Marmellata e gocce di vino per le scarpe
Piccoli segreti agli sciuscià raffinati. Come assicurare una buona manutenzione
di Giancarlo Maresca
Concezione
Un paio di scarpe è il ponte che introduce ai quartieri centrali della cittadella maschile, poggiato da un lato sul pilone della bellezza e dall’altro su quello della funzione. L’uomo ama le cose durevoli e tende naturalmente a rendere durevole qualsiasi cosa: con il ricordo o con la cura. Le scarpe si adattano al piede ed a quel punto divengono così fisiologiche da essere dismesse con rimpianto. Questa storia che si conclude con la morte piuttosto che con l’abbandono in favore di un amore più fresco, ha qualcosa di naturale e di epico che ci rende l’oggetto familiare e ci spiega perché proprio su esso l’uomo abbia esercitato tanto collezionismo, passione e, diciamolo, feticismo. Vediamo come si fa ad allontanare il più possibile la fine di una
    è il momento di passare alla seconda fase.
Ceratura
Per mantenerne il pellame vivo, non bisogna mai usare prodotti coprenti, a base di siliconi. Facili da applicare, sono quasi impossibili da rimuovere e soffocano il tessuto vivente determinando crepe e distacchi. Occorre del lucido fresco e di gran qualità, un paio di pezzuole pezzuole pulite e di grana fitta, un po’ d’acqua. Agite energicamente per tutta la tomaia, sempre prendendo alternativamente un’ombra di lucido e qualche goccia d’acqua. Nelle giuste dosi, collaboreranno egregiamente al Vostro servizio. Con movimenti circolari, stendete al massimo la minor quantità possibile di prodotto.
La cera non deve restare in superficie,

scarpa.
Manutenzione
Il corpo umano emette grandi quantità di vapore acqueo, soprattutto attraverso i piedi. Se un paio di scarpe ha lavorato un’intera giornata, sarà bene lasciar loro un giorno di riposo per liberarsi dell’umidità. Le scarpe vogliono stare appoggiate sulla suola, quindi non in scatole che le costringano a stare riverse su un lato, come balene morte. Sempre, anche per brevi periodi, va sistemato un tendiscarpa di adeguata misura. Di plastica o di legno?
Non fa molta differenza, purché abbia un’azione ben distribuita. Una scarpa in buona salute, cioè ben nata e ben nutrita, non teme l’acqua più di quanto debba temerla un pinguino. Le conseguenze peggiori non sono dovute all’acqua in se stessa, ma ad una carente manutenzione o ai comportamenti successivi: subito una forma e molto riposo, ma senza cercare di accelerare il processo di essiccamento avvicinandole a fonti di calore, che provoca facilmente screpolature. Le scarpe vanno calzate sempre con l’aiuto di un calzascarpe e tolte dopo averle diligentemente slacciate.
Lucidatura
Una vera e propria arte, i cui dettagli tecnici non trasmettono che una parte del sapere, al di là del quale vi è una sensibilità che si acquisisce solo dopo lunga pratica. Per ottenere effetti durevoli, tutte le operazioni sono condotte con pezzuole. Per un pronto effetto, di breve durata, si usano le spazzole. Innanzitutto va detto che c’è una differenza sostanziale tra lucido e crema. Quest’ultima, venduta in tubi o vasetti, contiene pochi solventi, è a base grassa ed ha un forte potere colorante.
Il lucido è invece a base di cera carnauba e contiene solventi volatili che richiedono che la confezione – generalmente in

  metallo - sia tenuta ben chiusa. La crema nutre, ma non brilla molto, perché non crea una patina che si possa “laccare” come la cera. Si usa una volta ogni tanto, magari per ammorbidire la pelle dopo che la scarpa si è bagnata in profondità e seccando si è irrigidita.
La lustratura si effettua quindi con le cere o lucidi, che usati frequentemente hanno insieme una funzione estetica e protettiva. Per ottenere sfumature particolari, se ne possono usare contemporaneamente di due o più colori. Parleremo qui di una lustratura che possa durare alcuni mesi, riprendendola quotidianamente solo con qualche colpo di spazzola o pezzuola.
Pulitura
Ogni scarpa è sulla sua forma ed è allacciata con lacci in buone condizioni. Anch’essi verranno lucidati, per assumere le tonalità della scarpa. Si parte da una pulizia di tacco, lissa e guardolo, rimuovendo con uno spazzolino i detriti. Immediatamente dopo, con l’uso di una cera neutra dalle proprietà detergenti ed una pezzuola, è bene rimuovere da tutta la scarpa il lucido in eccesso delle lustrature precedenti e dei ritocchi successivi.
Questa sgrassatura viene effettuata con prodotti diversi. Luciano Barbera usa la marmellata delle susine del suo giardino, confezionata dalla moglie. Dice che la loro naturale acidità ha un potere detergente inimitabile e prepara le scarpe nel modo migliore. Se chiedete un prodotto detergente, facilmente vi offriranno qualche sapone da selleria o cremine miracolose. Esistono invece delle cere bianche destinate a questo scopo. Chi avrà pazienza, le troverà. Con una pezzuola ben tesa su indice e medio, prelevare piccolissime quantità di prodotto per poi bagnarla con un po’ d’acqua, che si terrà a portata di mano.
Quando la scarpa non rilascia più colore,
  ma prima penetrare nel pellame e poi creare la sottilissima patina che verrà laccata nel finale. L’acqua ha soprattutto una funzione di politura. Quando si lucida un pavimento, la macchina ha spazzole rotanti che si muovono su un velo d’acqua costantemente ripristinato. Il sistema è lo stesso e anche l’effetto, se l’operazione è ben condotta. Quando si sarà ben lavorata la parte anteriore, senza togliere la forma si potrà massaggiare il cuoio con le mani e far scomparire o ridurre pieghe e rughe. Col tempo e l’uso potranno riformarsi, ma curandole ogni volta non si aggraveranno. La ceratura termina quando, esplorate tutte le zone, si sente la pezzuola scorrere docilmente su tutta la scarpa e non la si vede raccogliere eccessi di lucido.
La Laccatura
A questo punto si passa alla laccatura finale, che può giovarsi anche di tecniche molto fantasiose. Un sistema collaudatissimo utilizza una pezzuola imbevuta in qualche goccia di vino. La piccola percentuale di alcool basta a detergere al meglio la superficie. Se le prime fasi sono state corrette, la pezzuola sembrerà scorrere su un vetro. Il Club Swann, cui mi onoro di appartenere, adopera nella riunione annuale lo champagne, il cui vantaggio sta nella temperatura cui esso viene servito. Il freddo solidifica la cera, serra i pori, distende la cera come uno specchio ed in più disseta e rinfranca. Alcuni calzolai usano invece un attrezzo grande poco più di un pugno e facile da realizzare in casa, costituito da una spugna su cui si tende una vecchia calza femminile di medio peso. Deve la sua funzionalità all’estrema sottigliezza, regolarità e pulizia delle fibre usate per le calze. La spugna all’interno assorbe poi umidità e cere ancora in eccesso. Un segreto di un’efficacia strabiliante.