DAL CULTO DEL SIGARO AL BACIAMANO
LA CARICA DEI CAVALIERI DELLO STILE


Sono 366 i “Guardiani delle nove porte”.
La mission è il piacere della bellezza

Roma, 10 aprile 2011 - Adnkronos

Cavalieri del buon vivere. E padroni del proprio tempo. Sono 366 in Italia e in Europa i Guardiani delle Nove Porte, ordine rigorosamente almaschile che ha come missione la difesa della Bellezza in tempi di decadenza. Il loro compito è difendere  il buon gusto, il che significa comprenderne lo spirito. Sono nati 30 anni fa e da 14 hanno uno Statuto: a unirli la passione per il sigaro Avana, poi la scoperta di un percorso comune per l'approfondimento, la pratica e la difesa del gusto maschile classico. Hanno anche  un sito, www.noveporte.it, che conta migliaia di visite ogni mese, con tanto di registro e porte da varcare per scoprire segreti di gusto e di arte, mettendo le chiavi giuste per entrare nelle stanze della conoscenza.

Anche in tempi di crisi, i Cavalieri delle Nove Porte difendono la loro scelta. E rilanciano la dignità del piacere e dell’estetica per una più profonda consapevolezza del vivere. Possono sembrare dei dandy, ma loro si sentono più degli accademici guerrieri, o per lo meno agguerriti. A guidarli è Giancarlo Maresca, Gran Maestro del Cavalleresco Ordine dei Guardiani delle Nove Porte e presidente delParlamento Internazionale dei Fumatori, nella vita avvocato. “Agli inizi del 2012 - spiega all'ADNKRONOS Maresca - organizzeremo un corso di galanteria che durerà due anni. Tra il serio e il faceto, con moltissimo pensiero alla base. Il dato che contraddistingue la nuova Italia è che ci sono sempre meno famiglie, il luogo dove si apprendevano nozioni e comportamenti. Non è raro ancora oggi, a Napoli, nei vecchi club che hanno un secolo di vita, vedere il baciamano. Gli incontri – spiega l'avvocato napoletano - andranno dal baciamano allo stile nei comportamenti, alla luce di una visione etica della vita. La supremazia della conoscenza sul possesso, la bottega come sistema che tramanda la sensibilità ed i mestieri, sono i pilastri della nostra difesa dell'individualità contro la globalizzazione”.

“Le nove porte sono accessi privilegiati da cui si accede alla comprensione dell’armonia e quindi al senso universale del gusto, rimarca Maresca. Tra esse sottolineiamo il ruolo dell’abbigliamento come arte e della cucina tradizionale come cultura. Ilcompito del Cavaliere è elevare la propria esistenza, ma non una volta tanto come vezzo, bensì ogni giorno come missione. Così il sogno di una vita intera non si svilisce, come accade per i comuni mortali, in una vincita al Superenalotto o in una bella serata con qualche velina”.E dalla terra di Giordano Bruno, che invitava ad amare tutte le 'minuzzarie', le piccole cose che danno piacere, il Gran Maestro spiega che “a vivere si impara, il che richiede una certa disciplina. Il segreto non è tutto avere, quanto correttamente desiderare. Solo così le conquiste non restano un mero accumulo e si traducono in una crescita personale.  Moltissime persone non vogliono rendersi conto che la quantità di beni che possiedono non ha portato loro un miglioramento dal punto di vista della qualità della vita. Perché il piacere viene dal sapere stare con se stessi e con gli altri. Poiché hanno questa consapevolezza, come Cavalieri sentiamo il bisogno di rafforzare la fiducia nell’altissima e benefica influenza della buona educazione e del garbo, contro cattive parole, voci alte, rumori ed odori che soffocano le sottili frequenze della semplicità. Oggi anche cenare in un ristorante diventa una competizione a chi più sa, più ha e più persone conosce. Noi crediamo, pensiamo, investighiamo, nella ricerca continua non del Graal, ma dei significati. Questa ricerca è il tratto distintivo ed il destino del cavaliere.  Sapere è potere e potere è dovere, così chi più sa più deve. Cosa dobbiamo in pratica? Molto semplice: l’esempio”.

A chi li definisce Epicurei, Maresca replica: ''Vivaddio! Il piacere che non danneggia il prossimo, se liberato dai sensi di colpa indotti dalla società postclassica è un'elevazione, che si raggiunge attraverso la conoscenza. La differenza tra il piacere e il puro appagamento degli appetiti è che il primo resta nell’ambito del buon senso in quanto la conoscenza e la disciplina morale consentono di leggere e rispettare i limiti. Il secondo porta rapidamente al vizio, se non alla perversione.  La dignità è il primo lusso, perché l’indigenza può esigere che la si baratti con generi di prima necessità. Il primo compito sociale del sovrano dovrebbe essere quello di tenere i cittadini affrancati da questa condizione, ma non abbiamo ricette per questo. Non ci interessiamo di politica''. Il suo nome misterioso non tragga in inganno. Il Cavalleresco Ordine – precisa - non è una società esoterica come la massoneria. Non è nemmeno un ordine in senso proprio, che conferisca titoli o onorificenze. Noi diamo l’occasione di trovare un ubi consistam, un posto dove so chi sono. L'uomo è radicalmente diverso dalla donna e non ha nulla da guadagnare nell’assumere atteggiamenti effeminati. Per questo nei nostri incontri culturali le donne sono ammesse, mentre nelle Adunanze e nel corpo sociale il loro ingresso è considerato inconcepibile. Non siamo un club, offriamo un metodo per comprendere l’uomo e sentirsi tale con pienezza. Non concepiamo il divieto di fumo, almeno non come persecuzione dei fumatori.La distruzione della serenità del fumo è stata una perdita gravissima per la civiltà, distruggendo atmosfere che si erano raffinate lungo secoli di cultura della compagnia. A parte quello del fumo, la gran quantità di obblighi e divieti è una mancanza di rispetto a quanti si sacrificarono perché i posteri avessero più libertà di scegliere. Ognuno, nel rispetto degli altri, sia lasciato arbitro della propria esistenza. C’è un altro modo di sentirsi uomini?”.

Il messaggio è chiaro: “Vogliamo custodire il tesoro dello stile contro la volgarità dell’approssimazione. I politici - sottolinea Maresca – sembrano pensare che più pongono divieti e obblighi e meglio, i cittadini si sentono guidati. Per quanto riguarda il nostro Paese, suggerirei a tutti di non prendere così alla leggera i divieti, nemmeno quelli più piccoli. E soprattutto stiamo attenti al patrimonio gastronomico: è da lì, da queste avventure della differenza che sono i piatti delle cucine regionali, che inizia il sentiero di inesorabilmente ci porta ad avere un gusto meglio sviluppato di altri popoli. E questo è un potere. Il grande esercito dell'Italia, quello che ha conquistato il mondo, non è quello degli stilisti. E’ l’immensa legione delle specialità gastronomiche. Il resto viene dopo, perché se le persone vengono in Italia per l'arte, di certo tornano per la pastasciutta”. E a chi gli chiede un aforisma per il percorso dello stile, il Gran Maestro replica rifacendosi alla Bibbia: “Ciascuno viva all’ombra della sua vite e del suo fico”.

Gkd/Opr/Adnkronos
Immagini inserite a cura delle Officine della Biblioteca Cavalleresca