore di apparire vecchio e ridicolo, come se il fatto di essere giovani rendesse automaticamente seri e affascinanti; per non parlare dei guanti ("non ho freddo alle mani", "tanto li perdo sempre" e se ci sono sono gialli) e degli ombrelli interi; tralascio i cappotti, sempre più spesso sostituiti da giacconi di plastica su sollecitazione delle mogli che vogliono un marito di settant'anni giovanile e sportivo.
Il tuo splendido articolo sulle valigie - complimenti di cuore - mi fa ricordare le orrende valigette in plastica e rotelle: che diamine, un gentiluomo non riesce più a trasportare una ventiquattr'ore di pelle dal binario al taxi?
Non si vede più un prete vestito da prete, un soldato con l'uniforme, un operaio con la divisa da falegname o da elettricista: nessun orgoglio della propria identità e del proprio ruolo, così come nessun coraggio o spirito di sacrificio: l'importante è confondersi nella massa, delle sagliette per gli "eleganti", dei jeans per gli "sportivi disinvolti".
Ovviamente il discorso è molto più profondo, ma che ne diresti intanto di incominciarlo?
Numquam servavi.

Franco Forni

Bologna, 12 Maggio 2003

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 13-05-2003
Cod. di rif: 259
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Un punto cruciale
Commenti:
Caro Franco,
mediante le osservazioni sull'abbigliamento, il tuo gesso coglie con mirevole precisione il fenomeno della decadenza generale dei comportamenti maschili, cui noi Cavalieri non possiamo assistere inerti. Intendo cogliere il tuo suggerimento di sollecitare un discorso sull'argomento, ma in questo caso l'abbigliamento non sarà più che una lente di ingrandimento che ci permetta di analizzare temi la cui natura esula dall'indagine puramente estetica per toccare la fenomenologia dello spirito. Peraltro la forma longitudinale delle lavagne è concepita per essere una sorta di diario, per dare spazio all'espressione di un parere isolato, ad un sistema domanda-risposta. Non è quindi questo, dedicato all'arte e tecnica del puro vestire, il luogo idoneo ad ospitare una discussione come quella che mi aspetto su questo "punto caldo". Ritengo quindi opportuno spostarci nel mio studio, area Posta del Gran Maestro, dove riverserò la tua lettera e risponderò.

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Nome: Franco Forni
Data: 13-05-2003
Cod. di rif: 260
E-mail: gonfal@tin.it
Oggetto: Punto cruciale 2
Commenti:
Caro Gran Maestro,
non appena inviata la lettera, mi sono accorto che la Lavagna dell'Abbigliamento non era la sede più adatta: il posto giusto era la Scrivania del Gran Maestro.
Mi ripromettevo di scusarmi e di proporti il trasferimento; come accade un po' troppo spesso ultimamente, mi hai letto nel pensiero e preceduto nell'azione.
Grazie ancora.
Franco Forni

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Nome: Alessandro Fantini
Data: 15-05-2003
Cod. di rif: 261
E-mail: aleofantini@yahoo.it
Oggetto: Camicia Barba
Commenti:
Gent.le Grande Maestro,

ho provato ad effettuare varie telefonate ma senza esito. Ho scoperto il sito : www.barbanapoli.com . Tra l’altro vendono i loro prodotti in vari negozi italiani e all’estero. Per i vostri canoni è più un servizio su ordinazione che un su misura con varie prove. Mi faccia sapere cosa ne pensa. Lei proverebbe ?

Distinti saluti
Alessandro Fantini


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 15-05-2003
Cod. di rif: 262
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Asola a macchina per Barba
Commenti:
Egregio signor Fantini,
sinceramente mi sembra che la camiceria Barba non abbia molto da dire. Un'impresa come tante, che cavalca il momento in cui il mondo desidera credere di indossare qualcosa fatto a Napoli. La camicia proposta, ancorché valida al di fuori di certi canoni tradizionali, resta inaccettabile per l'idea di uomo che noi istituzionalmente appoggiamo senza cedimenti, in quanto l'asola è a macchina.

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Nome: Alessandro Fantini
Data: 15-05-2003
Cod. di rif: 263
E-mail: aleofantini@yahoo.it
Oggetto: asole a mano
Commenti:
Gent.le Grande Maestro,

Le posso assicuarare che le camicie Barba hanno le asole fatte a mano, i travetti ricamati a mano, il collo montato a mano unitamente alle maniche. E’ probabile che esistano due linee……ho comunque capito il suo pensiero in merito : negativo.

Cordiali saluti.
A.Fantini


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 15-05-2003
Cod. di rif: 264
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Napoli? Sarà...
Commenti:
Egregio signor Fantini,
Lei certo ha maneggiato una camicia di Barba e quindi avrà potuto constatarne la qualità meglio di me. Quanto alle asole, nel sito della ditta si parla della cucitura dei bottoni, del giro manica, ma si tace sul fondamentale particolare delle asole. La mia idea si è quindi formata su questo silenzio in materia e sull'osservazione di un dettaglio di una loro camicia, ripresa nel loro stesso sito. Ingrandita, essa rivela un'asola da cui pende un peletto: segno di lavorazione a macchina. La mia impressione negativa non viene tanto dalla camicia, che non posso discutere sulla base di osservazioni così limitate, ma da certi dettagli: un numero di telefono che non ha risposto nè a me nè a Lei e che peraltro ho dovuto farmi fornire da un "addetto ai lavori", perché sull'elenco non figura, nè sulle Pagine Gialle, nè su quelle Bianche, nè su Virgilio. Nel sito non figura un indirizzo, nè un fax, nè un telefono, eppure si cerca di vendere tramite una scheda e-commerce. Si cita Napoli nell'indirizzo perché conviene, ma non sappiamo se poi tutto abbia sede lì o altrove. Non dimentichi che aziende importanti come Kiton si dichiarano napoletane, ma hanno stabilimento ed uffici ad Arzano, negozi a New York e Tokio, ma nemmeno un metro quadro nella città santa della sartoria, di cui si vantano di portare la bandiera. Un esempio così appariscente mi autorizza a stare sul chi vive, perché portare il nome Napoli oggi è un buon affare, ma se fossi io il Sindaco non accetterei che si sfoggi il nome della mia città senza impiegare le sue risorse, senza pagarvi una lira di tasse, senza in pratica avere con essa alcun rapporto. Troppo comodo, anche se funziona.

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 16-05-2003
Cod. di rif: 265
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Camicie Barba
Commenti:
Caro Gran Maestro, egregio Sig. Fantini,

il Vostro colloquio sulla camiceria Barba mi ha incuriosito ed indotto ad approfondire l’argomento, complice anche un negozio della mia città che propone camicie prodotte con questo marchio. Di marchio infatti si tratta : l’azienda produttrice è la “ Marino Industria Confezioni s.r.l.” - strada Consortile Asi, 7 – 80022 Arzano – Napoli – Tel. 081 5739726.
L’azienda - è giusto chiamarla così e non camiceria - propone due linee : una semi-sartoriale (così viene definita …) con asole cucite a macchina e ribattitura del giro manica cucita a mano ed una sartoriale, con asole ricamate a mano, travetti, collo e ribattitura del giro manica cuciti a mano. I bottoni vengono dichiarati di madreperla australiana, cuciti a giglio e alti 5 mm. Viene offerto un servizio di “su-ordinazione”, in cui in realtà non si fa che mettere assieme caratteristiche di camicie diverse con l’aggiunta di qualche piccola modifica : collo 41, spalle della camicia tg.40, polso un centimetro più lungo e via di questo passo.
Accanto alle camicie viene anche proposta una linea di cravatte sette pieghe.
A mio avviso si tratta di un marchio che insegue il successo ottenuto dalle camicie Borrelli e ahimè, da tutto quello che reca impresso la scritta “Napoli”.

Sempre Vostro,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 16-05-2003
Cod. di rif: 266
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Come volevasi dimostrare
Commenti:
Bene Villa, ottimo lavoro.
Come avevo ipotizzato, l'indirizzo www.barbanapoli.it non è un altro di quei trucchetti che anche nel Mar Giallo stanno studiando per far credere agli ingenui di essere in possesso di una tradizione partenopea. Del resto un bottone alto 5 mm è una caricatura che denuncia immediatamente l'origine provinciale. Il signor Fantini, come certo molti altri, era cascato in quest'inghippo (veda gesso n.253), ma d'ora in poi credo che starà più attento prima di credere a chi gli dica che una tal cosa (molto spesso una giacca o una camicia) sia napoletana e così quanto abbiano letto la discussione. Non mi piace dover dire cose antipatiche, non cerco lettori avidi di intrighi ed assassini. Però dall'Islanda o da Arzano lasciassero in pace Napoli. Se abbiamo i nostri problemi col traffico o l'immondizia non è giusto che dei vantaggi del nome sia pronto ad approfittare chi non vive e lavora in città. Se i nostri rappresentanti fossero più sensibili, non lascerebbero intentata un'azione per la difesa di un toponimo che è da solo un marchio ed un patrimonio. Questa ricchezza spetta però a chi nasce e/o vive e comunque lavora nel territorio cittadino che per legge si chiama Città di Napoli, dandole così qualcosa in cambio. Ora si comincerà a capire perché parlo sempre in modo favorevole di Rubinacci, Marinella o Solito, nostri veri ambasciatori. Essi portano dappertutto il meglio della città dove sono veramente nati come uomini e come aziende.

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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 16-05-2003
Cod. di rif: 267
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Errata corrige del gesso successivo
Commenti:
Bene Villa, ottimo lavoro.
Come avevo ipotizzato, l'indirizzo www.barbanapoli.it non è che un altro di quei trucchetti che ...

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Nome: Alessandro Fantini
Data: 19-05-2003
Cod. di rif: 268
E-mail: aleofantini@yahoo.it
Oggetto: Grazie per le informazioni
Commenti:
Egr. Dott. Villa,

le sue informazioni sono ricchissime ed esaurienti. Ora so tutto. Lei è persona sorprendente per conoscenza e passione. Accetti i miei umili ma sinceri complimenti. Grazie di tutto.

Cordiali saluti.
Alessandro Fantini


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 19-05-2003
Cod. di rif: 269
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Botton-down e cravatta
Commenti:
Esimio Gran Maestro,

una corroborante bottiglia di spumante, riparata da un cielo minaccioso e inclemente da un frusciante tendone, ha reso “effervescente”, durante il pomeriggio di sabato, un simposio sulla camicia botton-down.
Di certo l’arguto americano che ha ideato questo collo per combattere le fastidiose sferzate del vento, non ipotizzava il filosofeggiare di tre amici intorno alla sua invenzione.
E’ doveroso premettere che non sono affezionato a questo tipo di collo, ancorché ne possegga qualcuno nel mio guardaroba.
L’argomento centrale dell’animata conversazione verteva sull’utilizzo di questo tipo di camicia con la cravatta. Io, insieme ad uno degli interlocutori, sostenevo l’assoluta esigenza, soprattutto con colli dotati di ampia e lunga vela, di indossare la cravatta senza allacciare i bottoni del collo. Il terzo invece era fermamente convinto della necessità di assicurare il collo allo sparato della camicia con i piccoli bottoni : in presenza della cravatta, un segno di ordine ed eleganza..
A nulla sono valsi gli esempi del calibro del divino marchese Parisi, di Giovanni Agnelli e Luca Cordero di Montezemolo. La posizione è stata ferrea ed inespugnabile.
Interessante a questo punto estendere la piacevole diatriba all’interno della nostra Lavagna, confidando nella Sua magistrale parola in merito.

Suo fedelissimo Scudiero,
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 19-05-2003
Cod. di rif: 270
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Meno leggi, più gusto.
Commenti:
Egregio Scudiero,
vedo che Lei beve e stimola discussioni sull'abbigliamento, in tal modo portando alta la nostra bandiera. Due volte bene, Villa.
Veniamo al punto. Il collo della buttondown, che è sempre a punte lunghe e non molto aperte, si differenzia da quello classico non tanto per essere ad angolo piuttosto acuto (anche il collo tradizionale può avere lo stesso angolo), ma per due particolari: lo spazio cravatta ed i bottoncini. Il primo non è meno importante di questi ultimi ed anzi è prevalente. Se abbiniamo allo spazio cravatta un collo a punte piuttosto allungate e morbide. avremo un effetto button-down anche senza i bottoncini. A questo punto, abbottonare o meno non mi sembra sottoposto ad alcuna regola aurea. Ho una vaga preferenza per il bottoncino slacciato, ma non ne farei una legge. Ricordiamoci anzi che di vere leggi ve ne sono ben poche ed ancor meno di legislatori, sicché occorre andar cauti con le petizioni di principio. Illustri esempi dell’una e dell’altra scuola lasciano le cose come stanno. L’unica accortezza è nel verificare che il collo si mantenga in forma e posizione corretti, senza svirgolare in malo modo verso l’alto o sovrapporsi alla giacca. In tal caso, non resta che mettersi l’animo in pace ed abbottonare.


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Nome: Franco Forni
Data: 19-05-2003
Cod. di rif: 271
E-mail: Gonfal@tin.it
Oggetto: Camicie button down e cravatta
Commenti:
Caro Scudiero Villa,
Scudiero ancora per poco, se ben ricordo la Sua scheda.
Questa volta non sono d'accordo con Lei: i personaggi che porta ad esempio, ai quali aggiungerei Maurizio Marinella che ha la stessa abitudine, fanno storia a sè con la loro personalità e i loro vezzi.
Ritengo la camicia button down un capo già abbastanza informale di suo, che non abbisogna di ulteriori enfatizzazioni; anzi, dal momento che in genere è di un tessuto a righe o quadretti e abitualmente la si indossa con giacche sportive (almeno io la vedo così), credo che un tocco di rigore costituisca un piacevole contrasto.
Personalmente utilizzo colletti button down con camicie di flanella o di oxford pesante, anche di lino irlandese qualche volta, e tengo i bottoni allacciati, perché mi sento meglio così, non perché esista una regola: se esistesse, forse li slaccerei.
Nel rinnovarLe la mia stima e simpatia, cavallerescamente La saluto

Franco Forni

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 20-05-2003
Cod. di rif: 272
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: A vele spiegate !
Commenti:
Stimatissimi Gran Maestro e Cavaliere Forni,

il Vostro autorevolissimo parere fornisce elementi preziosi per l’arricchimento della mia conoscenza. Sono assolutamente concorde con il considerare la camicia botton-down un capo sportivo, ancorché siano in molti ad abusarne. Continuo a preferire la libertà estetica di un collo svincolato dal busto, sbottonato, che evidenzi la morbidezza delle sue vele “spiegate”, la loro caratteristica vitale.
La camicia più famosa al mondo con questa tipologia è la Brooks Brothers. Cercando di chiudersi gli occhi per evitare di guardare quelle misere asole cucite a macchina e quei bottoni “quasi plastici”, è davvero proverbiale ed inimitabile il suo collo ? Gli americani, contravvenendo la regola che la vorrebbe solo camicia sportiva, usano anche tessuti formali. Passo spesso davanti a vetrine con queste camicie, trovandole tutto tranne che affascinanti. Un mio conoscente le trova insuperabili. Sarà, ma la Fifth Avenue, a mio avviso, è lontana dall’eleganza maschile …

Sempre Vostro
Lorenzo Villa


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Nome: Franco Forni
Data: 20-05-2003
Cod. di rif: 273
E-mail: Gonfal@tin.it
Oggetto: Camicie Brooks Brothers
Commenti:
Carissimo Scudiero Villa,
continui pure a sognare la Fifth Avenue, ma lasci pure tranquillamente perdere Brooks Brothers.
Nel 1996 durante un viaggio nel New England ad un certo rimasi senza camicie. Poiché tutti i capi dopo dopo essere stati un paio di volte nelle lavanderie degli alberghi americani assumono una identica tinta grigiastra ed una consistenza vagamente lanosa, a Boston ne acquistai due da Brooks Brothers.
Ebbene, queste sono di gran lunga le peggiori camicie, come fattura e come tessuto, che abbia mai posseduto, pari, forse, a quelle di Thurnbull&Hasser acquistate da Bardelli a Milano una volta che, causa un felice incontro, non tornai a casa per il fine settimana.
Però in quel caso il gioco valeva la candela...
Se può consolarla, hanno invece dei graziosi tubetti che contengono stecche di celluloide di tutte le misure con inciso in oro il loro marchio, ma qui si sta parlando di souvenir, non di camicie.
Adesso mi risulta che il rampollo di una grossa famiglia italiana abbia acquistato Brooks Brothers con l'intento di migliorarne la qualità.
Ci vuole poco.
La saluto cordialmente e continui così.

Franco Forni

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Nome: Lorenzo Villa
Data: 21-05-2003
Cod. di rif: 274
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Blasone per nulla
Commenti:
Gentilissimo Cavaliere Forni,

mi compiaccio del Suo pensiero sulla camicia Brooks Brothers, che coincide perfettamente con il mio. Non ho invece mai avuto l’opportunità di vedere una camicia di Turnbull & Asser : come comprendo dal Suo giudizio, tanto blasone per nulla … Ciò mi conferma che sono molti i marchi con un passato glorioso e leggendario che oggi si reggono in piedi grazie all’etichetta che cuciono (… a macchina) sui loro capi, ormai completamente industriali.
Teniamoci stretti i nostri artigiani !

Con stima,
Suo
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 21-05-2003
Cod. di rif: 275
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: T&A
Commenti:
Rievocando qualche pezzetto della nostra stessa storia cavalleresca, vorrei gettare uno sguardo sereno su Turnbull&Asser. Conosco piuttosto bene la ditta inglese, che ha partecipato su nostro invito e con grande impiego di mezzi ad uno dei Laboratori d'Eleganza (veda Colonna degli Eventi). Prima di entrare in contatto diretto, ero confuso dalla fama e dalla letteratura su questo prestigioso nome, che alla prova dei fatti ha leggermente deluso noi vecchie pellacce avvezze alle pericolose avventure artigianali. Quanto alle camicie, la fattura è senza alcun guizzo, di un livello industriale. La gamma dei colori è in molte parti improponibile per il nostro gusto, lontano dai rigatini sincopati così cari agli inglesi. C'è un però: la qualità del Sea Island è eccezionale. Moltissimi Cavalieri, riconoscendone la suprema qualità, chiesero ed ottennero di acquistare tagli di tessuto. Giunsero con regale puntualità, ad un prezzo che fu "politico" in occasione dell'appuntamento napoletano e grazie all'autorevole intervento di Marinella. Quest'ultimo ne regalò due tagli al nostro esigentissimo socio decano, che non è solito sprecare elogi, eppure da allora loda quel tessuto senza mezzi termini. Io ne ordinai un solo taglio, che anch'esso mi venne regalato da Maurizio, in un twill celeste a righino bianco. A distanza di due anni resta di un comfort insuperabile.

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Nome: Antonio Ghidini
Data: 21-05-2003
Cod. di rif: 276
E-mail: Non ne ho una
Oggetto: Futuro del commercio di qualità
Commenti:
Spett.li Gran Maestro e Ordine Cavalleresco,

ho conosciuto il vostro sito attraverso la rivista Monsieur. Purtroppo non possiedo una e-mail in quanto scrivo dal negozio in cui lavoro. Mi presento : mi chiamo Antonio Ghidini, ho 36 anni, lavoro a Parma in una delle principali boutique di abbigliamento classico uomo.
La mia lettera è per chiedere il vostro parere in merito a quella che da più parti viene definita la crisi dell’abbigliamento e del commercio. E’ da anni ormai che i negozi di abbigliamento perdurano in una crisi senza uscita. Si lavora, ma poco di più. Si da la colpa all’euro, alla crisi economica, alla guerra, a tanto altro che varia negli anni ma la sfiducia rimane. Si dice che sono cambiati i consumi, ma un individuo che prima si faceva cucire da noi in sartoria un abito o comprava un abito già pronto, dove va ? Al ristorante ? In vacanza ? Gira con i pantaloni bucati ?
Voi siete persone coltissime e che conoscono profondamente la nicchia dell’artigianato, cosa per altro che per i pochi rimasti non va per niente male (almeno lui), sapete darmi una risposta ? Come sarà il commercio in Italia tra 10-20 anni ? Fatto solo di orribili centri commerciali ? In centro rimarranno solo due-tre negozi ?
Scusate il mio sfogo, ma non riesco a capire le ragioni di chi continua a dire cha abbiamo gli armadi pieni e vorrei una vostra risposta che mi faccia capire cosa venderemo tra vent’anni. Per fortuna le sartorie stanno vivendo un momento d’oro come tutto il su-misura.

Antonio Ghidini da Parma / 21-05-03


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Nome: Lorenzo Villa
Data: 21-05-2003
Cod. di rif: 277
E-mail: lorenzo.villa@relcoinstruments.com
Oggetto: Bottoni d'antan
Commenti:
Carissimo Gran Maestro Giancarlo Maresca,

un casuale incontro, dopo parecchi mesi, con l’anziano Maestro sarto di cui già le accennavo tempo addietro, mi ha portato a conoscenza della sua incessante ricerca di bottoni di corozo datati. Grazie ad alcuni suoi vecchi clienti e ad atti di “alta pirateria” su vecchi completi, continua a recuperare esemplari in corozo di anni or sono, insuperabili per le sfumature acquisite nel tempo e nell’uso.
Mi ha inoltre riferito che un problema simile affligge il corno naturale : impagabile quello di alcuni decenni fa.
Possibile che al giorno d’oggi non siamo più in grado di creare il “sapore” ?
Sembra che ogni avanzamento tecnico debba necessariamente immolare qualcosa sull’altare.

Numquam Servavi.
Lorenzo Villa


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 21-05-2003
Cod. di rif: 278
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Bottoni e progresso
Commenti:
Egregio Villa,
la Sua ultima domanda fa riflettere. La parola progresso viene quasi sempre tirata fuori a casaccio, ma nessuno ha mai pensato al suo vero significato, alla sua radice matematica. Ritengo che si possa parlare di progresso quando in una qualsiasi attività si giunge ad un rapporto più efficace tra causa ed effetto, tra risorse e risultato. Un motore che pesa una tonnellata e sviluppa trenta Hp è meno progredito di uno che pesi cinquecento chili ed abbia una potenza di trecento cavalli. Quando si passa dal campo meccanico a quello umanistico, i risultati non si misurano in cavalli e sono molto articolati, sicché diventa più difficile parlare di progresso. Un telaio tessile, da questo punto di vista, potrà dirsi pogredito sinché migliora la quantità di prodotto giornaliero senza intaccarne la qualità. Oggi l'attenzione è stato abilmente trasferita dalla qualità reale su quella apparente, dove è incorporata in un nome e non nella cosa in sé. Investimenti in comunicazione aumentano il valore di quel nome ed il gioco è fatto. Gli oggetti tradizionali si conservano spesso nella forma, ma poiché i commercianti non sono più in possesso di una cultura del prodotto, la domanda di qualità autentica si esaurisce ed il contenuto pure, nè queste nicchie hanno accesso o interesse alla grande comunicazione. I corozi sono cambiati perché evidentemente le sostanze utilizzate per la tintura e burrattatura sono cambiate. Sinceramente ho trovato corni stupendi sino a pochi anni fa. Credo che sia ancora attiva una fabbrica di Piacenza, la Conti Vey, che produceva dei modelli stupendi. Lei che vive da quelle parti ed è così abile ricercatore, dia fondo al suo talento investigativo. Le chiedo anzi di redigere una scheda per il nostro portico, qualora le cose stessero come io spero.
Quello che manca è un certio tipo di prodotto. Veniva una volta utilizzato comunemente un corno africano oggi molto raro e costoso (lo so perché lo utilizzo per rivestire astucci portasigari), ma tutto sommato il bottone in corno è ancora vivo. Approfitto per una piccola nota: la qualità la si vede di profilo: un grande bottone ha una tazza molto pronunciata, quasi emisferica, che fa risaltare molto la qualità del bottone dopo che è stato cucito. I buchi sono grandi e ben distanziati. La corona è alta, ben distinta ed ha profilo tondo.

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Nome: Sergio Di Filippo
Data: 21-05-2003
Cod. di rif: 279
E-mail: sergio.difilippo@libero.it
Oggetto: Tessuti e pinces
Commenti:

Egregio Gran Maestro,

Vorrei cortesemente sapere da Lei, quale cultore e collezionista di tessuti, se riserva a questi qualche trattamento particolare prima di sottoporli nelle abili mani del maestro Solito.
Le chiedo ciò perché in passato ho letto da qualche parte che i migliori sarti, bagnavano i tessuti e li pressavano tra i cartoni prima di tagliarli, ora mi risulta invece che sia invalso l’uso della cosiddetta “sfumatura” col ferro a vapore.
Quale delle due soluzioni a Suo avviso è preferibile?
Le sarei inoltre grato se potesse soddisfare un’altra mia curiosità.
In una fotografia pubblicata sull’ultimo numero di Monsieur, (a pag. 30), ho notato una giacca che, se non mi sbaglio, presenta sui quarti anteriori una "pince" obliqua che parte dal giro manica e si ferma alla tasca. Mi farebbe piacere conoscere il Suo punto di vista in merito a questa tecnica e se questa risponde a qualche scuola particolare.

Cavallereschi, cordiali saluti
da San Daniele del Friuli - 21 maggio 2003

Sergio Di Filippo



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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 22-05-2003
Cod. di rif: 280
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto:
Commenti:
Egregio Cavaliere Di Filippo,
i veri sarti bagnano ancora tutti i tessuti e gli interni e nessuno di essi adopera un ferro a vapore. Lei non è nuovo all'ambiente e sa che l'attrezzo che adopera un Maestro sarto è esclusivamente elettrico e pesa dai cinque agli otto chili. L'avqua viene data direttamente o su una tela di tasca, passando con un pennello fatto di vecchio tessuto sfilacciato. Ancorché nelle fasi di finissaggio questi ultimi vengano stabilizzati con il decatissaggio (passaggio di vapore caldissimo a pressione, che determina anche l'esaltazione o la scomparsa del vello), chiunque abbia visto l'effetto che su un tessuto ha il bagno e la stiratura sartoriali non può che convenire che essa sia insostituibile nel conferire al tessuto plasticità e corpo, morbidezza e fascino. Il segreto che Lei credeva io abbia esiste veramente ed è la stagionatura. Io posseggo una vasta riserva di tessuti, alcuni dei quali molto rari ed attingo sempre da essa. Non faccio mai cucire un taglio che non sia ben invecchiato. Soloil tempo ammortizza infatti lo stress del telaio e porta il tessuto nelle milgiori condizioni per essere lavorato. Un tempo rubinacci aveva dei grandi tralicci, simili a quelli sui quali si poggiano le assi per farvi lievitare il pane, ma sopra si adagiavano le flanelle per farle stagionare. Oggi sarebbe impossibile, per motivi di spazio e di costi, sicché il tempo ce lo troviamo sempre a giocare nella squadra avversaria. Possiamo batterlo con questo piccolo trucco.
Quanto alla pinces che Lei segala, si tratta di una lavorazione tradizionale che in quel caso è piuttosto appariscente per la corporatura del soggetto. Non vado avanti per due motivi: il primo è che devo rispondere ad una complessa domanda proveniente dal signor Ghidini di Parma e so che mi occuperà molto tempo. Il secondo motivo è che so che Lei parteciperà anche alla seconda edizione dei Laboratori. Poiché il programma sartoriale verte sulla prima prova e quindi anche sullo scopo e la tipologia delle pinces anteriori, potrà fare questa domada ai Maestri Solito e ricevere - anche con una dimostrazione pratica - una risposta più soddisfacente di quella che potrei fornirLe io. Nel caso dovesse intervenire dopo questa fase, provvederò dopo il 28 a soddisfare la Sua curiosità.


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Nome: Giancarlo Maresca
Data: 22-05-2003
Cod. di rif: 281
E-mail: gran.maestro@noveporte.it
Oggetto: Commercio oggi e domani
Commenti:
Egregio signor Ghidini,
la Sua domanda è veramente complessa, almeno quanto sincero il Suo sgomento. Vi sono vari motivi cui far risalire la crisi del settore abbigliamento. Una è una risistemazione dei bilanci delle famiglie a reddito fisso, nelle quali prendono sempre più spazio le comunicazioni. Computer, internet e telefonini rappresentano una voce nuova e consistente, che certamente ha sottratto interesse e risorse al Suo settore. C’è insieme una questione di riconoscibilità. L’uomo spende sempre meno per le soddisfazioni immediate e sempre più per quelle mediate, cioè che lo gratificano attraverso un senso di appartenenza al gruppo che rappresenta la sua patria sociale o il suo obiettivo sociale. Questa gratificazione è raggiungibile più facilmente attraverso il gadget di ultima generazione che con un capo di abbigliamento che si “sente” sempre meno proprio. Caro signor Ghidini, siamo in epoca di uniformi e la vittoria del capitalismo ne ha vendute molte più di quante abbia fatto il socialismo. Una grave responsabilità viene dal settore del commercio, che è gestito da persone sempre più incompetenti, non in grado di fidelizzare il cliente ad uno stile, ad un rapporto col magazzino, ad un prodotto, ad un dialogo col capo che ne tiri fuori la qualità. L’uso di testimonial sempre più diffuso ci indica con prove di fatto che il pubblico viene spinto ad un acquisto della tale scarpa non perché sia intrinsecamente valida, durevole e confortevole, ma perché la indossa il tale campione sportivo o quell’attore famoso. Insomma, la qualità dice sempre meno. A ben vedere, ritroviamo una giustificazione del genere anche nel trionfo del su-misura. L’uomo che vuole sentirsi individuo diffida delle griffe, spubblicate oltre ogni limite nella volontà sciagurata di produrre dal rubinetto alla calza e si rifugia nell’artigianato. Per molti, che vanno dal sarto senza una specifica cultura, non è nemmeno questione solo di qualità, ma di significato. Se voglio essere me stesso non posso scegliere qualcosa che possono avere in mille. Al di fuori di questo circuito, sta di fatto che originali ed imitazioni sono prodotte quasi sempre nello stesso bacino orientale di manodopera a basso prezzo. Sono pertanto molto vicine nella qualità reale e distraggono una quantità di pubblico, anche con congrua capacità di spesa. Al mercatino di Posillipo sono più le mogli di professionisti che le madri di famiglie monoreddito e credo che questa realtà sia di livello nazionale.Tutto questo porterà ad un’affermazione sempre maggiore del franchising, dell’abbigliamento usa-e-getta di basso costo e nulla durata. Abbiamo già detto che il problema è l’appartenenza, ma la grande comunicazione, ivi compresa quella cinematografica, indica ogni anno nuovi parametri. Non è importante avere un bel pantalone, ma un pantalone a vita così, con le tasche colà e via andare. In questo sistema non c’è spazio che per l’industria, che gode dei capitali per un’adeguata promozione. Questo sistema cattura sempre più persone e fasce sociali e d’età. Innanzitutto l’appartenenza ripete il suo cliché anche ad un livello molto più alto, quello delle griffe da migliaia di euro al pezzo. Più in basso, uomini e donne di mezza età o ben oltre la cinquantina si sentono chiamati a dimostrare di essere giovanili, perché quello della salute e della gioventù è un valore più spendibile ed immediato della classe e dell’equilibrio formale. Lo scenario è quindi complesso ed a mio parere irreversibile. L’artigianato sartoriale resterà sempre vivo, anche se con quelle rettifiche che ho già indicato molto tempo fa su questa stessa lavagna (faccia una ricerca con i sistemi a disposizione). Il commercio si evolverà privilegiando solo i grandi gruppi e quelli che sopravviveranno più a lungo saranno i piccoli grandi venditori, artigiani del rapporto umano e del gusto, capaci di far innamorare il cliente e di creare un’atmosfera che da sola sostituisca i lustrini ed i grandi manifesti. La nostra associazione è al loro fianco e cerca di mantenere ad oltranza un bacino di consenso per quanti si riconoscano nella tradizione della qualità e vogliano trovare altri che non accennino ad un ghigno nel vedere un cappotto ed un cappello. Il Cavalleresco Ordine ha voluto essere sin dall'inizio una piccola area a regime autonomo, dove poter dare importanza ad un gesto o ad un oggetto sapendo che altri potranno capire l’amore che c’è dietro una ricerca o un acquisto o anche s