Indietro Corriere de Mezzogiorno, 16-11-2000
Citato da Class per il suo portamento virile, il civilista è gran maestro del cavalleresco ordine dei Guardiani delle Nove Porte

Maresca, l'eleganza su misura

Dai costumi ai sigari: l'avvocato napoletano non acquista mai nei negozi di ANNA PAOLA MERONE

  U n uomo elegante lo si riconosce subito, perché quando lo si

guarda si capisce perché esistono cer­te regole nel vestire. L'eleganza è tecnica e arte, è il dominio delle regole che sono perciò portate fi­no all'essenza. E la capacità di far capire perché esisto­no dei punti fermi da ri­spettare se si vuol essere ben vestiti. Portare bene una giacca significa far comprendere agli altri per­ché un uomo deve indossa­re questo capo, e solo que­ sto».Parola di Giancarlo Ma­resca, gran maestro del Ca­valleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Por­te e avvocato civilista. La sua è una esistenza votata alla ricerca e al culto dei piaceri, fra i quali figurano in ottima posizione il ben vestire e il tendere all'ele­ganza. «La nostra associa­zione - spiega l'avvocato - unisce soci tesi alla ricerca del buon gusto in ogni cam­o. Nove le porte d'accesso, i qui il nome che ci siamo dati. Der raggiungere le no­

stre mete: Gola, Abbiglia­mento, Fumo, Azione, Mo­tori e agonismo, Gioco, Tauromachia, Donne e i Piaceri ignorati».

Esplorare questi ambiti non è certo semplice. «Oc­corrono vent'anni per im­parare le regole dell'ele­ganza - sottolinea Manesca - e venti per dimenticarle. C'è una sola cosa più diffi­cile del mangiare, ed è ve­stire. Non ci si improvvisa uomini e donne eleganti, ci vuole tempo, pazienza, ap­plicazione e sensibilità».

Il mensile Class ha defi­nito l'avvocato (che ha ori­gini sorrentine, ma che vive a Napoli) «cultore di una eleganza antica e un po' vi­rile» in un articolo sugli uo­mini che indossano gli oro­logi sopra il polsino dove ne parla al fianco di Luciano Barbera e Gianni Agnelli.

Manesca non indossa nul­la se non realizzato su mi­sura (una abitudine estesa perfino ai sigari che ordina e ritira direttamente all'Ha­vana). A Roma, da Sabati­ni, si fa confezionare i co­stumi da bagno, i pigiami, le vestaglie, ma soprattutto le camicie. Modelli con due speciali passanti sul polsi­no, attraverso i quali fa sci­volare il cinturino dell'oro­logio. Polsino che, tanto per essere ancora più ricercato, ha due asole in tinta a con­trasto. «Due-

sottolinea l'avvocato - perché mi piace essere molto vestito, un po' dannunziano. Credo che l'uomo debba essere così». Le cravatte le fa rea­lizzare da Marinella, rigo­rosamente di seta inglese, e sfoderate. Gli abiti da Gen­naro Solito e le scarpe dai bolognesi Peron, artigiani calzaturieri bolognesi che hanno un modello che si chiama per l'appunto Ma­resca. Se porta la giacca a cinque tasche, un altro dei suoi vezzi, il fazzoletto lo si­stema nel taschino a destra. «La forma della mia giacca - spiega - è quella che gli uomini hanno portato dal 1931 al 1939, poi l'uomo è morto sotto il peso di spal­le troppo importanti e or­pelli». Dei gemelli preferisce fa­re quasi sempre a meno - cede alla loro lusinga solo con le giacche a doppio pet­to - dopo aver subito il fur­to della sua collezione. Detesta gli stilisti, che ri­tiene responsabili dell'uni­ficazione delle linee fra uo­mo e donna ma «in effetti - ammette-ci sono griffe che hanno più senso di altre perché hanno alle spalle più ricerca, più personalità».

Anche per il profumo ha un suo disciplinare. Dopo il matrimonio ha abbandona­to quelle che definisce note erotiche - i legni, gli incen­si - e quindi detto basta a Equipage che usava nelle occasioni galanti. Eau Savage è rimasto il suo deo­dorante, ma il suo profumo à ora una delle essenze di Creed.

Usa le bretelle, coppole inglesi e ha svariate passio­ni: il gioco d'azzardo, il fu­mo, le moto, i tori... Un amore, quello per la tauro­machia, che ha indiretta­mente investito anche i figli di Manesca che si chiamano Giuseppe Maria Spartaco (nome di un torero) e Fran­cesca Macarena (la madon­na dei Toreri).

«Mi reputo - minimizza infine l'avvocato - un uomo ben vestito, non elegante». Definisco un uomo elegan­te Pippo Dalla Vecchia, e una donna elegante Paola Ambrosio. Sono ineleganti, invece, gli uomini che non indossano le calze sotto un abito, tanti miei colleghi lo fanno, e le donne che por­tano gonne nere e calze scu­re insieme con un profumo ai fiori bianchi alle nove del mattino. Causano negli ascensori stress testostero­nici veramente immeritati e che non sono certo il bi­glietto da visita di una si­gnora di classe».