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Taccuino
di viaggio |
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Le Lavagne delle varie Porte sono destinate ad
accogliere contributi speculativi, ovvero domande che li sollecitino.
Questi Taccuini sono invece a disposizione di chi voglia
illustrare con testi ed immagini le conoscenze e le conclusioni
cui sia pervenuto non solo mediante il pensiero e la lettura, ma
attraverso l'azione ed il contatto diretto. Il Cavalleresco Ordine
rispetta in tal modo la propria duplice natura, insieme filosofica
e guerriera. In tutte le Porte viene offerto questo spazio, in cui
chiunque potrà intervenire direttamente seguendo le istruzioni
in calce.
Una visita ad un museo, la partecipazione ad un evento
o ad un convegno, un viaggio, un incontro od un'avventura che Vi
abbiano rivelato una verità utile alla comprensione ed alla
difesa (o attacco) di una delle nostre Porte potranno essere lo
spunto per commentare qui il vostro punto di vista, arricchito da
una foto presa "sul campo". La Vostra esperienza
ed il Vostro punto di vista sono sovrani e comunque benvenuti, anche
come commento a testi ed immagini già pubblicati nel Taccuino.
Intendiamo rispettare ogni contenuto, favorevole o meno
al nostro pensiero ed alle nostre partigianissime premesse concettuali.
Non pretendiamo di essere in possesso della verità assoluta,
ma nella forma vi chiediamo di voler tenere conto delle abitudini
dei padroni di casa. Vi preghiamo quindi di non fare uso delle abbreviazioni
comunemente usate nella scrittura elettronica e di utilizzare foto
consone allo spirito dell'Associazione. Non vorremmo che proprio
queste pagine contribuiscano ad aiutare i nostri principale nemici:
la Volgarità e l'Approssimazione.
Io
non intingo le mie parole nella menzogna;
l'azione è la verifica di ogni uomo.
Pindaro (518 - 438 a.C.) Odi, Quarta olimpica, 21-2
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Appunti Inseriti
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| Titolo:
Un dettaglio tecnico-stilistico della giacca napoletana sfoderata
Data: 2011-09-12
Nome Cognome: Arcangelo Nocera
E-mail:
angelonocera@yahoo.it
Cod.
rif:
5682
Testo:
Un'osservazione a maggiore ingrandimento della famosa giacca doppiopetto bianca di tussor realizzata da Rubinacci negli anni '30 consente di osservare un dettaglio tecnico -stilistico peculiare delle giacche sfoderate (o con mezza fodera) con tasche a filo di fattura napoletana. Come documentato dall'immagine a fianco, a partire dalle estremità del filo delle tasche parte un' impuntura che si disegna come il profilo di una tasca a toppa.Tale impuntura è dovuta alla cucitura della parte interiore della tasca, costituita dalla doppiatura all'interno del quarto anteriore per l'intera superficie della tasca stessa . In tal modo la tasca viene ad essere costituita per tutte le due superfici (interna ed esterna ) da tessuto e non da fodera. Infatti in giacche sfoderate con tasche a filo di scuole sartoriali diverse l'applicazione all'interno di una fodera (seta, cupro/bemberg, cotone ) solo per il tratto corrispondente di superficie o come sacchetto completo a due facce viene utilizzata per il confezionamento della tasca. L'osservazione di una profilatura a “bisaccia” sulle tasche a filo di una giacca, ci suggerirà pertanto immediatamente, anche se abbottonata , che essa è sfoderata e che con ragionevole sicurezza proviene da una sartoria napoletana.
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| Titolo:
Il matrimonio formale diurno - 10
Data: 2011-09-05
Nome Cognome: Giancarlo Maresca
E-mail:
gran.maestro@noveporte.it
Cod.
rif:
5681
Testo:
In questo collage si vedono altri due morning coat a grillo di alta epoca. La prima foto risale al 1923 e ritrae il matrimonio di un giovane e promettente Anthony Eden (1897 - 1977) con l'ancor più giovane Beatrice Helen Beckett (1905 - 1957). Dopo due giorni di luna di miele, Eden mollò il viaggio di nozze per tuffarsi in una campagna politica che gli valse l'elezione alla Camera dei Comuni tra i Conservatori. Eden fu un vero personaggio, ricco di carattere e molto influente sia come politico che come uomo di stile. Onore riservato a pochissimi, diede il suo nome ad una foggia classica, ovvero l'homburg nero con bordo in seta. Ricevette la croce al valore militare e fu Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera. Come Primo Ministro e Ministro degli esteri i suoi servigi al Paese e la sua fedeltà alla corona furono tali che, nel 1961, Elisabetta II (1926 - vivente) lo nominò primo Conte di Avon. Qui lo vediamo con tutti gli attributi che riviste come Esquire avrebbero attribuito allo sposo per ancora una quindicina di anni: cilindro si seta nera, fazzoletto bianco, gliet chiarissmo (forse bianco), boutonniere di mughetti, collo rigido ed alto, plastron, giacca scura in netto contrasto coi pantaloni a righe. Un paradigma in larga parte ancora valido. Nella foto accanto, vediamo Douglas Fairbanks jr (1909 - 2000) sposarsi nel 1929 con Joan Crawford (1905 - 1977). Fu un attore poco brillante, ma un valoroso soldato. Combatté anche con Louis Mountbatten (1900 - 1979), ultimo Viceré d'India e zio di Filippo d'Edimburgo (1921 - vivente), distinguendosi non poco nella II Guerra Mondiale. Conseguì dagli Stati Uniti la Legione di Merito, dalla Francia La Legion d'Onore e dal Regno Unito la Dintingued Service Cross ed il titolo di Cavaliere dell'Eccellentissimo Ordine dell'Impero Britannico. La sua tenuta da sposo è alquanto inferiore ai suoi meriti di guerriero, ma ci è utile in vari modi. La giacca, con il taglio che fugge con netta angolatura a formare delle code che si fermano molto alte, è un esemplare perfetto di foggia a grillo. Ho accostato queste due foto a preferenza di altre perché mettono in risalto un tipo di scarpa molto raro, con una vaschetta chiara che dovette sostituire per qualche tempo le ghette già andate in soffitta. La linea di quelle di Eden è incommensurabilmente superiore, ma il confronto è impari. La necessità, tipica di un attore, di stare al passo coi tempi, lo induce ad allargare i pantaloni secondo il gusto orecchiato dalla Londra dell'Eduardo allora Principe del Galles, ma l'effetto non è lo stesso. Il cravattino, basta uno sguardo per convincersene per sempre, è assolutamente insufficiente a bilanciare gli ampi volumi di un tight. Il gilet ha le giuste dimensioni e l'insieme con la giacca è piacevole, sebbene un po' azzimato. L'errore veramente grave del giovane Faibanks è un altro e non sarà sfuggito agli occhi acuti dei frequentatori del taccuino. Lasciato il cilindro, un uomo coi guanti bianchi è praticamente un cameriere e non dovrebbe certo farsi fotografare in simili condizioni.
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| Titolo:
Il matrimonio formale diurno - 9
Data: 2011-09-04
Nome Cognome: Giancarlo Maresca
E-mail:
gran.maestro@noveporte.it
Cod.
rif:
5680
Testo:
La trattazione di antichità stilistiche come il morning coat sembra destinata a restare una passerella di curiosità storiche, ma a conti fatti le cose non stanno affatto così. Capi desueti come la bombetta o il tight hanno ancora moltissimo da dirci e noi moltissimo da dire di loro. E' bastato osservare poche immagini per cogliere alcune sottigliezze che possono sottolineare i ruoli nel matrimonio e nell'ultimo Appunto abbiamo individuato una suddivisione delle giacche del morning coat che, nonostante la sua evidenza, appare totalmente nuova. Da una parte abbiamo giacche avvolgenti, o "a maggiolino", dall'altra quelle sfuggenti. Abbiamo definito queste ultime come giacche "a cavalletta" quando hanno code lunghe e vita sfumata, giacche "a grillo" se presentano code corte e vita alta e netta. Alla scienza compete dimostrare. La critica, che per definizione si interessa delle cose non dimostrabili, deve mostrare. E' dunque doveroso esibire materiale sufficiente a fare di ogni assunto un credibile strumento critico. Qui cominciamo a vedere un esempio veramente tipico di giacca a grillo. Siamo nel 1922 ed accosciato sulla sinistra vediamo quella gran sagoma di Douglas Fairbanks (1882 - 1939), divo del cinema e pioniere dell'abbronzatura. Non c'è da meravigliarsi della sua presenza, perché a sposarsi è l'attore canadese Jack Pickford (1896 - 1933), fratello minore della Mary (1893 - 1979) che due anni prima aveva sposato Fairbanks formando una delle coppie più brillanti dell'epopea di Hollywood. Lo sposo indossa ancora il gilet in tinta le ghette, ma ha una camicia ed una cravatta ben più moderne. La manica cortissima aggiunge un tocco spiritoso e che dire della spalla? Piccola, tesa, con una netta insellatura che finisce in un gagliardo rullino, è una chicca. La giacca di Jack è corta di code, nel senso che esse non raggiungono il livello del ginocchio, ma la caratteristica stilistica chiave è nell'estrema altezza della vita. Si tratta di una soluzione che consente un taglio particolare. Guardando bene i quarti anteriori, vediamo che dopo il bavero la loro linea si avvia verso le code seguendo una curvatura continua. manca dunque quella virata netta, quel colpo di forbice che si vede nella maggioranza dei casi. Agli occhi dei contemporanei questa giacca coi notched lapels dovette apparire molto "trendy" ed a quelli dei posteri sembra un po' esagerata, ma in ogni caso le sue proporzioni raccolte e scattanti esprimono perfettamente i caratteri della giacca a grillo.
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| Titolo:
Il matrimonio formale diurno - 8
Data: 2011-08-20
Nome Cognome: Giancarlo Maresca
E-mail:
gran.maestro@noveporte.it
Cod.
rif:
5679
Testo:
Giugno 1922, New York. L'avvocato e Governatore di New York Charles Evans Hughes (1862 - 1948) e la moglie (all'esterno del gruppo) posano con la figlia Catherine e il fresco genero Chauncey Lockhart Waddell, baldo giovanotto che si era distinto sia laureandosi ad Harvard che come aviatore durante la prima Guerra Mondiale. La foto ci consente di mettere a fuoco due filoni stilistici della giacca da morning coat. Immaginiamo che i due maschi della foto siano due insetti, che quindi poggino in orizzontale al suolo. Il personaggio a sinistra, avvolto in una corazza tondeggiante, diventerebbe un maggiolino. Quello di destra, le cui code rastremate e sottili risalirebbero come scattanti zampette, sarebbe un grillo o una cavalletta. Potremmo dire che somiglia più al primo se le code sono corte, più alla seconda quando le code sono lunghe. Coda lunga è quella che arriva all'incavo del ginocchio, corta quella che si ferma sopra. Naturalmente esistono code molto corte, come quelle dell'immagine in oggetto, ma anche molto lunghe, che cioè scendono un bel po' sotto la quota fatidica. Il tight a maggiolino si addice a cerimonie di Stato, a persone di età, a ruoli dove bisogna esibire responsabilità. Quello a cavalletta è adatto ai giovani ed ai ruoli più dinamici. La gran parte dei capi più desiderabili appartiene alla seconda specie, ma non mancano notevoli esempi della prima. Chi avesse immaginato che il tight fosse una foggia monolitica e statica, avrà modo - a partire da questo confronto - di scoprire che le sue sottigliezze ne indirizzano la linea e il linguaggio in direzioni diverse. Gli usi relativi a epoche e zone geografiche, poi, governano la liceità o meno di certe scelte. Qui, ad esempio, vediamo ancora i gilet scuri, che nel decennio successivo resteranno solo indosso al padre della sposa e poi scompariranno quasi del tutto. In Inghilterra non usano più e nemmeno nell'Europa continentale. In Ispagna, invece, nei matrimoni di alto lignaggio restano in uso ancora oggi . Insomma, immaginare, ordinare e vestire appropriatamente il proprio tight è il risultato non solo di sensibilità estetica, ma anche di conoscenze storiche e apertura culturale. E' in questo bagaglio di raffinatezza e non nel mero costo che risedono l'esclusività ed il fascino di un morning coat armonioso.
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| Titolo:
Il matrimonio formale diurno - 7
Data: 2011-08-20
Nome Cognome: Giancarlo Maresca
E-mail:
gran.maestro@noveporte.it
Cod.
rif:
5678
Testo:
Novembre 1923, Londra. Con la complicità della temperatura, Giorgio V non ha voluto rinunciare all'attributo regale della marsina. La indossa con un plastron strozzato da un anello e il colletto rigido, che con questo indumento è praticamente obbligatorio. Anche la moglie si attiene ad un protocollo tradizionale. Infatti la signora sulla scala, con un'incredibile cappa di ermellino, dovrebbe essere la Regina Mary. Lo sposo (Charles Carnegie, settimo Conte di Southesk) e quello che probabilmente è il suo testimone di nozze indossano gilet in tinta con le giacche, entrambe profilate in seta. Osservando questi esempi, cominciamo a comprendere sia i referenti storici che le personalizzazioni delle scelte operate da Carlo nel 2005. Ci torneremo a suo tempo, intanto notiamo come nell'uso inglese le ghette, non ancora abbandonate in altri contesti, siano neglette in occasione dei matrimoni. da un lato sarebbe stato un peccato coprire le perfette forme e lustrature di queste scarpe rivelatrici del magistero inglese, dall'altro l'assenza di questo orpello decisamente statico giova non poco alla disinvoltura dei tre personaggi, ciascuno dei quali è un quadro. Il Re si tocca le mani, con un gesto non molto diverso da quello del suo discendente, l'attuale Principe del Galles. Nel sembiante è molto somigliante al padre Edoardo VII e praticamente identico a Michael di Kent. Il giovanotto sulla destra sembra avere la camicia col collo rivoltato, non separato, ma non disdegna la catena da orologio al gilet. la compresenza di frock coat e morning coat ci permette un'osservazione determinante. In questo periodo il tight ancora possedeva e mostrava la spinta liberatrice dalla marsina. Pertanto, specie i giovani, ci tenevano ad esibire code asciutte e dalla lunghezza piuttosto ridotta. Quelle della giacca dello sposo, le cui linee appaiono esemplari, restano ben sopra l'incavo posteriore del ginocchio. Nei prossimi Appunti ci dedicheremo a lunghezza, punto vita, altezza dell'allacciatura e tipo di taglio della giacca del tight. Per ora lasciamo con una certa nostalgia questa immagine in cui nella differenza di generazione, di obiettivi, di gusti, coesiste un'unica e profonda educazione.
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