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Taccuino
di viaggio |
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Le Lavagne delle varie Porte sono destinate ad
accogliere contributi speculativi, ovvero domande che li sollecitino.
Questi Taccuini sono invece a disposizione di chi voglia
illustrare con testi ed immagini le conoscenze e le conclusioni
cui sia pervenuto non solo mediante il pensiero e la lettura, ma
attraverso l'azione ed il contatto diretto. Il Cavalleresco Ordine
rispetta in tal modo la propria duplice natura, insieme filosofica
e guerriera. In tutte le Porte viene offerto questo spazio, in cui
chiunque potrà intervenire direttamente seguendo le istruzioni
in calce.
Una visita ad un museo, la partecipazione ad un evento
o ad un convegno, un viaggio, un incontro od un'avventura che Vi
abbiano rivelato una verità utile alla comprensione ed alla
difesa (o attacco) di una delle nostre Porte potranno essere lo
spunto per commentare qui il vostro punto di vista, arricchito da
una foto presa "sul campo". La Vostra esperienza
ed il Vostro punto di vista sono sovrani e comunque benvenuti, anche
come commento a testi ed immagini già pubblicati nel Taccuino.
Intendiamo rispettare ogni contenuto, favorevole o meno
al nostro pensiero ed alle nostre partigianissime premesse concettuali.
Non pretendiamo di essere in possesso della verità assoluta,
ma nella forma vi chiediamo di voler tenere conto delle abitudini
dei padroni di casa. Vi preghiamo quindi di non fare uso delle abbreviazioni
comunemente usate nella scrittura elettronica e di utilizzare foto
consone allo spirito dell'Associazione. Non vorremmo che proprio
queste pagine contribuiscano ad aiutare i nostri principale nemici:
la Volgarità e l'Approssimazione.
Io
non intingo le mie parole nella menzogna;
l'azione è la verifica di ogni uomo.
Pindaro (518 - 438 a.C.) Odi, Quarta olimpica, 21-2
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Appunti Inseriti
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| Titolo:
Evelyn Waugh, o della superiorità inglese nel gilet.
Data: 2012-03-06
Nome Cognome: Giancarlo Maresca
E-mail:
gran.maestro@noveporte.it
Cod.
rif:
5798
Testo:
All'Appunto n. 5797 l'Illustre cavaliere Arcangelo Nocera allegava una foto che venne utilizzata nel Laboratorio di Eleganza del 22 febbraio 2006, dedicato al Gilet e tenutosi a Napoli presso E. Marinella (si veda l'area Eventi). Poiché la scaricai nei miei archivi tanto tempo fa, quando non si usavano ancora i watermark, per la gioia degli appassionati posso riproporla pulita. Come sottolineato dal Nocera, si tratta di un'immagine importante, che lascia intravedere come già all'alba degli anni '30 lo studio delle fogge del gilet fosse giunto in Inghilterra ad una maturità che lascia ancor oggi di sasso. Niente a che vedere con tutto ciò che si era fatto prima, né con quello che si farà successivamente altrove. Il distacco del gilet londinese si è generato così presto ed ha raggiunto valori tali da restare incolmabile, specialmente nella cerimonia e nel formale pieno. In questa immagine in particolare, la differenza di colore evidenzia quella centralità del panciotto che ne fa la chiave dell'abito a tre pezzi. Un concetto che non è mai entrato e mai entrerà nella zucca della maggior parte dei sarti continentali, che pur nella loro perizia sono incapaci di percepire un sistema di proporzioni in cui la giacca ed i pantaloni sono capi subalterni, di cui si devono tarare le quote per adeguarle al terzo dominante. Qui si vede chiaramente che, se si volessero ottenere dei risultati mirabili, occorrerebbe costruire un trapezio teso, corto e intelato, mentre in Italia si tende a fare un panciottone tubolare lungo e moscio, che insegue i pantaloni verso il basso invece di far salire questi verso l'alto.E' chiaro che dietro questo disamore ci sono dei motivi storici, primo tra tutti la resistenza degli stessi clienti nostrani a considerare l'importanza di un gilet fatto praticamente come una giacca e conseguentemente a pagarne il giusto controvalore. E' chiaro a tutti, eccettuati coloro che la vorrebbero compresa nel prezzo, che un'architettura come quella del signor Waugh richiede una conoscenza specializzata e tante ore di lavoro. e per di più una visione diversa, basata su una geometria in cui il gilet rappresenta il centro. Del resto, se non lo è, a che serve? Il gilet consente di migliorare la figura, ma sempre che lo si lasci fare il suo mestiere. Guardiamo i pantaloni di Waugh, costruiti appositamente per reggerlo. Per finire ben coperti da un gilet non più lungo di due spanne, devono superare l'ombelico di tre dita. Indossati da soli, non risulterebbero proporzionati. Per quanto riguarda la giacca, dovrà seguire l'accollatura del modello di gilet e non viceversa. Naturalmente anche i volumi interni dovranno tener conto dell'ospite di riguardo, specie se con baveri.
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| Titolo:
Ancora su Savile Row
Data: 2012-03-02
Nome Cognome: Arcangelo Nocera
E-mail:
angeloocera@yahoo.it
Cod.
rif:
5797
Testo:
La foto a fianco, risalente al 1931, ritrae il famoso scrittore londinese Evelyn Waugh (1903-1966). Autore di importanti romanzi satirici e di interessantissimi racconti di viaggio viene ricordato in particolare per due opere quali Ritorno a Brideshead (The Sacred and Profane Memories of Captain Charles Ryder- 1945) ed Il Caro Estinto (The Loved One-1947), avendo esse anche ispirato due films dal titolo omonimo di cui rispettivamente il primo del 2008 diretto da Julian Jarrold ed il secondo del1965 per la regia di Tony Richardson. Da Ritorno a Brideshead è stata anche tratta una serie televisiva, apparsa nel 1981 sulla TV inglese (Granada Television), serie particolarmente apprezzata per il rigore filologico con cui erano stati realizzati, sotto la direzione del costumista Jane Robinson, gli abiti dei protagonisti maschili del romanzo ambientato nel mondo della middle -upperclass e dell'aristocrazia dell'Inghilterra degli anni '20.
L'immagine riveste un interesse particolare in quanto attesta a mio avviso, attraverso l'abito indossato dallo scrittore, l'altissimo livello stilistico raggiunto dalle Sartorie di Savile Row in quegli anni. L'abito in una corposissima flanella gessata con righe a larga spaziatura (probabilmente di una tonalità grigio chiara e sicuramente di un peso superiore alle 17-18 once) si compone di una giacca apparentemente monopetto dai revers lanceolati, particolarmente pregevole per la linea del collo e delle spalle. Al di sotto della giacca un corto gilet doppiopetto sciallato ,in un tessuto di panno o flanella di colore piu' chiaro di quello dell'abito, fa'da cornice all'impeccabile camicia ed alla cravatta magnificamente annodata,.
Come affermato nel recente volume ”Anderson and Sheppard: a Style is Born “, apparso il 18 Ottobre dello scorso anno a cura degli editori di Vanity Fair Graydon Carter and Cullen Murphy, tra i clienti storici di Anderson & Sheppard figurava anche Evelyn Waugh. E' pertanto molto probabile che l'abito nella foto provenga da tale Sartoria celebrata nel mondo proprio per quelle caratteristiche di taglio, dalla linea morbida e priva di stiffness , presenti anche nella giacca in oggetto e la cui paternità è dovuta a Frederick Scholte del quale non a caso Per (Peter Gustav) Anderson ,uno dei fondatori della Anderson & Sheppard ,era stato allievo.
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| Titolo:
L'orrore-I
Data: 2012-02-23
Nome Cognome: Carmelo Pugliatti
E-mail:
carou65@hotmail.com
Cod.
rif:
5795
Testo:
Nell'immagine accanto,l'autentica silhouette pulita della sartoria Italiana degli anni 50 e 60 accanto al grottesco stile striminzito in voga al giorno d'oggi,sopratutto nel pret a porter.
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| Titolo:
L'orrore.
Data: 2012-02-23
Nome Cognome: Carmelo Pugliatti
E-mail:
carpu65@hotmail.com
Cod.
rif:
5794
Testo:
L'immagine accanto è una cruda testimonianza di una delle più orribili caratteristiche presenti nella moda maschile attuale. Per vezzo,non curanza,mancanza di gusto e di senso dell'armonia,in molti abiti completi e spezzati i quarti della giacca tendono ad aprirsi sugli osceni pantaloni a vita bassa oggi in voga, ed a mostrare la fibbia della cintura,quando non anche (come nel caso illustrato) una generosa porzione della sovrastante cravatta.Chi scrive apprezza da sempre la linea pulita ed asciutta tipica dello stile Italiano del secondo dopoguerra (quegli anni 50 e 60 che per abilità tecnica,numero di botteghe,varietà di scuole segnarono l'apogeo,l'età dell'oro della sartoria Italiana).La deprecabile parodia di quello stile,declinato in abiti striminziti quando non addirittura anoressici,ed ulteriormente mortificato da stoffe-fazzoletto di nessuna qualità,non potrà che gettare discredito su quella apprezzabile silhouette,finendo per provocarne una damnatio memoriae non meno severa di quella che colpì,ed ancora ostracizza, alcune fogge care agli "stilisti" degli anni 80.
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| Titolo:
Scene da Savile Row. I
Data: 2012-02-22
Nome Cognome: Arcangelo Nocera
E-mail:
angelonocera@yahoo.it
Cod.
rif:
5793
Testo:
Nella foto a fianco risalente al 1938 è ritratto quel Sam Cundey (Samuel Henry Howard Cundey- 1905-1981), già citato all'Appunto 5792, mentre mostra una selezione di tessuti a due clienti nella Sede Storica della Henry Poole. Alla morte del padre Howard nel 1927, Sam tenne insieme al fratello Hugh Howard (1907-1980) la proprietà e la direzione della Henry Poole ,passate alla sua scomparsa al figlio Angus (1937-vivente). Persona dal gusto raffinato (si noti nell'immagine il magnifico doppiopetto 6x2 abbottonato alla linea inferiore) e di singolare creatività ,disegno' negli anni '50 un tessuto in seta per cravatte di grande successo denominato “Henry Poole Special Red Tie”, il cui pattern era costituto da un ordito in filo nero che si mescolava avvolgendola completamente ad una trama di filo rosso “burgundy”, diventato negli anni il colore distintivo della Casa. Nel 2011 la Henry Poole & Co ha rilanciato tale linea di cravatte col nuovo nome di “The Special Tie Range,” utilizzando sempre l' originale ordito nero ma associandolo a trame di colori anche diversi dal rosso quali l' azzurro , il marrone ,il porpora, il verde ,il rosa , il blu navy e l' argento.
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