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COMPENDIO DELLA BUONA EDUCAZIONE MASCHILE IL GENTILUOMO NELLA PROPRIA CASA ![]() a) La casa ideale del gentiluomo Il gentiluomo crede più di quanto sappia e sa più di quanto creda. Non solo di scienza è infatti composta la conoscenza, ma anche di coscienza. In entrambe queste parole il suffisso “cum” rimanda a quel sentire comune, silenzioso ed ance-strale, che si trasmette e si esprime con l’Educazione. Equili-brato e sicuro nella certezza della propria identità, tesoro che porta sempre con sé, il gentiluomo si trova a proprio agio dappertutto. C’è però un luogo speciale ove egli trascorre il tempo dedicandosi prevalentemente alla cura della famiglia, di se stesso, dell’accoglienza. E’ la sua casa. Da quanto esposto nei precedenti capitoli, è ovvio che il gentiluomo non è tale perché viva in un palazzo, ma perché conosce e produce la grazia. Queste righe vogliono descrivere ambienti e suppellet-tili di conforto al suo animo. Sono un complemento al suo sentire, ma non potranno mai forgiare la sua “vis”.
![]() Spesso si dice che case ed oggetti posseggano un’anima e quindi siano in qualche modo vivi. Alcuni emettono energie positive che attraggono ed altri che trasmettono una negatività che respinge. Per comprendere cosa intendiamo per vitalità di un oggetto inanimato bisogna partire dal concetto che ogni cosa è composta da atomi. Il loro movimento interno e le reciproche vibrazioni, quelle che stabiliscono lo stato gassoso, liquido o solido della materia, sono un serbatoio di energia, principio che esiste a monte della materia. Quando un oggetto è toccato dal suo proprietario, i loro atomi entrano in contatto realizzando uno scambio di energie. Normalmente l’energia di chi detiene tali oggetti, positiva o negativa che sia, viene assorbita dagli stessi, essendo gli esseri viventi carichi di maggiori energie rispetto alle cose. Gli oggetti, quindi, si caricano dell’energia degli uomini che le posseggono. Nelle stanze in cui si trovano tali oggetti così carichi, anche l’aria assorbe questa energia. E’ per questo che, entrando in taluni ambienti in cui vi siano cose molto vissute o muri molto vec-chi, si può percepire una carica negativa o positiva a secondo di come era posseduta dagli individui che l’hanno ceduta. Se ne conclude, tra l’altro, che per appartenerci completamente non basta che una casa o una cosa siano nostre di diritto, ma devono essere da noi possedute. E’ anche ovvio che quanto più sia debole la carica di chi ha detenuto determinati oggetti o vissuto in certi ambienti, tanto meno sarà avvertibile al contatto successivo. Quanti Uomini di elevatissimo spessore morale vivono in abitazioni non particolarmente ricercate e quante persone di più ordinari modi, viceversa, abitano sontuose dimore i cui ambienti rimarranno per sempre a loro estranei. Così come il crogiolo di forze morali costituisce la virtù del gentiluomo, così gli arredi e le suppellettili, il contenuto di armadi e cassetti, costituiscono il nerbo della sua abitazione. Questo capitolo è stato suddiviso in due parti poiché l’uomo elegante riserverà alcuni ambienti ed oggetti alla sua vita privata, ed altri li dedicherà alla vita di relazioni. Questo confine non è rigido. Come si vedrà più avanti, vi sono collegamenti fra i due utilizzi. Alcune notazioni iniziali, essendo comuni ad entrambi gli ambienti, mi è parso più lo-gico collocarle in questa breve prefazione.
![]() In talune abitazioni prestigiose m’è capitato d’esser ricevuto, dal domestico o direttamente dal padrone di casa, in hall ampie, spaziose ed arredate con gusto, sui cui muri, rivestiti di stoffe o carte pregiate, facevano bella mostra di sé quadri gradevoli alla vista. In siffatte stanze si affacciavano porte ri-gidamente chiuse, che, probabilmente, davano accesso ad al-tri ambienti. Quale sgradevole sensazione ne ho riportato.
Forse che, oltrepassate quelle soglie, v’erano ambienti di cui ci si doveva vergognare? L’unica vergogna in una casa non è nella maggiore o minore ampiezza delle stanze o dalla bellezza degli arredi, quanto nella sporcizia e nella sciatteria. Il gentiluomo protegge alcune cose per pudore o riservatezza, ma non avrà mai nulla da nascondere o di che vergognarsi. Le porte della sua casa saranno sempre aperte, ad eccezione dei bagni, della camera da letto e degli ambienti di servizio. ![]() Quando si viene accolti per la prima volta in una casa, trovo sia molto gradevole, subito dopo il benvenuto e i convenevoli di rito, l’essere invitati a visitarne gli ambienti, con esclusione di bagni e vani di servizio. I primi verranno indicati in caso di necessità, i secondi sono riservati alla servitù o a chi s’interessa delle faccende di casa. E’ altresì cosa gentile l’aprire al proprio ospite qualche armadio che contenga collezioni d’un qualche interesse o far ammirare in una vetrina antiche porcellane o suppellettili che meritano d’esser tenute con maggior riguardo. Se si possedessero libri rari od antichi manoscritti si potrà far soffermare i propri visitatori a darvi uno sguardo. Servizi di piatti, tazzine e bicchieri non destano interesse anche se appartenute a qualche imperatrice austriaca od a case regnanti. Saranno, viceversa, molto ammi-rate nel loro utilizzo. A questo proposito, sottolineo un fatto importante. Il gentiluomo agisce da duca anche se è un pen-sionato statale. Usa il meglio che possiede con proprietà e prudenza, ma con disinvoltura, maggiore secondo le possibi-lità economiche. Alcuni non hanno che l’argenteria e la usano quotidianamente, per se stessi come con qualsiasi ospite, il che conferisce alle stoviglie una patina di vissuto inimitabile. Sconsiglio invece l’esposizione di argenti in vetrine che non siano oscurate da appositi drappi di velluto, a meno che non si tratti di oggetti realizzati da Benvenuto Cellini o grandi argentieri. I corredi sono d’interesse, normalmente, solo per le Dame. Quelli antichi, beninteso, ché quelli moderni non dicono nulla anche se firmati da stilisti in odore di santità. Non è raccomandabile richiamare l’attenzione dei propri ospiti su quadri o statue. Sono già in bella evidenza e chi ne è conoscitore mostrerà di propria iniziativa, se crede, apprezza-mento e curiosità. Il gentiluomo riceverà gli amici intimi in salottini privati dedicati alla conversazione, giammai nei saloni dedicati ai ricevimenti. Solo ove l’ambiente destinato alla rappresentanza sia unico, è ammesso accogliervi gli ospiti più cari. Il gentiluomo, se è in particolare confidenza con coloro che riceve, potrà presentarsi in giacca da camera, giammai in vestaglia. Le tute ginniche sono riservate solo alle attività sportive, a nient’altro.
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