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U n uomo elegante lo si riconosce
subito, perché quando lo si
guarda
si capisce perché esistono certe regole nel vestire. L'eleganza
è tecnica e arte, è il dominio delle regole che sono perciò portate
fino all'essenza. E la capacità di far capire perché esistono
dei punti fermi da rispettare se si vuol essere ben vestiti. Portare
bene una giacca significa far comprendere agli altri perché un
uomo deve indossare questo capo, e solo que sto».Parola di Giancarlo Maresca,
gran maestro del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte
e avvocato civilista. La sua è una esistenza votata alla ricerca
e al culto dei piaceri, fra i quali figurano in ottima posizione
il ben vestire e il tendere all'eleganza. «La nostra associazione
- spiega l'avvocato - unisce soci tesi alla ricerca del buon gusto
in ogni camo. Nove le porte d'accesso, i qui il nome che ci siamo
dati. Der raggiungere le no
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stre mete: Gola, Abbigliamento, Fumo, Azione, Motori
e agonismo, Gioco, Tauromachia, Donne e i Piaceri ignorati».
Esplorare
questi ambiti non è certo semplice. «Occorrono vent'anni per imparare
le regole dell'eleganza - sottolinea Manesca - e venti per dimenticarle.
C'è una sola cosa più difficile del mangiare, ed è vestire. Non
ci si improvvisa uomini e donne eleganti, ci vuole tempo, pazienza,
applicazione e sensibilità».
Il mensile
Class ha definito l'avvocato (che ha origini sorrentine, ma che
vive a Napoli) «cultore di una eleganza antica e un po' virile»
in un articolo sugli uomini che indossano gli orologi sopra il
polsino dove ne parla al fianco di Luciano Barbera e Gianni Agnelli.
Manesca non indossa nulla se non realizzato su
misura (una abitudine estesa perfino ai sigari che ordina e ritira
direttamente all'Havana). A Roma, da Sabatini, si fa confezionare
i costumi da bagno, i pigiami, le vestaglie, ma soprattutto le
camicie. Modelli con due speciali passanti sul polsino,
attraverso i quali fa scivolare il cinturino dell'orologio. Polsino
che, tanto per essere ancora più ricercato, ha due asole in tinta
a contrasto. «Due-
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sottolinea l'avvocato - perché mi piace essere
molto vestito, un po' dannunziano. Credo che l'uomo debba essere
così». Le cravatte le fa realizzare da Marinella, rigorosamente
di seta inglese, e sfoderate. Gli abiti da Gennaro Solito e le
scarpe dai bolognesi Peron, artigiani calzaturieri bolognesi che
hanno un modello che si chiama per l'appunto Maresca. Se porta
la giacca a cinque tasche, un altro dei suoi vezzi, il fazzoletto
lo sistema nel taschino a destra. «La forma della mia giacca -
spiega - è quella che gli uomini hanno portato dal 1931 al 1939,
poi l'uomo è morto sotto il peso di spalle troppo importanti e
orpelli».
Dei
gemelli preferisce fare quasi sempre a meno - cede alla loro lusinga solo
con le giacche a doppio petto - dopo aver subito il furto della sua
collezione. Detesta
gli stilisti, che ritiene responsabili dell'unificazione delle linee fra uomo
e donna ma «in effetti - ammette-ci sono griffe che hanno più senso di altre
perché hanno alle spalle più ricerca, più personalità».
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Anche
per il profumo ha un suo disciplinare. Dopo il matrimonio ha abbandonato
quelle che definisce note erotiche - i legni, gli incensi - e quindi
detto basta a Equipage che usava nelle occasioni galanti. Eau Savage è rimasto il suo deodorante, ma il suo profumo à ora una delle
essenze di Creed.
Usa le
bretelle, coppole inglesi e ha svariate passioni: il gioco d'azzardo,
il fumo, le moto, i tori... Un amore, quello per la tauromachia,
che ha indirettamente investito anche i figli di Manesca che si
chiamano Giuseppe Maria Spartaco (nome di un torero) e Francesca
Macarena (la madonna dei Toreri).
«Mi reputo - minimizza infine l'avvocato - un uomo
ben vestito, non elegante». Definisco un uomo elegante Pippo Dalla
Vecchia, e una donna elegante Paola Ambrosio. Sono ineleganti, invece,
gli uomini che non indossano le calze sotto un abito, tanti miei
colleghi lo fanno, e le donne che portano gonne nere e calze scure
insieme con un profumo ai fiori bianchi alle nove del mattino. Causano
negli ascensori stress testosteronici veramente immeritati e che
non sono certo il biglietto da visita di una signora di classe».
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