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LORO DI NAPOLI
[ DI GIANCARLO MARESCA - FOTO DI FREDI MARCARINI ]

    Tutte le strade portano a Roma. Molte di esse erano partite da Napoli. Esistono infatti città che sono destinazioni, mercati. Altre sono punti di partenza, laboratori. Napoli è un' officina dove si coltiva da sempre l' attitudine a trasformare le materie più semplici in somma raffinatezza. La pietra filosofale non è custodita nei sotterranei di Hogwarts, ma nella tasca di Pulcinella. Altrove taglino diamanti e curino vigne preziose, nella città della pizza e della canzone basta un po' di farina e una chitarra per stupire e conquistare il mondo.
    Lo stile della città è ancor oggi influenzato da un' antica, ininterrotta presenza regale. Si sono alternati normanni, svevi, angioini e aragonesi, viceré spagnoli ed austriaci, borboni e sabaudi, ma per secoli la reggia non è stata mai vuota. La lunga permanenza di una corte ha lasciato un segno indelebile non solo nell' eleganza maschile, ma anche nella cucina, nello stile degli arredi e in un certo diffuso atteggiamento di distacco aristocratico. Città monarchica per eccellenza, il suo grido "Viva 'o rré" sembra giungere veramente dal profondo. Ed echeggiare ancora nel Largo di Palazzo, oggi repubblicanamente ridefinito Piazza del Plebiscito. I Re, dal canto loro, hanno sempre ricambiato questo amore. L' ultimo Borbone a reggere lo scettro delle Due Sicilie trovò qui trasformato il suo augusto appellativo di Francesco II in "Francischiello". Al sovrano, che usava parlare in dialetto napoletano, la cosa non è mai dispiaciuta, ed anzi la sua storia è quella di una comprensione totale, seppure ovviamente mantenuta solo sul piano emotivo, tra classi aristocratiche e plebee. Solo pochi anni fa, la Reggia di Caserta ospitò nuovamente, per una sera, i Reali di Borbone. Per festeggiare i cinquant' anni di matrimonio non offrirono ai loro invitati spigole ed aragoste, ma una frittura di fragaglie, non caviale, ma involtini di melanzane, non risottini allo champagne, ma pizze di scarola. Nel fragore di qualche polemica oggi dimenticata, ma che allora dovette sembrare importante, questo meraviglioso dettaglio venne taciuto, e forse nemmeno compreso. Oggi ho l' occasione di citarlo: senza nessun commento, penso dimostri che, come sempre, c' è molto da imparare da un Re. In questo caso, che molto del rispetto lo si guadagna rispettando. Non vorrei addentrarmi ulteriormente in terreni insidiosi, ma è un fatto che anche Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, in più di un' occasione, abbiano dichiarato il proprio amore per Napoli.
    Da tempo vedo allungarsi la fila di quanti enunciano con la sacralità di un vaticinio che Napoli non è quella di una volta, che non bisogna farsi ingannare dai suoi cliché oleografici. I più arditi si spingono ad affermare che non è mai stata come la si è dipinta, e qualcuno ancor più illuminato verrà presto a dirci che non esiste e non è mai esistita. Io non so dire se Parigi sia nel Louvre, nei bistrot, nella Tour Eiffel o nello champagne. Napoli è però veramente nel suo clima stupendo, nel suo caffè, nei suoi vicoli e nei palazzi nobiliari, nei bassi e negli artigiani, nelle botteghe dei sarti e nei forni a legna. Insomma nelle cose che ha sempre avuto e che l' hanno resa famosa. Non c' è nulla di banale nell' aver conservato tanto e così bene. Peraltro, non si mantiene in vita solo quello che può essere positivo, ma anche la parte oscura. Napoli spesso rifiuta. Si diverte a far finta di niente, a schernire e a sottovalutare. Non avendo voglia di apprendere, precorre, ma non sa dimenticare. E' fatta così: può scrollarsi di dosso in una sola stagione una patina plurisecolare, e allo stesso modo rendere eterno ciò che era nato provvisorio. Come dicevamo, conservare non è una cosa scontata, ed ha il suo costo. Noi abbiamo barattato il futuro per il presente, sicché questo, perdurando oltre misura, finisce per sembrare passato.
VINCENZO PAGANO direttore dell'Hotel Excelsior, osserva la mappa di Napoli, incisione realizzata nella città partenopea nel 1775 per volere di Giovanni Carafa, duca di Noja, e fatta perfezionare da Ferdinando IV re delle Due Sicilie.
    Uno dei fenomeni che rende unica la città, è la distribuzione della popolazione da un punto di vista sociologico. In quasi tutte le metropoli il centro è occupato dalle classi e dalle attività dominanti. Qui accade l' opposto. Il suo sterminato nucleo, creatosi in qualche decina di secoli di occupazioni politiche ed economiche diverse, è dominato dal popolo. Trovo qui per questa parola desueta una possibilità, anzi una necessità d' utilizzo.
Essa è invisa al moderno modo di sentire, mondializzato anche nell' espressione, ma non è possibile descrivere meglio l' umanità che occupa le nostre strade più antiche. Napoli è la città europea che possiede il centro storico più vasto in assoluto. I quartieri angioini, quelli spagnoli, Spaccanapoli e i Decumani, la Sanità, la Stella, i Vergini e così via. Ogni area mantiene una propria personalità, ed è ancora in gran parte abitata da una popolazione nata sul luogo. Cosa ne è del centro di Firenze, di Roma, di Nizza, di Barcellona? Quanti di quelli che ci vivono vi sono nati? Quanti, tra quelli che vi sono nati, saranno ancora lì quando si sposeranno? Questo attaccamento alle origini non è tipico solo dei quartieri più popolari, ma è condiviso anche da quelli residenziali.
    Io non ho potuto dar voce che alla Napoli che amo e conosco, quella dei suoi artigiani e dei Circoli, delle sue realtà tradizionali piccole quanto significative. Queste scelte, meglio dirlo subito, sono inevitabilmente influenzate da un punto di vista maschile, che peraltro privilegia una valutazione estetica ed etica. Ne viene fuori una carrellata di luoghi, attività, prodotti e personaggi cui mi sento di attribuire un valore assoluto, ma che non possono completare di Napoli né l' immagine né il contenuto.
Del resto, sarebbe stato impossibile. Nel tentativo di presentare la città, sono partito da questo legame con la tradizione senza credere che essa sia da sola in grado di definirla. Poiché non esiste una sola Napoli, ogni descrizione non può che essere partigiana, incompleta, controvertibile.
SE DESIDERATE DEI GEMELLI dalla manifattura impeccabile e con soggetti tipicamente napoletani come il corno contro la scalogna, la caffettiera o la maschera di pulcinella, rivolgetevi al negozio Halston di Toni Rossi, in via Guantai Nuovi.
Chi ha occhio e sensibilità potrà però farsi un' idea del tutto anche partendo dai particolari, come un esperto di meccanica intuisce l' architettura di un motore vedendone una biella.
    Una misteriosa legge, che potremmo chiamare "della proporzionalità virile" stabilisce una certa rispondenza tra il numero di club, sarti e barbieri. Se in una città vi sono molte attività di un tipo, come a Londra o a Napoli, avranno avuto successo anche le altre due. In un circuito dove l' immaginario maschile trova cittadinanza, la quantità e qualità degli uni sottintende quella degli altri. Per la nostra avventura partenopea, partiremo proprio da questa terna.
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