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Taccuino
di viaggio |
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Le Lavagne delle varie Porte sono destinate ad
accogliere contributi speculativi, ovvero domande che li sollecitino.
Questi Taccuini sono invece a disposizione di chi voglia
illustrare con testi ed immagini le conoscenze e le conclusioni
cui sia pervenuto non solo mediante il pensiero e la lettura, ma
attraverso l'azione ed il contatto diretto. Il Cavalleresco Ordine
rispetta in tal modo la propria duplice natura, insieme filosofica
e guerriera. In tutte le Porte viene offerto questo spazio, in cui
chiunque potrà intervenire direttamente seguendo le istruzioni
in calce.
Una visita ad un museo, la partecipazione ad un evento
o ad un convegno, un viaggio, un incontro od un'avventura che Vi
abbiano rivelato una verità utile alla comprensione ed alla
difesa (o attacco) di una delle nostre Porte potranno essere lo
spunto per commentare qui il vostro punto di vista, arricchito da
una foto presa "sul campo". La Vostra esperienza
ed il Vostro punto di vista sono sovrani e comunque benvenuti, anche
come commento a testi ed immagini già pubblicati nel Taccuino.
Intendiamo rispettare ogni contenuto, favorevole o meno
al nostro pensiero ed alle nostre partigianissime premesse concettuali.
Non pretendiamo di essere in possesso della verità assoluta,
ma nella forma vi chiediamo di voler tenere conto delle abitudini
dei padroni di casa. Vi preghiamo quindi di non fare uso delle abbreviazioni
comunemente usate nella scrittura elettronica e di utilizzare foto
consone allo spirito dell'Associazione. Non vorremmo che proprio
queste pagine contribuiscano ad aiutare i nostri principale nemici:
la Volgarità e l'Approssimazione.
Io
non intingo le mie parole nella menzogna;
l'azione è la verifica di ogni uomo.
Pindaro (518 - 438 a.C.) Odi, Quarta olimpica, 21-2
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Appunti Inseriti
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| Titolo:
Asimmetria dei quarti- v. Gesso n. 2220
Data: 2005-11-18
Nome Cognome: Giancarlo Maresca
E-mail:
gran.maestro@noveporte.it
Cod.
rif:
2110
Testo:
Nel gesso n. 2220 della Lavagna dell'Abbigliamento dal titolo "Asimmetria dei quarti", rispondevo all'egregio cavaliere Villa richiamandomi all'immagine allegata all'Appunto n. 2109 per ribadire che all'altezza della spalla i quarti posteriori si presentano alla corrispondente parte anteriore con una maggiore estensione lineare. Le lentezze che derivano da questa asimmetria vengono fissate con l'ago e sfumate col ferro. La schiena, che tende nei movimenti a estroflettersi e richiamare tessuto, ha bisogno di lentezze. In effetti le lentesse sono variabili secondo la costruzione della spalla, ma in genere la parte anteriore misura circa 14 cm e quella posteriore 16 cm. Le cose cambiano anche in dipendenza del tessuto, secondo il modo in cui sentono il ferro. Mediamente due centimetri vengono comunque sapientemente "spalmati" lungo un segmento di cui rappresentano una buona percentuale. In questa foto, che con le sue generose dimensioni permette di vedere da vicino l'oggetto della dicussione, il disegno a righe permette di constatare che nella parte centrale una linea incontra l'altra, ma dalla parte posteriore la spaziatura delle linee è ridotta rispetto a quella anteriore. Si osservi che sia a destra che a sinistra delle linee contrassgenate con il n. 1, che si incontrano, le linee nn. 2 della parte posteriore sono entrambe all'interno di quelle corrispondenti del quarto anteriore. Non è quindi possibile che in una giacca artigianale le linee di un gessato si incontrino sulla spalla e proseguano da un lato all'altro, come talvolta si sente sostenere. Come dicevo nella lavagna, l'argomento ne ricorda altri simili: secondo la regola d'arte, come devono correre le righe e in genere i disegni lungo i baveri o lungo il collo? Ne vien fuori un interesante tema da discutere, tra gli altri, nel prossimo Laboratorio d'Eleganza.
Giancarlo Maresca
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| Titolo:
Incrocio di righe in giacche gessate o rigate. Rif. gesso nr. 2219
Data: 2005-11-17
Nome Cognome: Lorenzo Villa
E-mail:
l.villa@relcoinstruments.com
Cod.
rif:
2109
Testo:
Il quarto posteriore ha un abbondanza nella lunghezza della spalla nettamente superiore a quello anteriore. Il sarto, forte delle sue “mani”, riuscirà con perizia a spalmare questa ricchezza lungo la cucitura agevolando, pare di molto, la vestibilità.
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| Titolo:
Incrocio di righe in giacche gessate o rigate. Rif. gesso nr. 2219
Data: 2005-11-17
Nome Cognome: Lorenzo Villa
E-mail:
l.villa@relcoinstruments.com
Cod.
rif:
2108
Testo:
Come si può notare nella cucitura della spalla, non c’è l’incontro delle righe.
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| Titolo:
Anthony Sinclair.
Data: 2005-11-16
Nome Cognome: Carmelo Pugliatti
E-mail:
carpu65@hotmail.com
Cod.
rif:
2107
Testo:
Con riferimento al taccuino N 2090 ,posto dal Signor Liberati può forse essere utile precisare che l'immagine sulla copertina della rivista giapponese non ritrae Panico.Si tratta di una foto scattata nel 1965 nella bottega londinese sita in Conduit Street ,di Anthony Sinclair.Sinclair ,già sarto del regista Terence Young, vestì James Bond (sia quello interpretato da Sean Connery che quello di George Lazemby)dal 1962 ("Licenza di uccidere") al 1971 ("Una cascata di diamanti").Anthony Sinclair fu uno di quei sarti Inglesi che alla fine degli anni 50 raccolsero le suggestioni della linea Italiana ,moderna ed asciutta,innestandole sul robusto tronco dello stile sartoriale Britannico.Connery nella foto sembra provare un completo di Shantung (a giudicare dalle fiammature del tessuto).Per una più approfondita analisi stilistica del capo invoco l'autorevole intervento del Gran Maestro.
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| Titolo:
Bavero doppiopetto (v. Posta del GM - Lett. odierna a L. Villa)
Data: 2005-11-16
Nome Cognome: Giancarlo Maresca
E-mail:
gran.maestro@noveporte.it
Cod.
rif:
2106
Testo:
Dalla Posta del Gran Maestro, traggo dalla lettera a L. Villa di data odierna il brano che segue, che richiedeva di essere illustrato qui nel Taccuino. "Detto questo, concordo nel ritenere che nella lavorazione degli interni si diffonderà sempre più la macchina, in quanto il pubblico non riuscirà a distinguere a capo finito la differenza. Possiamo anche dire che l’estrema sottigliezza dei tessuti di ultima generazione rende addirittura auspicabile trapuntare a macchina, in quanto la tensione dei punti manuali può diventare troppo evidente attraverso un velo da sposa da sette once o poco più. Chi ha seguito l’ultimo nostro Laboratorio ha potuto vedere come si “scolpiscano” i volumi, lavorando gli interni a mano. Il discorso resta però confinato ad un nucleo che potrà traghettare ancora per una generazione questa sapienza, ma intanto il processo sulle grandi linee è inesorabile e, come dice il maestro Parmelli, in parte già compiuto in silenzio. Il discorso sugli interni è comunque un po’ più complesso e non si limita alla scelta dei punti a mano o a macchina. Quello che si perde è un processo di lavorazione con tagli, inserti, pince, bindelle, forzaglie, mosaici di punti, che permette di sagomare la giacca. Oggi qualcuno vuol far credere che questa sagomatura è sinonimo di rigidità, ma solo riguardando quella famosa giacca di Rubinacci più volte illustrata e commentata nel nostro Taccuino (v. ad es. Appunto n. 2067), si capisce che non è così. Guardi la punta delle lance. Pur se sottili, esse aderiscono perfettamente al petto della giacca, in quanto nascondono una lavorazione speciale. Per dare l’idea di cosa sia un bavero da doppiopetto di sartoria tradizionale, sistemo nel Taccuino (appunto n. 2106) la foto di un pezzo che abbiamo commentato nel corso dell’ultimo Laboratorio d’Eleganza del 22 Ottobre, cui Lei non ha potuto partecipare. Noterà che l’orientamento dei punti, nella parte alta, è diverso dal resto. Parimenti è diversa la tensione ed inoltre bisogna pensare che dopo questa punteggiatura se ne eseguirà un’altra, che fissa la forzaglia (tessuto molto cedevole, che funge da imbottitura e sostegno) alla superficie. Riguardando ancora la giacca in tussor, le sembrerà di vederla ai raggi x, questa stessa lavorazione, che gli anni e la natura sottile della seta hanno comunque un po’ evidenziato, anche attraverso il tessuto che la ricopre. Guardi anche gli inserti che permettono al bavero di ruotare, aprendosi e quindi alleggerendo l’immagine della giacca, ma senza staccarsi dal torace".
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