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| Gli stand più ammirati sono forse quelli dedicati alle auto. Appena entrati nel salone principale, una piccola e cattivissima Zonda guardava tutti negli occhi ed impediva di volgerli altrove. Le 25 auto all’anno che escono dalla piccola casa modenese non solo restano nella lista dei prodotti italiani più prestigiosi in assoluto, ma per quel che ne posso capire mi sembrano migliorare ogni anno. Incuriosiva molto l’opera degli artigiani torinesi dello Studioemme, che personalizzano auto per clienti non convenzionali. Ad esempio la Maserati esposta, con interni di struzzo e coccodrillo e l’uso di quasi cinque chili d’oro. Facile liquidare la faccenda come una sfrontatezza da sceicchi, ma ricordiamo che il lusso nasce molti secoli prima del denaro e - nelle sue regioni più profonde - ne conserva il disprezzo. Presente anche Simone Scaglietti, nipote di quel Sergio che ha carrozzato le più belle Ferrari. Il talento di famiglia lo ha però indirizzato |
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virtuosismo gli permette di affrontare con pieno successo l’estetica tra rinascimento e settecento. Pietre e lavorazioni veramente importanti. Raffinatissimi, nella semplicità solenne cui si arriva solo dopo molto visto e compreso, gli oggetti della Valadier, laboratorio fondato dal romano Paolo Paolillo. Memorabili per rarità e precisione i mosaici del fiorentino Paci e gli intarsi marmorei del Romano Opificio delle Pietre Dure. Come arredamento, impossibile non citare Anna Maria Ponzio, che realizza mobili incrostati di conchiglie nello stile dell’Arcimboldo. Un capriccio da wunderkammer cinquecentesca per chi in casa quel famoso biliardo ce l’ha già e gli avanza ancora posto per qualcosa che stupisca senza mezzi termini. Uno Scrigno è imprevedibile. L’unica distesa ghiacciata che conosca è quella di un buon bicchiere di Martini e così non sapevo che esistessero ancora degli sci artigianali, né che l’Imperatore del |
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nella ricerca cosmetica e quindi non è qui con delle auto, ma con creme e lozioni. Ho molto ammirato i biliardi restaurati o ricostruiti in stile da Raponi, ditta di Littoria. Oggetti come questi mi ricordano come stiano le cose: vivere senza un biliardo in casa è una privazione, anche se condivisa da molti e innanzi tutto da me stesso. Eccezionale per qualità e numero la presenza di orafi, gioiellieri. Gli anelli fiabeschi di Alessandro Dari sono veramente degni dello scrigno di Alì Babà. Non cingeranno un dito qualsiasi. Classici, ineccepibili, aristocratici i lavori di Ansuini, fornitore privilegiato delle grandi famiglie romane. Cose che non si comprano solo per donarle, ma anche per creare o arricchire un eredità.
Indimenticabile anche Diego Percossi Papi, il cui |
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Giappone sciasse. Solo ora ho appreso che alcuni dei migliori sono costruiti in Italia da Stradivarius e che questi è fornitore della casa imperiale nipponica. Ed anche non sapendo suonare che il campanello di casa, come non restare affascinati dai violini dei liutai Arturo Virgoletti da Reggio Emlia e Francesco Virgoletti da Cremona? Ho chiuso la mia visita con due lunghe soste: una dalla Pelletteria di Tolentino per ordinare una borsa su misura per il mio computer portatile ed una da Cartujano, nella speranza che Alessandro Risulo avesse già terminato un astuccio per gli Avana da frequente viaggiatore che avevo disegnato battezzandolo Jet Lag.
Niente da fare, ma si sa che chi vuole oggetti veramente esclusivi deve innanzitutto avere veramente pazienza. |
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