Indietro Corriere del Mezzogiorno, 4-12-1998
Nel locale di Sant'Agata sui due Golfi verrà degustato anche un nuovo cioccolatino al sapore di rhum e caffè. Il nome è ancora segreto.

Un «cubano» dopo cena

Dalla patria di Fidel, un sigaro sulle tavole di «Don Alfonso»

di MELANIA GUIDA

  Cubano, robusto, liga tradizionale. Segni particolari: il formato (140 mm) e il nome «Don Alfonso». Nasce il più aristocratico dei sigari per quello che è il più raffinato ristorante della Campania e uno dei migliori d'Italia «Don Alfonso», appunto. L'idea è venuta in mente a Giancarlo Maresca, Gran Maestro del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte, associazione fondata, così recita lo statuto, «sulla comune pratica del Buon Gusto e del Gusto Buono per custodire contro la barbarie della volgarità il te­soro dello stile e dell'Eleganza». Nove porte per nove piaceri: la gola, l'abbigliamento, i motori, il gioco, l'arte, la tauromachia, le donne e soprattutto il fumo (la nona porta è aperta ai Piaceri Ignoti). Fumo che significa cultura, elogio e pratica dell'Avana, meglio ancora se «Montecristo». Animato da tale «filosofia» e sostenuto da decennale amicizia con Alfonso laccarino, un'istituzione a Sant'Agata sui due Golfi, Maresca va a Cuba deciso a trovare quella miscela

unica per realizzare un sigaro degno di un ristorante che è il fiore all'occhiel­lo della gastronomia partenopea. Restaura così una lega, già sperimentata con successo, di tabacchi sapientemente maturati per la quale fa produrre, nella patria di Fidel, un formato speciale (10 boccate in più rispetto al tradizionale) e lo battezza «Don Alfonso» in attesa della prova generale di stasera quando sarà presentata al pubblico di associati e non una preziosa scatola intarsiata con 25 «vitolas» d'autore. Non solo. La serata ospiterà un'altra creazione del Cavalleresco Ordine, la prova d'autore che la Peyrano di Torino (una «garanzia» nel mondo della cioccolata) ha realizzato su misura per i Cavalieri. Un cioccolatino dal sapore forte, fondente e destinato prevalentemente al palato maschile. Il nome è ancora top secret ma la formula è certa: rhum, caffè e cioccolata.Vent'anni per apprendere e altri venti per dimenticare. A quarant'anni, secondo il Gran Maestro del Cavelleresco Ordine delle Nove Porte (che ha quasi pronto un libro dedicato all'argomento), si diventa eleganti. Il
tempo, dunque, per imparare le regole necessarie del bon ton e attendere l'indispensaile oblio per riappropriarsi della libertà e raggiungere l'obiet­tivo agognato: lo stile. Che significa stare a proprio agio circondati da quella naturalezza che fa sembrare tutto così facile. Anche se i bottoni della camicia sono anch'essi fatti fare ad hoc così come le scarpe dalle 140 impunture e magari siglate dal punzone con le proprie iniziali. Va da sé che gli alleati di un uomo elegante sono sarti, camiciaie e calzolai d'eccezione sparsi, secondo l'indirizzario del­l'Ordine, tra Napoli, Roma e Bologna. I nomi? Domenico Pirozzi, (via Chiaia) sarto di rara bravura a detta di Maresca, l'unica ditta napoletana doc. Per le camicie si va sul sicuro con la signora Sabatini (Roma, via Flaminia) e per le scarpe nessuno oscura la fama di Bologna, «patria dei
maestri calzolai come Bruno Peron». E le cravatte di Ma­rinella? Maresca non
ha dub­bi: «Solo quelle fatte con le sete che segretamente conserva per i
più affezionati».
A sinistra, Alfonso e Livia laccarino, titolari del ristorante Don Alfonso; sopra, Anna Falchi fuma un "cubano".