Molte
sono le domande, i commenti e le critiche più o meno costruttive
che ci vengono mosse, e che meritano un approfondimento. La più
comune, non sempre proveniente dalla donne, è quella relativa
all'esclusione del gentil sesso. I motivi che hanno ispirato il
nostro Statuto nell'ammettere solo presenze maschili sono molto
gravi, e la scelta è stata a lungo ponderata.
L'intero castello maschile, costruito lungo
secoli di misfatti e di glorie, è oggi quasi completamente
inabitabile. Da alcune sale siamo stati allontanati per legge: dal
fumo, dal gioco d'azzardo, dalla tauromachia.
Queste istanze, tutte importanti nella cultura maschile, sono ormai
considerate atteggiamenti criminali. Dopo il passaggio di intere
generazioni di moralisti e moralizzatori, tutto ciò che non
è obbligatorio sembra ormai vietato, e l'area di libertà
in materia di attività non produttive continua a ridursi
di giorno in giorno. Particolarmente bersagliati appaiono tutti
i modelli di comportamento che rimandano ad un archetipo maschile.
Anche dove non intervengano obblighi o divieti, troviamo le torri
crollate, i fantasmi ci turbano il sonno, e orde barbariche coprono
con rozze urla e incomprensibili risa ogni tentativo di riportare
armonia tra le nostre mura. Abbiamo già detto di alcune aree
che furono per noi un riposo e sono oggi un tormento. Al di fuori
di esse, se non si incorre nelle sanzioni legali, non è comunque
possibile parlare dell'Uomo, di ciò che lo unisce ai suoi
padri ed ai suoi contemporanei, senza incorrere nei sensi di colpa
o - peggio - nel ridicolo. Se la cosa sembra strana, è solo
perché non ci si pensa a sufficienza. Anzi, non ci si pensa
affatto. Facciamo un esempio: immaginiamo di voler parlare del punto
focale che differenzia l'immaginazione maschile da quella femminile:
l' Onore. Esso, nella fase dinamica di una vita, si traduce
in guerra o in amicizia. Di queste hanno cantato gli spiriti più
elevati, da Omero a Shakespeare, dalla remota antichità fin
quasi a ieri. Provate a parlarne adesso. Vi sembra possibile dire
oggi dell'Amicizia, senza che si crei il sospetto di omosessualità?
Della Guerra, senza che si avvii automaticamente il disco del più
ignorante ed inutile pacifismo, il più feroce pregiudizio
su un'attività che in ogni caso ha rappresentato fino a poche
generazioni fa un'elevata aspirazione, una privilegiata palestra?
Ancor oggi, documentari in prima serata ci parlano di battaglie
e condottieri. Eppure, tra milioni di spettatori, nessuno riconoscerebbe
quello che in realtà vede ed ammira: la bellezza e il valore.
Non vogliamo fare apologie pericolose, ma notare come la morbosità
del villaggio globale sia sempre in agguato a svilire ciò
che è nobile, a buttare fango su tutto quanto non porti rassicuranti
etichette. Riflettendoci, si vedrà che il nostro lavoro di
ricostruzione è veramente difficile, e dobbiamo farlo da
soli. Le "anime diverse" di Uomo e Donna, per restare
tali, devono talvolta viaggiare divise. Una promiscuità eccessiva
le omologa e le svilisce, innescando una corsa al ribasso che non
ha vincitori.
Alcuni ci
imitano replicando alcuni aspetti esteriori. Noi però non
siamo degli edonisti crapuloni, ma al tempo stesso un cenacolo
d'esteti e un manipolo di guerrieri veterani; un'accademia
di filosofi e una falange di estremisti. Non ci basiamo
sul numero, ma sulla forza, sulla storia, sulla sensibilità
degli Uomini che compongono il nostro ristretto sodalizio. Per statuto
non pretendiamo di insegnare niente a nessuno, ma semmai lasciare
a chi abbia qualcosa da dire la facoltà di esprimersi senza
necessità di compromessi. Stimoliamo così quelle parti
feconde dello Spirito che oggi tacciono o vengono fatte tacere per
mancanza di tempo, di attenzione, o solo per paura di essere fraintesi.
Certi principi, argomenti, certe parole a noi care mantengono il
loro vero significato solo se sussurrate, e possono essere comprese
solo da orecchie qualificate. Parlarne a grandi gruppi significherebbe
certamente essere fraintesi. Per questo di tanto in tanto, pur aprendo
quasi sempre i nostri eventi a molti ospiti, ed ovviamente alle
donne, preferiamo riunirci tra soli Cavalieri. Esempio ne sia l'
ultima Adunanza di Bologna,
che il 22 Novembre ha visto riunito oltre il sessanta per cento
dei soci nel trecentesco Palazzo Comunale di Bologna. In questa
occasione anche al guardaroba era stato scelto personale maschile:
roba da Monte Athos. Dobbiamo tra l' altro convenire che la categoria
degli Uomini di Gusto, cui aspiriamo di appartenere, se da
un lato è una casta privilegiata, dall'altro è oggi
una specie quasi estinta, braccata dalla scostumatezza e dal frastuono,
emarginata dalla volgarità. L'unica salvezza della razza
è nel prendere coscienza dell'assedio, aiutandosi tra simili
perché la resistenza sia una vittoria. Per questi motivi
i nostri criteri di ammissione, pur rispettando l' apertura consona
ad un' Associazione Culturale, non si spingono oltre una certa soglia
di riservatezza. Il Cavalleresco Ordine non tende a fare proseliti,
perché nel bene e nel male riconosce di interessarsi ad una
cultura che nasce e vive solo per i pochi. La nostra Associazione
non si muove quindi in orizzontale, cioè nel senso dell'espansione,
ma in verticale, in alto verso gli ideali ed in basso verso
l'approfondimento. Anche nei nostri stessi eventi non abbiamo
mai diffuso e mai diffonderemo materiale informativo o d'adesione,
e in quest'immenso castello nemmeno troverete un indirizzo o un
numero di telefono. Noi non siamo davanti, ma dietro alle nostre
opere. Peraltro, gli interessi che ci uniscono ci spingono verso
campi minati, dove è necessaria esperienza e coraggio. Quello
del Piacere è infatti un paese ricco e nobile, ma confina
da un lato col Vizio, dall'altro con la Perversione. In alto col
Sublime, ma in basso col Ridicolo. Noi ci rivolgiamo dunque ai chiamati,
perché certe inclinazioni nascono con noi o non nascono affatto.
Chi sente come noi sentiamo, trova la nostra strada anche senza
indicazioni.
Seppure non crediamo
ci sia alcun bisogno di giustificazioni, è opportuno spendere
una parola su alcuni titoli altisonanti che caratterizzano la nostra
Associazione. Il Cavalleresco Ordine è una centrale di studio
delle superfici. Essa raccoglie uomini che credono in un ideale
estetico dell'esistenza, e come tali volontariamente tenuti
e disposti ad un certo rispetto delle forme e terminologie tradizionali.
Seppure al giorno d'oggi certe norme, termini, rapporti, atteggiamenti
o modi di vivere, siano messi in ridicolo in nome di una massificante
omogeneità del basso profilo, noi siamo gli ultimi che regaleranno
al portiere la titolata corazza del formalismo, cedendo alle lusinghe
delle frasi: "Tanto, a che serve?" "E' la stessa
cosa" "Non è pratico" e via scendendo verso
il Mac Donald, la Coca Cola ed il "tu" alla seconda frase.
Sia detto per inciso che anche il Mac Donald e la Coca Cola sono
meritevoli all'occhio dell'Uomo di Gusto che sappia viverli nella
loro realtà, e non come destino unico ed ineluttabile dell'umanità.
Il nostro sodalizio
nacque intorno al 1983 come gruppo di appassionati fumatori
di Avana. A quell'epoca tali sigari non erano reperibili in Italia
ed occorreva cercarli all'estero. Le scarse possibilità giovanili
non ci permettevano però di affrontare con facilità
i viaggi necessari al rifornimento. Così ci consorziammo,
per dividere le spese necessarie a raggiungere quelle che allora
erano le capitali del fumo. Come gruppo d' acquisto, ottenevamo
anche degli sconti da grossi mercanti come Rein e Grisel a Ginevra
o la Casa des Tabacs ad Andorra. Ci chiamavamo allora con un nome
che ricalcava quello di un estinto circolo imperiale: "Das
Tabaks Kolegium".
Nelle interminabili
discussioni sui tabacchi cubani, ci rendemmo conto che tante altre
cose ci univano. Era la comune urgenza di una ricerca estetica ed
il rigore e la passione con cui, da ciascuno a suo modo, essa veniva
condotta. L' oggetto dell' Associazione venne quindi esteso a tutte
le manifestazioni del Buon Gusto, questo tutto unitario e indefinibile
che si rivela in infinite forme. Tra le vie che recano ai confini
del suo mondo, ne codificammo alcune tra le più radicate
nell'immaginazione. Demmo così il nome alle Porte che oggi
difendiamo:
La Gola,
L'Abbigliamento,
Il Fumo,
L'Azione, i Motori e L'Agonismo,
Il Gioco,
L'Arte,
La Tauromachia,
Le Donne,
La Nona Porta, ovvero Dei Piaceri Ignoti
Queste sono le colonne su cui poggia l' Arte di Vivere.
Tutti ne conoscono l' esistenza, e molti sono certi di possederne
il segreto, ma proprio quando pensano di toccarlo restano delusi.
E' perché credono che il Piacere venga giù da solo
ed a caso come frutta matura, mentre in realtà esso non si
consegue e non si merita se non attraverso un lavoro di ricerca
ed il meticoloso rispetto delle sue regole, senza la conoscenza
e la precisione. Non lo si trova in una rete gettata alla cieca,
perché è piuttosto un bersaglio preciso da trafiggere
con la spada. Qual' è l' obiettivo? Come poeti e avventurieri
ci hanno insegnato, il meglio della vita è nel cercarlo.
Dar senso ad un'incessante ricerca, rinunciare sempre per ottenere
una volta, vivere e godere del dubbio più che delle certezze,
ecco il punto. Questa necessità di perseguire solo le cose
ben fatte mette il Cavaliere di fronte al problema che così
sintetizzò Balzàc: "Il Bene non ha che un modo,
il Male ne ha mille". La ferma volontà di avere o essere
quell'uno tra milleuno, comporta la necessità di esercitare
quel supremo potere dell'Uomo che l'odierna omologazione spinge
subdolamente ad abdicare: il diritto di scegliere. La Scelta, per
essere tale, richiede alcuni presupposti:
La Conoscenza, che permette di distinguere
tra assoluto e relativo, tra contingente ed eterno. Spingendosi
anche verso il nostro Io, ci permette di valutare ciò che
può essere un bene per altri e non per noi. Da un lato ci
orienta verso ciò che veramente vogliamo, dall'altro ci permette
di individuare soglie che sono molto labili, quando si tratta dell'effimero.
Il Tempo. Mezzo universale
con cui paghiamo le cose veramente importanti. L'unica moneta che
veramente spendiamo, perché non è possibile recuperarla
in alcun modo.
La Diversità. Arca sempre
più angusta a mano a mano che l' economia dei mercati sempre
più globali sostituisce oggetti e sensazioni con simboli
e surrogati, il Gusto con la Moda.
Tra gli scopi del nostro sodalizio vi è quello di potenziare
il primo e ottimizzare il secondo dei due presupposti - attinenti
all' Uomo che sceglie - e di migliorare le possibilità di
accesso al terzo, che è esterno e rappresenta un problema
via via più grave e ciononostante meno avvertito. Il lavoro
sugli oggetti, sui materiali e sui prodotti artigianali è
quello più visibile. Noi siamo vicini agli artigiani in vari
modi, ma principalmente:
1 - Con l' istituzione dell' Albo
dei Fornitori, un elenco di ditte qualificate che rispettano
le tecniche tradizionali.
2 - Con l' organizzazione di Laboratori
culturali, nei quali gli artigiani vengono messi a contatto
con l' utenza più attenta e qualificata.
Il senso di
solitaria ricerca che ognuno dei nostri avvertiva ed avverte; l'
incrollabile fede nei valori estetici; l' assenza di qualsiasi tentazione
esibizionista; la capacità di spingersi alle estreme conseguenze;
la priorità data al valore espresso nel tentare l' assoluto
rispetto al risultato ottenuto col compromesso. Queste istanze unirono
i primi Fondatori ed ancor oggi alimentano l' Associazione. Esse
si richiamano così da vicino agli ideali cavallereschi che
sembrò naturale costituire il sodalizio sotto una bandiera
ispirata a quest'istituzione, mai tramontata nell'immaginazione
maschile.
Il nome che oggi
portiamo nacque nel 1988. Venne coniato in quella fine di
Aprile, alla Feria Siviglia. Testimoni i tori, il fino, la sevillana
e la magica atmosfera di una città senza uguali, stringemmo
un patto che ancora ci unisce. Da questa data continuammo una silenziosa
attività, fatta di saltuari incontri a Roma, all' Avana,
a Napoli o a Montecarlo. Silenziosamente il gruppo si è allargato
in tutta Italia ed all' estero, ed ha acquisito maggiore coscienza
della propria missione.
Ogni tanto la stampa o la televisione parlano delle nostre attività,
ma il rigore delle nostre regole ci impone di non promuovere con
tali mezzi facili adesioni. Il nostro castello è su un'isola.
Anche se non tutti lo vedono, è molto vicino alla riva, e
noi vi accogliamo tutti coloro che lo raggiungono. Però non
siamo noi ad abbassare il ponte: per raggiungerlo è necessario
dimostrare di saper nuotare. Fuor di metafora, Il Cavalleresco Ordine
non propone a nessuno di associarsi, non diffonde moduli ai propri
eventi, non fa mostra alcuna di materiale promozionale. Per Statuto
tutti i maschi maggiori di trent'anni, di qualsiasi nazionalità,
possono accedere come Cavalieri. Per i maggiorenni minori di trent'anni
è prevista la sezione degli Scudieri. L'esclusione delle
dame è fonte di rammarico, ma tale privazione si è
resa indispensabile per coerenza con le attività dell'Associazione
e del suo modo di intenderle e praticarle. I nostri scopi, i principi
ed i metodi attengono nel complesso all'immaginario maschile, ed
in fondo noi consideriamo quest'ultimo come esso stesso meritevole
di attenzione e tutela nel momento in cui la più evidente
delle differenze, quella tra Uomo e Donna, tende malauguratamente
a sbiadirsi.
Sgombrato
il campo da velleità sociali ed ideologiche, dagli scopi
melliflui e vagamente umanitari che adornano gli statuti e gratificano
i membri di altri sodalizi, il Cavalleresco Ordine si è voluto
dedicare esclusivamente al Gusto, al Piacere, alla
Bellezza. Il tutto con un punto di vista ed un programma
che privilegiano il mondo maschile. Ciò non per alimentare
una battaglia inutile e dannosa tra Uomo e Donna, ma per rendere
omaggio alla Differenza tra essi. Questo fondamento laico ci distingue
dagli ordini cavallereschi propriamente detti e dalla stragrande
maggioranza delle altre associazioni, che perseguono fini di solidarietà.
Ciò non significa che il Cavalleresco Ordine non abbia a
suo modo una morale. Al contrario, intendiamo esprimere in quello
che facciamo il massimo rigore. La nostra fede - lungi dal sostituire
o negare il divino - è però incentrata sugli aspetti
tutti umani dell'esistenza. Peraltro, porre l'Uomo al centro del
sistema significa insieme esaltarlo come principio e cancellarlo
come fine. Così si giustifica la mancanza di ogni scopo umanitario.
Infatti questi possono e debbono essere perseguiti dai gruppi che
attribuiscono alla vita un valore assoluto, indipendentemente da
presupposti che la rendano degna d'essere vissuta. Per chi vede
nel vivere lo scopo unico della vita, è normale preoccuparsi
della sua quantità. Noi ci occupiamo invece della qualità
della vita, giustificando anche il suo sacrificio per un ideale
eroico. A questo proposito è sorprendente osservare come
la stessa macchina mediatica che ripropone all'infinito lo spettacolo
dell'eroismo sia poi pronta a negarne il fondamento, che è
il sacrificio. Non ci distragga il naturale orrore della morte e
della sofferenza: la bellezza nasce spesso più evidente e
commovente proprio dal suo opposto, come i fiori più leggiadri
e i funghi più preziosi crescono a volte sullo sterco.
La soddisfazione
che cerchiamo non è nel Piacere o nella Bellezza in se stessi,
ma nella ricerca e nell'approfondimento delle sue regole e dei suoi
oggetti. Queste vie intendiamo percorrerle con l' atteggiamento,
chiaro ed intransigente, enucleato nella Carta
dei Princìpi. Alcuni diranno che è un punto
di vista assolutista e partigiano, maschilista e reazionario. Benvengano
le critiche. Per quanto ci riguarda, è nostra ferma convinzione
che la necessità odierna di essere politically correct, supponendo
già in partenza il compromesso, lo anteponga a qualsiasi
discorso e lo privi di ogni forza. Noi non temiamo di affermare
la propensione per il gioco d'azzardo, le corride o il sigaro Avana.
Il nostro interesse è per il rispetto delle regole, per l'emozione
data dall'armonia di un gesto o di una cosa ben fatta. Nella lagna
che ci circonda, nella banalità che ci minaccia, i Cavalieri
intendono parlare con voce ferma delle cose di cui sono esperti,
ma soprattutto tacere ed apprendere. Vogliono ricollegarsi ad antiche
tradizioni, difendere la Grazia dal silenzioso attacco dell'approssimazione.
Il tutto senza gridare, perché il nostro scopo non è
fare proseliti, ma migliorare noi stessi.
Il nostro stemma reca uno scudo coi colori
sociali, che sono quello del tavolo da gioco e del sigaro Avana.
Lo reggono due leoni rampanti - segno di orgoglio e vigilanza -
che recano uno la Chiave della Conoscenza, che apre le Porte, e
l'altro la Spada del Valore, che le difende. Una citazione merita
anche la regola del nostro motto: "Numquam Servavi",
che vuol dire sia "Non ho mai risparmiato" che "Non
mi sono mai risparmiato". Un Cavaliere conosce e chiede il
massimo, anche a se stesso.
Solo la Conoscenza
ci da potere sulle cose e le fa nostre. Per questo noi cerchiamo
l'approfondimento, ed il principale motivo che ci unisce è
quello di percorrere insieme qualche tratto di strada, in una ricerca
altrimenti solitaria. Il Cavalleresco Ordine è un movimento
di Esteti, e l'intransigenza dei princìpi, la profondità
delle emozioni e l'abitudine a vedere cose che altri non vedono,
fanno di ogni Esteta un solitario. Lo è per l'indipendenza
del suo intelletto, indifferente alle tendenze passeggere. L'abitudine
ad esigere il meglio anche da se stesso, la precisione nel misurare
ogni cosa, evolve in Idee quelle che per altri rimangono Opinioni.
Orbene, dalle Idee nascono gli ideali, dalle opinioni la Confusione.
Un gruppo di questi vecchi lupi, da tempo lontani dal branco, si
è riunito nel Cavalleresco Ordine. Lo ha fatto perché
certe esperienze od emozioni si comprendono solo attraverso il confronto.
Perché il bosco, che una volta li nascondeva, ogni giorno
sempre più dissecca e dirada. E perché no, per poter
qualche volta - con un compagno della stessa razza - ululare insieme
alla luna. I nostri traguardi, appartenendo a quella cosa personalissima
che è l'Arte di Vivere, sono in massima parte non condivisibili.
Il vantaggio del gruppo non è quindi quello di raggiungere
in comune uno scopo che resta proprio del singolo, ma piuttosto
quello di migliorare le possibilità di assumere informazioni
di difficile reperimento; stimolare la sussistenza di prodotti rari;
favorire il dibattito su argomenti che esigono d'essere approfonditi
in contraddittorio; in una parola combattere insieme il comune nemico
dell'approssimazione. Perché possano ancora sopravvivere
molti tra gli oggetti, mestieri, valori e comportamenti che apprezziamo,
non v'è altro mezzo che quello di riunire quanti li conoscano
e li apprezzino in una sorta di Accademia che li valorizzi e li
tuteli, tramandando la relativa cultura.
Nella notte del
pressappochismo, scopo del Cavalleresco Ordine è di far ardere,
ciascuno sulla propria torre, il fuoco della passione e della precisione.
Il solitario ricercatore saprà così che altri vegliano
con lui perché non si riduca la meravigliosa varietà
delle cose. Nella vastità senza significato che lo circonda,
il Cavaliere riconoscerà il messaggio di quei bagliori, e,
anche da lontano intuirà la presenza di chi un giorno saprà
apprezzare nel modo più vero l'asola della sua giacca o il
gesto con cui si congeda; cogliere con un solo sguardo un'intera
personalità, che il genio e l'esperienza hanno potuto concentrare
nelle pieghe del fazzoletto.
Linguaggio muto
del gesto. Codice segreto del dettaglio. Formula che non si può
dimostrare. Nome che non può essere pronunciato senza perdere
la sua forza: il nostro fine e l' Eleganza tout court. Ad essa abbiamo
recentemente dedicato il ciclo dei Laboratori d'Eleganza, di cui
si sono tenuti sinora a Napoli cinque appuntamenti, tutti presso
il Salone degli Affreschi dell'antica ditta Marinella. Le prime
serate, dedicate alla Giacca ed alla Scarpa, si sono tenute il 29
Settembre ed il 10 Novembre u.s.. Quella del 19 Gennaio è
stata dedicata agli Accessori ed ai Tessuti Inglesi. Il 16 Marzo
2001 è' toccato poi alla Camicia, la cui gloria è
stata celebrata con Turnbull & Asser da Londra, i camiciai dei
Re. L'ultimo appuntamento è stato dedicato alla Profumeria
e alla Barbieria vedi Eventi. Riteniamo
che quest'originale sinergia di artigiani, improntata ad uno scopo
non immediatamente economico, ed anzi diretta a comporre un organico
disegno filosofico, con-senta ai solisti diventati orchestra di
far udire ed apprezzare una musica altrimenti destinata a scomparire
nel rumore di fondo e poi nell'oblio.
Ancora qui sull'uscio,
alcuni saranno già caduti nel sonno o fuggiti, annoiati o
spaventati da questo filosofeggiare. A quelli che restano ancora
in sella, auguriamo di trovare dentro le nostre mura ciò
che vi cercavano.
Il
Gran Maestro
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