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CARO MONSIEUR...
In un sito internet un forum si infiamma. La causa?
Un articolo pubblicato dalla nostra rivista.
Ecco il resoconto di quella discussione e altri interventi dei lettori.
Egregio
Gran Maestro,
ho appena acquistato l’ultimo numero di Monsieur, l’ho
sfogliato per una rapida visione preliminare, e sono stato colto da
una pensierosa perplessità. Cercherò di chiarire il
mio disagio: innanzitutto dichiaro che sono stato portato ad attribuire
alla suddetta rivista una valenza superiore a quella di altre testate
apparentemente similari, in quanto pur non sussistendo un rapporto
organico tra l’Ordine e Monsieur, è pur vero che essa
figura tra i “Fornitori” dell’Ordine, in essa scrivono
sistematicamente sia il Gran Maestro, sia numerosi Cavalieri, inoltre
molte iniziative svolte o in fieri sono state organizzate in concomitanza.
Vengo al punto: tra l’immagine e la didascalia di pagina 66
e quelle di pagina 79 c’è un vero e proprio abisso, abisso
in cui rischia di precipitare la credibilità degli editoriali
del direttore Botré e della rivista tutta, ma anche la valenza
del rapporto privilegiato con un Ordine che promuove i valori virili
classici e non le esibizioni strapaesane.
E’ alquanto spiazzante leggere una rivista in cui articoli così
fortemente discordanti si alternino senza neanche soluzioni di continuità,
e tra l’altro mi sorge il timore che altrettanta “casualità”
possa presentarsi anche nella proposizione di ristoranti, alberghi,
vini, orologi e quant’altro Monsieur si premura doviziosamente
di segnalare. Non vorrei sembrare un moralista esagerato e ottuso,
ma passi per le inserzioni pubblicitarie ed i redazionali (si deve
pur pubblicare…), ma nel caso citato si tratta di un articolo
propriamente detto, e quindi non trascurabile.
Cordiali saluti
Giampaolo Marseglia
Egregio signor Marseglia,
le terrificanti performances di quella sorta di stilista sartoide,
evidenziate alla pag. 79 da Lei citata, sono state illustrate non
a caso da una donna. Io trovo esecrando quanto Lei dedicare spazio
a queste deboli manifestazioni di finta creatività, ma occorre
guardare al complesso. Certamente gli articoli su Churchill sono maggiormente
nelle nostre corde e credo abbiano reso giustizia all´esempio
di stile tramandatoci da tanto uomo. Non dobbiamo guardare una cosa
e dimenticare l´altra. E´ anche vero che un movimento
come il nostro non potrà mai fondare una rivista, proprio perché
l´attività editoriale richiede comunque dei compromessi
ed una sorta di political correctness che dia spazio anche alle cose
in cui non si crede. Dirigere una rivista è un´attività
estremamente complicata. Io ho comunque fiducia nella visione generale
di Botrè e credo che colga comunque l´obiettivo di presentare
un mensile ricco di contenuti. Probabilmente essi non possono essere
tutti sullo stesso registro ed esiste qualche spiegazione per quanto
da lei segnalato. Comunico la Sua e questa mia risposta allo stesso
direttore, che non è escluso risponda personalmente. E´
solo a lui che può spettare un chiarimento, non essendo io
che un collaboratore. Il mio punto di vista in materia è facilmente
prevedibile in quanto dichiarato qui e in decine di articoli. Esso
risponde ad uno stile di vita, ma come tale è vincolato ad
un´esigenza esistenziale e non editoriale.
Giancarlo Maresca
Attentissimo Gran Maestro, Dottissimi
Cavalieri,
chiedo subito scusa se intervengo, neofita quale sono, sul tema che,
tanto egregiamente, avete affrontanto. Mi permetto di farlo, proprio
con l´"innocenza" di chi deve (ed ha il desiderio)conoscere
ancora tante cose, di chi deve ancora formare ed affinare il proprio
spirito, con consapevolezza, con attenzione, con la ricerca e con
il confronto.
Purtroppo ciò che manca nella vita quotidiana è il sano
confronto, la possibilità di ascoltare i diversi punti di vista
per fortificare il proprio o per modificarlo. Non posso fare a meno
di pensare a quanto il Gran Maestro ha scritto, in maniera ineccepibile,
nel suo gesso "Il Pregiudizio". Per questo credo, fermamente,
che una rivista, non banale, debba dare la possibilità a più
voci di confrontarsi e di lasciare al lettore non solo la possibilità
di scelta, ma anche di ammettere la sua capacità di conoscenza...
e di intelligenza. Ho iniziato a leggere Monsieur, con costanza, dopo
la partecipazione al Castello (mi sono anche abbonato) e devo riconoscere
che la rivista consente questo tipo di confronto: la cosa mi rende
felice! Le mie idee sono chiare, aderisco a questo sodalizio, però
la possibilità di conoscere altre realtà, altre esperienze,
altri "stili" oltre che accrescere la mia "cultura"
fortifica, nel caso, le mie convinzioni perchè mi da la possibilità
di apprezzare, maggiormente, il mio percorso.
Numquam Servavi è il nostro motto!
Un cavalleresco abbraccio,
Lello Carnà
Egregio Signor Marseglia,
non avendo ancora acquistato il numero in questione, non mi esprimo
sul contenuto dell´articolo incriminato. Tuttavia, mi pare di
poter dire alcune cose a priori. Compro Monsieur ormai da più
di un anno, ed è stato proprio dalle sue pagine che è
principiato il lungo viaggio che mi avrebbe condotto a contemplare
le mura del Castello del Cavalleresco Ordine. Ritengo che la rivista
di Franz Botrè possegga qualità uniche nel panorama
editoriale nazionale. Non ignoro tuttavia che un progetto editoriale,
oltre la passione delle idee, necessiti anche di un calcolo economico,
ma ritengo che il Cerbero che ne nasce non sia, talvolta, il peggiore
dei mostri possibili. Credo che il buon senso ci consigli di non indignarci
se chi ci aiuta a preservare e diffondere alcuni valori, per farlo
debba talvolta pagare dazio alle leggi del mercato. Sta alla paziente
intelligenza di ognuno di noi sceverare ciò che ci piace da
quello che non amiamo, senza adontarsene ad ogni piè sospinto.
Se bene ho inteso le parole del Gran Maestro, non è consono
ai Cavalieri (e a chi condivide la loro Weltanschaaung) ergersi ad
inesorabili giudici degli altri, per ritirarsi poi sdegnati e superciliosi
sull´ Aventino della propria incontaminata moralità.
Credo che le uniche scelte su cui abbiamo il diritto ed il dovere
di discettare ai limiti dell´accanimento siano quelle che compiamo
noi stessi.
Un saluto,
Marino Poerio
Egregio signor Marseglia,
magari alla prima vostra adunanza mi piacerebbe spiegare ai Cavalieri
la differenza tra un house organ ed un giornale, che deve trovare
la via giusta per coinvolgere non 300 persone della stessa cultura
ed estrazione, ma 15000, di simile cultura e di diversa estrazione.
Il servizio dedicato all´artigiano pugliese, emigrato a Londra,
che riesce ad accontentare un cliente raffinato o l’esibizionista
paesano, descrive un uomo che è partito solo con le sue idee
e le ha portate al successo e non va vista come l’affermazione
di uno stile. Il contrasto con Churchill è stato voluto e la
posizione del pezzo che Lei cita non è casuale. Quattro pagine
su 164, che peraltro non privilegiano un inserzionista, ma una storia,
non possono essere viste come l’orlo di un abisso e non credo
sia giusto ritenere che possano coinvolgere un giudizio sulle altre
zone in cui MONSIEUR è particolarmente attivo e vigile, come
il vino o gli orologi. Certamente, anche in queste culture si lascia
spazio alla pluralità, perché l’informazione e
l’attualità sono fatte di tanti punti che non necessariamente
si trovano sulla stessa retta. Vivi e lascia vivere. Lascio a lato
nel mio lavoro casualità, proporzioni, moralismi e ottusità
e non sarò mai un talebano. Se dovessi ragionare in tal modo,
quante cose potrei dire, criticare, raccontare, del modo di essere,
di vestire, di portamenti, di polsini, di giacche, di pertinenza,
di pantaloni, degli amici Cavalieri? Non mi sono mai permesso di farlo,
e mai lo farò, perché amo la libertà di espressione
in ogni sua manifestazione. Perché sono un uomo che vive con
i vostri codici e i vostri valori, ma nella contemporaneità
del mio tempo! Maresca potrà confermare che nessun ostacolo
o ordine di scuderia ha limitato la sua corsa, eppure il suo stile
ed i suoi argomenti non sono graditi a tutti. Se non si vuole essere
partigiani, il presente non si sceglie, mentre ciascuno può
scegliere il passato o il futuro che più gli si addicono. "Il
caposaldo di un uomo – lo abbiamo appena detto in copertina
- consiste nel privilegiare l´essere e non l´apparire."
Questa essenza è complessa e diversa per ogni uomo, regione
ed area sociale. Non è una risposta solo a Lei, signor Marsiglia,
ma anche a Giancarlo.
Cordialità.
Franz Botré
Fin qui l’articolo comparso sulla rivista. In tempi evidentemente
successivi all’impaginazione del numero, comparivano nella discussione,
raggiungibile nella Posta del Gran Maestro, questi ultimi interventi:
Caro Franz,
in effetti la mia risposta al signor Marseglia era l’altra metà
della tua, quella che spettava a me. Tu vivi il presente e scendi
con la tecnica di uno slalomista tra i suoi insidiosi paletti, tutti
conoscendoli e rispettandoli. Io mi arrampico, comandando una piccola
cordata che cerca ciò che non è né passato né
futuro, ma sia fuori del tempo. Ciò che ho trovato non mi limito
a studiarlo, ma lo difendo con ogni mia risorsa e ciò comporta
di essere schierato, con le armi e le bandiere bene in vista. Per
salire occorre guardare sempre per aria e a me piace farlo, ma so
bene dove poggino i piedi. La pluralità di informazione, se
permette di illuminare talvolta le nostre amenità, deve dare
spazio anche alle altre. Per indole non posso e per scelta non devo
però essere d´accordo con la pubblicazione di certi esempi.
La cosa non mi turba e non coinvolgo in un sol colpo tutta un’opera
come la tua, perché fatti e risultati danno un bilancio positivo,
nei quali va incluso che essi nemmeno esisterebbero senza questi metodi.
Come il Cavalleresco Ordine, anche MONSIEUR privilegia l’uomo
come misura delle cose e come scopo principale della conoscenza. Le
storie della rivista cercano quasi sempre di cogliere l’aspetto
umano, la storia irripetibile del singolo. Naturalmente quella cavalleresca
è un’accademia ed una milizia, quindi una realtà
partigiana, mentre una rivista deve esserlo il meno possibile. MONSIEUR
marcia su un fronte largo e noi in colonna. Se fossi io il direttore,
argomenti o immagini come quelle stigmatizzate da Marseglia non avrebbero
spazio, ma con essi scomparirebbe anche il giornale. Ho del resto
già detto che noi non potremmo mai avere una rivista. Questa
attività richiede infatti da un minimo di Pinco Pallino al
massimo di un Franz Botré, ma comunque una gestione che sappia
anche fare i conti, mantenere le relazioni, insomma che non si interessi
rigidamente di dottrina e sappia dimenticare e ricominciare ogni mese.
Difenderò sempre la squadra di cui faccio parte e qui sono
in entrambe. La cosa non comporta alcuna contraddizione perché,
se siamo inconciliabili nei metodi, siamo molto vicini e talvolta
coincidenti nelle premesse. Credo che la risposta migliore al cavaliere
Marseglia venga dal nostro dissenso. Se noi che siamo su posizioni
diverse possiamo stimarci e consultarci, andare d’accordo e
spesso collaborare sullo stesso obiettivo, tra le pagine e gli argomenti
di una rivista accade esattamente lo stesso. La perplessità
del nostro Marseglia non è infondata e meritava questa discussione.
Credo che anche questo sia stato un buon modo, ciascuno alla sua maniera,
di fare il giornale.
Giancarlo Maresca
Egregio Signor Marseglia,
non avendo ancora acquistato il numero in questione, non mi esprimo
sul contenuto dell´articolo incriminato. Tuttavia, mi pare di
poter dire alcune cose a priori. Compro Monsieur ormai da più
di un anno, ed è stato proprio dalle sue pagine che è
principiato il lungo viaggio che mi avrebbe condotto a contemplare
le mura del Castello del Cavalleresco Ordine.
Ritengo che la rivista di Franz Botrè possegga qualità
uniche nel panorama editoriale nazionale. Non ignoro tuttavia che
un progetto editoriale, oltre la passione delle idee, necessiti anche
di un calcolo economico, ma ritengo che il Cerbero che ne nasce non
sia, talvolta, il peggiore dei mostri possibili. Credo che il buon
senso ci consigli di non indignarci se chi ci aiuta a preservare e
diffondere alcuni valori, per farlo debba talvolta pagare dazio alle
leggi del mercato. Sta alla paziente intelligenza di ognuno di noi
sceverare ciò che ci piace da quello che non amiamo, senza
adontarsene ad ogni piè sospinto.
Se bene ho inteso le parole del Gran Maestro, non è consono
ai Cavalieri (e a chi condivide la loro Weltanschaung) ergersi ad
inesorabili giudici degli altri, per ritirarsi poi sdegnati e superciliosi
sull´ Aventino della propria incontaminata moralità.
Credo che le uniche scelte su cui abbiamo il diritto ed il dovere
di discettare ai limiti dell´accanimento siano quelle che compiamo
noi stessi.
Un saluto,
Marino Poerio |